martedì 28 giugno 2011

Segni, linee e accostamenti cromatici


Con il post
Il quadro astratto della politica in Italia
si intendeva aprire una riflessione sul possibile cambiamento dello scenario politico e sul ruolo della sinistra. Inserisco oggi l’articolo che ho ricevuto con la newsletter dell’on. Afiero Grandi, Presidente Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare e segretario confederale CGIL.


Non c'è automatismo tra esito dei referendum e cambiamento del quadro politico

I referendum sono stati un modo per scrivere l’agenda politica e indicare un abbozzo di contenuti. Certo il referendum è per definizione abrogativo e quindi si presta malvolentieri a indicare una proposta politica compiuta, tuttavia è pur sempre l’occasione per dire con forza un No e se esistono le condizioni anche per abbozzare una possibile alternativa.
Ad esempio i 2 referendum passati al vaglio della Corte affermano con chiarezza che la privatizzazione della gestione dell’acqua non può essere la linea dominante e tanto meno imposta. Tanto più che questa strana privatizzazione verrebbe garantita dalla certezza della remunerazione che per chi crede al mercato è un’autentica stranezza visto che se remunerazione del capitale investito deve esserci dovrebbe essere il mercato stesso a consentirla. Altrimenti salta un’intera biblioteca di testi di economia tra cui quelli fondati sull’utilità marginale.
Nella promozione dei referendum entrano a pieno titolo, anche se non è detto siano state prevalenti, scelte di pressione politica sull’opposizione ancora frastornata dalla sconfitta del 2008. Probabilmente ci sono altre scelte politiche che hanno contribuito al risultato finale.
Probabilmente le perplessità, se non addirittura le resistenze, alla promozione dei referendum da parte di importanti settori dell’opposizione ha contribuito ad esaltare il ruolo che altri hanno svolto nella promozione e poi nella gestione dei referendum. Certo se si fosse arrivati fino alla fine con una separazione tra settori politici dell’opposizione e schieramento referendario la situazione sarebbe diventata effettivamente delicata. Ma non è stato così perché sia pure con difficoltà e problemi pian piano le forze dell’opposizione si sono schierate a favore dei quesiti referendari. Le ragioni sono tante e diverse per le singole forze politiche e tuttavia alla fine questo risultato è arrivato e questo, va detto con chiarezza, ha contribuito al buon risultato dei 4 referendum del 12/13 giugno.
C’è chi si è accodato, chi ha fatto buon viso a cattivo gioco, resta il fatto che senza queste decisioni più o meno spintanee non si sarebbe arrivati a questo enorme risultato. Proviamo a fare l’inverso: immaginiamo che le forze politiche di opposizione avessero almeno in parte resistito ad appoggiare i referendum. Tutto sarebbe stato più difficile. E’stato giusto muoversi per costruire uno schieramento politico di sostegno, il più largo e il più unitario possibile, politico e sociale. In realtà anche Fli e UDC hanno modificato parzialmente le loro posizioni sui 4 referendum nella fase conclusiva. In ogni caso chi ha invitato al voto si è schierato su una sponda favorevole ai referendum. E’ stato giusto o sbagliato lavorare per questo risultato ? Penso sia stato giusto, anche senza arrivare ad immaginare di essere stati decisivi nella scelta. Infatti ritenere giusta questa evoluzione e quindi lavorare per realizzarla comporta di riconoscere il risultato e di conseguenza di valorizzarlo.
La questione è di grande attualità, visto che oggi, dopo i risultati positivi per tutti e 4 i referendum, esiste la tentazione contraria di misconoscere il contributo dato dai partiti dell’opposzione al risultato finale. Non è la prima volta che accade. E’ comprensibile che qualcuno pensi di essere l’unico interprete autentico del risultato referendario. Quando le cose vanno bene accade sempre. Tuttavia non è così. Se i partiti avessero (tutti o in parte) dichiarato esplicimente la loro contrarietà avrebbero certamente pagato un prezzo pesante di consensi ma anche il quorum sarebbe stato a rischio e questo non avrebbe certo aiutato il risultato finale. Non dimentichiamo il valore perverso del coinvolgimento da parte del Governo del prof Veronesi nella Presidenza dell’Agenzia per la sicurezza. Obiettivamente era un colpo basso che segnalava che l’opposizione non era così compatta nel rifiuto del nucleare.
Ora si delineano 2 atteggiamenti, opposti ma entrambi non convincenti.
Il primo è quello di settori delle forze politiche eccessivamente propensi ad impadronirsi del risultato dei referendum, attribuendogli significati che vanno oltre quello che obiettivamente sono in grado di reggere. Per certi aspetti questo rivela che il significato di scelta politica dei referendum è tuttaltro che chiara proprio a quanti ci si sono dovuti misurare e a volte hanno semplicemente dovuto prendere atto che c’erano. Si potrebbe parlare di un certo grado di tatticismo.
Il secondo è che settori di movimenti diffusi nel territorio, che si sono seriamente impegnati nei referendum, forse maggiormente nel caso dell’acqua, sono portati a pensare di essere gli unici veri protagonisti del risultato, perfino negando l’evidenza del ruolo di altri, del resto confermato da un numero di voti molto vicino per tutti e 4 i referendum. In sostanza ci si ritrova di fronte al frutto avvelenato della divaricazione tra direzione politica e (presunti) rappresentati.
Tra elezioni amministrative e referendum cè un nesso, senza dubbio. Entrambi – ad esempio - segnalano che nel paese c’è una voglia di novità. Ma non c’è una continuità assoluta e definita, né tanto meno ne deriva automaticamente la conseguenza politica, pure auspicabile, come la fine effettiva del berlusconismo. Non basta dire che c’è una spinta in questa direzione. La spinta c’è ma non è sufficiente per ottenere il risultato.
Il fatto stesso che malgrado tutti gli sconquassi politici, giudiziari ed elettorali il Governo continui a rastrellare una maggioranza in parlamento non va sottovalutata. Il fatto che parlamentari continuino a sentirsi coinvolti nel cercare di non fare naufragare la nave prima della scadenza naturale è pur sempre il segnale che nel paese è montato qualcosa di importante e nuovo ma non al punto da costringere con la pressione dell’opinione pubblica a mollare la presa.
Quindi i referendum hanno contribuito a gettare le basi di una possibile novità politica ma non c’è un automatismo che porta alle conseguenze auspicate: al cambio di quadro politico. Per arrivarci occorre crearne le condizioni e la condizione necessaria è che almeno gran parte dello schieramento dei referendari si riconosca nella proposta politica dell’opposizione attuale.
Alfiero Grandi www.alfierograndi.it


Un mio breve commento:concordo con la riflessione di Grandi, l’unica perplessità è in quel riconoscersi “nella proposta politica dell’opposizione attuale”. Mi pare che in questo momento manca la proposta politica o almeno non è chiaramente esplicitata; in ogni caso la proposta politica non può essere il solo sostitutismo alla compagine berlusconiana basato su una alchimia tra la sinistra e forze di centro. Considerata la complessità delle forse della sinistra e del centro forse occorre partire da un’agenda delle cose da fare, e visto che non è facile definire anche un’agenda almeno sviluppare ricerca dibattito nei prossimi mesi del 2011.


Lo scenario della sinistra è composito, allego una riflessione del mio amico il sociologo Alessandro Mantione reperita su facebook.
Riflessioni sul futuro della sinistra!!
Il PSI assieme a SEL si definiscono partiti e movimenti di sinistra. Il PSI lo è sempre stato storicamente, e SEL si definisce tale. Il PD non è un partito di sinistra, chiamarsi Partito Democratico, non significa molto, tutte le associazioni devono avere uno statuto democratico, ma storicamente molti iscritti provengono dalla sinistra. Poi ci sono partiti vari che si definiscono comunisti, ma non lo sono, non pensano alla rivoluzione, non pensano ad un'economia pianificata, al partito unico etc..Ci sono anche movimenti in ascesa pluritematici e associazioni varie alla ricerca di rappresentanza politica. Se lo scenario è questo si può lavorare per una sinistra democratica, socialista e alternativa, di opposizione e poi di governo?


.
Immagine – Kandinsky - Composizione

domenica 26 giugno 2011

E' grave! Forse lo operiamo giovedì





E’ sabato, l’ammalato è stato trasportato in ospedale da due infermieri ansimanti, è grave : un’ulcera che può trasformarsi in peritonite. Dal primo consulto emerge che è forse meglio lasciarlo morire; il dott. C. dice: “tanto è colpa sua, mangiava gli alimenti senza neanche toglierli dalla scatola, non vedo perché ora dobbiamo sopportare i costi di questo salvataggio”. Il Primario dice che una scelta di questo genere può fare perdere di credibilità a tutto l’ospedale: “pensateci bene, facciamo una riunione giovedì e decidiamo sul da fare”.
L’ammalato grave è la città di Napoli, non si tratta più solo d’immondizia, è arrivata l’estate, il rischio epidemie è una autentica possibilità, i bacilli dormono nascosti qua e là in qualche sacco nero. I due infermieri che hanno posto l’urgenza sono De Magistris e lo stesso Presidente Napolitano; il Governo non trova una soluzione, la Lega punta i piedi contro l’aiuto di tutte le Regioni, le cure sono rinviate a GIOVEDI.
In casi estremi occorre operare con la massima sollecitudine, potevano riunirsi anche di domenica. La soluzione va trovata; può essere accettata anche l’idea di Bossi di nominare De Magistris commissario unico straordinario, ma non si può accettare l’atteggiamento della Lega di non dare l’aiuto di tutte le Regioni. Il caldo dei prossimi giorni può determinare una emergenza sanitaria gravissima; qui ne vale della vita delle persone e i costi possono solo aumentare, ai limitati costi della rimozione dei rifiuti si possono aggiungere quelli ben più alti necessari a curare una epidemia.
26/06/11 francesco zaffuto
Per le notizie
http://www.napolicentro.eu/home.asp?ultime_news_id=2660

Appello di Napolitano


Una lettera per tutti


.
immagine di bacilli al microscopio

venerdì 24 giugno 2011

Il quadro astratto della politica in Italia

Dopo le ultime lezioni amministrative e dopo i referendum il quadro della politica italiana si è modificato. E’ come uno di quei quadri astratti in cui possiamo leggere tante cose, dove pensiamo a cose che potrebbero esserci ed anche non esserci, dove tutto ha un significato o tutto potrebbe ridursi ad un insieme di linee che delineano solo degli accostamenti cromatici.
Proviamo a leggere qualcosa in questo quadro: diminuzione notevole della forza del PDL, ridimensionamento della Lega Nord, stentata e limitata affermazione delle componenti centriste, affermazione della sinistra ed anche indefinibilità della sinistra, ripresa della voglia di partecipazione degli italiani, una sensibilità verso i problemi ecologici e verso la legalità. Se ci fossero le elezioni politiche domani tutti questi elementi potrebbero riflettersi nel risultato di un Parlamento notevolmente modificato, ma con elezioni nel 2013 potrebbe determinarsi anche un quadro diverso; in due anni di storia moderna si possono determinare situazioni ben diverse. Allora più che pensare alle possibili alchimie occorre pensare all’agenda del fare, del qui e ora, elencando i bisogni e le priorità, senza la paura di scoprire le proprie idee, senza la paura di essere scopiazzati dagli altri, perché se se si è copiati nei compiti si va verso un miglioramento della salute del paese, e quello che conta è la nostra salute.
La sinistra, che si è affermata sia pure in modo indelineato, deve pensare a questa agenda del fare senza alzare steccati e forse riesce ad avviare un grande processo unitario a cui possono contribuire in tanti, come movimenti e come individui.
.
Immagine – Kandinsky - Composizione

sabato 18 giugno 2011

Oltre la crisi




Dalla crisi mondiale iniziata nel 2008 ed esplosa in tutta la sua virulenza nel 2009 ancora non siamo usciti, nonostante tutta la depressione del 2010 e l’insignificante ripresa del 2001. Ma nel nostro paese ci sono sacche di territorio che sono oltre la crisi; sono quelle zone del meridione che già versavano in una crisi atavica, dove quest’ultima crisi sta determinando una condizione di desertificazione economica. Una città simbolo di questo essere oltre la crisi è Caltanissetta.
“La disoccupazione dagli ultimi dati risulta oltre il 60%, ma non vengono conteggiati quelli che un lavoro hanno smesso di cercarlo, consapevoli di non poterne trovare se non sottopagati, in nero o con contratti improponibili ed indegni. Non nascono più bambini, dal’ultimo dato risulta che ogni 69 morti non c’è neanche un nuovo nato. “http://www.ilfattonisseno.it/2011/06/disoccupazione-oltre-il-60-crisi-a-360-gradi/


Il governo pensa oggi per l’Italia un qualche miracolo e prefigura che si possa mettere in moto l’economia tagliando la pressione fiscale di un qualche 0,5; ripresa di consumi e via di nuovo alla grande con il pompaggio del sangue verso il cuore e con la ripresa della circolazione. Ma per chi vive oltre la crisi è necessario un miracolo ben più grande; siamo proprio di fronte alla tomba di Lazzaro. Occorrerebbe ripartire dalla natura costitutiva dell’uomo per fare in modo che possa di nuovo alzarsi dalla tomba; dalla terra, dall’acqua, dal sole, dalle piante, dall’agricoltura, da ciò che si costruisce come essenza di cibo; e tenendo lontani gli sparvieri. Ci vuole la forza delle idee, unico concime possibile per la mente.
18/06/11 francesco zaffuto

Immagine – la statua di San Michele Arcangelo, patrono della città di Caltanissetta, che viene portata in processione dal blog http://caltanissettalibomast.blogspot.com/2009/06/post-3-san-michele-in-castigo-gastone.html

mercoledì 15 giugno 2011

Da TREMONTI a TREALIQUOTE

Nel gennaio 2010 il Governo parlando di riforma fiscale formulava l’ipotesi di due aliquote, in questo blog me ne occupai con il post
L’effetto aliquote al 23 e 33 per cento
Oggi, a ridosso della sua catastrofe referendaria, il Governo ritorna a parlare di una grande riforma fiscale e Tremonti avanza l’ipotesi di riduzione a tre aliquote. La nostra Costituzione prevede la progressività dell’imposta, e il criterio della progressività meglio si applica se esiste un ampio ventaglio di aliquote. Art. 53.Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Accorpare ampie fasce di cittadini su poche aliquote elimina la progressività e determina il far pagare di più a chi ha di meno e di meno a chi ha di più; quella che viene spacciata come semplificazione nei fatti è una ingiustizia fiscale.Lo stesso scaglionamento delle aliquote IRPEF di oggi è abbastanza ingiusto, vediamolo:
fino a 15.000 euro 23%
da 15 a 28.000 euro 27%
da 28 a 55.000 euro 38%
da 55 a 75.000 euro 41%
oltre 75.000 euro 43%
Certo per i lavoratori dipendenti ci sono i meccanismi delle detrazioni, poi ci sono le detrazioni per i familiari a carico e il 23% della prima fascia viene contenuto. Comunque un cittadino che non è in grado di vantare detrazioni ed ha un reddito di soli 4.000 euro (dunque a capacità contributiva molto ridotta) viene colpito immediatamente con una aliquota del 23%, lo Stato si arroga il diritto di prelevare da quel reddito 920 euro. Qualcuno dirà: ma chi sono questi cittadini? Non sono tanti ma ci sono: addirittura oggi esistono giovani che non possono vantare di essere lavoratori dipendenti perché le aziende li considerano lavoratori autonomi; come ci sono persone che hanno il solo introito dell’affitto di una casa e rispettosi della legge hanno registrato il contratto di locazione; su questi cittadini, nei fatti poveri, grava una aliquota del 23%.
Andiamo ora all’ipotesi di riforma di TREMONTI – TREALIQUOTE
Fino a 26.000 euro 23%
Da 26 a 33.500 euro 33%
Da 33,5 a 100.000 euro 39%
(+ 4% contributo di solidarietà per i redditi oltre 100.000 euro)
Cosa verrebbe a cambiare? L’ingiustizia sui pochi disgraziati, di cui avevo parlato prima, rimane invariata; tanto sono pochi e Tremonti non li prende neanche in considerazione. Ma vediamo i possibili cambiamenti: avrebbe un vantaggio la fascia di redditi medio-bassi fino a 26.000 euro che viene oggi colpita in parte anche con il 27%; avrebbe un discreto vantaggio la fascia dei redditi alti da 55 mila euro a 100 mila euro che attualmente viene colpita con il 41 e il 43% e che passerebbe al 39%; viene a subire un grosso danno tutta la fascia media dai 26.000 ai 55.000 euro che oggi staziona in aliquote che vanno dal 27 al 38% e nella ipotesi tremontiana andrebbe a posizionarsi su aliquote dal 33 al 39%. A conti fatti il nuovo fisco di Tremonti per l’IRPEF andrebbe a gravare sui poverissimi e sulla fascia media, favorendo i redditi medio-alti e dando uno specchietto per le allodole a chi ha un reddito medio-basso. Considerando che le proposte sono fatte sulla base sempre di calcoli di convenienza elettorale, forse Tremonti avrà valutato il tracollo della cosiddetta classe media come impatto elettorale.
Le mie osservazioni sulle aliquote attuali e su quelle proposte da Tremonti possono sembrare ispirate al solito scontento su ogni cosa; non è vero, si può organizzare un sistema di scaglionamento e di progressione delle aliquote ben diverso (basta ricordare che ancora nel 1991 fino a 6.800.000 lire per l' Irpef si applicava l' aliquota del 10 per cento).
Ipotizzo, qui di seguito, una progressione per scaglioni ispirata al criterio di progressività; questa ipotesi può subire variazioni per necessità di bilancio ma mantenendo il criterio ispiratore.
Redditi di povertà tra lo zero e 5.000 euro che si possono considerare esclusi o al massimo colpiti con una aliquota simbolica del 5%;
redditi irrisori da 5 a 10.000 euro che non possono essere colpiti con aliquote superiori al 10%;
redditi bassi da 10 a 15.000 euro che non possono essere colpiti da aliquote superiori al 13%;
redditi medio bassi da 15 a 20.000 euro che non possono essere colpiti da aliquote superiori al 16%;
redditi medio bassi da 20 a 25.000 a cui si può applicare l’aliquota del 19 %;
redditi da 25 a 30.000 a cui si può applicare l’aliquota del 22%;
redditi da 30 a 35.000 a cui si può applicare l’aliquota del 25%;
redditi da 35 a 40.000 a cui si può applicare l’aliquota del 28%.
Tutti i successivi incrementi di scaglione di 5.000 euro verrebbero colpiti da una aliquota maggiorata del 3% per ogni incremento successivo e fino al raggiungimento di una aliquota massima del 50%.
Questo non sarebbe il socialismo ma almeno il rispetto del dettato costituzionale di progressività ai fini dell’IRPEF. La complessità del ventaglio non è un problema perché gli uffici imposte predispongono sempre le tabelle precalcolate. I governi hanno abbandonato le ampie tabelle di scaglionamento dicendo che lo facevano per amore di semplicità, in realtà solo per avere le mani libere nelle loro politiche fiscali.
Riguardo all’IVA non dobbiamo mai dimenticare che colpisce tutti, passare dal 20 al 21%, significa colpire anche chi ha redditi deboli nel momento dei consumi come effettivo aumento dei prezzi; ben diverso sarebbe se venisse introdotta una aliquota maggiorata per alcuni beni di lusso.
Riguardo poi al luogo comune della magia che questa riduzione delle imposte farebbe da volano alla ripresa economica; ciò non può accadere con la variazione delle aliquote IRPEF prevista da Tremonti. La questione riguarda i redditi reinvestiti in azienda, l’IRAP, il costo del lavoro, tutta un’altra operazione.
15/06/11 francesco zaffuto
.
Ecco il link di un interessante intervento che mette in luce come l'IRPEF ha cessato di rappresentare il reddito complessivo

http://enzorusso2020.blog.tiscali.it/2011/06/17/la-progressivita-soprattutto-per-i-piu-poveri/
.
(immagine “Riforme” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast-digiart.blogspot.com/2011/01/ottenebrazione.html )
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
Due mani si dispiegano su un fondo grigio, ogni avambraccio porta dentro gli occhi e parti del volto, ma il naso è posto nel palmo delle mani, di conseguenza nel palmo delle due mani ci sono due nasi. Data la simmetria dell’immagine potrebbe significare che ogni nuova riforma finge un cambiamento. Ma potrebbe significare: occhio alle riforme, soprattutto provate ad odorare bene perché l’occhio può ingannarvi.

martedì 14 giugno 2011

Cinquantasette




Sono cinquantasette che hanno detto io vado a votare.
Ma chi sono questi misteriosi 57.
Tutti di sinistra?
Tutti comunisti?
Tutti bevitori di acqua che hanno paura del nucleare?
Ma hanno votato Sì, anche per abolire il legittimo impedimento.
I 57 sono in realtà 26.858.978; e di questi 57 hanno detto Sì all’abrogazione del legittimo impedimento 25.220.804; vogliono leggi uguali per tutti.
http://referendum.interno.it/refe110612/RFI0000000004.htm
A questi italiani avranno il coraggio di propinare la prescrizione breve? Al posto del giusto processo il niente processo?
A questi 57 possono promettere una riforma fiscale e fare qualche regalia per riesumare il cadavere del governo?
Ci vuole ben altro: acqua pubblica, piano energetico per lo sviluppo delle energie alternative, una giustizia che deve permettere un processo certo, giusto e in tempi ragionevoli. E in quanto alla prima emergenza economica: è quella per il lavoro.
LA PROSSIMA CAMPAGNA SARA’ PER IL LAVORO
14/06/11 francesco zaffuto

.

immagine - un 57 vagamente tricolore e con il cinque che mostra i denti

lunedì 13 giugno 2011

C'è il quorum


57 % QUORUM RAGGIUNTO
in tutte le regioni superato il 50%
Arriva una valanga di Sì, Sì, Sì, Sì, su tutti i quesiti oltre il 90%
L'Italia si è svegliata dal lungo sonno.
.
link Ministero interno per l'evoluzione dei dati
http://elezioni.interno.it/votanti/votanti110612/RFTvotanti1.htm
.
immagine storica del taglio del traguardo di Berruti all'olimpiade degli anni '60

Improvvisamente

Ieri, 12 giugno, improvvisamente il mio amico Gigi Brustia è scomparso, il cuore se l’è portato via come in un battito d’ali. Forse di là era necessario un bravo Maestro di scuola elementare per mettere in piedi una scuola per i bambini morti nelle guerre e negli stenti o era necessario un buon sindacalista per una questione essenziale; non trovo altra ragione comprensibile. Arrivederci Gigi.
13/06/11 francesco zaffuto

Il saluto degli amici di Brescia: http://www.gildabs.it/

Immagine - ciclamini – acquarello


domenica 12 giugno 2011

Il paradosso del quorum




Con il quorum nei referendum si determina un paradosso: non esiste il non fare, in pratica chi intende astenersi determina nei fatti un fare.
All’atto della legittima astensione di un cittadino viene attribuita una volontà sostanziale, la sua libertà di astenersi nei fatti è totalmente vanificata.
A parte i quesiti che oggi sono in votazione e ragionando in astratto; un referendum potrebbe porre al cittadino un quesito su cui il cittadino si può trovare nelle condizioni di: non conoscere l’argomento, ritenere l’argomento poco influente per la sua vita di cittadino, avere forte indecisione sull’argomento e preferire che siano altri meglio informati a decidere. In mancanza di un quorum, per la sua astensione, verrebbero a decidere i cittadini che si intendono informati e vogliono manifestare una volontà di fare in direzione di un Sì o di un No. Con la presenza del quorum il suo non fare nei fatti è un fare, le non idee diventano idee, la indecisione e il dubbio diventa decisione, la sua libera volontà di astenersi diventa appoggio a una delle parti in contesa.
Un referendum per essere valido dovrebbe garantire la libera partecipazione al voto e un’ampia libera informazione; il suo risultato dovrebbe avere valore indipendentemente da un quorum.
12/06/11 francesco zaffuto


immagine - un urna elettorale

sabato 11 giugno 2011

Sì, voglio liberarmi

Sì, Sì, voglio liberarmi da questa mosca che vuole succhiarmi l'acqua

Sì, voglio liberarmi da questa mosca atomica

Sì, voglio liberarmi da questa mosca che dice di avere sempre ragione

Link di questo blog sui referendum
… del tempo perduto

Sì, per uscire da questa eclisse nucleare

Vota Sì per evitare LE MOSTRUOSITÀ GENETICHE

VUOLE L’ACQUA ? Sì, Sì …

Legittimo impedimento? Sì, e …


(immagine – “teschio 1 a” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
Su fondo nero un teschio umano visto di profilo, il teschio con è totalmente ossificato, ci sta ancora la pupilla di un occhio, una punta di naso quasi intatta, qualche cartilagine. Una grande mosca sta sul teschio e può succhiare le ultime energie.

giovedì 9 giugno 2011

Legittimo impedimento? Sì, e …



Immagine - vecchia storica foto dell’interpretazione dell’Amleto di Laurence Olivier con teschio tra le mani.



Amleto: … questo galantuomo
può ben essere stato, al tempo suo,

un grande compratore di terreni,

con le sue ipoteche, le sue multe,

le obbligazioni, le malleverie,

le caparre, le doppie garanzie,

i recuperi; ed ora trova qui

la sua multa per tutte le sue multe,

la caparra di tutte le caparre:

la zucca riempita di terriccio.
(Amleto atto V, scena prima)

E’ la conclusione di tutte le conclusioni, l’uguaglianza per tutti.


Ma possiamo cercare una qualche uguaglianza in vita, almeno quella di fronte alla legge?
Da più di dicessette anni è aperta la questione se sia giusto mettere a riparo i politici da eventuali tentativi di persecuzione giudiziaria. La vecchia immunità parlamentare (eliminata dall’ondata moralizzatrice che fece seguito a mani pulite) prevedeva che i l Parlamento potesse concedere o non concedere l'autorizzazione a procedere alla magistratura; questa prerogativa data al Parlamento intendeva bilanciare il potere di ufficio inquisitorio della Magistratura; e i parlamentari utilizzarono l’istituto spesso per bloccare un procedimento giudiziario sul nascere.. Forse l’intera questione merita una nuova riflessione attenta, forse è necessario un istituto giuridico di garanzia che non coincida con il Parlamento, forse è meglio lasciare tutti parlamentari uguali come ogni cittadino di fronte alle leggi. Ma nella ricerca di un dispositivo normativo è prevalso l’interesse immediato di trovare una copertura per una persona. Si tento con il Lodo Alfano che prevedeva una sospensione di tutti i processi per 4 cariche dello stato come una sorta di automatismo, e venne bocciato in toto dalla Corte Costituzionale. Il tentativo successivo fu fatto con il cosiddetto “ legittimo impedimento”, che prevedeva addirittura di fare rinviare il processo per sei mesi solo sulla base di una autocertificazione per impegni da parte del Presidente del consiglio inquisito.
La raccolta delle firme promossa da Di Pietro per abrogare il legittimo impedimento avviene nel maggio 2010; solo tempo dopo, nel gennaio 2011, interviene la Corte Costituzionale che limita notevolmente il ricorso al legittimo impedimento, togliendo la prerogativa di una autocertificazione e restituendo ai giudici la capacità di giudizio sulla natura dell’impedimento stesso.
http://www.repubblica.it/politica/2011/01/13/news/consiglio_consulta-11185858/
Non so se Di Pietro allo stato oggi dell’arte andrebbe a raccogliere le firme? Ma è una domanda inutile con il senno del poi. Sta di fatto che OGGI la cancellazione con il Referendum del legittimo impedimento riporta di nuovo a zero il discorso sulla particolare tutela di alcune cariche politiche e mette tutti i cittadini in condizione uguale dinanzi alla legge, legge che riconosce ai comuni cittadini il legittimo impedimento solo in casi molto gravi di salute.
http://www.leggioggi.it/2011/06/07/guida-ai-referendum-il-quesito-sul-legittimo-impedimento/
La domanda di conseguenza diventa più semplice:
Votare Sì, se si vuole che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge.
Ma ci sarà anche chi voterà Sì perché si è stufato di tutti i tentativi di fare delle leggi ad personam .
09/06/11 francesco zaffuto

mercoledì 8 giugno 2011

VUOLE L’ACQUA ? Sì, Sì …





I 2 referendum sull’acqua ci mettono di fronte a tre aspetti: morale, economico, politico.
L’aspetto moraleL’acqua non è un bene qualsiasi, non è un oggetto prodotto o che si possa produrre; l’acqua è una entità primigenia di cui noi siamo composti e di cui abbiamo bisogno per vivere e non è sostituibile con nessun altro bene, l’acqua è creatrice della fertilità della terra e degli esseri che l’abitano. L’uomo, che usa l’acqua per la sua vita, in quanto essere che può esercitare una consapevolezza, ha un dovere morale nei confronti dell’acqua di custodirla nella sua purezza. L’inquinamento è da considerare come un danno universale e come un reato estremamente infamante per la consapevolezza dell’uomo.
L’aspetto economicoLa scarsezza di un bene determina la sua economicità. Quando un bene è abbondante in natura ed è fruibile senza ostacoli non attira alcuna attività economica, se il bene tende a scarseggiare diventa oggetto appetibile per l’impresa economica. La scarsezza del bene acqua è dovuta principalmente all’inquinamento a causa di un comportamento immorale di alcune imprese. Oggi siamo di fronte a un paradosso: il comportamento immorale di alcune imprese private con l’inquinamento ha determinato l’economicità del bene acqua e ora altre imprese private tendono a sfruttare la sua economicità.
L’aspetto politicoAl politico è affidato il compito di trovare norme che debbono conciliare l’aspetto morale e quello economico. Al politico è altresì affidata la cura dei beni essenziali per la vita collettiva. La cura delle acque è dunque un compito politico di primaria importanza. In particolare l’acqua sta in capo alla responsabilità politica degli amministratori locali per la sua canalizzazione e distribuzione e in capo alle leggi nazionali per i rapporti tra i comuni e per contrastare il reato di inquinamento.
Andiamo al centro dei due referendumLe norme sull’acqua varate dal Governo rovesciano nei fatti il principio della responsabilità politica: secondo queste norme il requisito di TUTTE le società di gestione delle acque deve essere in parte privato e addirittura si prevede un minimo di privatizzazione del 40%. Dello spreco delle acque e della sua scarsezza si dà la colpa alla gestione pubblica dei comuni e dei consorzi dei comuni: perché, secondo i fautori di queste nuove norme, non assicurano un comportamento economico sul piano dei risultati, perché hanno una gestione clientelare, perché accontentano con tariffe basse i cittadini che poi abusano nei consumi, perché non tengono strutturalmente in efficienza la rete di distribuzione. In pratica il Governo con una sua legge dice che gli amministratori locali, in particolare quelli comunali, fanno schifo e che è meglio che intervengano nell’acqua dei gestori privati che tutelando il loro interesse sono capaci di tutelare anche l’acqua. In pratica si afferma che il privato, per la sua natura di cercare l’efficienza con profitto, nella gestione delle acque è meglio del pubblico
All’imprenditore privato viene altresì assicurata una remunerazione del suo capitale, il 7% minimo. Il che significa che le tariffe di utenza debbono tenere conto di questa remunerazione. Come a dire un investimento sicuro.
I promotori del referendum si sono giustamente indignati e speriamo si sia indignata la stragrande maggioranza degli italiani.
I fautori della legge rispondono che non è vero che l’acqua viene privatizzata e che il controllo rimane sempre pubblico. E qui cadono in un contraddizione in termini: se hanno fatto una legge perché gli amministratori locali pubblici facevano schifo (erano clientelari e spreconi) per quale miracolo gli stessi amministratori, nell’esercizio del solo controllo, dovrebbero rivelarsi buoni? E molto più probabile che riescano a favorire, durante il controllo, gli interessi di amici privati.
In quanto poi al 7% per cento di rendimento assicurato agli investitori in acqua siamo proprio all’assurdo per le condizioni in cui versano in Italia tutti gli imprenditori e i risparmiatori, tante aziende non arrivano a quel livello di utili e tanti risparmiatori prendono dei tassi irrisori sui BOT.
Due Sì, per eliminare gli aspetti più perversi di questa normativa, PRIVATIZZAZIONE e PROFITTO e per dire ai politici che è loro compito occuparsi dell’acqua. Se i politici a livello locale o nazionale sono clientelari o incapaci, si facciano da parte.
Ricordiamoci infine che rispetto al cambiamento di una gestione è più facile cambiare una pessima gestione politica, perché bastano le elezioni. E’ molto più difficile cambiare una cattiva gestione privata perché con un appalto si affidano concessioni di gestione che possono durare per periodi che vanno ben oltre le scadenze elettorali.
DUE Sì, senza alcun dubbio, e dopo il referendum sempre massima vigilanza e attenzione dei cittadini sull’ACQUA.
08/06/2011 francesco zaffuto

.

immagine - un semplice bicchiere d'acqua

lunedì 6 giugno 2011

… del tempo perduto




Il titolo di questo post “… del tempo perduto” non prelude a un saggio letterario su Proust ma ad una conta tecnica del tempo e delle responsabilità di Governo dal 8 novembre 1987 ad oggi 6 maggio 2011.
Con il referendum dell’87 il popolo italiano decideva l’uscita dal nucleare, era una espressione di volontà ben precisa di cui si doveva prendere responsabilmente atto. Ecco i dati: quorum raggiunto 65% dell’elettorato, Sì alla rinuncia al nucleare 22.117.634 corrispondenti al 85% dei voti validi.
Da allora l’Italia poteva intraprendere una grande impresa sulle energie alternative, sarebbe diventata leader mondiale nella ricerca e nella produzione delle energie alternative, e nella stessa ricerca di prodotti a risparmio energetico; sarebbe diminuita notevolmente la dipendenza energetica del nostro paese e oggi tutti sarebbero venuti a chiedere prodotti e tecnologie italiane. C’era il via libera della volontà degli italiani, bastava prenderne atto. E invece? Una corsa bipartisan dei governi che si sono succeduti a mettere una toppa alla volontà degli italiani, come se fossero degli ubriachi imbecilli che si erano fatti prendere dalla emotività passeggera di Chernobyl.
Guardiamoli nelle loro responsabilità rispetto al … tempo perduto.
Da referendum fino al 13 aprile 1988 governo Giovanni Goria
Dal 13 aprile 1988 al 22 luglio 1989 governo Ciriaco De Mita
Dal 22 luglio 1989 al 12 aprile 1991 governo Giulio Andreotti
Dal 12 aprile 1991 al 28 giugno 1992 nuovo governo Andreotti
Dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1993 governo Giuliano Amato
Dal 28 aprile '93 al 10 maggio '94 governo Carlo Azeglio Ciampi
Dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 governo Silvio Berlusconi
Dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996 governo Lamberto Dini
Dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 governo Romano Prodi
Dal 21 ottobre '98 al 22 dicembre '99 governo Massimo D’Alema
Dal 22 dicembre 1999 al 25 aprile 2000 governo D’Alema bis
Dal 25 aprile 2000 al 11 giugno 2001 governo Giuliano Amato
Dal 11 giugno 2002 al 23 aprile 2005 governo Silvio Berlusconi
Dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006 ancora Berlusconi
Dal 17 maggio 2006 al 8 maggio 2008 governo Romano Prodi
Dal 8 maggio 2008 a OGGI governo Berlusconi
Dunque 23 anni e mezzo e 16 governi con varie composizioni politiche. La risposta politica di tutti i governi è stata: acquisto di energia elettrica dalla Francia e partecipazione dell’ENEL alla stessa ricerca nucleare francese, accordi con Mosca per il Gas e con la Libia per il petrolio. Certo, l’approvvigionamento di breve e medio periodo era necessario ma andava affiancato con un piano di sviluppo di ampio respiro delle energie alternative e delle tecnologie del risparmio energetico, e con interventi statali soprattutto nella ricerca tecnologica; non si può dire che l’Europa impediva la ricerca, non mancavano le spinte dei verdi in Europa; l’Italia poteva porsi come traino nelle scelte europee per l’energia alternativa ed è stata solo il fanalino di coda.
Governi di destra e pseudosinistra sono stati tutti tesi ad aspettare che gli italiani dimenticassero Chernobyl, per tornare nuovamente sul nucleare con il mito delle nuove centrali sicure e tacendo sulle scorie impossibili da decontaminare, scorie che viaggiano perfino ai limiti della malavita organizzata. Solo qualche timido incentivo nelle rinnovabili e nell’edilizia a risparmio energetico, incentivi su cui spesso si è cercato di fare marcia indietro; ma niente di progettuale. Alla fine arriva il Governo del FARE, di un vincente Berlusconi con una supermaggioranza, che vara il ritorno al nucleare alla grande; poi la misera risposta delle Regioni che dicevano fatelo più il là; e la convinzione diffusa che ogni battaglia antinucleare fosse perduta perché la fisonomia degli italiani era cambiata. La scelta referendaria di Di Pietro sul nucleare, che cercava di legarla ai referendum sull’acqua, veniva vista perdente e di disturbo; ma era una scelta onesta ed obbligata: chiedere agli italiani stessi se avessero veramente cambiato idea sul nucleare
FUKUSHIMA, è stata la parola che ha terrorizzato il governo italiano e tutti i governi europei. La tragedia è enorme, la tecnologia piegata questa volta è quella giapponese e non della vecchia URSS. Anche se si tenta di sminuire la conta, i numeri prendono forma, il Governo Berlusconi cerca di mettere una toppa con il rinvio del suo piano nucleare, vuole evitare ad ogni costo il referendum, pone il silenzio a tutte le emittenti televisive, e fino all’ultimo giorno ostacola; dopo la decisione ultima della Cassazione fa un ricorso alla Corte Costituzionale. Martedì la Corte dirà l’ultima parola, poi restano solo tre giorni di campagna elettorale per il referendum. I nuclearisti , amanti di uno “strano” progresso della scienza, tutto orientato sulla massima mortale del “chi non risica non rosica”, puntano tutto sugli italiani disattenti, distaccati dalla politica e dal sociale, puntano sull’assenza della mente.
Puntiamo, noi del Sì, su una mente vigile e percorreremo la strada del SOLE.
06/06/11 francesco zaffuto

Immagine – il sole di Edward Munch

domenica 5 giugno 2011

Vota Sì per evitare LE MOSTRUOSITÀ GENETICHE



(riprendo ed evidenzio volentieri un commento recentemente pervenuto a questo blog, per la sua importanza - f.z.)

Chi è a favore delle centrali nucleari dice sì alle probabili malattie genetiche ereditarie.

Vota Sì per evitare LE MOSTRUOSITÀ GENETICHE dovute alle RADIAZIONI


Nelle campagne anti nucleare poca attenzione è stata posta sugli effetti più devastanti della morte, le mutazioni genetiche nei discendenti. Se le mutazioni avvengono in una cellula somatica queste, assieme ai relativi effetti, saranno presenti in tutte le cellule da essa derivate per mitosi; alcune di queste mutazioni possono rendere le cellule maligne e provocare cancro, e sono responsabili di alcune malformazioni congenite. Se le mutazioni sono presenti nelle cellule delle linee germinali o nei gameti sono ereditate dalle generazioni successive e possono eventualmente provocare malattie genetiche ereditarie. http://it.wikipedia.org/wiki/Mutazione_genetica
Liborio Mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/
.
immagine – “angoscia del futuro” cera e china © francesco zaffuto
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
profilo di una maschera gialla umana con le labbra rosse e aperte; la maschera non ha occhi, solo dei segni grafici lontani tra loro; si rivolge verso l’alto ma non può trovare nulla.

Le misure della giustizia




A Sassari sabato 11 ci sarà una manifestazione per la liberazione di Bruno Bellomonte ed altri membri del movimento indipendentista sardo , detenuti in attesa di giudizio dal giugno 2009.
http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/terrorismo/terrorismo/terrorismo.html
Nel carcere di Viterbo il 23 maggio 2011 è morto Luigi Fallico, le circostanze fanno presumere la colpa grave del sistema carcerario. Il suo legale così descrive gli ultimi giorni in carcere: "Il 17 maggio scorso aveva accusato un malore, con violenti dolori al petto. La pressione era 110 minima e 190 di massima. Si sarebbe dovuto disporre il trasferimento in ospedale. E invece è stato riportato in cella".
http://www.ilgiornale.it/interni/lex_br_luigi_fallico_trovato_morto_cella/luigi_fallico-br-nuove_br-terrorista/23-05-2011/articolo-id=524943-page=0-comments=1
Per quel presunto attentato al G8 della Maddalena dopo due anni non c’è un processo, non c’è una verità giudiziaria, c’è un morto in carcere, e come prova solo una telefonata da cui si desume ben poco, almeno per quello che riportano i giornali.
Bellomonte e gli altri indipendentisti sardi vanno processati o scarcerati.
Oggi apprendiamo che gli uomini di Provenzano vengono scarcerati, erano stati condannati in 1° grado ed erano stati riconosciuti colpevoli anche in secondo grado. La loro liberazione avviene per il ritardo burocratico della sentenza in Cassazione.
C’è qualcosa che non va nelle misure della giustizia in Italia, e c’è anche un colpevole silenzio sul malfunzionamento della giustizia. Il caso Bellomonte è stato ignorato, come a dire che chi è minimamente sfiorato dall’accusa di terrorismo non ha diritto di alcuna attenzione garantista; si rischia sulla base di fatti così di dare ragione al Grande Satrapo.
05/06/11 francesco zaffuto
Immagine - un ritratto di Cesare Beccaria

Sì Sì Sì Sì CAMPAGNA REFERENDUM
Questo blog è impegnato fino al 12 e 13 giugno nella campagna referendaria clik su
Home page

sabato 4 giugno 2011

Sì, per uscire da questa eclisse nucleare

Perché voterò contro le centrali nucleari, faccio un breve riepilogo

Chi è a favore delle centrali nucleari dice che tanto le abbiamo vicine in Francia., ma tra l’essere vicini e l’essere vicinissimi c’è una grande differenza al fine di lasciarci la pelle. E poi Sì, perché vogliamo insegnare qualcosa ai francesi; e , perché sicuramente ci sono tanti francesi che già da ora la pensano come noi.

Chi è a favore delle centrali nucleari dice che le nuove centrali sono più sicure., solo meno fragili delle prime ma sempre soggette a possibili incidenti gravi., ma guardate la cartina sismica dell’Italia. , ma non c’è alcun rimedio alla pericolosità delle scorie.

Chi è a favore delle centrali nucleari dice che non penso al futuro e al bisogno di energia delle nuove generazioni., sto proprio pensando al futuro: le scorie nucleari restano potenzialmente distruttici e non possiamo seppellire scorie di tal genere come delle sorprese per le generazioni che verranno. , sto proprio pensando al futuro quando considero le vaste aree dove sono accaduti disastri nucleari che non si possono decontaminare. , sto pensando al futuro quando penso al reattore nucleare di Chernobyil ancora acceso sotto una calotta di cemento che lentamente si andrà sgretolando.

Chi è a favore delle centrali nucleari dice che non possiamo tornare alla candela.Sì, a parte il fatto che tra morire e tornare alla candela, meglio tornare alla candela. Sì, Ma non si torna alla candela perché si potenzieranno le ricerche verso le energie alternative e verso la stessa tecnologia del risparmio energetico. La nuova tecnologia del risparmio energetico ha permesso di tirar fuori le lampadine a basso consumo, inizialmente erano costose e oggi sono alla portata di tutti; e così sarà per i pannelli solari da inserire sui tetti.

Chi è a favore delle centrali nucleari dice che si muore di più con l’inquinamento per centrali a carbone o a petrolio.
Sì, infatti non vanno costruite centrali a carbone, va potenziato il solare, l’eolico e la tecnologia per il risparmio energetico. Va potenziata la possibilità che ogni comune si possa dotare di un piano energetico, con mini centrali, specie i piccoli comuni possono diventare autonomi per la produzione di energia.
Sì, anche qualche stile di vita si può cambiare e le possibilità sono proprio tante, dico solo quelle che mi vengono in mente in un minuto, potete provarci anche voi.Possiamo ricordarci di spegnere nelle stanze dove non sostiamo e per leggere basta una modesta luce diretta sul foglio.
Più mezzi pubblici ci fanno risparmiare petrolio.
Le insegne pubblicitarie non debbono essere necessariamente luminose.
Non è certo necessario avere le Stazioni piene di mega televisori accesi che frastornano la testa ai viaggiatori.
Non è certo necessario guardare Vespa fino alle 2 di notte
Si può vivere di più il giorno e dormire qualche ora in più la notte, ne guadagneremmo tutti in salute; e per fare l’amore può bastare la soffice luce lunare.
04/06/11 francesco zaffuto

Immagine di una eclisse solare totale


Un video sulla possibile trasformazione nucleare di un viso


venerdì 3 giugno 2011

Gentilissimi Banchieri


Se avete un c/c, presto riceverete (molti l’avranno già ricevuta)
Gentile Cliente,
le comunichiamo la nostra proposta di modifica unilaterale delle condizioni economiche del conto corrente
con decorrenza dal 1* settembre 2011:
· Tasso di interesse annuo creditore lordo da 0,15 % a 0,00 %è sua facoltà recedere dal rapporto
Firmato il tuo banchiere

Potete provare a rispondere.
Gentilissimo banchiere
Ho ricevuto la vostra cordialissima proposta di portare il tasso di interesse a mio favore dal primo settembre 2011 a 0,00%. Vi chiedo umilmente scusa per il disturbo che vi arrecano i miei soldi.
Resto umilmente con la mia faccia sotto i Vostri piedi
e se volete vi potete muovere ancora.
Firmato il vostro umilissimo cliente.

Ho voluto riprendere la vecchia lettera che Troisi e Benigni inviavano a Savonarola, nel film Non ci resta che piangere. Questo argomento era già stato affronta al post Gentili banchieri , un lettore con un commento mi ha fatto notare la novità e stamane ho ricevuto la nuova cordiale letterina.

immagine - sorprese - fotocomposizione - © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/

nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi


uova che vengono poste in un struttura di quattro absidi - una mano tiene un uovo - un'altra un altro uovo - un terzo uovo fa sgusiare il suo contenuto interno come un proiettile -sopra la struttura un quarto uovo che porta dentro la pupilla di un occhio -


Sì Sì Sì Sì CAMPAGNA REFERENDUM
Questo blog è impegnato fino al 12 e 13 giugno nella campagna referendaria clik su
Home page

giovedì 2 giugno 2011

Festa della Repubblica, armi, cavalli, pompieri e nucleare

Festa della Repubblica, quella dei 150° dell’unità d’Italia, ecco: divise, divise antiche e nuove di tutte le fogge, fanfare, carri, carri armati, l’aereo che fece con onore il primo bombardamento, poi i missili più moderni che abbiamo anche noi; poi, grazie al Cielo, i cavalli, ma anche loro tormentati da armigeri impettiti.
La nostra Repubblica viene rappresentata come al solito solo dalla forza militare. Meno male che sono arrivati anche i pompieri; si sono presentati anche con un carro per far fronte alle emergenze nucleari. Speriamo di non averne necessità, visto che terremoti e alluvioni no ne mancano e visto che con il referendum il nucleare possiamo mandarlo a quel paese.

Speriamo che ci possa essere in futuro una festa non solo militare, magari facendosi venire qualche idea in più.

02/06/11 francesco zaffuto


Il video della sfilata dei pompieri
http://www.youtube.com/watch?v=1Q4i-1PxhgE (il video su youtube porta la data del 2010, ma il carro delle emergenze nucleari che ho visto oggi in tv mi pare proprio che sia lo stesso)

immagine - il tricolore

Sì Sì Sì Sì CAMPAGNA REFERENDUM
Questo blog è impegnato fino al 12 e 13 giugno nella campagna referendaria
- clik su Home page