giovedì 18 luglio 2013

poveri e neanche belli

Secondo gli ultimi dati ISTAT in Italia la povertà assoluta ha raggiunto
4 milioni 814 mila persone (l’8% della popolazione)  non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa
Se poi si fa riferimento a una povertà relativa (persone che vivono in disagio sociale http://siqual.istat.it/SIQual/visualizza.do?id=8888916) il dato diventa di 9 milioni 563 mila persone pari al 15,8% della popolazione.
Non è la povertà del dopoguerra e neanche quella degli inizi degli anni sessanta;  forse se sommiamo i beni a disposizione siamo meno poveri di allora, ma la povertà di oggi non ci fa belli perché è una povertà senza speranza, non si vede uno sviluppo economico neanche finto, non si vedono soluzioni. Sono le previsioni negative che ci deprimono ancor più della stessa povertà. Dalla politica non arriva neanche l’illusione di un superamento della crisi.
 Senza una speranza e senza una operosità solidale non acquistiamo quel minimo di bellezza che ci può salvare.
francesco zaffuto


immagine – il vecchio cartellone del film “poveri ma belli”

3 commenti:

  1. Succede quando a forza di sentirsi raccontare delle balle la gente inizia a credere che il benessere non sia una conquista da raggiungere con il sudore della fronte ma un diritto a prescindere.

    Il risultato pratico è che allo Stato si chiede di farsi garante del benessere dei cittadini, vedi alla voce "il PIL si misura in felicità" e lo Stato non ha altro modo per fare contenti tutti che spendere più di quanto può incassare.

    Da cui indebitamento progressivo, aumento della pressione fiscale e infine il fallimento, quando il debito diventa cosi grande che nessuno se la sente di prestare altri soldi allo Stato.

    La cosa può essere ulteriormente aggravata dal flusso delle balle di cui sopra per cui la gente può credere che si possa tenere in piedi un Paese di 60 milioni di persone dismettendo o portando all'estero tutte le produzioni industriali e campando di "terziario avanzato" e di "cultura". Mentre nello stesso tempo si importa manodopera non qualificata che dovrebbe occupare le mansioni che "gli Italiani non vogliono più fare", tipo i muratori, i pizzaioli, i baristi o i parruchieri a quanto pare. Nello stesso tempo ci si lamenta dell'aumento della disoccupazione.

    Tutto torna.

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    1. Nel post non ci sta scritto che lo Stato deve spendere più di quanto incassa.
      Il benessere non è un diritto a prescindere, ma poter lavorare sì.
      "dal flusso delle balle di cui sopra" te la potevi risparmiare, non mi interessa di iniziare un dialogo con il piede già piantato sulla gola.


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