lunedì 2 dicembre 2013

BRUCIARE CON IL LAVORO IN NERO


http://creapaneelavoro.blogspot.it/2013/12/buciare-nel-caos-del-lavoro-in-nero.html

4 commenti:

  1. L'espressione "lavoro nero" indica una attività svolta previo accordo sotto banco che esclude il pagamento di tasse e contributi.

    Il caso dei Cinesi è un po' differente. Anche in Cina i contadini vengono deportati dalle campagne per lavorare nei fabbriconi in regime di semi-schiavitù. Quelli che vengono in Italia di solito devono sottostare ad un accordo in cui devono praticamente lavorare gratis per ripagare il "datore di lavoro" dei soldi spesi per il viaggio e per vitto e alloggio.

    La cosa è complicata dal fatto che i Cinesi hanno insieme disprezzo e paura degli "stranieri", questo mi è stato detto da una ragazza cinese con cui ho discusso l'argomento tempo fa. Questo impedisce qualsiasi mescolanza con gli Italiani e quindi anche la comprensione da parte del Cinese sfruttato della situazione in cui si trova. Se il capoccia gli dice che non può uscire dalla fabbrica altrimenti gli stranieri gli tirano una fucilata, quello ci crede, essendo stato deportato da un villaggio dove non si sa niente del mondo esterno. Allo stesso modo lo schiavo non concepisce il concetto che esista un modo diverso di fare le cose rispetto a quello che si fa in Cina, non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello di rivolgersi all'esterno, essendo gli stranieri notoriamente pazzi, incomprensibili, cattivi e pericolosi.

    Il Cinese "integrato" ha come idea quella di sfruttare altri Cinesi per fare soldi, perché per loro è il modo tradizionale di fare impresa. Una volta emancipati, gli sfruttati diventeranno sfruttatori e cosi via, una catena.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. era il caso di guardare anche il link
      7 morti e due feriti gravi, a Prato in una fabbrica – dormitorio gestita da imprenditori cinesi.
      il presidente della Regione, Enrico Rossi, sostiene che "questa tragedia l'abbiamo sulla coscienza tutti. Occorre andare più a fondo nella denuncia della più grande concentrazione di lavoro nero in Italia. Siamo sotto la soglia dei diritti umani".
      http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2013/12/01/news/in-fiamme-un-azienda-in-via-toscana-tre-operai-morti-due-feriti-1.8215710

      Sono anni che si sapeva dell’esistenza di queste fabbriche. Una imprenditoria straniera spregiudicata si è inserita nella piaga del lavoro nero che in Italia è stata sempre ben tollerata, e per tollerare il lavoro in nero italiano si tollera quello della imprenditoria straniera.
      Gli imprenditori tutti debbono essere obbligati ad assumere almeno il 50% della manodopera da liste di collocamento pubbliche, è il solo modo per evitare le sacche di sfruttamento occulte.
      L’assunzione di una percentuale obbligatoria di operai attraverso liste di collocamento pubbliche e il controllo degli ispettorati del lavoro sono gli strumenti per contrastare il lavoro nero. Libertà di mercato e di impresa non può significare assenza di regole e di controlli.
      Qui la proposta di legge che questo blog ha inviato ai parlamentari

      http://creapaneelavoro.blogspot.it/2013/06/bozza-proposta-di-legge-su-collocamento.html

      Elimina
    2. Visto il link e appunto, la "pratica del lavoro nero" non si applica pari pari al caso dei cinesi, non è uguale ai muratori meridionali che lavoravano nei cantieri del nord negli anni '70, anche se anche i Cinesi sono emigrati/immigrati.

      Mi fa ridere l'idea di assumere i Cinesi tramite il collocamento, visto che è gente non solo immigrata senza documenti e permessi ma che come ho scritto sopra non ha nessuna intenzione di rivolgere la parola ad uno straniero.

      Il presidente della regione e tutti i vari soloni che straparlano vivono a paperopoli, oppure fanno finta di vivere a paperopoli perchè gli fa gioco.

      Elimina
  2. È una piaga che è difficile da curare e guarire!!!
    Tomaso

    RispondiElimina

SI POSSONO INSERIRE RETTIFICHE E COMMENTI A QUESTO POST IMMEDIATAMENTE ED AUTOMATICAMENTE. CHI INSERISCE RETTIFICHE E COMMENTI LO FA SOTTO LA PROPRIA RESPONSABILITA’ – Il curatore di questo blog si riserva di cancellare rettifiche e commenti che possano contenere offese a terzi o appelli alla violenza. Grazie per ogni rettifica o commento che andate ad inserire. Quando posso e quando trovo qualche parola rispondo.