martedì 26 gennaio 2016

due pagine per il giorno della memoria


In occasione del giorno della memoria – 27 gennaio 2016
Due pagine di storia: una buona ed una cattiva
Quella buona
La Moschea di Parigi aiutò gli ebrei a scappare dai nazisti dando loro delle identità musulmane. Si Kaddour Benghabrit, a capo della Grande Moschea, dette rifugio e documenti con identità musulmane ad alcuni ebrei perseguitati, salvandoli dalla deportazione. Secondo Albert Assouline, ebreo arabo scappato da un campo di concentramento, furono circa 1700 gli ebrei che trovarono aiuto nella Moschea parigina. Secondo altre fonti, furono di meno, ma il fatto non cambia.
Quella cattiva
Usa, Canada, Gran Bretagna e altri Paesi avrebbero potuto accogliere i rifugiati ebrei già alla fine degli anni Trenta, ma si rifiutarono. Nel 1938, alla conferenza sui rifugiati ebrei che si tenne a Evian-les-Bains, in Francia, parteciparono 32 Paesi. Nessuno, tranne la Repubblica Dominicana e la Bolivia, rivide le proprie quote d’immigrazione. Una colpa grave, accusa oggi il Centro Simon Wiesenthal, organizzazione ebraica internazionale per i diritti umani. Non solo: nel 1939, 900 ebrei, tra cui molti bambini, salparono da Amburgosul transatlantico di lusso St Louis alla volta di Cuba, sperando di raggiungere così gli Stati Uniti. Giunti all’Havana, furono rispeditiin Europa. Almeno 250 di loro sono morti nell’Olocausto.

ancora altre pagine

sabato 23 gennaio 2016

ONORE A QUEST’UOMO SPERANZA DELL’INTERA UMANITA’

Kenya, muore insegnante musulmano. Salvò cristiani da al-Shabaab: "O ci uccidete tutti o nessuno"

Salah Farah, insegnante keniota di religione islamica, ucciso per aver protetto alcuni cristiani.  Il 21 dicembre, al-Shabaab, formazione islamista e cellula somala di al-Qaeda, ha teso un'imboscata a un autobus che si stava dirigendo a Mandera, città nel nord-est del Kenya. Col volto coperto, armati, in tuta mimetica, i militanti hanno fatto scendere i passeggeri e cominciato la loro caratteristica conta mortale. I musulmani da una parte, i cristiani dall'altra, due gruppi separati per ucciderne uno solo, in nome della sharia. Ma questa volta i passeggeri musulmani si sono rifiutati di collaborare.

"Gli abbiamo chiesto di ucciderci tutti o di lasciarci andare" ha raccontato Salah Farah al Daily Nation dopo l'attacco. Anche lui si trovava sul bus. "Appena abbiamo parlato hanno sparato a un ragazzo, e a me". Poi gli assalitori fuggirono e cristiani furono salvi.
Il 18 gennaio, Farah, dopo un mese trascorso al Kenyatta National Hospital di Nairobi, è morto per le ferite riportate.  
ONORE A QUEST’UOMO SPERANZA DELL’INTERA UMANITA’


martedì 19 gennaio 2016

Il ritorno degli affossatori

Il ritorno degli affossatori
(18 gennaio 2016)
Dopo una settimana nera, tutte le borse iniziano con un lunedì nero, un’ondata di speculazione al ribasso su tutti i mercati ha bruciato in pochi giorni tutti i lenti recuperi del 2015.
 Vi ricordate quando si diceva che con il prezzo del petrolio troppo alto e con la concorrenza dei cinesi la nostra economia non si poteva tirare fuori dalla crisi. Ebbene oggi si dice che con il prezzo del petrolio troppo basso e con i cinesi in difficoltà l’economia è ancora più in crisi.  La ragione è tutt’altra:  una massa di capitale finanziario, non legato alle imprese produttive,  ogni giorno naviga a vista puntando le sue fiche sulla catastrofe. Hanno giocato al ribasso dal 2008 al 2014 e gli è sempre andata bene, hanno acquisito esperienza in questo gioco al massacro.
 Riacquisteranno più avanti a prezzi ben più bassi quello che rimane in piedi;  delle imprese che nel frattempo sono state affossate e seppellite non gliene frega un bel niente.
 O si trova un modo per arginare la prepotenza del capitale finanziario o si va tutti a fondo.



immagine da Internet con molta probabilità una caricatura di Daumier 

sabato 16 gennaio 2016

stepchild adoption – coppie e scienza


Visto che stepchild significa in inglese figliastro, letteralmente s’intende l’adozione del figliastro; meccanismo giuridico che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno. Se parlassimo in italiano qualche equivoco in meno ci sarebbe. Chiarito ciò, diciamo che il ddl Cirinnà (proposta di legge che prende il nome dal primo parlamentare firmatario) sulle unioni civili vuole prevedere tale adozione anche per le coppie omosessuali.

 Non si tratta dunque di adozione in toto per le coppie omosessuali, ma di capacità di adozione di figli già esistenti e che sono stati già giuridicamente riconosciuti per un membro della coppia.
 Se i figli si fossero continuati a fare solo facendo sesso direttamente il problema sarebbe molto contenuto, e si potrebbe sempre risalire a un qualche ricordo del fatto accaduto. Il problema è che ci sono, e ci saranno sempre di più, i figli della scienza. Diciamo che esistono coppie eteresosessuali che ricorrono alla procreazione assistita dalla scienza; che ci sono coppie di femmine assistite dalla scienza, e che ci sono donne sole che possono procreare assistite dalla scienza.
 La scienza,  “ che poi non è tutta ‘sta scienza”:  in alcuni casi semplici si limita a prendere degli spermatozoi e infilarli dove la natura aveva già previsto che s’infilassero; nei casi più complicati combina fuori ovuli e spermatozoi e poi li infila sempre nel solito posto. Ancora la scienza non è riuscita ad inventare una incubatrice meccanica che fa il lavoro della femmina per i nove mesi, forse in futuro ci riuscirà, ne dubito.
  In pratica la scienza è riuscita a mettere insieme il tratto biologico del maschile e il tratto biologico del femminile e poi ricorre un alloggiamento femminile che può essere quello della portatrice dello stesso tratto biologico; ma può essere, in mancanza, anche quello di un femminile terzo. In pratica la scienza non ha inventato nulla in materia di procreazione,  ha solo meccanicamente unito delle possibilità vitali separate e le ha combinate insieme.
 La scienza non riesce ad eliminare il contributo del femminile e il giuridico non può impedire al femminile di procreare, questo è lo stato di fatto.  Se una coppia di maschi o un solo maschio vuole ricorrere alla procreazione con l’aiuto della scienza deve necessariamente trovare un contributo femminile.
 Quegli accidenti di maschi che hanno la facoltà di moltiplicarsi, dopo  un po’ di seghe e con ignoti spermatozoi depositati  in diverse banche, non possono determinare una procreazione se non arriva l’aiuto di una femmina che per nove mesi circa si sobbarca alla fatica di genitrice.
 Il paradosso scientifico-giuridico delle società moderne può portare a un bambino fino a cinque genitori: genitore per i tratto biologico maschile + genitore per tratto biologico femminile + genitore per il contributo di nove mesi di gestazione + più eventuali due genitori adottivi.
  L’uso esplicito del linguaggio può dare fastidio a qualche perbenista, progressista o tradizionalista che sia; ma purtroppo è la realtà, ed è una realtà che continuerà a produrre i suoi effetti. E attorno a questa realtà circolano interessi di società e imprese che operano nel settore della riproduzione assistita; e un gran nuvolo di giuristi e politici che si spremono il cervello per trovare leggi con articoli e commi.
Giuristi e parlamentari in questo momento si spremono il cervello sulla questione adozioni per le coppie dello stesso sesso; i contrari all’adozione dicono che lasciando libera l’adozione dei figli dell’altro coniuge si darebbe la stura alla pratica dell’utero in affitto. In pratica chi ha denaro può arrivare a mercificare anche l’utero, si viene a combinare la potenza della scienza con la potenza del denaro.
 Nessun contratto di utero in affitto è giuridicamente possibile; la madre che porta a compimento una gravidanza è sempre madre a tutti gli effetti ed ha il diritto naturale ed inviolabile di tenersi il figlio partorito. Il contratto però viene a determinarsi nei fatti con il disconoscimento o abbandono che può fare la madre subito dopo la nascita. Tale disconoscimento, che è stato considerato, perfino dai cattolici un istituto possibile, porta nei fatti alla conclusione un eventuale “contratto” che non aveva nessun valore giuridico.  Tale pratica pur minima è stata attuata nel passato anche senza l’intervento della scienza: il signorotto che non poteva avere un figlio dalla propria moglie, lo faceva con la serva che poi l’abbandonava, e veniva adottato dalla coppia dei signori. Niente di nuovo sotto il sole per chi ha avuto potere e denaro.  
  Ma considerati tutti gli elementi che di fatto esistono e che continueranno a produrre i loro effetti, le norme debbono tutelare i figli:  che siano naturali o con l’aiuto della scienza, i figli sono uomini. Questi uomini bambini vanno rispettati, sono il centro del diritto dell’umanità, vanno aiutati a diventare uomini, ed hanno diritto alla verità
 Allora diciamo che occorre avere cura di ciò che è umano, i genitori che s’impegnano ad avere cura rispondono al bambino e rispondono per queste cure a tutta la società. Il primo genitore che ha riconosciuto il bambino può dare il consenso al secondo genitore che potrà adottarlo; dopo di ciò il bambino avrà due persone umane adulte che sono diventati obbligati per la società a prendersene cura. Le due persone che si prendono cura del bambino sono qualcosa di più di maschio e femmina, sono due esseri umani responsabili a cui la stessa società richiede una responsabilità. L’atto di riconoscimento o di adozione è un impegno,  un grande giuramento.
 Se riflettiamo sul ruolo della paternità possiamo trovare una soluzione a questi problemi. E’ padre chi si prende cura del bambino e lo aiuta fino a che diventa adulto. Dopo che il bambino è nato la stessa madre diventa nei fatti padre del bambino e a volte lei da sola riesce molto bene ad adempiere a questo ruolo. Dunque è padre il padre biologico all'inrerno del matrimonio, ed è padre la stessa madre naturale; può essere padre un’altra donna o un altro uomo che si prende cura del bambino sull’onore; deve essere padre la società stessa che deve prendersi cura del bambino e anche del necessario aiuto da dare ai genitori per un lavoro e una casa. L’esercizio della paternità, che pare diventato debole nella nostra società,  va ricondotto ad un esercizio di responsabilità sull’onore individuale e ad un esercizio di responsabilità sull’onore collettivo della società stessa.
Francesco Zaffuto

mercoledì 13 gennaio 2016

I PRINCÌPI LAICI E LE LIBERTÀ COLLETTIVE

I PRINCÌPI LAICI E LE LIBERTÀ COLLETTIVE
Ancora sul dopo Parigi. Appunti intorno ad un dibattito.
di Angelo Gaccione

Proviamo a mettere in fila alcuni fatti incontrovertibili.
1. ARMI E TAGLIAGOLE. Le armi con cui i tagliagola del califfato nero (l’Isis) sventrano e devastano, sono prodotte in Occidente, dove il mercato della macelleria è florido e redditizio. Gli Stati, tanto per rinfrescare le idee a chi l’avesse dimenticato, sono i maggiori produttori in proprio, e i governi sono i principali protettori del commercio bellico privato; e sono sempre loro che ne autorizzano l’esportazione. Governo italiano compreso. Questo è noto sia al presidente cattolico Mattarella, sia al boy scout cattolico Renzi, e, a scalare, a partiti, sindacati e via enumerando.
2. AMERICANI. Il caos ingovernabile che ha portato alla incandescente e pericolosa situazione odierna di un’area vasta del Medioriente, e che ne ha consegnato una buona parte ai gruppi più integralisti e fanatici, è il risultato della politica estera americana. La più criminale e ignorante politica estera che una democrazia avanzata moderna, abbia mai potuto concepire. Col tempo gli storici faranno un bilancio e metteranno a confronto gli esiti di questa politica neo-imperiale, con i disastri provocati dalla Germania nazista, e scopriranno che in termini di distruzione e di morte, quelle degli Stati Uniti risulteranno di gran lunga più vaste.
3. REGIMI ARABI. I regimi arabi e mediorientali, nella loro quasi totalità, sono corrotti e sfruttatori quanto e peggio di quelli occidentali. Con un aggravante in più: l’intolleranza non riguarda esclusivamente aspetti dottrinari legati al Corano e alla sua interpretazione, ma investe le libertà nel suo complesso, i diritti civili e, molto spesso, i diritti umani primari. In moltissimi di essi (se non in tutti), un giornale come “Odissea” non potrebbe esistere. Non ci sarebbe posto per i miei e per i vostri libri; per le vostre idee di lettori marxisti, anarchici, radicali e per le mie libertarie; per la vostra condizione di femministe, omossessuali, lesbiche, atei o liberi pensatori; e sarebbe ostacolata la musica che componete, l’arte che realizzate, il teatro che mettete in scena. Non parliamo delle manifestazioni politiche e dei cortei pubblici, come quelli a cui siamo abituati qui da noi. La pena di morte vige ovunque e sareste alla mercé di volgari sceicchi -dai gusti osceni- che sguazzano nell’opulenza; di ayatollah ed imam (pessima genia di preti) reazionari e dalle idee semplicemente disgustose, che sognano la realizzazione di feroci e oscurantiste teocrazie.
4. TERRORISTI. Dicesi terrorista chi, in maniera indiscriminata e senza distinzione, semina strage e morte fra la popolazione innocente. A Parigi sono state indiscriminatamente colpite persone innocenti, dunque, gli artefici di quella strage sono da considerarsi spregevoli terroristi e miserabili criminali. Storicamente la pratica terrorista appartiene agli Stati in guerra e ai regimi dittatoriali di ogni colore e fede.
5. FONDAMENTALISMI. Tutti i fondamentalismi si equivalgono e finiscono per divenire criminali. Quelli di natura religiosa sono criminali e ridicoli allo stesso tempo: massacrano in nome di un nulla, o di un’ortodossia di cui ci si ritiene unici custodi. È stato così, storicamente, fra i cristiani, ed è così, oggi, fra i musulmani. Sciiti musulmani massacrano sunniti musulmani, così come cristiani papisti, massacravano cristiani luterani, calvinisti o valdesi.
6. GUERRA SANTA. Secoli orsono, i cattolici scatenavano “guerre sante” contro gli “infedeli” non solo per liberare i cosiddetti “luoghi santi”, ma anche per più prosaici interessi economici e territoriali. Nel 1511, tanto per fare almeno un esempio, il papa di allora dichiara la “guerra santa” contro il francese Luigi XII e gli scatena contro i lanzichenecchi agli ordini del porporato svizzero Matteo Schiner. Per obbedire alla volontà del papa, la nota ferocia dei lanzichenecchi devasterà interi territori di Milano apportando lutti, saccheggi e morte. Proprio come oggi le armate dell’Isis agli ordini del califfo Abu Bakr al Baghdadi.
7. DISTINGUO. Potete disquisire e operare tutti i distinguo che volete, ma dei vostri distinguo e delle vostre analisi, le bande dell’Isis se ne fanno un baffo. A loro non interessa alcun tipo di consenso dell’Occidente, come non gli interessa la saldatura con gli strati proletari musulmani. L’Isis non ragiona secondo gli occidentali concetti di classi, sfruttamento, oppressione economica e ingiustizia sociale. Ragiona secondo gli interessi dell’etnia di appartenenza. Secondo il modo di intendere i dettami del Corano, da cui prende ciò che gli fa comodo, e divide in maniera schematica e manichea il campo, fra devoti di Allah e quelli che giudica infedeli. Dunque, sparare nel mucchio, farsi esplodere in un luogo affollato di popolo con donne, bambini, migranti musulmani, simpatizzanti occidentali della causa palestinese o avversari dell’imperialismo americano, per un combattente dell’Isis non ha alcuna importanza. Non è un caso che non hanno mai mosso un dito, né attaccato i mercanti di carne umana che lucrano sulla pelle dei migranti in fuga verso l’Europa, quasi tutti poveri e di religione musulmana.
8. FANATICI. I giovani che accorrono ad intrupparsi nelle file dell’Isis nell’illusione di edificare una società migliore, resteranno presto delusi. I capi militari e gli esponenti religiosi che li manovrano, sono dediti ai traffici più indegni e alle pratiche più criminali, compreso la tortura, lo stupro e l’uso di bambini adolescenti nelle decapitazioni. Lavaggio del cervello, valore della vita ridotto a zero, obbedienza assoluta, è quello che gli sarà riservato. Un abisso se raffrontiamo la loro condizione con quella dei combattenti curdi e delle loro libere ed eroiche donne in armi, in difesa delle loro terre e della libertà.
9. PREDICATORI. Quanto la religione possa influire sulla mente di questi psicolabili, lo mostra la predicazione, non di un vecchio rincoglionito di qualche sperduta montagna afghana, ma di un giovane imam di 35 anni di Brest, nato e educato in Francia. In un video che lo riprende durante una lezione ad un nutrito gruppo di bambini, si scaglia contro la musica dei grandi compositori classici occidentali, da lui definita satanica e demoniaca. A sentire il delirio che gli usciva dalla bocca, non si sapeva se piangere o ridere. E tutto sempre con il nome di Allah sulla bocca. È questo il tipo di educatore che gira in molte moschee o scuole coraniche.
10. CORANO E BIBBIA. Non c’è dibattito televisivo in cui, dal più attempato personaggio al giovinastro di primo pelo (politico, opinionista, militante, fedele o carrierista che dir si voglia), non ripeta a pappagallo che Corano e Bibbia sono libri pacifici, e che la religione non c’entra con la violenza, e così via. Lasciamo perdere il 99% di questo originale campionario che non ha, evidentemente, alcuna dimestichezza con la lettura e con la storia; siamo pure comprensivi con quanti credono per fede e sono esonerati da una verifica empirica diretta delle fonti; giustifichiamo senz’altro coloro che scartano apriori questo genere di letture giudicate noiose e spesso ostiche. Ma, santo Dio, almeno quell’uno per cento che, si dà il caso, quelle letture ha fatto o dovrebbe aver fatto per dovere culturale o professionale: predicatori, preti, teologi e quant’altri, dovrebbe risparmiarci la tiritera. Poiché conosciamo la materia, per avervi dedicato qualche tempo (la Bibbia è, fra gli altri, uno dei volumi che tengo a portata di mano sul comodino, praticamente da anni), e poiché sono convinto che ogni buon ateo dovrebbe farne tesoro, due cose mi sono chiare: 1) le religioni, né più né meno delle altre ideologie, hanno prodotto, chi più chi meno, guerre fratricide e spietati tribunali inquisitoriali e di morte; 2) i due maggiori libri della tradizione monoteista, come tutte le opere nate dall’ingegno e dalla fantasia degli uomini, sono al loro interno contraddittori, perché rispecchiano la personalità, le idee e i convincimenti, di coloro che li hanno redatti. Possiamo trovarvi la visionarietà più sbrigliata; la saggezza più profonda; la poesia e la tenerezza più toccanti; il senso di pietà più umana e fraterna, ma anche la ferocia più disumana; la barbarie della guerra; il disprezzo per i nemici o lo straniero; il pregiudizio ostile verso la donna o il diverso; il dominio dell’uomo su altre creature: animali, per esempio. Guerre, distruzioni e morte attraversano entrambi questi due libri che restano, letterariamente e per molti aspetti sapienziali, dei capolavori. Sono impregnati di sangue come i capolavori epici della classicità, anch’essi intrisi di violenza e di pietà. Io non me ne scandalizzo, se rapportiamo le vicende storiche al contesto e alle geografie. Popoli, etnie e tribù, si costruiscono le loro favole ed i loro miti; i loro riti e le loro fedi; il loro “Dio degli eserciti” sterminatore dei nemici e protettore della propria casa. Nel momento in cui il militarismo romano diverrà odioso agli occhi delle masse povere di alcune aree dell’impero, nascerà, come giustificabile e comprensibile reazione, il rifiuto della violenza, di uccidere e di obbedire al braccio armato dell’imperatore. Tutte istanze insite nel messaggio della predicazione del cristianesimo primitivo, cioè, prima che diventi chiesa istituzione, potere temporale. Essendo libri così sfaccettati, complessi e contraddittori, ognuno può prendere gli aspetti e le prescrizioni che più gli aggrada ed impiegarli a suo uso e consumo.
11. L’USO. Il fanatismo che mira a costruire una teocrazia come fondamento dello Stato islamico basato sulla sharia e la guerra santa agli infedeli, vi troverà ciò che cerca e che gli serve. Così come il fedele pacifico che vuole uniformare la sua condotta morale e la sua scelta di vita agli insegnamenti del profeta, basati sui princìpi di umanità, compassione, solidarietà, rifiuto della violenza e della morte, troverà anche questo e vi si potrà ispirare per diventare un buon musulmano. Le guide religiose, gli esegeti, i commentatori delle sure e dei versetti, hanno, a questo riguardo, un potere e una responsabilità enormi. Sono loro che interpretano per i fedeli, e sono loro che spingono verso una direzione pacifica o aggressiva; tollerante o conflittuale. Sono sempre loro che manipolano le coscienze e ne condizionano l’agire. Teniamo conto che spesso masse considerevoli di musulmani sono non scolarizzate, e se lo sono, le uniche letture a cui sono obbligate, riguardano passi ben selezionati del libro “sacro”. Se un fedele cristiano volesse utilizzare la Bibbia come strumento di guerra, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta. La parabola pacifica, tollerante e non-violenta del cristianesimo, nella sua versione cattolica, di fratellanza e carità verso gli altri, si è oramai consolidata in tutto il mondo dov’è presente; per un segmento dell’islam e per diverse forme di religiosità tribale, ci vorrà ancora molto tempo e dovrà scorrere ancora molto sangue. Non scordiamoci che veniamo dalle caverne, e il retaggio genetico vorrà pure dire qualcosa. Il pericolo maggiore è rappresentato dai mezzi tecnici di distruzione di massa che la perversa intelligenza creativa della scienza ha messo a disposizione, e di cui, i ciechi che guidano i pazzi, potrebbero facilmente impossessarsi. E non è affatto una  eventualità remota o un’idea peregrina. 
12. IL DEEP WEB. Lo sfascio di paesi e regimi fra i più diversi, ha messo in libertà e a disposizione materiali pericolosissimi, e creato l’opportunità di poterli veicolare con estrema facilità. Uranio, polonio, progetti e ricerche per costruire ordigni micidiali fuori da ogni controllo e altro ancora, sono già oggi disponibili e facilmente acquistabili attraverso quella che potremmo definire una corsia coperta, protetta e sicura, altamente privilegiata e che non compare su nessuna mappa. Questa corsia protetta si chiama Deep Web e dove si può comprare di tutto, soprattutto armi, droghe e documenti, per potersi reinventare una nuova identità.
13. IL FATTORE DEMOGRAFICO. Un dato è incontrovertibile. La popolazione europea d’Occidente è destinata a diventare minoritaria, rispetto ai flussi di immigrazione provenienti dai paesi arabi ed africani. Già ora la tendenza è evidente se si prendono in esame i dati di natalità dei nuclei familiari stranieri residenti, e li si confronta con quelli delle coppie autoctone. L’emancipazione sessuale delle donne europee occidentali e la consapevolezza di non essere semplici macchine riproduttive; il cambiamento dei costumi e della morale che ha influito in maniera decisiva anche sugli uomini; un uso più responsabile e accorto della maternità e della procreazione (sempre più coppie si orientano verso un figlio solo); la centralità del lavoro fuori casa e la crescita delle professioni femminili; la carriera intellettuale, l’indipendenza, la cura di sé, la qualità di vita raggiunta, lo studio, i viaggi; la scomparsa della vecchia cultura contadina; gli anticoncenzionali e l’aborto; il crollo dei matrimoni, le convivenze a tasso zero di natalità; la perdita di influenza della religione; tutto questo ha prodotto una vertiginosa contrazione delle nascite. Il fenomeno, a quanto se ne sa, sta investendo anche l’Oriente europeo ex comunista. Contrariamente alle famiglie arabe in cui le donne sono per lo più relegate al ruolo di casalinghe e di madri, a quelle di colore, e a quelle provenienti da paesi di tradizione cattolica (Filippine, America Latina, ecc.). Nuclei, questi, molto prolifici e che, per esempio in Italia, hanno impedito che il saldo fra nascite e morte si chiudesse in maniera esageratamente negativa. Considerati gli attuali flussi migratori (e senza contare i profughi ambientali che potrebbero diventare una vera e propria bomba demografica), è più che probabile che culture di importazione e loro religioni di riferimento, diventeranno maggioritarie, in gran parte dei paesi occidentali.
14. DIVENTARE LUNGIMIRANTI. Governare saggiamente ed in maniera illuminata questo processo, è fondamentale per evitare i disastri che l’Europa ha già vissuto con la guerra di tutti contro tutti nella ex Jugoslavia, e che ha incancrenito di odi e rivalse le terre balcaniche. Sappiamo dalla storia come i fantasmi dei particolarismi, delle piccole patrie, dei nazionalismi, sono sempre in agguato e pronti a riaffiorare dal fondo oscuro dove stanno sospesi. Non discriminare o separare è fondamentale. Com’è fondamentale non transigere sui princìpi da cui le democrazie sono nate. Ricordarci che siamo figli della Rivoluzione francese dell’89 e dei diritti dell’uomo e del cittadino; e siamo, altresì figli, come italiani, della Resistenza partigiana. Resistenza che ha comportato un tributo di sangue altissimo, e in cui si sono immolati giovani spesso neppure maggiorenni, padri di famiglia, operai, studenti, contadini, soldati sbandati, religiosi, disertori di varie nazionalità, comunisti, anarchici, socialisti, azionisti, senza partito, cattolici, ebrei, valdesi, e gente di ogni professione e di ogni fede. Dentro quel sacrificio e in quel che ne è seguito, è inscritto quanto ci compete, ed è il faro che ci deve guidare. Impedire che i pilastri della Costituzione e della separatezza dei poteri possano essere minati, è indispensabile. Tenere separata dallo spazio pubblico la sfera religiosa e le credenze di ciascuno, che devono restare in un ambito strettamente privato.
15. NULLA È DATO UNA VOLTA PER TUTTE. Essere tolleranti sulle credenze di ciascuno, ma intransigenti verso il predominio di una singola fede.  Potrebbe tuttavia accadere che in una realtà multietnica, una comunità divenuta maggioranza numerica pretenda di imporre al resto della società la sua religione, o di voler trasformare l’ordinamento giuridico e la forma costituzionale, secondo i dettami di quella religione e di quella fede. È una eventualità tutt’altro che improbabile e dunque è meglio pensarci sin da ora e prendere le contromisure. Gli antidoti possono essere la buona accoglienza, la garanzia di uguali diritti e doveri per tutti, l’integrazione attraverso la scuola e la sua istruzione laica, lo studio della lingua, la trasmissione dell’amore per la terra dove i figli dei migranti sono nati e vivono, la corretta amministrazione, e una moralità degna di questo nome. Le nuove generazioni, nate e cresciute nelle democrazie, saranno esse stesse baluardo contro ogni deriva autoritaria e integralista, se saremo capaci di alimentare in loro la passione civile e la cura per i princìpi laici e per le libertà collettive. Sono le buone pratiche pubbliche la migliore garanzia della tolleranza e della coesione, mai gli apparati repressivi o i corpi speciali; ma ricordando che queste straordinarie conquiste non sono date una volta per tutte e per sempre. Occorre costantemente vigilare per proteggerle e consolidarle, e questo richiede sacrificio.   
[Milano, 31 dicembre 2015 – 1 gennaio 2016]

[Pubblicato sulla prima pagina di “Odissea” in Rete in data 



martedì 12 gennaio 2016

Il referendum istituzionale non è una gentile concessione democratica del Governo

Il referendum istituzionale non è una gentile concessione democratica del Governo, è ben previsto dall’articolo 138 della Costituzione qualora le riforme costituzionali non siano state approvate da entrambi le Camere con la maggioranza qualificata dei due terzi.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.


 Le precedenti puntate su questo blog


domenica 10 gennaio 2016

2016, il referendum della consacrazione – seconda puntata

2016, il referendum della consacrazione – seconda puntata
Con ogni probabilità nell’autunno del 2016 ci sarà il referendum sulla riforma istituzionale del Senato. Il premier Renzi ha già annunciato (nella conferenza stampa del 29 dicembre 2015) che sarà determinante per la sua carriera politica. La riforma del Senato combinata con la Legge elettorale porta a un grande cambiamento negli assetti dei poteri istituzionali in Italia. Sul blog Crisidopolacrisi saranno raccolti e segnalati diversi interventi;  
Vi segnaliamo l’intervista a Gaetano Azzariti – ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma
Intervista rilasciata al Fatto quotidiano 6 gennaio
La trovate a questo link


La prima puntata – l’intervento di Alfiero Grandi su


mercoledì 6 gennaio 2016

Monza bus: martedì come sabato

5 gennaio 2016, martedì sera, non festivo, sto ad aspettare l’autobus, si tratta della corsa del 206 dalla Stazione FS di Monza all’Ospedale. Sul palo degli avvisi, nello specchietto che riguarda le corse dal lunedì al venerdì sono segnati due corse: una alle 20,06 ed una alle 20,26 e sono le ultime due corse previste. Non passa nessuna delle due. Chiedo al conducente dell’autobus di un’altra linea come mai sta succedendo ciò. Mi risponde che quando le scuole sono chiuse si deve considerare il giorno della settimana come se fosse sabato e che pertanto l’ultima corsa era quella delle 19,38. Impossibile conoscere una simile informazione che non si deduce dagli specchietti degli avvisi; informazione che non è circolata in altro modo per Monza, neanche tramite la cosiddetta informazione via internet. Non solo a Monza i servizi serali degli autobus terminano ad un’ora indecente ma la stessa informazione è inesistente. Si aggiunga, inoltre, l’assurdo di contemplare un orario serale in rapporto agli orari scolastici mattutini.
Francesco Zaffuto
Nota del 7 gennaio 
A seguito di una mia rimostranza tramite messaggio sulla pagina facebook del Comune di Monza mi hanno pure risposto dicendo che è colpa mia
Buongiorno Francesco, ci spiace per l'accaduto.
Sul sito del Comune nella sezione delle news abbiamo pubblicato la seguente notizia:
http://www.comune.monza.it/it/news/Autoguidovie-e-Net-servizio-per-le-vacanze-natalizie/
Tieni presente, come informazione, che durante la chiusura delle scuole in qualsisi periodo dell'anno (per es.vacanze Carnevale, Pasqua ecc.) gli orari sono sempre ridotti.

domenica 3 gennaio 2016

2016, il referendum della consacrazione – prima puntata


2016, il referendum della consacrazione – prima puntata
Con ogni probabilità nell’autunno del 2016 ci sarà il referendum sulla riforma istituzionale del Senato. Il premier Renzi ha già annunciato (nella conferenza stampa del 29 dicembre 2015) che sarà determinante per la sua carriera politica. La riforma del Senato combinata con la Legge elettorale porta a un grande cambiamento negli assetti dei poteri istituzionali in Italia.  In questo blog saranno raccolti diversi interventi;  qui oggi quello di Alfiero Grandi.

I REFERENDUM SONO L'UTIMA POSSIBILITA'DI EVITARE LA TORSIONE VERSO UN REGIME DI UN UOMO SOLO AL COMANDO


di Alfiero Grandi
Il 2015 si chiude con l'iniziativa, su diversi fronti, per arrivare a referendum contro provvedimenti del governo che Renzi stesso considera caratterizzanti.
Del resto nella conferenza stampa di fine anno Renzi ha confermato che in autunno cercherà un plebiscito a suo favore sulle modifiche della Costituzione. E' una sfida che dovrebbero prepararsi a raccogliere quanti non condividono le scelte del governo e che dovrebbe far venire qualche dubbio alla parte del Pd non ancora normalizzata.
Perché si sta aprendo una stagione referendaria contro il  governo Renzi ?
Renzi ha condotto la sua azione di governo rifiutando il confronto non solo con il sindacato, cercando di emarginare la Cgil, ma anche con esponenti del mondo della cultura (i professoroni) e i settori politici che non accettano la sua influenza.
Si tratta di un'azione settaria verso chi rappresenta altri punti di vista sociali e politici. Da Renzi il confronto tra posizioni diverse è da tempo archiviato, in nome della ricerca del nemico di turno. A dar retta a Renzi dovrebbero esserci solo osanna alla sua capacità e nessun contrasto verso le scelte compiute, presentate come scelte ovvie, dimenticando che ci sono sempre versioni diverse e perfino opposte visto che i contrasti sociali, politici, ideali esistono.
Ultimo il caso delle 4 banche salvate dal fallimento con un decreto che ha sacrificato pesantemente un'area di risparmiatori inconsapevoli o almeno poco consapevoli degli investimenti compiuti. Anche in questo caso è falso che l'unica soluzione possibile sia quella adottata dal governo e la propaganda non basta a tacitare i truffati che, spinti alla disperazione, restano una spina nel fianco del governo Renzi destinata a durare. Del resto, anche Renzi, quando si tratta di ciò che lo riguarda, scopre il valore della diversità e si allontana dal suo ruolo preferito di cantore del pensiero unico renziano, cioè di sé stesso. Basta ricordare come Renzi abbia tuonato contro la Merkel in materia di banche e di gasdotti al solo fine di gettare su altri le responsabilità degli errori del suo governo, dopo avere accettato a lungo di ottenere (più che modesti) margini di manovra finanziaria come risultato della subalternità ai vincoli imposti dall'austerità a trazione tedesca e come compenso dell'isolamento del governo Tsipras, abbandonato al suo destino.
Quello che è permesso a Renzi in Europa non è però considerato lecito ad altri in Italia e quanti non sono d'accordo con le sue scelte sono automaticamente considerati gufi, vecchi e passatisti, come tali da non ignorare. Questo comportamento è possibile non solo perché Renzi è il Presidente del Consiglio ma in quanto è riuscito con la conquista della segreteria del Pd a fare coincidere largamente i destini del partito con i suoi. Questa è la vera novità. C'era sempre stata una dialettica maggioranza-opposizione e nel tempo la componente critica è stata rappresentata anche da aree che sono oggi nel Pd. Lo scenario futuro non è più caratterizzato da un'alternanza tra schieramenti diversi ma il tentativo di costruire un potere centrale (il ricordo va inevitabilmente alla DC) che in parte assorbe dominandole e in parte emargina le altre componenti politiche. In sostanza è un tentativo di costruire un regime. Della costruzione di un regime fa parte essenziale un sistema istituzionale funzionale a questo disegno, che la Costituzione uscita dalla Resistenza non permette. L'attuale Costituzione ha permesso di distruggere la legge elettorale definita "porcellum" perché contraria ai suoi principi, anche se troppo tardivamente, dalla sentenza della Corte. La Corte ha salvato gli atti già compiuti da un parlamento eletto con una legge elettorale illegittima ma dopo avrebbero dovuto esserci nuove elezioni, con un nuovo sistema elettorale, possibile anche con quello uscito dalla sentenza. Invece no. Il parlamento a trazione del governo Renzi per le più disparate - spesso poco nobili -  ragioni ha approvato una legge elettorale ipermaggioritaria simile al porcellum e ha fissato l'asticella dei deputati nominati dai capi partito ad almeno i due terzi degli eletti della Camera. Innestando questa legge elettorale sullo scasso della Costituzione in corso di approvazione si avrebbe questo esito: il Senato diventerebbe una camera fittizia che avrà più poteri di quanti riuscirà ad esercitarne e con componenti non eletti dai cittadini, ai quali non debbono rispondere del loro operato. Faccio un esempio, se l'Italia dovrà decidere su pace o guerra l'unica sede in cui farlo sarà la Camera dei deputati, in quanto il Senato non conterà nulla. La Camera eletta con un sistema ipermaggioritario avrà la maggioranza di un solo partito, per di più con deputati in buona parte designati, guarda caso, dal capo del partito.
Con queste modifiche istituzionali su pace o guerra deciderà di fatto il governo e in particolare Renzi, semprechè non scopra che potrebbe vincere qualcun altro. In altre parole si prefigura un sistema autoritario, centralizzato, monocratico che nel nostro paese non c'è mai stato dalla Liberazione ad oggi. Si arriverà a qualcosa di molto simile al Sindaco d'Italia. Forse Renzi non è il primo ad auspicare questa soluzione ma è il primo ad essere in condizione di ottenerla.
A cosa serve questo enorme accentramento di potere ? Non è solo per desiderio di potere personale e nemmeno solo il tentativo di eliminare in radice i possibili contrasti. Parte dalla consapevolezza che l'Italia è prossima a decisioni forti, il rispetto dei parametri e il cosiddetto risanamento imporranno scelte che sposteranno drasticamente i rapporti di forza a danno dei lavoratori: Ci sarà chi comanda e chi è comandato, punto. Per questo il sindacato (quando è autonomo) è di troppo. Si pensa di imporre tagli importanti allo stato sociale, introducendo nella scuola come nello stato sociale processi di privatizzazione sempre più importanti. Ci sarà sempre più un uso spregiudicato, di regime, degli organi di informazione, con buona pace dei processi di diffusione delle informazioni. Agitare uno smartphone non salverà dalla riduzione drastica delle vere informazioni disponibili. Il futuro rischia di essere un selfi continuo con la presenza del Presidente del Consiglio, considerato eterno perchè dovrebbe essere rappresentato solo quello che il potere vuole. La crisi della destra berlusconiana può avere confuso una parte del Pd che ha finito con l'assumere una posizione di attesa del termine di questa fase per esaurimento naturale, sottovalutando i connotati culturali, politici necessari ad una valutazione critica. Quando questa fase si esaurirà anche il Pd non starà granchè bene, perché troppo coincidente con l'oggetto della critica. Quello che guadagna oggi verrà pagato caro.
Per questo chi ha un altro punto di vista di fronte al prevalere di una logica autoritaria, di dominio, che impone già oggi scelte non condivise, come è accaduto non solo sull'articolo 18 ma anche sulla scuola con una legge che rischia di deformarne seriamente la funzione, sull'ambiente con norme che hanno dato il via libera a scelte devastanti, è obbligato a scegliere un terreno di scontro non usuale come i referendum abrogativi o la rivendicazione del referendum oppositivo sulle modifiche della Costituzione. Se il parlamento non ce la fa, e non ce la sta facendo, a contrastare le scelte dominanti, se gli interessi politici prevalenti spingono ad approvare provvedimenti inaccettabili, resta solo la possibilità di fare appello ai cittadini, cercando di renderli consapevoli che le scelte in ballo sono di fondo e decideranno del futuro del nostro paese. Nessuna faciloneria nella scelta referendaria ma la consapevolezza che lasciar correre vorrebbe dire rinunciare a condurre una battaglia difficile ma inevitabile per rendere consapevole il paese dei problemi da risolvere e delle scelte da fare per evitare che metta radici una vera e propria torsione autoritaria. I referendum sono una via impervia ma è l'unica che resta per fermare il renzismo prima che diventi regime. Se a primavera inizierà una stagione referendaria che investirà, come sembra possibile, modifiche della Costituzione, legge elettorale, scuola, diritti di chi lavora potrebbe crearsi una diversa consapevolezza nei cittadini e potrebbe tornare la speranza che il regime targato Renzi non è l'unico futuro possibile. Aspettiamoci demagogia a non finire. Renzi insisterà sul taglio dei senatori, ma sarà facile rispondere che si potevano differenziare i ruoli delle camere e ridurre il numero dei parlamentari con altri meccanismi, indicati ad esempio dalla proposta di legge Chiti, ignorata dal governo. Altre scelte erano e sono possibili, a condizione che queste vengano bocciate.
Fermare è possibile, fermare è necessari. Salvare la Costituzione da manomissioni è un compito primario. Impedire derive su materie come lavoro, scuola, legge elettorale può prefigurare una novità politica. Mobilitare energie sociali e politiche, le coscienze di singoli, offre a tutti la possibilità di contribuire ad evitare una deriva preoccupante e che il nostro paese non merita.

Alfiero Grandi
Ricevuto via Mail tramite : newsletter-unsubscribe@alfierograndi.it

sabato 2 gennaio 2016

Se piove e se non piove

Oggi (2 gennaio 2016) in Lombardia piove,  l’aria è ancora pesante, ma fra poco la natura avrà sistemato momentaneamente il danno. Non va dimenticato ciò che è accaduto nel dicembre 2015. Qui ospitiamo l’intervento di Angelo Gaccione

NON PIOVE: GOVERNO STRONZO!
di Angelo Gaccione

Tranquilli, non cambierà nulla. Il parolaio di Firenze (Matteo Renzi) e il suo governo, hanno già da mesi autorizzato compagnie petrolifere e multinazionali di trivellare fondali marini, coste e terreni di ogni angolo d’Italia alla ricerca di petrolio e metano, e sui veleni dell’Ilva di Taranto avete visto com’è andata a finire. Tranquilli, non cambierà nulla. Sessantamila morti per inquinamento sono una cifra ridicola: il fumo da tabacco ne stende ogni anno venti volte di più. E poi i disoccupati sono milioni e i pensionati una caterva. Per raddrizzare la situazione dell’Inps dovremo far fuori almeno 5 milioni di anziani, e l’inquinamento al momento non permette questo miracolo. Dunque tranquilli.   Se proprio siete allarmati per la vostra salute, fate come il sindaco di Milano Pisapia: confidate nella meteorologia e sperate che piova. A proposito: mi meraviglio che nessuno dei suoi consulenti gli abbia suggerito finora di portare le reliquie di sant’Ambrogio in processione per invocare la grazia.                       Tranquilli, non succederà nulla. I soldi del Ministero della Difesa continueranno a sostenere le spese militari, le missioni armate all’estero ed il bilancio della Nato. I tetti delle vostre case e quelli degli edifici pubblici non subiranno traumi con pannelli solari e antiestetici impianti fotovoltaici. Del resto non possiamo dare un dispiacere ad Obama, si offenderebbe. Dunque tranquilli, mangiate il panettone in serenità, perché per i prossimi cinquant’anni potrete continuare a girare con le vostre macchine a gasolio e metano; scaldare a gasolio e metano le vostre case; bruciare i vostri rifiuti con inceneritori alimentati a gasolio; produrre e consumare a volontà. Incrementare i consumi non è l’imperativo categorico del nostro tempo? Ed il benessere della Nazione non si misura dalla quantità di rifiuti che produce, dal trionfo delle sue pattumiere? Tranquilli dunque, incrementate i consumi e consumate. Consumate e consumatevi! Presto la Libia sarà pacificata; più avanti anche la Siria, e ci saranno petrolio e gas in abbondanza da consumare e smaltire: i serbatoi delle vostre macchine e le pance delle vostre caldaie, saranno indispensabili. Tranquilli, potrà accadere che alcuni giorni all’anno, e per qualche ora, magari subito dopo le spese natalizie, se non pioverà per 90 giorni, vi si chiederà di rinunciare alle macchine. Pazienza, in fin dei conti qualche piccolo fastidio si potrà sopportare. E che sarà mai?

[Pubblicato sulla prima pagina di “Odissea” in Rete il 30 dicembre 2015]

venerdì 1 gennaio 2016

Comunicazioni

Crisi dopo la crisi  continua l’attività del blog la crisi 2009 nato il 30 marzo 2009. Tutti i post e i commenti del blog la crisi 209 sono stati importati su questo blog. Il blog lacrisi2009 continua come blog di collegamento.
Questo blog è dedicato ad argomenti di economia,  sociologia, politica;  con  riflessioni aperte al dibattito.
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