martedì 31 marzo 2009

LA CRISI 2009

31/03/09 - post iniziale di questo Blog
La Crisi del 2009 è originata dalla ricchezza e dalla finzione della ricchezza. Non è solo crisi di sovrapproduzione di prodotti che non riescono ad essere consumati, è anche crisi del "denaro". Una grande massa di capitale finanziario (accumulato dopo il secondo conflitto mondiale), fin dagli inizi degli anni 80, ha cessato di essere impiegata nello sviluppo industriale e nello sviluppo dei servizi; l'impiego è stato indirizzato all' "usura" e al "gioco".
Il detentore di capitale finanziario, soggetto sempre più anonimo e diffuso a livello planetario, non chiedeva l'investimento nell'impresa o in beni reali, chiedeva soltanto un accrescimento del capitale finanziario stesso a prescindere da ogni motivazione d'investimento. Le banche e le società finanziarie si sono prestate tutte a queste aspettative di accrescimento senza motivazione: hanno inventato strumenti finanziari di usura con tassi di interessi appetibili e strumenti finanziari di puro gioco per puntare sulle aspettative di accrescimento. In questo meccanismo perverso si è venuto a trovare il grande detentore di capitale finanziario ed anche il piccolo detentore di risparmio che si è affidato a banche e società finanziarie di gestione.Prestare denaro e puntare al gioco denaro; è stato questo il filo conduttore dei comportamenti economici da più di venti anni. Ma a chi prestare? A chi non ha, a chi desidera senza poterselo permettere, a chi vuole oggi quello che domani non è neanche sicuro di poter avere, a chi ha lo stesso mito dell'accrescimento. Di conseguenza classe media e ceti operai sono stati quelli che dovevano diventare i beneficiati dalle operazioni di prestito, quelli che dovevano essere convinti a consumare una ricchezza solo sperata. "Chiedi un mutuo e ti sarà dato", questa è stata la grande promessa di ricchezza in USA e si è diffusa in parte anche in Europa. Al posto di reali aumenti di stipendi e salari si sono surrettiziamente moltiplicati i prestiti. Le banche che dovevano assolvere al loro ruolo di valutazione del rischio, hanno scelto la strada di spostare il rischio sui risparmiatori e sull'intero sistema attraverso la costruzione di titoli "solo oggi chiamati tossici". C'è stata la corsa alla costruzione di meccanismi finanziari sempre più sofisticati e sempre più illusori: la cartolarizzazione di debiti in difficoltà, i derivati, i fondi speculativi. Il tutto sempre assistito da dotti manager con tanto di master nella scienza virtuale della moltiplicazione.
Le istituzioni pubbliche che dovevano sorvegliare i fenomeni economici erano tutte invaghite dal liberismo reganiano.
Si può uscire da questa crisi? Sì. Ma molti degli stessi difetti di oggi erano già presenti nella crisi del 1929 e non si sono tratti i dovuti insegnamenti.
francesco zaffuto
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(immagine – “ultimo equilibrio” china © francesco zaffuto)

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