lunedì 23 ottobre 2017

Veneto come la Sicilia o come la Catalogna? Lombardia dati nel caos informatico

IN VENETO
Alla generica domanda  "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?"  il Veneto ha risposto con un’affluenza del  il 57,2 per cento degli elettori alle urne. Il Sì è stato del 98,1 per cento. Il Referendum prevedeva il raggiungimento del quorum del 50%+1 dei votanti per la sua validità. Le votazioni sono state svolte con il tradizionale strumento cartaceo.
PRIME REAZIONI
ZAIA: "Noi chiediamo tutte le 23 materie, e i nove decimi delle tasse", ha detto il presidente del Veneto, parlando del 'contratto' che il Veneto presenterà al Governo per chiedere maggiore autonomia
Anche il Pd si attribuisce meriti. "Il quorum - dichiara Laura Puppato, senatrice dem - è stato raggiunto anche grazie all'indicazione del partito democratico del Veneto di votare 'sì', la Lega non può proprio intestarsi alcuna vittoria".

IN LOMBARDIA
Nonostante il voto elettronico lo spoglio dei dati è stato lentissimo
Alle ore 9 del giorno dopo i giornali non riescono a dare i dati dei votanti: qui di seguito in grassetto il comunicato di  sky24 :
“Spoglio a rilento: polemiche per la lentezza nella diffusione dei dati. Al voto il 37,07% degli aventi diritti anche se la stima del dato finale oscilla tra il 38 e il 39%. Nella provincia di Bergamo la percentuale più alta di votanti, Milano quella col dato più basso.
 Il Sì raccoglie il 95,3%, il No il 3,9% e le schede bianche sono lo 0,8%. Dalla Regione si spiega che "si sono registrate alcune criticità tecniche nella fase di riversamento dei dati" dei tablet e i dati definitivi saranno diffusi nel corso della giornata di lunedì…”
Il referendum in Lombardia era stato indetto senza stabilire un quorum e prudentemente il Governatore Maroni parlava di un risultato ottimo se raggiungeva il 34% dei votanti. Lo stesso quesito era stato posto in forma più articolata.
"Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell'unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all'articolo richiamato?".
Decollava anche il cosiddetto voto elettronico voluto dal Movimento 5 stelle con una spesa di 20 milioni in più per l’acquisto dei tablet.
PRIME REAZIONI
MARONI: "Deluso? Ma quando mai, sono felice di questo risultato, è superiore alle mie attese, questa è una giornata storica. Consolida la nostra forza per avviare il neo-regionalismo, abbiamo con noi milioni di cittadini"
In Lombardia il PD con  il sindaco Sala si era dichiarato per il Sì, mentre altri esponenti dello stesso PD si erano schierati per l’astensione.
 Anche i 5stelle si intestano la vittoria autonomista visto che avevano dato indicazioni di votare Sì ed in Lombardia erano stati i promotori del voto elettronico.


 L’evoluzione di quello che è accaduto il 22 Ottobre 2017 in Veneto è difficile da prevedere: il massimo che il Veneto può ottenere dallo Stato italiano è un’autonomia come la Sicilia (che tutto sommato non ha dato grandi risultati storici). Si accontenteranno i veneti o prenderanno la strada della Catalogna?  (fr.z)

venerdì 20 ottobre 2017

Il debito pubblico e i successi di Padoan

Il debito pubblico italiano al luglio 2017 aveva toccato il record assoluto di   2.300 miliardi
Ad agosto il debito delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.279,2 miliardi, in diminuzione di 21,3 miliardi rispetto al mese precedente.
 Questa notizia è stata salutata da Padoan come una specie di avvento di una nuova epoca,  ma nei fatti complessivamente da quando Padoan è ministro dell’economia con Renzi e con Gentiloni il debito è notevolmente aumentato.
 Auguriamo ulteriori successi per i prossimi mesi al ministro Padoan, ma restiamo molto preoccupati perché:
al febbraio 2014 il governo Letta chiuse con un debito di 2.107,2 miliardi
all’agosto 2017 siamo ad un debito di 2.279,2 collezionato da  Padoan (nei governi Renzi e Gentiloni), ebbene sono ben 72 miliardi di debito in più.

Alleghiamo qui sotto le tabelle del debito pubblico di tutti i governi dal 1975 al 2016

Tabelle in foto da

giovedì 19 ottobre 2017

SONO PER L’AUTONOMIA MA NON ANDRO’ A VOTARE

Qualche riflessione sulla domanda e sui tablet.
Il referendum del 22 giugno chiede genericamente più autonomia delle Regioni Lombardia e Veneto. Genericamente e non su qualcosa di ben preciso.
Ma se l’autonomia  delle regioni già esiste e se già esiste perfino una procedura per chiedere una maggiore autonomia su alcune materie; perché fare un referendum?
 Per avere più forza contrattuale rispondono i promotori. Come se l’autonomia fosse una squadra per cui fare il tifo. Eppure su alcune materie potrei preferire il centralismo  e su altre potrei preferire l’autonomia. Ma  non si parla di un contenuto, mi si chiede di scegliere e fare il tifo per una forma e per la squadra che la sostiene.
 Tra l’altro, e non è irrilevante,  che  i promotori e sostenitori di questa maggiore autonomia sono gli stessi che fino a poco tempo fa parlavano di indipendenza della Padania
 Sono per l’autonomia,  ma in questo modo preferisco non andare a votare.
Si aggiunge inoltre in Lombardia la sperimentazione di votare con il voto elettronico; che consiste nel digitare un Si o un No o Voto in bianco con la conseguente eliminazione della scheda cartacea elettorale.
 L’esperimento oltre ad essere costoso (una spesa di circa venti milioni di euro per l’acquisto dei  tablet) è oltremodo inquietante.
 Con il metodo del voto elettronico si introduce una enorme sproporzione di potere tra chi vota e chi conta i voti; una specie di “ti devi fidare”.
 Mentre con la scheda cartacea chi conta il voto sono un gruppo di uomini scrutatori con un presidente di seggio, con il voto elettronico  il conteggio è predisposto da una strumentazione informatica elaborata da una ditta di cui “ti devi fidare”.  Ti devi fidare di chi ha costruito il tablet, di chi l’ha predisposto per le operazioni di voto, di chi legge i dati del voto, di chi alla fine li riassume. Un riconteggio verrebbe a dare sempre gli stessi dati,  si dice che sono impossibili gli errori, e ti devi fidare.
 Chi ha predisposto il tutto ne sa più di te, molto più di te;  e c’è una vera e propria sproporzione di comprensione  tra chi vota, che a malapena comprende la funzione della carta e della matita,  e chi invece ha predisposto tutta la strumentazione.
 Il voto elettronico scompagina la struttura fisica del voto e  affida questo delicatissimo strumento di democrazia a una setta di informatici, che potranno al momento essere le migliori anime del mondo e in altro momento le peggiori anime del mondo.
 C’è chi auspica che tale meccanismo di voto possa in futuro diventare generale anche per le elezioni nazionali e c’è chi auspica per un futuro avveniristico la possibilità di votare da casa, anche senza alzarsi dal letto. Per il conteggio “ti devi fidare”.
 Sono per l’autonomia,  ma in questo modo preferisco non andare a votare.
Francesco Zaffuto

mercoledì 18 ottobre 2017

L’Italia non è un paese per giovani e …


L’Italia non è un paese per giovani e forse neanche per vecchi.
Dal Rapporto Italiani nel Mondo 2017 di Migrantes, emerge che dall’ITALIA
nel 2016 ben 124.076 persone sono espatriate, in aumento del 15,4% rispetto al 2015,  
il 39% di chi ha lasciato l'Italia nell'ultimo anno ha tra i 18 e i 34 anni
c’è pure un 9,7% ha tra 50 e 64 anni e sono i "disoccupati senza speranza" rimasti senza lavoro.
Dal 2006, la mobilità italiana è aumentata del 60,1%.
Le partenze non sono solo individuali ma anche di "famiglia", intendendo sia il nucleo familiare più ristretto, ovvero quello che comprende i minori sia la famiglia "allargata", quella cioè in cui i genitori - ormai oltre la soglia dei 65 anni - diventano "accompagnatori e sostenitori" del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale).
Nonostante la Brexit  il Regno Unito registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni, seguito da Germania, Svizzera, Francia, Brasile e Usa.
La regione con più abbandoni è la Lombardia, con quasi 23 mila partenze, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022). C'è però una regione che presenta un dato negativo, ed è il Friuli Venezia Giulia, da cui nell'ultimo anno sono partite 300 persone in meno (-7,3%).



lunedì 16 ottobre 2017

Le Vite Parallele del Jobs Act

Plutarco scrisse le vite parallele per evidenziare la similitudine di un filo conduttore tra due esseri umani che vivevano in contesti storici e periodi differenti.
Renzi è riuscito con il suo Jobs Act invece a determinare che due operai che svolgono le stesse mansioni nella stessa fabbrica vengano pagati e trattati in modo diverso.
Qui un link dell’Espresso che lo dimostra:

domenica 8 ottobre 2017

sabato 7 ottobre 2017

Il 13 ottobre no alla strana alternanza scuola-lavoro


Gli studenti il 13 ottobre 2017 non andranno a scuola e manifesteranno; anzi addirittura sciopereranno, poiché la nuova “Buona scuola” li ha fatti diventare lavoratori senza paga.
La cosiddetta alternanza scuola-lavoro è obbligatoria per tutti gli studenti dell'ultimo triennio delle scuole superiori, anche nei licei; ed è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola).  Il monte ore obbligatorio è di 400 ore negli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei –  e la frequenza a questa alternanza è stata considerata obbligatoria dalla nuova normativa ai fini dell’ammissione agli esami di maturità.

E’ accaduto però che quella che doveva essere una opportunità formativa nel campo del lavoro si è presto trasformata in una occasione di sfruttamento di manodopera gratuita e senza alcuna specifica formazione. Gli esempi sono stati tanti
e ora gli studenti si preparano a una lunga lotta contro questo giro di affari.
Questo aspetto della legge 107 va velocemente rivisto, va tolto il carattere di obbligatorietà e valorizzato il carattere di opportunità; e va anche eliminata l’assurda quantificazione in un monte ore.


 Se si vogliono organizzare esperienze lavorative debbono essere strettamente connesse con il profilo culturale e professionale che si sta costruendo a scuola.  Poche esperienze, veramente progettate e seguite dalla scuola stessa;  e con aziende che hanno voglia di investire sulla formazione dei  giovani e non approfittare di un’occasione per guadagnare su manodopera gratis o su prebende economiche stanziate dallo stato. (fr. z.) 

venerdì 6 ottobre 2017

Un lavoratore vale meno di un rifiuto

Si tratta del caso del licenziamento di Lisa dall’azienda di smaltimento rifiuti CIDIU S.p.A. dove lavorava da 10 anni. La lavoratrice aveva trovato un monopattino rotto tra i rifiuti destinati alla rottamazione e lo ha preso per riaggiustarlo e regalarlo a suo figlio: è stata licenziata per appropriazione indebita.
 In questo licenziamento ci vediamo una particolare cattiveria: un lavoratore vale molto meno di un rifiuto (e speciosamente si va a cercare la giusta causa per licenziarlo).
La lavoratrice sta lottando per la riassunzione  “Ora non ci dormo la notte. Sto davvero malissimo perché sono stata loro dipendente per 11 anni e con questo lavoro mantengo tutta la famiglia”.
In rete si può firmare una petizione su


Per maggiori dettagli vi rimandiamo all'articolo su RepubblicaArticolo su Repubblica.it

giovedì 5 ottobre 2017

Il sindacato si può cambiare ?

Le recenti frasi Di Maio nei confronti del sindacato sembrano mal poste e in qualche modo si aggiungono ai non lontani atteggiamenti tracotanti di Renzi nei confronti del sindacato.  Forse non è necessario preoccuparsi … ma …
Continua su …

giovedì 21 settembre 2017

Mense scolastiche: una minestra per tutti

E’ stata addirittura Save the children, nei primi di settembre 2017,  a denunciare lo stato di disagio in cui si vengono a trovare gli alunni nelle scuole italiane al momento del pasto nelle mense scolastiche.
http://arpaeolica.blogspot.it/2017/09/scuola-mensa-una-minestra-per-tutti.html

lunedì 18 settembre 2017

sempre normale essere sbranati da un pitbull

Una bambina di un anno è morta azzannata da due pitbull di famiglia. È accaduto a Flero, in provincia di Brescia. Grave ma non in pericolo di vita il nonno che ha provato inutilmente a salvarla.

Quando sono arrivati i carabinieri, per riuscire a entrare nel cortile dell’abitazione hanno soppresso i cani, la bimba era già senza vita. 

Proprio un anno fa il Ministero della Salute aveva prorogato l’ordinanza sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani. Dal 2008 invece l’ordinanza che prevede la lista delle razze pericolose è stata eliminata.

un altro caso di cui abbiamo dato notizia tempo fa

venerdì 21 luglio 2017

INPS e BOERI CONTENTI ? Ma per gli immigrati ...

INPS e BOERI CONTENTI ? Ma si tratta di un furto
“Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi in contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”
Egregio Dott. Boeri
Questa iniquità non solo riguarda i migranti ma anche tutti quegli italiani che non raggiungono i 15  anni di versamenti contributivi per accedere alla pensione di vecchiaia INPS. Tutto quello che hanno versato viene considerato inutile e incamerato dall’ente previdenziale.
Un giusto sistema previdenziale contributivo dovrebbe liquidare per quanto è stato versato agli italiani ed anche agli stranieri. I contributi per la pensione non sono IMPOSTE O TASSE;  sono CONTRIBUTI ed è ASSOLUTAMENTE INGIUSTO CHE VENGANO DA UNA PARTE RESI OBBLIGATORI E DALL’ALTRA PARTE INCAMERATI e NULLIFICATI SENZA ALCUNA PRESTAZIONE.
I lavoratori bianchi o neri o gialli vanno trattati con pari dignità; si evidenzia in questo frangente che anche  i lavoratori italiani non sono trattati con pari dignità e si discriminano quelli che (per particolare disagio occupazionale) non sono riusciti a mettere da parte contributi per 15 anni.

Due link: sulla dichiarazione di Boeri e sui requisiti per la pensione Minima agli italiani

lunedì 3 luglio 2017

SOLDI IMBOSCATI E RUBATI - articolo di Elio Veltri

Su invito di Angelo Gaccione, inserisco in questo blog l’articolo di Elio Veltri sui paradisi fiscali (fr.z.)
Già inserito su "Odissea" al link
http://libertariam.blogspot.it/2017/07/soldi-imboscati-erubati-di-elio-veltri.html
Questo scritto documentatissimo e inquietante di Elio Veltri, dà il quadro esatto di come il dibattito pubblico macina vento. Questioni capitali come quelle sollevate da Veltri non trovano udienza nei luoghi deputati per eccellenza: Parlamento, partiti, movimenti, ambiti politici e istituzionali, ma sembrano altresì scomparse, dal dibattito intellettuale e culturale del Paese. Come stupirsi, dunque, se come ha documentato su queste stesse pagine Franco Astengo, analizzando la disaffezione elettorale, una minoranza sempre più sparuta decide di recarsi alle urne? Non ci si fida più perché il Palazzo ha scelto deliberatamente di occuparsi del vuoto, in una indegna campagna di "distrazione di massa". Il Paese nel suo insieme deve tuttavia sapere, che o si prenderà coscienza di quanto Veltri segnala da anni, o la democrazia stessa (quel che ne resta), potrebbe presto trasformarsi in cadavere.  

SOLDI IMBOSCATI E RUBATI
di Elio Veltri

Cesare Beccaria, nel suo capolavoro “Dei delitti e delle pene”, che ha influenzato  la cultura giuridica e civile dell'Europa  più di qualsiasi altro libro, scrive:  “l'unica e vera misura dei delitti è il danno fatto alla nazione”.
Nei Panama Papers è comparsa la terza lista di italiani con società nei paradisi fiscali: dopo la lista Falciani e quella della banca  svizzera Credit Suisse, sede di Milano, è la volta dello studio legale Ramon Fonseca e Jurgen Mossak di Panama. Complessivamente, per quanto è emerso dalle inchieste dell'International Consortium of Investigative Journalists di cui fa parte L'Espresso, unico giornale italiano, si tratta di oltre 25 mila italiani che hanno imboscato circa 30 miliardi di Euro nei paradisi fiscali per non pagare le tasse. Una mega finanziaria. E poi dicono che non ci sono soldi! La ricchezza individuale nascosta nei paradisi fiscali viene stimata 7600 miliardi di dollari. Più del PIL di Germania e Regno Unito messi insieme e quattro volte il PIL italiano. Soldi sottratti al fisco, necessari  per gli investimenti a sostegno dello sviluppo, contenere il debito pubblico, garantire i servizi essenziali che di fatto si stanno privatizzando senza dirlo (quando per eseguire una mammografia o una colonscopia occorre aspettare un anno, la gente o rinuncia e non si cura o fa qualsiasi sacrificio e va dal privato che esegue gli esami in tempi brevi e magari lavora anche nell'ospedale pubblico dove le liste di attesa sono lunghissime). I magistrati penali si attivano e dopo 10-15 anni qualcuno dei pirati esportatori di capitali viene condannato. Ma i soldi non si trovano più perché basta un colpo di mous per spostarli in altri 10 paradisi fiscali. 
Inoltre è dimostrato che alcuni tecnici ben pagati e al di sopra di ogni sospetto, sono capaci di “lavare” il denaro sporco 4 volte in una giornata. La soluzione del problema è politica e amministrativa: l'Europa dovrebbe varare norme che prevedano la chiusura dei paradisi fiscali che si trovano e operano nei paesi europei ed embarghi finanziari per quelli degli altri continenti, accompagnati dall'annullamento dei rapporti e dalla chiusura di società, sedi ecc. che operano sul suolo europeo. L'Italia che per quantità di evasione, esportazione di capitali, corruzione, riciclaggio, economia criminale e sommersa è prima in classifica, dovrebbe presentare una proposta scritta alla Commissione Europea pretendendo che venga discussa, chiedere  il pronunciamento del Parlamento Europeo e la promozione di un Referendum o una Consultazione popolare Europea. Con una iniziativa di tale spessore sono assicurati il consenso dei popoli degli altri paesi e l'attenzione dei rispettivi governi. Nel frattempo in Europa e in Italia i soldi nascosti nei paradisi dovrebbero essere confiscati per consentire agli Stati di incassare le tasse e comminare  sanzioni pesanti accompagnate da sanzioni morali e civili. 
Per fare quanto propongo sarebbe necessario che chi ha potere di decidere si renda conto di quanto succede e lo consideri gravissimo, spregevole e criminale. Ma siccome Governo, Parlamento, Regioni, Comuni non ne parlano, devo concludere che non si sono accorti di nulla perché troppo presi dal teatrino della politica. Per esempio nessun capo del governo in questa legislatura ha pronunciato le parole CorruzioneEvasioneEsportazione di capitaliRiciclaggio,Economia mafiosa, assumendo l'impegno di farne una priorità assoluta e di rendere conto al paese ogni 6 mesi.
La  novità qualche anno fa era venuta dalla Troika: Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e OCSE che aveva deciso di approvare una “piattaforma fiscale comune” per recuperare i soldi imboscati e rubati. Purtroppo gli anni passano e nulla si muove. In Italia poi dichiarazioni che in altri paesi solleverebbero problemi nell'opinione pubblica e nei governi, passano inosservate. Ricordo che nel dicembre del 2009 il Procuratore della Repubblica Vito Zingani alla Gazzetta di Modena aveva dichiarato: Anche a Modena i soldi sporchi alimentano l'economia locale, quella onesta. Se per magia avessi il potere di sradicare il crimine dalla città, mi caccereste perché l'avrei rovinata”. Le parole pronunciate da un magistrato serio e preparato erano pietre. Ma nessuno ha replicato o si è scandalizzato. In tempi recenti Antonio Costa, ex responsabile ONU per la criminalità organizzata, intervistato da Report ha affermato che tra il 2007-2008 banche italiane e non solo, in crisi di liquidità, avevano preso soldi dalle mafie. Il meno che si potesse fare era di convocarlo in Parlamento, segretare l'incontro, farsi dire il nome delle banche e mandare a casa i banchieri responsabili. Nessuno si è meravigliato e le affermazioni sono state ignorate. 
Negli anni il nostro paese ha consolidato insieme alla Grecia il primato della incidenza dell'economia sommersa e criminale. Per cui,  una parte consistente della ricchezza del paese è sconosciuta all'erario, non paga le tasse, si alimenta di  corruzione e riciclaggio, viene esportata illecitamente. E viene alla luce solo quando la magistratura scopre reati connessi, dal momento che partiti, istituzioni e sindacati, anche padronali, non si accorgono di nulla. O se ne disinteressano. Vale la pena fornire qualche dato sull'incremento del fenomeno di anno in anno.
Economia sommersa: il Fondo Monetario Internazionale per gli anni 1999-2001 ha analizzato il sommerso in 84 paesi. Tra i paesi dell'OCSE l'Italia occupava il secondo posto con una incidenza del 27% del PIL, dopo la Grecia, a fronte di una media europea del 10-15%. Dopo alcuni anni, nel 2007, L'Eurispes dava valori più elevati pari a 549 miliardi di Euro su un Pil di 1500 miliardi circa. I dati ISTAT erano più contenuti. 
Nel 2010 Sergio Rizzo citava una stima di Kris Network of Business Ethics che valutava l'evasione fiscale italiana circa 300 miliardi di euro di cui una quarantina ascrivibili alla criminalità organizzata, compatibili con le gigantesche proporzioni dell'economia sommersa del nostro paese. Nel 2004, per evitare di scrivere castronerie in un libro, avevo inviato una lettera a Paolo Sylos Labini chiedendo se con una montagna di economia sommersa e criminale, un qualsiasi progetto di sviluppo, pur sostenuto da una concreta volontà politica, a suo parere potesse decollare. Questa la sua risposta: “Caro Elio, conoscevo già i problemi cui accenni nella lettera, ma vederne l'elenco sintetico mi ha molto impressionato. Alcune delle stime non sono e non possono essere precise, ma considerate le fonti, credo che gli ordini di grandezza siano quelli. Ce n'è abbastanza per essere angosciati”.
Convinti che nessun governo sarebbe mai stato in grado di tirare fuori il paese dalla crisi senza ridurre la quota di economia sommersa e criminale, l'evasione fiscale, la quantità di denaro sporco riciclato, equivalente al 10% del PIL, contrastare la corruzione diffusa valutata 100 miliardi all'anno, un gruppo di persone di buona volontà, alcuni dei quali competenti come Giorgio Ruffolo e Franco Archibugi, insieme ad Alessandro Masneri, Luigi Zanda e chi scrive, dopo avere lavorato sodo e messo nero su bianco, nel 2011 cercò di aprire un dibattito sull'argomento, abbaiando alla luna. Con la crisi è aumentata l'evasione e, soprattutto, l'esportazione di capitali. Secondo uno studio del nucleo valutario della guardia di finanza del ministero dell'economia, il 29% del totale dell'evasione è costituita da soldi portati illegalmente all'estero nei paradisi fiscali. 
La cifra mi sembrava enorme e ho pensato a un errore di scrittura. Ma mi è stata confermata con l'invio della  ricerca. Non so se anche noi dobbiamo comportarci come l'Her Majesty Revenue, il fisco inglese, che ha pubblicato le foto di 20 evasori lanciando un appello ai cittadini di segnalarli se li avessero visti. 
Quanto all'economia criminale, nel 2014  Bankitalia ed Eurispes la stimavano   200 miliardi di Pil. Per cui la mafie italiane si confermano prima azienda del paese, globalizzata e fiorente, tanto che i suoi beni (soldi, azioni e altri titoli, immobili e mobili) venivano stimati 1000 miliardi di euro, appena scalfiti dai sequestri e dalle confische. Nel 2009 Piero Grasso in una relazione depositata alla Commissione Antimafia affermava che le confische corrispondevano al 5% del totale, che le cosche dispongono di personale umano inesauribile e che i canali di rifornimento di droga non vengono individuati e quelli di riciclaggio non vengono neutralizzati. A conferma, nel 2014 la commissione antimafia presieduta dall'onorevole Bindi ha fatto un lavoro di verifica di tutta la legislazione antimafia, mettendo in evidenza la pochezza delle confische dei beni e l'assoluta inadeguatezza dell'Agenzia per l'amministrazione e la destinazione degli stessi. A conclusione del lavoro la Presidente ha inviato una dettagliata relazione al Parlamento. Non mi risulta che siano state convocate le Camere per discutere seriamente il problema, trovare le soluzioni con l'obiettivo di confiscare almeno la metà dei beni, venderli e destinare il ricavato alla diminuzione del debito pubblico. C'è di peggio: il codice antimafia che detta le regole per sequestri e confische, dopo l'approvazione della Camera, è fermo al Senato da due anni circa. Il che significa che non è considerato un provvedimento urgente e prioritario. Eppure, la lotta alle mafie si fa mettendole in mutande perché inquinano le istituzioni e parte consistente dell'economia legale, mettono a rischio la concorrenza e scoraggiano gli imprenditori degli altri paesi ad investire in Italia.
Molto interessante (ma quanti leggono?) Il Supplemento Statistico di Bankitalia
(Dicembre 2012) sulla ricchezza delle famiglie italiane. La Banca Centrale scrive:
”Alla fine del 2011 la ricchezza netta (reale come case, terreni, ecc. e finanziaria come titoli e depositi bancari, meno i debiti, i più bassi d'Europa) delle famiglie italiane era pari a circa 8619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140 mila euro pro capite e 350 mila euro in media per famiglia. La componente finanziaria dell'intera ricchezza superava i 3500 miliardi di euro ed era la terza al mondo, superiore a quella di Francia e Germania. Quanti, di questi 3500 miliardi, sono poco puliti, imboscati nei paradisi fiscali ed evadono il fisco? Quindi, un paese ricco, anzi ricchissimo, ma diversamente ricco perché la metà più povera della famiglie italiane deteneva il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco deteneva il 45,9% della ricchezza complessiva.
Nel mese di Luglio del 2014 il Governo Italiano alla Camera ha risposto a due Question Time ed ha comunicato che negli anni 2000-2012 lo Stato ha emesso ruoli di tasse accertate per 806 miliardi e, ne ha incassato 69: 9 euro per ogni cento che avrebbe dovuto incassare.
Dell'argomento si sono interessati alcuni giornali, ma nessuna trasmissione televisiva. Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria ha dedicato alla risposta del governo e all'economia sommersa da evasione e da esportazione di capitali una inchiesta fatta di molti articoli con titoli che si commentano da soli: “I globetrotter dell'evasione fiscale”, “Con la crisi la ricchezza vola nei paradisi fiscali”, “Lo Stato riesce a incassare solo nove euro su cento” ecc.
Eppure da mattina a sera, in tutte le sedi, si predica a favore della diminuzione delle tasse facendo finta di non capire che con una evasione fiscale che si aggira tra 150 e 200 miliardi di euro all'anno, per diminuire le tasse bisogna chiudere i servizi essenziali: scuole, ospedali ecc.
Nella riunione del G8 di qualche anno fa è stato il premier inglese Cameron a dettare l'agenda dichiarando guerra ai Paradisi Fiscali. Se Cameron e Obama avevano posto il problema e, con 30 anni di ritardo, si erano convinti della necessità di condurre una lotta seria all'evasione fiscale, alla corruzione e alla criminalità organizzata, è perché i conti non tornavano. Per lo Stato, infatti, il saldo tra l'attrazione di investimenti e la moltiplicazione di società esentasse o quasi, e l'evasione fiscale anche da esportazione di capitali, è negativo.

A chi chiedeva al prof  Ukmar cosa si può fare per neutralizzare i Paradisi fiscali, il grande fiscalista rispondeva: “Chiudeteli tutti”. In subordine “è necessario mettere al bando gli operatori che li usano”. Dei cinquecento miliardi sottratti ogni anno  alle entrate dello Stato sembra che nessuno si preoccupi, mentre la battaglia delle battaglie si fa sui vitalizi dei parlamentari, costo 180 milioni all'anno. La conseguenza di dequalificare ancora di più il Parlamento è da mettere in conto perché vi  entreranno solo nullafacenti, disoccupati e mascalzoni. Nessun professionista serio e preparato, infatti, chiuderà lo studio per qualche anno o rinuncerà alla sua professione, con il rischio di cambiare in peggio il tenore di vita personale e della famiglia.
Elio Veltri