ANSA - riporta che secondo l'ISTAT
rischia di chiudere un'azienda su 3
per la crisi generata dal COVID 19
seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell'occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l'esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell'anno
Particolarmente grave la crisi su alberghi e ristoranti - per la notizia vai al link sopra
riportato.
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mercoledì 8 luglio 2020
lunedì 26 marzo 2018
Il (possibile governo) e l’urgenza
Continuano tutte le ipotesi giornalistiche
su un possibile Governo che ci stordiscono la mente giornalmente. Continuano le
ipotesi di aggiustare reciprocamente i programmi dei vincitori delle elezioni. Ma una cosa è certa, esiste un’urgenza: un
reddito minimo di sopravvivenza per chi versa in condizione di disoccupazione.
Durante la campagna elettorale chi ha
posto il problema con una certa forza è stato il Movimento 5stelle, chiamandolo
reddito di cittadinanza.
Ora, indipendentemente da ogni possibile
denominazione, si tratta di un’urgenza,
di un s.o.s. nazionale sociale, e se non
sarà data una risposta cadranno tutte percentuali elettorali delle ultime
elezione. E può cadere anche la speranza di poter risolvere con il voto le
questioni sociali.
Renzi ed il PD non sono caduti in disgrazia
elettorale per strane motivazioni, ma perché non sono riusciti a rispondere al
problema cruciale del paese: lavoro e sostegno economico ai disoccupati.
domenica 11 marzo 2018
A margine di un drammatico caso di suicidio
Si è lanciato dal terzo piano
dell'ospedale Fatebenefratelli all'Isola Tiberina, a Roma, dove la moglie era
ricoverata per il parto....da poco aveva perso il lavoro.
Una riflessione su
http://arpaeolica.blogspot.it/2018/03/a-margine-di-un-drammatico-caso-di.html
Una riflessione su
http://arpaeolica.blogspot.it/2018/03/a-margine-di-un-drammatico-caso-di.html
mercoledì 20 settembre 2017
domenica 14 maggio 2017
i vecchi hanno un peso elettorale, i giovani no
Ecco la proposta che apre la campagna elettorale di Silvio
Berlusconi: "Tutti hanno diritto di vivere la propria vecchiaia in
maniera decorosa, senza preoccupazioni e senza privazioni materiali o morali.
Per questo garantiremo a tutti una pensione
minima di 1000 euro non tassabili per 13 mensilità, restituendo a tutti gli
anziani la dignità del loro passato di protagonisti nella società, per il
valore umano e l'esperienza di cui sono portatori".
sabato 13 maggio 2017
Disoccupazione, fare la giusta conta
La Banca centrale europea si è chiesta quale potrebbe essere la percentuale dei senza lavoro se si
togliesse il velo delle consuetudini statistiche. Ed è arrivata alla conclusione che
dal 9,5% stimato da Eurostat per
l’area euro si arriverebbe al 18%, quasi il doppio.
martedì 28 febbraio 2017
Renzi e il “lavoro di cittadinanza”
la foto qui allegata non è quella di Renzi;
per qualche maggior dettaglio sull'argomento ecco il link
http://creapaneelavoro.blogspot.it/2017/02/renzi-e-il-lavoro-di-cittadinanza.html
per qualche maggior dettaglio sull'argomento ecco il link
sabato 4 giugno 2016
5 giugno CH si vota per il reddito di dignità
Domani 5 giugno 2016 si vota in Italia per le
elezioni comunali.
Sì, certo è importante. Ma c’è un appuntamento
elettorale fuori dell’Italia che può segnare la storia:
il voto in Svizzera sul Reddito di Base
Incondizionato.
E’ difficile che questa conquista sociale possa
vincere il referendum, ma in questa battaglia sono importanti anche i dati di
una sconfitta. Per vedere se ci sono possibilità di modificare questa società capitalista
che espelle i giovani dal mondo del lavoro con l’automazione e non gli lascia
alcuna prospettiva.
sabato 2 maggio 2015
Di nuovo al 13 %, primo maggio addio
Di nuovo
al 13 % il tasso di disoccupazione, nonostante le misure del Jobs Act il mercato del lavoro non
riprende, ed aumenta la disoccupazione dello 0,2 rispetto al mese precedente.
Sono i dati di Marzo dell’Istat, che abbiamo conosciuto proprio il 1° Maggio. Dopo
i cali registrati a dicembre e a gennaio, quindi, si riconferma l’inversione il
trend negativo iniziato in febbraio. In termini numerici un incremento di
52mila disoccupati.
Purtroppo.
Si era intravista una piccola variazione positiva in gennaio e in febbraio, e si
era subito manifestato ottimismo
ma
purtroppo.
Qui non si
tratta di essere ottimisti o gufi, si tratta di trovare qualche rimedio per fare
ripartire l’economia, perché l’inceppamento sta producendo disastri.
Il lavoro
non riparte per tanti motivi:
bassi
investimenti pubblici per la stretta sul debito;
mancanza
di nuovi prodotti;
forte
concorrenza di manufatti prodotti all’estero a costi inferiori;
lavoro mal
ripartito con eccessi di straordinari;
la stessa
disoccupazione crea altra disoccupazione perché deprime i consumi delle
famiglie (i giovani non possono spendere e i vecchi con maggiorenni a carico
tendono a risparmiare al massimo);
ricchezza
mal distribuita (i ricchi, a differenza dei ceti meno abbienti e dei ceti medi,
tendono a tesaurizzare e non riportano nei consumi tutti i loro redditi);
tendenza a
ritirarsi dell’imprenditore italiano (c’è una sommatoria: quelli che non ce la
fanno e chiudono, quelli che vedono buio e chiudono prima del fallimento;
quelli che non riescono a trasferire ai figli l’attività perché i figli non
vogliono fare i lavori dei padri; quelli che chiudono perché hanno deciso di vivere di
rendita);
assenza di
imprenditoria pubblica (le imprese pubbliche vengono smantellate e quelle
private non nascono);
lavoro
nero (che non crea condizioni di sicurezza nel farsi una posizione);
malavita,
corruzione e pizzo (che in tante parti d’Italia scoraggia l’inizio di una
attività imprenditoriale);
mal
funzionamento della giustizia civile (che crea scoraggiamento negli
imprenditori);
forte
pressione fiscale sul lavoro;
All’elenco
sicuramente manca ancora qualcosa.
Il Governo, parlo di quest’ultimo, qualcosa l’ha
fatto:
ha tentato
di far riprendere i consumi con l’operazione 80 euro;
ha dato
dei vantaggi alle imprese che assumono a tempo indeterminato;
ha
diminuito le tutele ai lavoratori nuovi assunti per stimolare le imprese ad
assumere a tempo indeterminato;
è
intervenuto più volte in casi specifici di chiusure di grosse aziende;
ha
diminuito l’IRAP sterilizzandola dai costi del lavoro.
Fatti salvi gli interventi specifici per
salvare alcune aziende e la sterilizzazione dell’IRAP, gli altri interventi si sono rivelati poco
significativi: gli 80 euro non sono immediatamente ricaduti in consumi, e sono ricaduti
in buona parte nella debole tesaurizzazione delle famiglie spaventate; i
vantaggi alle aziende che assumono a tempo indeterminato, fino ad ora, hanno prodotto un aumento di contratti a tempo
indeterminato di lavoratori che prima venivano assunti a tempo determinato e
senza aggiungere nuova occupazione.
L’ampio
investimento usato per gli 80 euro se veniva utilizzato per creare una
indennità di disoccupazione allargata avrebbe prodotto una maggiore sicurezza e
il denaro destinato si sarebbe trasferito tutto sui consumi. Gli incentivi
contributivi per le assunzioni andavano date a quelle aziende che effettivamente
assumevano lavoratori in più rispetto all’anno precedente.
Allora due
investimenti inappropriati con le poche energie a disposizione.
Un altro elemento che va urgentemente
aggiunto: lo Stato e gli enti pubblici
debbono essere promotori per iniziative pubbliche di impresa, se non decolla l’impresa
privata deve esserci un cuscinetto di impresa sociale. L’impresa pubblica però
non deve diventare una spugna che assorbe energie monetarie pubbliche in
continuazione, dopo l’investimento iniziale ogni impresa pubblica deve essere
gestita con criteri di pareggio di bilancio.
02/05/2015
francesco zaffuto
sabato 29 novembre 2014
L’EUROPEO CAMERUN
L’europeo Camerun, che da poco si è rincuorato dalla possibile
scissione della Scozia, dice che gli
immigrati in Gran Bretagna sono troppi; e quando dice questo ci mette dentro
anche gli immigrati europei e i circa 550 mila giovani italiani che hanno
scelto il suo paese per migliorare il loro destino. Camerun
pensa all’introduzione di misure che permettano di non
garantire il welfare ai
cittadini di altri paesi europei per i primi 4 anni di residenza e di rimpatriare chi
è disoccupato da oltre sei mesi.
Dimentica l’europeo Camerun che tanti immigrati, europei e non, hanno scelto il suo paese “obtorto collo” per
imparare l’inglese, e che tanti portano
anche quattrini al suo paese. Essere
europei quando conviene e non esserlo quando non conviene è lo sport più
praticato dai politici europei (italiani compresi).
Riguardo al welfare, come
italiani, non abbiamo niente da insegnare a Camerun, visto che ancora non lo
abbiamo ipotizzato neanche per gli italiani; il nostro presidente Renzi ci sta
provando, ma intanto l’unica cosa sicura e che si chiamerà con due parole
inglesi Jobs Act.
Riguardo al trovare lavoro
c’è da dire che né Camerun e né Renzi
ipotizzano un collocamento ordinato con qualche regola data alle aziende.
Qualche regola sul
collocamento darebbe ai cittadini del proprio paese qualche garanzia nel
trovare lavoro e farebbe diminuire quella tensione che si sta cominciando a
creare tra lavoratori immigrati e disoccupati del paese ospitante.
29/11/2014 francesco zaffuto
Immagine – il gallo di Trafalgar Square
mercoledì 26 novembre 2014
Il quadro del Jobs Act
Malevic:
bianco su sfondo bianco
Il Jobs
Act è stato approvato dalla Camera,
tornerà al Senato per il via libera definitivo e subito dopo inizierà la
stesura dei decreti attuativi che daranno la forma finale al provvedimento. In pratica è stata predisposta una cornice, è
stato predisposto uno sfondo, è stato predisposto un foglio bianco con delle
misure, poi il Governo dovrà scrivere i decreti attuativi dentro tali limiti.
Provo ad
entrare nei diversi aspetti di questo quadro, mi sono permesso di aggiungere
qualche nota in viola.
Cambiano cassa
integrazione e ammortizzatori sociali.
Ci saranno modifiche
a costo zero perché gli ammortizzatori sociali saranno finanziati dalla
progressiva scomparsa della cassa integrazione in deroga. Il nuovo sussidio di disoccupazione, che
si chiamerà Naspi, dovrebbe coprire tutti coloro che perdono il lavoro,
compresi i circa 400mila collaboratori a progetto che oggi non hanno alcun
sostegno. Il sussidio pare che spetterà a tutti coloro che perdono il posto e hanno
lavorato almeno tre mesi. I dettagli saranno elencati dai decreti attuativi, ma
pare che nelle intenzioni del governo la Naspi durerà la metà dei mesi lavorati
negli ultimi 4 anni per un massimo di due anni e al massimo sei mesi, invece
per i lavoratori atipici. Se ciò non basta per ritrovare trovare lavoro: l'idea
è quella di aggiungere un assegno di disoccupazione a tutela di chi esaurisce
la Naspi: un sussidio che dovrebbe essere garantito solo a chi si trova in
condizioni di effettivo bisogno sulla base dell'Isee.
Siamo
di fronte a un sussidio di disoccupazione ben limitato, che non si può
considerare universale, e con una fonte di finanziamento limitata. Certo le
risorse che erano disponibili per l’operazione 80 euro non ci sono più, e il Governo
per la megariforma chiamata Jobs Act va a grattare il fondo del barile della
cassa integrazione.
Agenzia unica
e garanzia giovani.
Agenzia unica federale che dovrà servire a sviluppare la "Garanzia per i Giovani" chiesta dalla Ue che ha invitato tutti gli Stati membri ad assicurare ai giovani con meno di 25 anni un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato, tirocinio o altra misura di formazione, entro 4 mesi dall'uscita dal sistema di istruzione.
Agenzia unica federale che dovrà servire a sviluppare la "Garanzia per i Giovani" chiesta dalla Ue che ha invitato tutti gli Stati membri ad assicurare ai giovani con meno di 25 anni un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato, tirocinio o altra misura di formazione, entro 4 mesi dall'uscita dal sistema di istruzione.
Attenderemo
i decreti attuativi ma fino ad ora Garanzia Giovani è servita a ben poco e le
nuove premesse son sono di ampie vedute. C’è da
considerare che con questi anni di crisi i giovani sono invecchiati è hanno
superato i trenta anni anche senza aver iniziato un lavoro. Sono necessarie
liste di collocamento pubbliche legate a un qualche obbligo di assunzione dato
alle aziende almeno per il 50%, e lavori socialmente utili promossi da Stato ed
Enti locali per i disoccupati in sussidio di disoccupazione.
Contratto
unico di lavoro a tutele crescenti e articolo 18.
Riduzione della giungla dei contratti di lavoro, oggi ne esistono circa 40, e introduzione di un contratto unico a tempo indeterminato e a tutele crescenti. Come cresceranno tali tutele lo vedremo nei decreti attuativi, attualmente possiamo vedere quali saranno le possibili modifiche all’art. 18. Il lavoratore sarà incoraggiato a non fare ricorso al giudice con "buonuscite" più ricche. Se ricorre potrà avere un reintegro in caso di licenziamento discriminatorio o in caso di licenziamento disciplinare, se la misura disciplinare non risulta adeguata ai fatti accaduti. Se il licenziamento avviene per motivi economici dell’azienda, non ci sarà reintegro ma solo un indennizzo più o meno cospicuo a seconda degli anni di lavoro.
Riduzione della giungla dei contratti di lavoro, oggi ne esistono circa 40, e introduzione di un contratto unico a tempo indeterminato e a tutele crescenti. Come cresceranno tali tutele lo vedremo nei decreti attuativi, attualmente possiamo vedere quali saranno le possibili modifiche all’art. 18. Il lavoratore sarà incoraggiato a non fare ricorso al giudice con "buonuscite" più ricche. Se ricorre potrà avere un reintegro in caso di licenziamento discriminatorio o in caso di licenziamento disciplinare, se la misura disciplinare non risulta adeguata ai fatti accaduti. Se il licenziamento avviene per motivi economici dell’azienda, non ci sarà reintegro ma solo un indennizzo più o meno cospicuo a seconda degli anni di lavoro.
Anche
in questo caso occorrerà attendere i decreti attuativi, ma già si possono
prevedere gli effetti. Quale azienda ha mai esplicitato i motivi
discriminatori? In futuro per ogni licenziamento si cercheranno giustificati
motivi economici. Se i motivi economici sono difficoltà economiche dell’azienda
sono comprensibili, ma se i motivi economici sono una qualsiasi
ristrutturazione aziendale siamo solo alla ricerca di un maggior profitto o a
un camuffato motivo discriminatorio. Se
il giudice non può reintegrare per fasulli motivi economici in effetti si
introduce un libero licenziamento.
Controllo a
distanza.
Riordino del controllo a distanza "sugli impianti e sugli strumenti di lavoro".
Riordino del controllo a distanza "sugli impianti e sugli strumenti di lavoro".
Tema
che può entrare in contrasto con la tutela della privacy: può essere utile se
trattasi se trattasi di mappatura degli
strumenti aziendali e per intervenire nelle difficoltà della posizione del dipendente; può essere una
forma di violazione della privacy se diventa una telecamera sulla testa del
lavoratore e lo sorveglia ovunque vada. Anche qui i dettagli verranno
disciplinati dai decreti attuativi e occorre fidarsi del Governo.
Maternità e
ostacolo alle dimissioni in bianco
La delega prevede l'introduzione universale dell'indennità di maternità e il diritto per le lavoratrici madri parasubordinate all'assistenza anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Per contrastare la pratica delle cosiddette "dimissioni in bianco" sono previste "modalità semplificate per garantire data certa nonché l'autenticità della volontà del lavoratore in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro"
La delega prevede l'introduzione universale dell'indennità di maternità e il diritto per le lavoratrici madri parasubordinate all'assistenza anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Per contrastare la pratica delle cosiddette "dimissioni in bianco" sono previste "modalità semplificate per garantire data certa nonché l'autenticità della volontà del lavoratore in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro"
Finalmente
e raramente qualcosa di buono
Ferie
solidali.
Viene
data, infine, ai lavoratori la possibilità di cedere parte delle loro ferie
annuali retribuite a colleghi con figli minori malati gravi.
Un po’
come dire: noi non vi diamo un gran che ma se volte essere solidali tra di voi ve lo
permettiamo. Grazie!
Ora
dobbiamo attendere i decreti attuativi. Informazioni e commenti non sono certo
esaustivi, ma era necessario un primo esame veloce.
26/11/2014
francesco zaffuto
martedì 15 aprile 2014
80 euro e altro
Gli 80 euro promesse dal governo Renzi stanno cominciando ad assumere un carattere mitico, ci si aspetta dalla loro introduzione una inversione di marcia dell’economia. Provo ad aggiungere qualche riflessione.
La produzione di beni destinati all’esportazione ha avuto nel corso di un anno una debole ripresa, mentre la domanda interna di beni continua con i dati negativi e si riflette complessivamente sulla produzione generando a sua volta nuova disoccupazione.
I detentori di redditi elevati in Italia non hanno determinato un aumento complessivo della domanda interna; c’è stato un aumento di beni di consumo solo in alcuni settori di nicchia, un notevole aumento di tesaurizzazione e risparmio con un rivolgersi a titoli di debito pubblico e privato (ed anche ad oro), e una fuga di capitali verso l’estero. Il correre verso il risparmio non è stato solo determinato dal comportamento dei detentori di reddito elevati, ma anche dal comportamento di detentori di redditi medio bassi che per la stessa paura della crisi si sono astenuti da consumi considerati superflui; la stessa incertezza del lavoro per i figli ha determinato comportamenti prudenti di famiglie di genitori anziani; le difficoltà avute dai giovani nel formare nuove famiglie autonome ha determinato una ulteriore flessione della domanda di beni.
L’idea di operare sul cuneo fiscale determinando un immediato aumento dei redditi di lavoro bassi per 80 euro mensili può dare una qualche ripresa alla domanda interna di beni di cui in parte potranno beneficiare le aziende italiane a livello di aumento di beni venduti. Ho aggiunto “in parte” perché ovviamente la domanda non sarà rivolta esclusivamente a beni prodotti in Italia; in un mercato aperto si possono comprare “in parte” prodotti che vengono dall’estero. Quindi un effetto positivo gli 80 euro l’avranno ma non si può pensare ad un effetto magico di risoluzione di tutti i mali di una economia ingessata.
Non critico pertanto il governo Renzi per avere fatto la scelta degli 80 euro, la direzione è giusta, ma lo critico per non aver considerato nella scala delle urgenti priorità, come primo punto, un sostegno immediato a chi versa in condizione di disoccupazione.
Se si fanno le stesse considerazioni sulla domanda interna di beni, ogni sostegno dato ai disoccupati si traduce sempre in potenziamento della domanda interna di beni. E allora perché non si è posta l’urgenzasul sostegno universale a chi versa in stato di disoccupazione? Azzardo una ipotesi interpretativa: se debbo dare 640 euro come sussidio di disoccupazione ad un disoccupato tolgo dalle difficoltà uno (che forse sì o forse no mi darà un voto); con 640 euro riesco a dare 80 euro e accontento 8 detentori di redditi di lavoro bassi (sul forse sì o forse no, aumentano le possibilità di riconoscenza). La vastità della platea conta; ad essere cattivi si può ricordare l’operazione IMU sulla prima casa, che fece la “buonanima”, anche allora si volle cogliere la vastità della platea.
15/04/14 francesco zaffuto
Immagine – foto di 80 euro
La proposta del blog Crea pane e lavoro
domenica 13 ottobre 2013
occhio al razzismo
E’ tale il malessere che si vive nella nostra società al punto che anche la ragione e il buon senso possono cadere nel sonno. Abbiamo gente che muore in mare travolta e annegata, e abbiamo anche gente che si suicida perché non trova lavoro. Può accadere addirittura che il disperato che dovrebbe essere vicino all’altro disperato, per sua stessa condizione e natura, viva tale vicinanza come soffocamento.
Chi suona le sirene della politica fa calcoli su queste disgrazie, non voglio entrare nel merito se lo fa in buona fede o in mala fede, ma questi calcoli vengono fatti perché la condizione oggettiva di malessere esiste.
Qua non si tratta solo di decidere se l’immigrazione clandestina debba essere considerata reato o illecito amministrativo, non si tratta di decidere se deve valere il diritto del suolo o il diritto del sangue per la cittadinanza; si tratta di decidere se si può vivere o non vivere nella nostra società.
Abbiamo necessità ed urgenza di una legge sul lavoro che possa assicurare un welfare ai cittadini italiani disoccupati, solo in questo modo si può trovare anche la strada per dare un aiuto ai disperati che approdano al nostro paese. Se per questa questione essenziale non viene trovata una soluzione rischiamo di portare verso il razzismo anche i disperati.
13/10/2013 francesco zaffuto
immagine – Goya – il sonno della ragione
mercoledì 15 maggio 2013
Tre fatti violenti + uno
Ci sono stati tre fatti violenti che la cronaca delle ultime settimane ci ha sbattuto in faccia che pur nella loro diversità si somigliano:
- la sparatoria in piazza Colonna a Roma
- il massacro di passanti a Milano
- il rapinatore con una pistola giocattolo, già morto sepolto e dimenticato dalla cronaca (una breve nota in questo blog al disperato del mese di maggio )
Il rapinatore con la pistola giocattolo è già morto, non ci sarà un processo per lui, ha pagato tutte le conseguenze del suo gesto estremo con la vita, qualche strascico giudiziario resterà per il malcapitato gioielliere che ha sparato.
Per gli altri due fatti si attenderà la giustizia di un processo, ma le conseguenze non sono certo rimediabili dalla giustizia, non si potrà ridare la vita ai morti di Milano, sarà difficile il futuro di quel carabiniere ferito a Roma. Le conseguenze degli atti violenti resteranno anche per chi l’ha commesso, le loro vite saranno rovinate; il conto finale della violenza è sempre orrendo.
Ma dobbiamo pur chiederci qualcosa sull’origine questi atti, trovare una spiegazione e cercare di porre argini che impediscano nuovi fatti del genere. Non si è trattato di delitti passionali, né di delitti originati da appartenenze di clan, né di delitti di vera e propria criminalità. Quando si parlò della sparatoria di piazza Colonna a Roma, subito si sono sfoderati problemi psichici e anche ora per il gesto assurdo di Milano si spolvera la follia. Può darsi che gli stessi autori degli atti violenti possano ricorrere alla follia come estrema difesa e giustificazione dei fatti orrendi commessi; ma alla radice di questi tre fatti pare che ci sia la difficoltà di vivere in questa società: assenza di mezzi di sopravvivenza, mancanza di lavoro, mancanza di quel minimo di riconoscimento che va dato all’uomo.
Il malessere si traduce in arresa, in negazione di tutto e spesso in violenza contro se stessi con il suicidio, e in alcune personalità la violenza si scatena verso altri.
Cosa dire, infine, di quel disperato che giusto ieri si dà fuoco perché gli stanno togliendo la casa per debiti accumulati durante il suo periodo di disoccupazione.
Una società solidale non elimina completamente il malessere e la violenza, ma sicuramente la contiene e la diminuisce.
Per costruire una società solidale possiamo fare appello alle coscienze, possiamo fare meditazioni e raduni di preghiera, ma alla fine sono necessarie misure e provvedimenti di legge che deve prendere la politica. La generica condanna della politica non serve, occorre costruire una buona politica non legata a interessi di parte e personali; può anche non piacere questa strada ma non ce ne sta un’altra.
15/05/17 francesco zaffuto
immagine - Goya - il sonno della ragione
lunedì 29 aprile 2013
A partire dal 1 maggio 2013
Ai fini dell’applicazione dell’art. 1 della Costituzione italiana sono istituite presso i centri di impiego regionali e provinciali le liste di collocamento al lavoro con carattere obbligatorio e pubblico.
Ogni cittadino in condizione di disoccupazione e che cerca con urgenza un’occupazione può iscriversi a seconda delle sue capacità professionali alle liste di collocamento e come minimo a tre tipologie di mansioni.
Tutte le ditte private che assumono sono obbligate ad assumere tramite le liste di collocamento pubbliche per almeno il 70% delle assunzioni, sia per le assunzioni a tempo indeterminato e sia per le assunzioni a tempo determinato. Tutti gli organismi pubblici sono obbligati ad assumere tramite dette liste per il 100% delle assunzioni a tempo indeterminato e determinato, tranne per i posti soggetti a concorso pubblico.
Tutte le ditte private che dimostrano di assumere per il 70% tramite le liste di collocamento pubbliche potranno detrarre gli emolumenti corrisposti a questi lavoratori dalla base imponibile IRAP.
Le assunzione avverranno sulla base delle seguenti priorità: carichi di famiglia e precedenza per maggior tempo di attesa in collocamento.
Durante il tempo di attesa verrà riconosciuta una indennità di disponibilità al lavoro di 20 euro al giorno a carico dello Stato esente da ogni tassazione e tributo. Ai fini previdenziali e pensionistici i periodi di permanenza di iscrizione alle liste di collocamento sono riconosciuti come lavoro effettivo.
Il centro di impiego comunicherà al lavoratore in disponibilità il primo lavoro disponibile e il lavoratore sarà obbligato a prendere servizio. La mancata presa di servizio viene a comportare la cancellazione dalle liste per mesi tre e la sospensione dell’indennità per lo stesso periodo.
Durante il periodo di permanenza in disponibilità i Comuni possono utilizzare gli iscritti alle liste per lavori socialmente utili. In tal caso i comuni provvederanno a pagare al lavoratore altri 20 euro per l’effettiva utilizzazione giornaliera.
Ai fini del finanziamento di questi dispositivi vengono sospese tutte le pensioni superiori a 5.000 euro netti mensili e tutti gli emolumenti pubblici non potranno superare tale riferimento; e in caso di mancata capienza si farà riferimento alla fiscalità ordinaria proporzionale e progressiva.
Firmato da
… al momento solo io … SE IN QUALCHE MODO CONDIVIDETE RIPETETE QUESTO POST E FATELO ARRIVARE A SINDACALISTI E POLITICI
29/04/13 Francesco Zaffuto
domenica 28 aprile 2013
problemi psichici
problemi psichici
http://www.lastampa.it/2013/04/28/italia/cronache/sparatoria-davanti-a-palazzo-chigi-ferito-un-carabiniere-fermato-l-autore-gVLJhtqUiVdX5SiLhEbmyO/pagina.html
non avere lavoro
tornare a casa dai genitori a 49 anni
senza donna e senza un lavoro
problemi psichici
sperare in un colpo di fortuna al gioco
perché ti dicono
che solo se vinci
puoi sopravvivere
problemi psichici
e non sai più cosa fai
( correva gridando
“Sparatemi, sparatemi!”
e sparava )
Tempo addietro nella stessa piazza si era dato fuoco un 'altro con problemi psichici. (11/08/12)
http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/08/11/news/si_d_fuoco_davanti_montecitorio_italiano_in_gravi_condizioni-40759261/
e un altro dinanzi al Quirinale (18/10/12)
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/18/news/uomo_si_d_fuoco_davanti_al_quirinale-44792312/
c'è chi giura
per trovare un rimedio sociale ed economico
e non ha problemi psichici.
E che dire dei due poveri carabinieri,
di cui uno in gravissime condizioni,
che si sono trovati di fronte
a tale disperazione.
28/04/13 francesco zaffuto
domenica 14 aprile 2013
Ma esistono i sindacati in Italia?
Ma esistono i sindacati in Italia?
Me lo chiedo da tempo e sono stato per tanti anni un sindacalista.
Se osservo il livello di disoccupazione e lo stato del welfare in Italia posso dire che i sindacati in Italia non esistono.
Non esistono liste di collocamento pubbliche.
Non esiste la possibilità di trovare un lavoro se non conosci un datore di lavoro direttamente.
Sei iscritto a Centri di impiego regionali che non servono a nulla.
Sei selezionato da Centri privati che si divertono a fare selezione ed accumulare curriculum.
Se aspetti da un anno puoi ancora restare ad aspettare per un altro anno e nessuno ti chiama.
Le liste di collocamento pubbliche sono state cancellate da governi di sinistra e il sindacato è stato in silenzio.
Non esiste una indennità di disoccupazione per chi non ha mai trovato lavoro.
Viene tollerato il lavoro nero più in nero della notte.
La disoccupazione c’era anche prima della crisi e non faceva tanto paura al sindacato e solo ora si pone un qualche problema timidamente, aspettando il Parlamento, aspettando il Governo, aspettando i Grilli, passando da qualche trasmissione di Santoro.
Si è spazzata via ogni regola pubblica che regolasse il collocamento, accettando il liberismo più sfrenato e senza un minimo di welfare.
Mi vergogno di essere stato un sindacalista.
Ho fatto per 20 anni il sindacalista nella scuola e il precariato è stato sempre quello meno tenuto in considerazione; per un pelo non sono state spazzate via le graduatorie provinciali per far luogo alle chiamate dirette fatte dai dirigenti scolastici.
Mi vergogno di essere stato un sindacalista, essere sindacalista significa cominciare da quelli che non hanno un lavoro.
Vorrei ricominciare da capo
Gridando
Lavorare tutti lavorare meno
14/04/13 francesco zaffuto
martedì 9 aprile 2013
200 mila laureati disoccupati? Ma …
Nel 2012 sono stati 200.000 i disoccupati laureati tra gli under 35 anni. Lo dice l’Istat, che indica anche un aumento di circa il 28% sul 2011. Chissà quanti sono in questi primi mesi del 2013?
Per anni ci si è lamentati che in Italia c’erano pochi laureati. Ma ora cosa sta accadendo? Ce ne sono troppi? Sono laureati in materie che non hanno rilevanza sul mercato del lavoro?
E’ possibile che famiglie e società abbiano speso tanto denaro per tenere in piedi delle Università che sfornano disoccupati?
Possibile che le Università italiane servono solo per mantenere chi ci insegna?
E’ possibile che i laureati non possono fare nessun lavoro, neanche manuale perché vengono considerati impreparati su tutto?
E’ possibile che i laureati quando presentano un curriculum per un qualsiasi lavoro debbono addirittura nascondere di essere laureati, per evitare di essere scartati?
In quale lista di collocamento si possono iscrivere i laureati in Italia?
Come si può pensare di non avere una indennità di disoccupazione se sei un laureato disoccupato e che non trovi lavoro?
Perché la scuola non insegna anche qualche utile mestiere?
Perché la nostra cultura è così scissa dal costruire il pane?
Perché nessuno ti prende per un tirocinio se hai superato una certa età?
Perché siamo tutti delle buone colte animelle?
Perché Cacciari è l’unico filosofo in Italia?
Perché Sgarbi significa cultura?
Perché cultura e filosofia servono per litigare nei servizi di Santoro, altrimenti fai il disoccupato?
Intanto in Parlamento si aspetta …
Intanto chi ha votato Grillo aspetta ….
(qui riporto stralci di un post da
Ho una certa, triste, familiarità con le cosiddette "agenzie per l'impiego" (private) e con il (sempre cosiddetto) "Centro per l'impiego" della mia città. Da disoccupato, iscritto alle liste di mobilità/collocamento ormai da svariati (troppi) mesi, per lo più mi capitano lavoretti di pochi giorni (per fortuna con regolare contratto) ed è grazie a questi lavoretti che finora riesco a andare avanti. La cosa, però, sintomatica del fatto che né le agenzie per l'impiego né i Centri per l'impiego servano a qualcosa è data, secondo me, dal fatto che nessuno di questi lavori me li hanno mai trovati loro ...
........
Ma, dico io, a che cavolo servono questi seminari, tutti questi inservienti, le due segretarie, il relatore che ci dice cose che già sapevamo? Queste persone dovrebbero essere lì per noi, ovvero per aiutare e "instradare" (dare delle dritte che siano utili, dei consigli che valgano qualcosa) chi sta cercando lavoro... eppure la mia sensazione - nettissima - è che non fossero lì per noi, ma per loro: per lavorare loro, mentre noi - povera carne da macello - eravamo le capre che dovevano semplicemente assistere al loro spettacolino e giustificare il fatto stesso che loro invece fossero lì a lavorare. Io lo trovo l'ennesimo spreco di soldi italiani e non mi va che ci siano persone che mangiano sulla schiena di altre che invece non sanno dove sbattere la testa e per questo vi scrivo. Discorso molto simile per le "agenzie per il lavoro". Sono iscritto - io credo - a almeno una ventina di agenzie di questo tipo, sparse su tutto il territorio della regione in cui vivo e ...
Niente, nisba, nada... Sono anni ormai che nessuno mi chiama più per offrirmi niente, nemmeno il lavaggio di cessi (con tutto il rispetto che ho per chi fa un lavoro utile come il lavaggio di cessi)...
In Olanda, un mio amico mi informa che le agenzie private per il lavoro quasi non esistano e che il Centro per l'impiego (statale) lavori in questa maniera. Se tu dichiari di essere senza lavoro, devi dire quali sono le tue capacità, le tue qualifiche e cosa saresti disposto a fare. Dopo qualche giorno ti chiamano e ti offrono un lavoro; se tu rifiuti, hai un'altra possibilità: il Centro per l'impiego ti chiama e ti offre un altro lavoro che dovrebbe fare al caso tuo; se rifiuti sei fuori. Per tutto il tempo, da quando ci si rivolge al Centro per l'impiego fino alla seconda chiamata, si ha diritto a un sussidio, che viene revocato nel caso in cui il "chiamato" si rifiuti per la seconda volta. PROPOSTA DI ABOLIZIONE DELLE "AGENZIE PER L'IMPIEGO" E DEI CENTRI PER L'IMPIEGO DELLE PROVINCE E LORO SOSTITUZIONE CON AGENZIE STATALI SUL MODELLO DI QUELLA OLANDESE Non è un modo civile di condurre il problema della disoccupazione? Non è forse L'UNICO modo civile di farlo? Io credo di sì... Deve essere lo Stato a fare da tramite fra il lavoratore e le aziende, esattamente come avveniva una volta; non deve essere lasciato questo compito alle agenzie private che non hanno nessuna responsabilità al riguardo...
Ci stavano due tre cose da fare, magari costringere Bersani a farle, ma i grillini hanno scelto di fare gli incontaminati. Forse occuperanno il Parlamento per protesta, e il tempo scorre … tremendamente. (fr. Z.)
Immagine – Giurlanno e la storia – una ruota si mangia la testa del povero Giurlanno - Liborio Mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
venerdì 1 marzo 2013
Lo Stato e lo stato di necessità
Un nuovo Governo si deve insediare, anche con la sola fiducia tecnica iniziale, se poi non fa ciò che necessita lo si può buttare via; ma ora non si può perdere tempo perché c’è un ordine di priorità e di urgenza:
PANE e LAVORO
Reddito minimo per la sopravvivenza a chi non ha un lavoro e non ha mezzi di sussistenza.
Lavoro, mettendo in moto tutte le misure legislative e finanziarie necessarie
E’ facile sottrarsi e volere le mani pulite per chi un pasto e un lavoro ce lo ha; ma chi un lavoro non ce l’ha non può aspettare.
Allego parte del contenuto di un’intervista a professore Luciano Gallino – del 16 febbraio 2013 dal sito di Sbilanciamoci
Una rotta che nasce dalla necessità del lavoro. “In Italia, ci sono circa quattro milioni di persone fra disoccupati e non occupati. Di conseguenza, una ricchezza pari a decine di miliardi l’anno non viene prodotta e non diventa domanda, commesse per le imprese, consumi. Il risultato è che la disoccupazione crea disoccupazione”.
Per creare occupazione bisogna seguire l’esempio di Roosevelt. “Con il New Deal, lo Stato si è impegnato a creare direttamente occupazione e in alcuni mesi furono assunti milioni di persone”. Un New Deal italiano permetterebbe non solo di creare ricchezza, ma anche di risolvere annosi problemi. A cominciare dal suolo. “Il dissesto idrogeologico riguarda più di un terzo del Paese. È un campo in cui i soldi si trovano sempre a posteriori, quando sono stati distrutti o allagati interi quartieri o quando ci sono frane, morti. Allora sì che si trovano i miliardi per riparare i danni. Sarebbe meglio spenderli prima, oculatamente, in opere da individuare”.
Prioritaria è anche la terribile situazione delle scuole. “Il 48% delle scuole italiane non ha un certificato che assicuri che l’edificio è a norma dal punto di vista della sicurezza statica. È possibile che i ragazzi italiani vadano in scuole metà delle quali non è a norma dal punto di vista della sicurezza? Non si tratta di pavimenti sconnessi o rubinetti che perdono, o servizi inadeguati, ma di muri, tetti, fondamenta, che bisognerebbe rivedere e rimettere a norma”.
La miopia riguarda anche il potenziale punto di forza dell’Italia. “Il degrado del nostro immenso patrimonio culturale è per molti aspetti sotto gli occhi di tutti. Negli anni si è puntato a migliorare i punti di ristoro nei musei, insistendo sulla fruibilità da parte di pubblici sempre più vasti, invece di intervenire sulla catalogazione digitale, sulla tutela effettiva, sulla custodia. Un’azione mirata può creare centinaia di migliaia di posti di lavoro”.
C’è poi il problema della riconversione del modello produttivo. “Il modello produttivo attuale è finito nell’estate del 2007. È impensabile che i posti di lavoro che si sono persi in questi anni siano ricostituiti, ripercorrendo lo stesso modello produttivo. Processi come l’automazione e la razionalizzazione hanno soppresso quote impressionanti di posti di lavoro e molte imprese si dirigono sempre di più verso Paesi in cui i salari, le condizioni ambientali o fiscali sono più favorevoli. Occorrerebbe pensare a forme di ecoindustria, cercando di evitare errori e compromessi che hanno, in alcuni casi, caratterizzato lo sviluppo di nuovi settori, come ad esempio si è visto con la creazione di parchi eolici”.
Una riconversione che riguarda anche l’agricoltura. “Anche qui, l’epoca in cui la lattuga del Cile o i pomodori di un altro Paese facevano 10 o 20 mila km prima di arrivare sulla tavola di qualcuno probabilmente è finita. Il costo dei carburanti, degli aerei e della logistica stanno in qualche modo imponendo forme di consumi agricoli, consumi alimentari che non saranno a km zero, ma certamente non a km 10 mila o 20 mila, come è stato invece per molti anni. Il ministero dell’agricoltura dovrebbe occuparsi della riduzione dei km che pomodori, lattuga e formaggi e altro percorrono prima di arrivare sulle nostre tavole”.
Per creare occupazione, l’ideale sarebbe un’agenzia centrale. “So che a molti sale la temperatura quando sentono parlare di Stato che occupa le persone. Bisognerebbe creare un’agenzia centrale che determina i limiti e che incassa i soldi da varie fonti, magari appunto dallo Stato stesso o da una rivisitazione degli ammortizzatori sociali. L’assunzione diretta può essere affidata ai cosiddetti territori, al non profit, al volontariato, ai servizi per l’impiego, alla miriade di entità locali, comprese piccole e medie imprese”.
L’occupazione diretta servirebbe molto di più dei soliti incentivi. “Una miriade di rapporti e documenti testimoniano che, se voglio creare un posto di lavoro, è molto più conveniente dare mille euro al mese a uno che lavora piuttosto che trasformarli in sconti fiscali, contributi alle imprese, nel caso assumano qualcuno. L’assunzione diretta ha un effetto immediato sulla persona e sull’economia, perché il giorno dopo che ho versato a qualcuno mille euro di stipendio, quello li spende contribuendo così al lavoro di qualcun altro. L’incentivo all’impresa, lo sgravio fiscale, la riduzione del cuneo fiscale e altre cose del genere hanno, invece, effetti molto più ritardati”.
E sotto attacco finirebbero ancora i meccanismi di protezione sociale. “Quando si parla di riduzione del cuneo fiscale, si ha in mente la riduzione dei contributi per le pensioni, la sanità e altro. La riduzione dei contributi implica che qualcuno pagherà ticket sanitari più elevati, magari a fronte di mezzi familiari scarsi, o che subirà un’ulteriore riduzione della pensione. Si annuncia di ridurre il cuneo fiscale, ma non si precisa come si recuperano quei contributi che vengono a mancare”. Un modo sottile per continuare a prosciugare il welfare.
Ma come finanziare gli interventi proposti? Per capirlo, bisogna ragionare su vari aspetti. Innanzi tutto il ruolo della Banca Centrale Europea. “Noi non disponiamo di una moneta sovrana, dipendiamo da una moneta che per certi aspetti è una moneta straniera. Non vuole essere una polemica contro l’euro, perché le polemiche contro l’euro sono semplicemente idiote e non vorrei minimamente essere accostato a quelle. Resta, però, il fatto che, mentre la Federal Reserve può creare quanto denaro vuole, noi non possiamo prendere in prestito soldi direttamente dalla Banca centrale per creare occupazione”.
Il problema è che i soldi ci sono, ma non arrivano a destinazione. “Tra il novembre 2011 e il febbraio 2012, la BCE ha prestato alle banche 1.100 miliardi di euro, con un interesse dell’1%. E li ha prestati senza chiedere nulla. Alla fine, si è scoperto che soltanto un rivoletto di quei 1.100 miliardi è finito alle imprese, al lavoro, all’economia reale”. E allora? “Allora, è davvero politicamente impossibile pretendere in sede europea che la BCE presti soldi soltanto se questi vengono destinati, attraverso le banche, all’economia reale e se le imprese e le società non profit che li prendono a prestito firmano l’impegno scritto di creare occupazione?”
Un altro aspetto importante riguarda la cassa integrazione. “La cassa integrazione ha superato il miliardo di ore. È denaro che è sacrosanto spendere per sostenere le famiglie, per porre un argine alla disperazione. Tuttavia, invece di pagare 750 euro al mese con il vincolo di non fare nessun altro lavoro, si potrebbe pensare di aggiungere 300/ 400 euro a quei 750 e convertirli, così, in un salario pagato dallo Stato: lo scopo sarebbe quello di far assumere da imprese non profit, imprese private, servizi per l’impiego, comuni e regioni le persone in cassa integrazione che sono disposte a fare altri lavori. In questo modo, si produrrebbe ricchezza e molti soggetti da passivi diverrebbero attivi. Pensiamo ai benefici economici che si genererebbero attraverso i cosiddetti moltiplicatori”.
Le risorse potrebbero essere ricavate, poi, dal rivedere spese apparentemente insensate.“L’idea di comprare un cacciabombardiere, che pare pure pessimo dal punto di vista strategico e militare, impegnando circa 15 miliardi, a fronte dello scandalo disoccupazione, a me pare uno scandalo per certi aspetti altrettanto grave”.
Infine, sul piano del fisco, non si può prescindere dall’economia sommersa. “L’economia sommersa c’è da ogni parte, ma in Francia, Germania, Gran Bretagna, è tra il 5 e il 10% del Pil, mentre in Italia è al 22% del Pil. Tra l’altro, con la crisi, i tagli alle pensioni e le riforme cosiddette del mercato del lavoro, l’economia sommersa ha fatto ulteriori passi avanti e fornisce incentivi molto convincenti a chi deve fare i conti con ogni singolo euro per arrivare alla fine del mese. Ridurre l’economia sommersa al livello di Francia o Germania significherebbe, per lo Stato, incassare almeno 60 o 70 miliardi l’anno di maggiori imposte di vario genere, dall’Iva alle imposte dirette”.
Immagine – aula del Parlamento
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