mercoledì 15 maggio 2013

Tre fatti violenti + uno


Ci sono stati tre fatti violenti che la cronaca delle ultime settimane ci ha sbattuto in faccia che pur nella loro diversità si somigliano:
-       la sparatoria in piazza Colonna  a Roma
-       il massacro di passanti a Milano
-       il rapinatore con una pistola giocattolo, già morto sepolto e dimenticato dalla cronaca (una breve nota  in questo blog  al disperato del mese di maggio )
Il rapinatore con la pistola giocattolo è già morto, non ci sarà un processo per lui, ha pagato tutte le conseguenze del suo gesto estremo con la vita, qualche strascico giudiziario resterà per il malcapitato gioielliere che ha sparato.
Per gli altri due fatti si attenderà la giustizia di un processo, ma le conseguenze non sono certo rimediabili dalla giustizia, non si potrà ridare la vita ai morti di Milano, sarà difficile  il futuro di quel carabiniere ferito a Roma. Le conseguenze degli atti violenti resteranno anche per chi l’ha commesso, le loro vite saranno rovinate; il conto finale della violenza è sempre orrendo.
 Ma dobbiamo pur chiederci qualcosa sull’origine questi atti, trovare una spiegazione e cercare di porre argini che impediscano nuovi fatti del genere.  Non si è trattato di delitti passionali, né di delitti originati da appartenenze di clan, né di delitti di vera e propria criminalità. Quando si parlò della sparatoria di piazza Colonna a Roma, subito si sono sfoderati problemi psichici e anche ora per il gesto assurdo di Milano si spolvera la follia. Può darsi che gli stessi autori degli atti violenti possano ricorrere alla follia come estrema difesa e giustificazione dei fatti orrendi commessi; ma alla radice di questi tre fatti pare che ci sia la difficoltà di vivere in questa società: assenza di mezzi di sopravvivenza, mancanza di  lavoro, mancanza di quel minimo di riconoscimento che va dato all’uomo.
  Il malessere si traduce in arresa,  in negazione di tutto e spesso in violenza contro se stessi con il suicidio, e in alcune personalità la violenza si scatena verso altri.
 Cosa dire, infine,  di quel disperato che giusto ieri si dà fuoco perché gli stanno togliendo la casa per debiti accumulati durante il suo periodo di disoccupazione.
Una società solidale non elimina completamente il malessere e la violenza, ma sicuramente la contiene e la diminuisce.
 Per costruire una società solidale possiamo fare appello alle coscienze, possiamo fare meditazioni e raduni di preghiera, ma alla fine sono necessarie misure e provvedimenti di legge che deve prendere la politica. La generica condanna della politica non serve, occorre costruire una buona politica non legata a interessi di parte e personali; può anche non piacere questa strada ma non ce ne sta un’altra.
15/05/17 francesco zaffuto
immagine - Goya - il sonno della ragione