venerdì 24 maggio 2013

La Cina, il Giappone, i capricci della borsa e noi …


In Giappone la Borsa di Tokyo è recentemente (23/05/13 – giovedì nero) calata a picco con un -7,32%;  i motivi che ci hanno propinato gli osservatori economici sono del tipo (riporto da agenzia Reuters): 

http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL6N0E424C20130523

“l'indice dei direttori d'acquisto della Cina ha mostrato la prima contrazione a maggio negli ultimi sette mesi a causa di una domanda debole”.

"Sul Giappone poi c'è stata la tempesta perfetta: al rintracciamento di ieri dell'America, che in automatico ha messo pressione sul mercato che era salito più di tutti, si è accompagnato il dato del Pmi della Cina".

 

 Si capisce ben poco, ma detta in malo modo e con un po’ di chiarezza: tutti gli speculatori internazionali che si aspettavano una continua crescita della Cina ora avanzano qualche preoccupazione e corrono ai ripari; aziende Giapponesi, Americane ed Europee legate allo sviluppo infinito della Cina vengono poste sotto osservazione dai mercati sempre pronti a svendere.

 Positivo, negativo, bello, brutto, sono aggettivi che per l’economia mal si addicono ma vengono spesso usati come variabili per definire una economia meteorologica.   Andiamo un po’ sui fatti umani per capirci, perché alla fine sono gli uomini che sopporteranno l’economia.

 La Cina si è sviluppata industrialmente a ritmi sempre più crescenti; ha puntato sulle esportazioni e sulla mano d’opera a bassissimo costo. Si è potuta tenere una mano d’opera a basso costo per due motivazioni:  una grande miseria ed una impossibilità di organizzarsi liberamente in sindacati. La Cina è riuscita a piazzare i suoi prodotti sui mercati internazionali con prezzi di grande concorrenza; ma l’abbassarsi della domanda di beni a livello internazionale, che ha influito sulla produzione europea, americana e giapponese, ora va a influire sulla stessa Cina.

 La Cina potrebbe di nuovo riprendere il suo ritmo di crescita se si crea una domanda interna  e potrebbe in qualche modo crearsi con un aumento dei salari.

 Il grande sviluppo del capitalismo cinese dovrebbe cambiare rotta

http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2013/05/09/Nipote-Mao-riccona-web-insorge_8680543.html

 Paradossalmente la Cina (paese capital/comunista)  ha bisogno di socialismo e di libertà, ha bisogno di costruire una economia più solidale e rivolta al benessere dell’uomo. Ha gli stessi bisogni  dell’Europa, del Giappone, dell’America:  lavorare per star bene e non solo per fare arricchire un pugno di capitalisti.

24/05/13 francesco Zaffuto

 


Immagine fuori testo – testa di drago cinese – da http://italiani.asia/2011/10/cina-in-10-minuti/

4 commenti:

  1. Caro Francesco, sono momenti difficili! E non solo per la borsa Cinese e del Giappone, ma di tutto il mondo...
    Tomaso

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  2. Si, certo che ha gli stessi bisogni degli altri paesi, ma riuscirà a capirlo? Oppure questa è la prima di future ripetute crisi?

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    1. Potremmo dare qualche esempio noi europei, ma anche noi brancoliamo ... ciao

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  3. Ma i dirigenti cinesi mi sembrano perfetti discendenti dei mandarini imperiali, pertanto, autocrati ciechi.

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