mercoledì 8 maggio 2013

… ai posteri ma …



Comprensibile il gesto e le frasi del consigliere regionale Ambrosoli che ha lasciato l’aula nel momento della commemorazione della morte di Giulio Andreotti.
"Ho una storia personale che si mischia" coi lati oscuri di quella di Giulio Andreotti, "ma non è il caso di fare polemiche: è giusto che le istituzioni ricordino gli uomini delle istituzioni, ma chi ne fa parte faccia i conti con la propria coscienza"

Come non ricordare che il padre di Ambrosoli fu ucciso per le indagini su Sindona (banchiere “emerito” molto vicino ad Andreotti).  E come non ricordare quella incredibile frase pronunciata da Andreotti a proposito dell’omicidio Ambrosoli: “se l’andava cercando”.

Il tutto ora viene affidato alla Storia
Giorgio Napolitano scrive alla famiglia, riserva alla storia il giudizio sul personaggio. Sulla lunga esperienza di vita di Andreotti e sull'opera da lui prestata in molteplici forme, nel più vasto ambito dell'attività politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico- dice il capo dello Stato.

E  qui cadiamo nuovamente nel luogo comune. Nella sua poesia il 5 maggio, Manzoni disse  “… ai posteri l’ardua sentenza”;  ma leggendo con attenzione la sua poesia scopriamo che è molto più intensa di questa frase,  si sofferma sulla misera illusione del potere e sull’uomo distrutto dalla Storia. Se guardiamo con il luogo comune alla Storia ci riduciamo ad un Manzoni buono per il biglietto delle cento mila lire.
La Storia, sì, la Storia ... come se potesse darci qualche elemento di verità postuma.  Ma cosa ricordiamo noi di Pericle?  Ben poco: qualche documento poco probabile, qualche ipotesi.  La Storia è anche polvere che si deposita  sui ricordi, la verità ci necessita per vivere il nostro quotidiano.  Della storia possiamo  ricavare un qualche insegnamento vago per essere prudenti e diffidenti.
08/05/13 francesco zaffuto
Immagine – Manzoni nella banconota delle cento mila lire