Visualizzazione post con etichetta finanziamento ai partiti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta finanziamento ai partiti. Mostra tutti i post

giovedì 18 giugno 2015

CHISSA' CHI sta firmando per il 2 per mille ai partiti?

CHISSA' CHI sta firmando per il 2 per mille ai partiti?

L’elenco dei partiti finanziabili sta nelle lista dell’Agenzia delle entrate a questo link:
Ma ci sono cittadini che stanno apponendo in questi giorni la fatidica firma?
Nel 2014 fu un vero flop solo 16.500 contribuenti decisero di utilizzare questo canale, per un totale di circa 325mila euro per tutti i partiti. Vale la pena di ricordare che la legge aveva previsto una copertura, per il 2014, di oltre 7, 75 milioni di euro.
Ci sarà un flop anche quest’anno???????
 Per quest’anno lo stanziamento massimo previsto è invece di 9,6 milioni, che saliranno a 27,7 milioni nel 2016 e 45 milioni nel 2017.
Ma occorre fare attenzione
Il paradosso del fallimento del 2 per mille è che anche lo Stato risparmia, perché se i cittadini non firmano non possono arrivare soldi ai partiti per la parte non espressamente destinata. Ma la torta continua ad essere negli anni sempre più appetibile;  occorre avere la massima vigilanza,  perché basta cambiare di poco la legge, adeguarla alla normativa dell’otto per mille,  e si avrebbe l’effetto di una destinazione in proporzione anche per la parte di finanziamento non espressa con le firme, e la torta sarebbe di nuovo perfetta per chi se la deve mangiare.

18/06/15  francesco zaffuto

sabato 14 dicembre 2013

il 2 per mille dei partiti

Il governo Letta ha fatto una accelerazione per dimostrare che toglie il finanziamento ai partiti e lo vara per decreto (ma entro 60 giorni deve pur sempre essere approvato dal Parlamento).

Ripeto in buona parte quanto già detto in un post del maggio di quest’anno.

Dove sta la grande novità delle misure del governo  Letta?
  Si tratta sempre di un finanziamento perché viene dalle imposte che gravano sui cittadini;  un due per mille che dovrebbe incassare lo Stato che viene destinato ai partiti; anche le stesse detrazioni d’imposta per le donazioni volontarie sono nei fatti un minore introito fiscale dello Stato.  
 La novità sta tutta nel fatto che i partiti vengono trattati come le chiese e come le ONLUS di beneficenza a cui attualmente si può stanziare l’8 per mille e il 5 per mille.
 Ma i partiti sono come le chiese e come degli enti di beneficenza????
 Direi proprio di no,  sono dei gruppi associativi che intendono gestire la cosa pubblica, sono quello che di fatto diventerà CESARE.
  La Costituzione nell’istituire CESARE protegge la libertà dei cittadini con il suo articolo 48.
Art. 48 Costituzione
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. …

 Questo articolo parla espressamente di uguaglianza nell’espressione della volontà, libertà e segretezza. La segretezza tutela la stessa libertà.  Firmare su un modulo fiscale nei fatti elimina la segretezza e rende palese l’intenzione di voto e l’orientamento politico.  

 L’unico aspetto positivo di questo provvedimento del governo Letta è quello che: ove il cittadino non fa la scelta la parte del 2 per mille rimane allo Stato. Sempre che questa condizione non venga cancellata in una fase successiva.

 Riguardo al finanziamento dei privati si è posto un limite di 300.000 euro l’anno, fatta come donazione di un singolo (bontà sua, ma Bondi l’ha considerato un tradimento di Alfano ).

 Infine, occhio, che questa legge porterà forse qualche timido beneficio alle casse dello Stato a partire dal 2018, perché entrerà in vigore gradualmente per evitare traumi ai partiti che ancora vivono con il vecchio finanziamento.

 Se proprio si voleva mantenere un finanziamento si poteva stabilirlo in base allo stesso numero dei voti ricevuti in sede elettorale, liberi e segreti. Bastava limitarlo ad un euro per ogni voto, ma noi in Italia siamo un po’ complicati.

14/12/13 francesco zaffuto


Immagine – il bauletto del tesoro, tipico dei film sui pirati

sabato 1 giugno 2013

Il finanziamento ai partiti o c’è o non c’è

Se non c’è,  non si possono inventare artifici come quelli tirati fuori dal Ddl del Governo.
"A decorrere dall'anno finanziario 2014 - si legge nel testo - ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito (IRE) a favore di un partito o movimento politico iscritto nella seconda sezione dell’elenco di cui all’articolo 9". 
 Oltre a questo nuovo meccanismo ci saranno detrazioni fiscali per chi farà donazioni ai partiti  del 52% per gli importi fra i 50 e i 5.000 euro e del 26% per tutti gli altri fino a un massimo di 20mila euro.  Questo per quanto riguarda le possibili detrazioni, ma non si pone alcun limite all’ammontare delle donazione che può fare un singolo privato o una società privata, i ricchissimi potranno sempre determinare la politica e le sue scelte.
 Il nuovo sistema ( per non presentare rischi per i partiti, che ancora non hanno idea su come potranno comportarsi i cittadini)  andrà a regime  in tre anni.
 Dove sta la grande novità? Si tratta sempre di un finanziamento perché viene dalla fonte imposte che grava sui cittadini;  un due per mille che dovrebbe incassare lo Stato viene ad avere per destinazione i partiti e le stesse detrazioni sono nei fatti un minore introito fiscale dello Stato.  Allora sotto il profilo dei soldi si tratta di un finanziamento e sotto il profilo del meccanismo avviene tramite una pubblica legge.
 La novità sta tutta nel fatto che i partiti vengono trattati come le chiese e come le ONLUS di beneficenza a cui attualmente si può stanziare l’8 per mille e il 5 per mille.
 Ma i partiti sono come le chiese e come degli enti di beneficenza????
 Direi proprio di no,  sono dei gruppi associativi che intendono gestire la cosa pubblica, sono quello che di fatto diventerà CESARE;  e va ben distinto il modo di dare a Cesare e il modo di dare a istituzioni religiose e benefiche.
 La nostra società che si basa sul pensiero illuminista vuole proteggere i cittadini nelle sue libertà politiche, e CESARE viene istituito con le elezioni.  La Costituzione nell’istituire CESARE protegge la libertà dei cittadini con il suo articolo 48.
Art. 48 Costituzione
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. …

 Se un finanziamento si fa derivare dalla volontà dei cittadini non si può prescindere dall’art. 48. Questo articolo parla espressamente di uguaglianza nell’espressione della volontà, libertà e segretezza. La segretezza tutela la stessa libertà.  Firmare su un modulo fiscale nei fatti può eliminare la segretezza, e rendere palese l’intenzione di voto e l’orientamento politico.  Niente di male per chi vuole manifestare pubblicamente la propria appartenenza, ma invitare tutti i cittadini a farlo con un dispositivo di legge pubblico va verso una società totalitaria dove tutto è controllato o controllabile, e contrasta con l’art. 48.
NON SI PUO’ FARE CARTA STRACCIA DELLA COSTITUZIONE
Se proprio si vuole mantenere un finanziamento esso  può essere stabilito solo in base allo stesso numero dei voti ricevuti in sede elettorale, liberi e segreti. Non ci può essere altro strumento o forma per stabilirlo tranne che il voto espresso in massima libertà.  Si dica se si vuole dare un euro per ogni voto o un cent o 1.000 euro, in modo che ci sia la massima chiarezza sul peso.  Si dica quanto e i cittadini sapranno che recandosi alle urne daranno un voto e un euro. Quello che pesa sui cittadini non è solo il metodo ma la reale quantità.

 31/05/13 francesco zaffuto
immagine - una vecchia cassa di un tesoro

martedì 25 settembre 2012

Il bottino


La festa mascherata di Fiorito,
 ha fatto emergere l’entità del bottino:  da uno stanziamento di un milione di euro, in un paio di anni, si è passati a 14 milioni di euro destinati ai consiglieri della regione Lazio. In pratica tutti i consiglieri della maggioranza e dell’opposizione potevano accedere a questo grande bottino.
Lo scandalo viene attribuito alla megafesta e alle appropriazioni indebite che ci sono state;  ma la questione essenziale è l’entità del bottino che è stato messo a disposizione dei consiglieri del Lazio. Anche se spesi “bene” per la loro “attività politica” rimane tutta la nefandezza dell’atto di rapina alla collettività. Pagare con i soldi della collettività propri atti di propaganda elettorale, spazi pubblicitari nelle TV private,  congressi e cene di lavoro, non si può considerare meno dannoso o meno gravoso per la collettività.  Se si considera, inoltre, che questo finanziamento ai consiglieri è aggiuntivo allo stipendio percepito come consiglieri e al cosiddetto rimborso delle spese elettorali ai partiti (che viene percepito su base nazionale e regionale)  siamo di fronte a un bottino senza limiti.
I costi della politica delle regioni inseguono nello spreco quelli dello Stato e regioni come la Sicilia hanno poco da invidiare al Lazio
Giorni addietro la Camera dei deputati ha cercato di mettere una pezza  rendendo pubblici per il futuro i bilanci dei gruppi parlamentari, il Senato ancora tarda sull’aspetto della trasparenza.
 La trasparenza è sicuramente una necessaria lente per migliorare la vista sul bottino ma è urgente porre un limite al bottino.
25/09/12 francesco zaffuto

Immagine – baule del tesoro

lunedì 17 settembre 2012

Commovente ….


La Margherita (o l’ex Margherita) restituirà 5 milioni di euro allo Stato.
E’ quello che rimane dopo la razzia Lusi; dopo gli spaghettini che costavano 180 euro, dopo le ville lussuose comprate dal tesoriere. Erano proprio tanti quei soldi dati dallo Stato alla Margherita; sono proprio tanti i soldi che lo Stato dà ai partiti, sarebbe il caso di ridurli notevolmente. (f.z.)
Immagine proprio fuori testo – lacrime – particolare della Strage degli innocenti di Giotto

martedì 10 aprile 2012

Finanziamento ai partiti, dubbi atroci


I partiti, dopo il referendum (aprile 1993) che abrogava il finanziamento pubblico con il 90,3% dei voti (ben 31.225.827 di voti espressi), hanno avuto la faccia tosta di varare l’aumento dei rimborsi delle spese elettorali nel dicembre 1993. Con il potenziamento del rimborso delle spese elettorali nei fatti reintrodussero il finanziamento pubblico ai partiti abrogato con il referendum.
Il rimborso delle spese elettorali è un assurdo sul piano logico: lo Stato non può rimborsare sulla base della lista effettiva delle spese il partito A con € 1.000 per manifesti e volantini e nel contempo rimborsare il partito B con € 10.000 per manifesti e volantini, accettando la logica del più spendi e più ti rimborso; sarebbe una logica aberrante e verrebbe a premiare i partiti che d’azzardo spendono di più; di conseguenza il rimborso deve per forza fare riferimento al risultato dei voti in modo forfettario. Il meccanismo del rimborso è solo la scusa per gli idioti, nei fatti si tratta di un pubblico finanziamento ai partiti.
Ricordo che nel 93 al referendum votai per l’abrogazione del finanziamento; oggi alla luce della discesa in campo politico di un miliardario, e con tutte le vicissitudini vissute in Italia, avrei molti dubbi e penso che valga la pena di fare una ulteriore riflessione.
Mi pongo alcune domande, la prima è questa: la natura di un partito è pubblica o è privata? Potrei rispondere che la natura in origine è privata perché parte dall’iniziativa di singoli individui che intendono consociarsi insieme per fare qualcosa; ma le conseguenze di questo fare sono integralmente pubbliche perché si ripercuotono nell’organizzazione dello Stato e nelle decisioni di legge dello Stato stesso; se vogliamo dare peso ai fatti possiamo dire che la natura di un partito è pubblica.
La seconda domanda che mi pongo è: il solo finanziamento privato cosa determina?
Può determinare che i partiti sostenuti dai cittadini con più mezzi monetari diventano potenti e i partiti sostenuti da cittadini con pochi mezzi monetari potranno fare ben poco o sparire. Poiché il finanziamento privato spesso determina commistione di interessi, il lobbismo che in qualche modo condiziona la vita politica finirebbe per condizionarla in modo integrale.
La terza domanda che mi pongo è: quale danno è più grave, quello di un esclusivo finanziamento privato o quello dell’esistenza di un finanziamento pubblico?
Il costo (o danno) di un finanziamento pubblico per i cittadini è ben definito dall’entità delle somme stesse del finanziamento pubblico; il danno di un esclusivo finanziamento privato non è quantificabile. Con l’esistenza del finanziamento pubblico la magistratura (e anche la stessa pubblica opinione) può entrare nel merito del quanto e nel merito del come va speso il finanziamento; con l’esistenza del solo finanziamento privato la magistratura può entrare nel merito solo per casi di evidente corruzione.
A seguito di questa limitata riflessione protenderei oggi per un limitato finanziamento pubblico ai partiti, ed eviterei la sciocca definizione di rimborsi.
LIMITATO e non come è stato fino ad oggi.
INTANTO RINUNCIASSERO AGLI ULTIMI ECCESSIVI FINANZIAMENTI.
Poi, non più di uno o due Euro per ogni voto ottenuto nelle sole elezioni politiche per il Parlamento nazionale e con vincoli di destinazione: divieto di fare operazioni di investimento all’estero, investimenti immobiliari solo per apertura di sedi , divieto di elargire fondi a privati tranne che per gli stipendi di dipendenti assunti con contratto, pagamenti derivanti da fatture solo in relazione alla manutenzione di sedi, propaganda elettorale, manifestazioni e congressi; la parte di denaro non spesa deve essere investita esclusivamente in titoli dello Stato.
Lo stesso finanziamento privato deve essere trasparente e ogni donazione ai partiti superiore a € 10 deve essere documentata. Va posto anche un limite alle donazioni dei privati ai partiti, per fare in modo che non diventino ostaggio di poche persone o di società esterne. Alle società e agli enti vanno proibite le donazioni ai partiti e le donazioni personali non debbono superare € 1.000 l’anno. Le stesse donazioni ereditarie ai partiti vanno proibite; perché i partiti non hanno le caratteristiche di enti di beneficenza, sono gruppi che si candidano alla amministrazione della cosa pubblica.
10/04/12 francesco zaffuto
Immagine – aula del Parlamento

sabato 23 gennaio 2010

La Corte suprema USA e l’uomo con poche cose



23/01/01
La Corte Suprema USA (il 21/01/10) ha stabilito che non si può porre nessun limite alle “donazioni” delle aziende ai partiti durante le campagne elettorali. Per la Corte porre un limite significa violare il Primo Emendamento della Costituzione americana. La decisione dell'Alta Corte è stata presa a maggioranza: cinque giudici hanno votato a favore e quattro hanno votato contro.

Il primo emendamento della Costituzione USA così recita:
« Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso, e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti »
I l primo emendamento della Costituzione USA vuole tutelare la libertà dei singoli nel loro associarsi ed esprimersi per influire sulla vita politica; ma se alcune centinaia di singoli, associati tra loro sulla base della loro potenza economica, sono molto più influenti di milioni di singoli, si viene a determinare una condizione di dominio.
Dato il carattere generale del primo emendamento, l’interpretazione assume un carattere molto vasto. In passato la stessa Corte aveva accettato un limite ai finanziamenti ed aveva interpretato il primo emendamento in modo completamente diverso. La sentenza odierna, di fatto, spazza via dieci anni di tentativi di porre limiti alle donazioni delle aziende. Un vibrato dissenso è stato espresso perfino da un giudice repubblicano moderato, John Paul Stevens (scelto da Gerald Ford nel 1975). Stevens ha definito «un grave errore» equiparare la libertà di espressione dei cittadini con quella delle grandi imprese o associazioni d'imprese. Per Stevens «la sentenza rappresenta un cambiamento radicale della legge e ignora la volontà della grande maggioranza dei giudici che, negli anni, hanno servito la Corte».In un suo intervento l’ex senatore Bob Kerrey ha usato un esempio: l'influenza che una società unica come Exxon Mobil potrebbe esercitare nei settori dell'energia e sul clima. "With $85 billion in profits during the 2008 election, Exxon Mobil would have been able to fully fund over 65,000 winning campaigns for US House or outspend every candidate." Con 85 miliardi di dollari di utili, Exxon Mobil sarebbe stato in grado di finanziare completamente oltre 65.000 campagne vincenti per la Camera degli Stati Uniti.
La Sentenza pone in evidenza le difficoltà che avrà Obama per proseguire il suo cammino; un fiume di dollari sicuramente si opporrà per un sua rielezione alla fine del mandato.
Ma questa sentenza pone ancora una volta, a livello di tutta la società occidentale, la questione dell’autonomia della sfera politica da quella economica. La sfera economica riesce a condizionare quella politica con i suoi finanziamenti diretti e indiretti nelle campagne elettorali, nella fondazione e nel sostegno ai partiti, e nel sostegno a singoli candidati. Il caso italiano di un intervento diretto in politica di un grande imprenditore è stato imitato recentemente in Cile, ma a prescindere da un intervento diretto le capacità di condizionamento restano estremamente forti per determinare gli indirizzi in politica economica.
L’unico antido di contrasto a questa grande capacità di influenza delle grandi aziende monopolistiche sono gli organismi sindacali dei lavoratori; nei fatti in passato le grandi organizzazioni sindacali hanno esercitato la loro influenza in decisioni economiche con la minaccia di esercitare un indirizzo di voto verso la massa dei loro associati. Oggi questo stesso antidodo è fortemente in declino perché la massa degli associati agli organismi sindacali è influenzabile sul piano politico dalle campagne dei massmedia. L’associato a un sindacato nei suoi comportamenti elettorali tende a non seguire le indicazioni sindacali e si lascia spesso condizionare dalle interpretazioni della cosiddetta “opinione pubblica”. Lo stesso sindacato, per evitare di perdere propri iscritti, cerca di limitare al massimo le sue esplicitazioni in momenti elettorali. Di conseguenza le esplicitazioni sono fatte da giornali, TV, e altri organismi di supporto pubblicitario, che trovano il finanziamento nelle forti lobby di finanzieri e industriali. La stessa grande crisi dei delle componenti politiche della cosiddetta “sinistra” è da individuare in queste nuove dinamiche prevalenti.
Il cosiddetto finanziamento pubblico ai partiti voleva costruire una autonomia della sfera politica da quella economica. In Italia, contrariamente agli esiti referendari, si è andati verso questa strada: i candidati eletti godono di appannaggi considerevoli e i partiti godono di un rimborso delle cosiddette spese elettorali misurati sulla base di una somma procapite in ragione dei voti ottenuti. Ma a queste decisioni normative di finanziamento pubblico non si è accompagnata una normativa sufficiente in merito al conflitto di interessi. Di conseguenza alla politica arriva un finanziamento pubblico e permane, attraverso finanziamenti più o meno occulti, tutta l’influenza della sfera economica.
Oggi, lo stesso Obama indica che la concentrazione bancaria in USA ha portato a costruire un sistema perverso. Noi in Italia scontiamo le conseguenze di una concentrazione economica di banche, di settori industriali, e di televisioni.
Non è facile emanare dispositivi che riescano a garantire insieme libertà dei singoli e autonomia della sfera politica, in un contesto dove l’accumulo di ricchezza può arrivare a livelli spropositati. E’ una strada difficile, ma solo percorrendo questa strada difficile possiamo arrivare ad un qualche risultato che riconosca dignità e libertà all’uomo che vive di poche cose.
francesco zaffuto

(immagine “uomo con poche cose” acquarello © francesco zaffuto link Uomo con poche cose)