domenica 13 ottobre 2013

occhio al razzismo


E’ tale il malessere che si vive nella nostra società al punto che anche la ragione e il buon senso possono cadere nel sonno. Abbiamo gente che muore in mare travolta e annegata,  e abbiamo anche gente che si suicida perché non trova lavoro. Può accadere addirittura che il disperato che dovrebbe essere vicino all’altro disperato,  per sua stessa condizione e natura, viva tale vicinanza come soffocamento.

Chi suona le sirene della politica fa calcoli su queste disgrazie, non voglio entrare nel merito se lo fa in buona fede o in mala fede, ma questi calcoli vengono fatti perché la condizione oggettiva di malessere esiste.

  Qua non si tratta solo di decidere se l’immigrazione clandestina debba essere considerata reato o illecito amministrativo, non si tratta di decidere se deve valere il diritto del suolo o il diritto del sangue per la cittadinanza; si tratta di decidere se si può vivere o non vivere nella nostra società.

Abbiamo necessità ed urgenza di una legge sul lavoro che possa assicurare un welfare ai cittadini italiani disoccupati, solo in questo modo si può trovare anche la strada per dare un aiuto ai disperati che approdano al nostro paese. Se per questa questione essenziale non viene trovata una soluzione rischiamo di portare verso il razzismo anche i disperati.
13/10/2013 francesco zaffuto

immagine – Goya – il sonno della ragione

7 commenti:

  1. Caro Francesco, credo che tutto questo sia molto preoccupante!!! si cerca sempre dare la colpa agli altri dfi tutto ciò che succede.
    Tomaso

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  2. Proprio così, la rabbia è tale che soverchia la ragione.
    Non dimentichiamo che molti extracomunitari fanno lavori che gli italiani si rifiutano di fare, a torto o a ragione.
    Cristiana

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  3. La sensazione è che sia un malessere che riguarda solo noi e quei poveri infelici che approdano, se ci riescono, sulle nostre coste, non chi ci governa. Non so nemmeno se chi siede a Roma ne sia consapevole, dico in generale, tanto per non fare nomi.

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  4. A me post come questo fanno venire la nausea.

    L'idea che sta alla base di tutte queste sparate "umanitarie" e "solidali" è che lo Stato abbia non solo il compito di assicurare la felicità all'essere umano in generale ma che abbia anche mezzi infiniti per adempiere a questo incarico.

    Entrambe le cose sono false nel mondo reale e sono vere solo nelle teste di quelle persone che insistono a volere sovrapporre al mondo reale una visione utopistica. Prego notare che le utopie sono quelle concezioni metafisiche per cui il "Paradiso dei Lavoratori" è un posto col filo spinato e le guardie armate per impedire che i Lavoratori scappino.

    Il "sonno della ragione" non consiste nel fare i conti con le priorità e con le risorse disponibili, il "sonno della ragione" consiste nel teorizzare che si possa dare TUTTO a TUTTI, che si possa ospitare l'intera Africa dentro i confini dell'Italia, che si possano mantenere 4/5 dell'Italia a spese del restante 1/5. Eccetera eccetera.

    Aggiungo una considerazione che dovrebbe essere ovvia, se la "ragione" non fosse addormentata. La gente muore quando affonda il "barcone". Tralasciando il fatto che il movimento dei "migranti" non è affatto spontaneo ma è pianificato e organizzato a livello globale, vi chiedo:

    MA A QUELLI CHE NON POSSONO PARTIRE E RIMANGONO NELLA CAPANNA NON CI PENSATE?

    Fatemi capire perché il "migrante" che entra nel nostro Paese senza documenti e senza visto è un eroe e deve essere PREMIATO con la "accoglienza" mentre i suoi compaesani che per qualsiasi motivo sono rimasti al villaggio, poveri stronzi, si meritano di morire di fame, malaria e dissenteria. Fatemi capire perché noi dobbiamo spendere soldi per "accogliere" i "migranti" invece di sostenere il loro Paese di provenienza.

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    1. Anche a me commenti come i Suoi fanno venire la nausea
      Quando Le avevo risposto sul post sull’Eritrea
      http://www.lacrisi2009.com/2013/10/viaggio-dalleritrea.html
      avevo già detto che l’aspetto principale è non farli partire ed aiutarli nel loro paese, contrastando anche quei regimi che soffocano la libertà.
      Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire specie se si trincera dietro una appartenenza e considera tutti gli altri di un’altra appartenenza.
      Lei, signor Lorenzo, non può chiedere a Noi, perché da questa parte non c’è un Noi ma solo un Io, ben misero e limitato. Non so se quando debbo parlare con Lei debbo dire Voi, ma stia certo che non lo farò, perché non intendo parlare con Lei come ad un Partito.
      Riguardo alle Sue questioni sollevate, non pensi di provocarmi, perché non ho nessuna voglia di litigare e fare via web una di quelle pessime trasmissioni TV.
      Lo Stato non ha il compito di rendere felici, lo Stato ha però il compito di diminuire le sofferenze. Lo Stato si tiene in piedi per un patto sociale e non è solo il pensiero socialista che ne ha parlato ma tutti gli illuministi. In diversi stati dove vige il libero mercato si è cercato di fare un Welfare efficiente. In ogni caso il desiderare di affrontare e risolvere gli aspetti sociali più gravi non può essere indicato come segno di stupidità utopistica.
      Non ho certo detto che in Italia può entrare tutta l’Africa e neanche in Europa, Le avevo risposto, ma a quanto pare a Lei non interessa. Ma doverosamente debbo ripetermi perché anche altri leggono questo blog.
      Questo post indica una priorità: affrontare la questione lavoro e welfare per i cittadini italiani già in difficoltà.
      Aggiungo qui un’ipotesi
      http://creapaneelavoro.blogspot.it/2013/06/bozza-proposta-di-legge-su-collocamento.html
      Ci dica lei se ha una proposta per lavoro e welfare. A meno che Lei non se la vuole cavare con le solite frasi catastrofiste: che il mondo è cattivo perché l’uomo è cattivo e non c’è possibile rimedio. In tal caso non c’è possibilità di dialogo perché non c’è nessun dialogo.

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  5. Civile società, società di menzogna civile che dà di picche a chi non ce la fa

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  6. Concordo con tutto quanto scrivi su questo post.Sopratutto perchè tratti l'argomento non con la superficialità e l'acredine tipica dei discorsi da bus di linea, ma cercando di ragionare e documentando.

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