sabato 12 dicembre 2015

Dal 12 dicembre al 13 dicembre

quell'orrenda scena finale di Piazza Fontana 1969

Dal 12 dicembre al 13 dicembre sembra che possa passare solo un giorno eppure non è così.  Oggi 12 dicembre è l’anniversario della strage di piazza Fontana a Milano del 1969 – Domani 13 dicembre 2015 è la data che ci indica un mese di distanza dalla strage di Parigi.
 Due stragi così lontane tra loro e così diverse, però accomunate dallo stesso colore del sangue e dallo stesso dolore delle vittime. Accomunate dallo stesso disprezzo dell’essere umano, e dallo stesso calcolo di chi per creare terrore li ha commissionate.  
 Le menti e le mani assassine sono diverse perché i soggetti, in una Storia che muta, sono cambiati, ma il motivo è lo stesso: creare paura.   Chi vuole creare paura,  lo fa però per un ulteriore scopo: radicalizzare lo scontro e determinare nuovi assestamenti sociali e politici.
 La strage di piazza fontana del 1969 portava a criminalizzare tutto il movimento di opposizione, isolarlo e depotenziarlo. In buona parte la mente criminale (rimasta oscura nonostante anni ed anni d’indagini), riuscì in parte nei suoi scopi, perché l’ondata di adesioni pacifiche al movimento del ’68 si fermò, aumentò la repressione e si radicalizzarono successivamente gli elementi più facinorosi del movimento stesso che teorizzavano lo scontro. Non vennero però seppellite in Italia le libertà garantite dalla Costituzione e si generò un grande movimento democratico di reazione che impedì lo stravolgimento istituzionale del paese.
 La diversa mente criminale che sta dietro gli attentati di Parigi usa la paura per determinare nuovi assestamenti sociali e politici, addirittura di ordine internazionale: vuole che la paura porti a diffidare di tutti i mussulmani; e nel contempo, vuole che la paura porti tutti i mussulmani a rifugiarsi nell’appartenenza ad un popolo ideale, ostile e diverso; l’obbiettivo era diffondere un clima di guerra e ci sono riusciti.
La paura non porta solo a rinchiudersi nelle proprie case;  la paura ci porta a condividere idee che distruggono la nostra stessa civiltà: distruggere  la libertà di espressione, la libertà di associazione, i diritti dell’uomo e del cittadino; fino al punto di considerare la pena di morte come una buona amica della civiltà.  Se l’occidente seppellisce i diritti dell’uomo e del cittadino, la mente criminale si può dire che è riuscita nel suo obiettivo.   

La paura non vinse dopo il 12 dicembre del 1969,  e la paura non deve vincere neanche adesso. Non bisogna smettere di pensare. Se sono necessari atti di difesa di polizia e militari dal terrorismo dell’Isis;  è altresì necessario un grande movimento per la difesa dei diritti dell’uomo di portata internazionale, che metta al centro il singolo uomo come centro del rispetto e del riconoscimento dei diritti. La fratellanza universale  degli uomini è l’unico valore che si può contrapporre alle appartenenze che generano la guerra tra gli stati e alla stessa guerra diffusa che si vuole portare nelle città e nelle case. (f.z.)