domenica 5 novembre 2017

Si andrà a votare con il Rosatellum bis


Dopo ben otto voti di fiducia tra Camera e Senato, con l’ultimo voto finale del Senato, e la promulgazione già avvenuta del Presidente della Repubblica: il cosiddetto Rosatellum bis è diventato la nuova legge elettorale. 
 Non credo che ci sarà il tempo per un verdetto della Corte costituzionale richiesto da chi si oppone e di conseguenza si andrà a votare con questa legge.
 In passato su questo blog si è parlato più volte di Legge elettorale considerandola essenziale per gli equilibri e l’esistenza stessa di una democrazia rispettosa di maggioranze e minoranze. In un post di qualche anno fa auspicavo
Qualcuno potrebbe dirmi ma è come dicevi tu! Ma no! Sono le sfumature e i dettagli che fanno bello un quadro o lo rendono una schifezza e nel caso del Rosatellum bis ci stanno sfumature e dettagli un po’ orripilanti, vediamone due:
 pluricandidature in cinque collegi uninominali e mancanza del voto di preferenza del voto di preferenza nei collegi plurinominali, sono due misure che nei fatti stabiliscono il potere forte delle segreterie dei grandi partiti e riducono in modo infimo il potere del cittadino che andrà a votare. (fr.z.)

GLI APPUNTI CHE SEGUONO sono tratti dai giornali Repubblica – Fatto Quotidiano e Corriere

Come funzionerà la Camera con il Rosatellum
Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. Il candidato eletto sarà quello che prenderà almeno un voto in più degli altri nel collegio. Per l’assegnazione degli altri 386 seggi si userà un metodo proporzionale: ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati e si conteranno i voti ricevuti da ogni lista; ogni partito o coalizione eleggerà quindi un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Nelle circoscrizioni estere saranno assegnati altri 12 seggi.
Come funzionerà il Senato con il Rosatellum
Al Senato le cose funzioneranno in modo molto simile: i collegi uninominali saranno 102, i collegi del proporzionale 207, e i seggi degli eletti all’estero 6. Non sarà possibile il voto disgiunto, e ognuno potrà esprimere un solo voto: il voto andrà al candidato del suo collegio (per la quota maggioritaria) e alle lista che lo appoggia (per la quota proporzionale). Sarà invece annullato se dovesse essere barrata la casella di un candidato al collegio uninominale e la casella di una lista diversa da quelle che lo appoggiano.
I partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale. Se i partiti si presentano alleati in una coalizione, quest’ultima dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare.

SBARRAMENTO – AL 3% PER LE LISTE E AL 10% PER LE COALIZIONI – I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali. Lo sbarramento è al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni. Per le coalizioni non vengono comunque computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1 per cento.
PLURICANDIDATURE E SOGLIE DI GENERE – Nei collegi plurinominali sono possibili un massimo di cinque pluricandidature. Il Rosatellum bis poi prevede specifiche disposizioni per garantire la rappresentanza di genere. “Nei collegi uninominali – si legge nel testo – nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%”. Il rapporto è valido anche per i collegi plurinominali, nei quali si prevede che la quota massima 60-40 venga rispettata a livello regionale.
TAGLIANDO ED ISTRUZIONI – E’ previsto anche un ‘tagliando antifrode’ per le schede elettorali, che saranno fornite di tagliando rimovibile con un numero progressivo, che sarà annotato prima che l’elettore entrerà nella cabina per votare. In questo modo si potrà evitare lo scambio con frode di schede prestampate. Sulla scheda elettorale ci saranno anche istruzioni per informare gli elettori su come verrà distribuito il loro voto.
DELEGA AL GOVERNO PER DISEGNARE I COLLEGI – Il testo reca una delega al Governo, da esercitare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali della Camera e del Senato, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
RACCOLTA DELLE FIRME – I partiti o le nuove formazioni che non sono in Parlamento o non hanno un proprio gruppo per candidarsi dovranno raccogliere, per le prossime elezioni, 750 firme. A partire dal prossimo turno elettorale il numero verrà raddoppiato. Sempre e solo per questa tornata, gli avvocati cassazionisti potranno autenticare le firme per le liste elettorali. Sono esentati dalla raccolta i partiti che si sono formati prima del 15 aprile 2017.
TRENTINO ALTO ADIGE – Il Rosatellum assume quanto votato dalla Camera a giugno con l’ok a scrutinio segreto all’emendamento Fraccaro-Biancofiore: saranno sei i collegi uninominali e cinque proporzionali.
POSSIBILE CANDIDARSI ALL’ESTERO PER CHI RISIEDE IN ITALIA – L’art. 5 prevede anche, dopo l’approvazione venerdì in commissione Affari costituzionali dell’emendamento a firma Lupi ribattezzato ‘salva Verdini’, che “gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione estero”.
LA DISTRIBUZIONE DEI SEGGI
Alla Camera i 630 seggi saranno assegnati come segue:
·        232 in collegi uninominali, di cui:
·       Sei per il Trentino Alto Adige
·       Due per il Molise
·       Uno per la Val d'Aosta
·        386 in piccoli collegi plurinominali (circa 65 collegi, da definire con legge delega)
·        12 nella circoscrizione estero 
Al Senato i 315 seggi si divideranno così:
·        109 in collegi uninominali, di cui:
·       Sei per il Trentino Alto Adige
·       Uno per il Molise
·       Uno per la Val d'Aosta
·        200 in piccoli collegi plurinominali
·        6 nella circoscrizione estero 
Come nel Mattarellum, i 232 candidati più votati in ogni collegio uninominale alla Camera e i 102 del Senato otterrebbero direttamente il proprio seggio, anche se avessero ottenuto un solo voto più del loro diretto avversario. E' la logica anglosassone del first past the post

 LA DOPPIA SOGLIA DI SBARRAMENTO
La soglia di sbarramento del Rosatellum nella quota proporzionale è fissata al 3% su base nazionale, sia al Senato che alla Camera, con l'eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. In aggiunta alla soglia del 3%, è prevista anche una soglia minima del 10% per le coalizioni (all'interno del quale però almeno una lista deve aver superato il 3%).

Il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché non raggiunge il 3% ma eletto nel maggioritario ovviamente manterrà il suo seggio.

• PROPORZIONALE ALLA CAMERA E AL SENATO
Un'importante differenza, stabilita dalla Costituzione, tra Montecitorio e Palazzo Madama è che il Senato deve essere eletto su base regionale. Il Rosatellum prevede che la ripartizione dei seggi tra le liste alla Camera (e quindi gli equilibri a Montecitorio) sia effettuata su base nazionale mentre il riparto del Senato sarebbe solo regionale e quindi meno dipendente dal totale nazionale dei voti del Senato, fermo restando che le soglie del 3% e del 10% si calcoleranno su base nazionale.

Per il resto, la parte proporzionale di Camera e Senato è sostanzialmente uguale.

• LISTINI CORTI E BLOCCATI
Il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali che dovranno essere definiti con un decreto del governo. Il Rosatellum prevede che i collegi plurinominali siano formati dall'accorpamento di più collegi uninominali. Ogni collegio plurinominale non elegge in nessun caso più di 8 deputati, ma potrà eleggerne molti di meno a seconda della Regione.

Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate, scelta che non va in contrasto con le indicazioni della Consulta che aveva bocciato i listini bloccati in grandi collegi. In questo caso i collegi dovrebbero essere abbastanza piccoli da garantire la riconoscibilità dell'eletto, anche in considerazione del fatto che i nomi sono tutti scritti sulla scheda elettorale.

• COALIZIONI E ALLEANZE
Dopo la parentesi (mai applicata) dell'Italicum che premiava le singole liste, tornano nella legge e nella scheda elettorale le coalizioni, con un gruppo di liste che possono sostenere un singolo candidato nell'uninominale, come era nel vecchio Mattarellum, ma correre per sé nel proporzionale. Ovviamente, visto che la costituzione non prevede il vincolo di mandato e dà alle Camere autonomia, i partiti coalizzati possono 'sciogliere' l'alleanza in qualsiasi momento.

• UN'UNICA SCHEDA E NO AL VOTO DISGIUNTO
Novità rilevante anche per le conseguenze politiche che avrà è che il voto sarà espresso su una sola scheda e sarà vietato il voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale, come era nel Mattarellum che prevedeva due schede diverse.

Questo 'depotenzia' in un certo senso sia il sistema proporzionale che quello maggioritario, togliendo libertà all'elettore di scegliere liberamente un partito e un candidato al maggioritario. L'elettore dovrà scegliere un abbinamento candidato-partito.
• LA SCHEDA E IL VOTO
Come detto la scheda prevista dal Rosatellum è unica (una per la Camera e una per il Senato, molto simili). Sulla scheda l'elettore esprime il voto sia per la parte maggioritaria sia per la quota proporzionale.

Sotto ad ogni candidato nel maggioritario ci saranno i simboli delle liste a lui collegate nel proporzionale e accanto al simbolo delle liste saranno stampati i nomi dei candidati del corrispondente listino bloccato.

Si potrà votare:
·        con un segno su una lista (che vale anche per il candidato corrispondente). 
·        con un segno sul nome di un candidato nell'uninominale. Due le possibilità in questo caso per quanto riguarda la parte proporzionale:
·       se il candidato è sostenuto da una sola lista, il voto si trasferisce a quella lista;
·       se il candidato è sostenuto da più liste, il voto viene distribuito tra le liste che lo sostengono proporzionalmente ai risultati in quella circoscrizione elettorale;
È previsto espressamente che in caso di doppio segno su un candidato e sulla lista corrispondente il voto rimanga valido. 

FOTO: 
Ecco com'è la scheda prevista dal Rosatellum bis

• ARRIVANO LE SCHEDE ANTIFRODE
Nel Rosatellum per la prima volta si cerca di arginare il voto di scambio utilizzando le schede antifrode. Ogni scheda avrà un tagliando antifrode con un numero univoco, che gli scrutatori segneranno nel momento in cui consegnano la scheda all'elettore. Al momento della riconsegna della scheda gli scrutatori controlleranno che il numero segnato e quello del tagliando sia uguale (impedendo quindi lo scambio con schede pre-votate) e solo allora, prima di inserire la scheda nell'urna, toglieranno il tagliando antifrode, rendendo la scheda così anonima e non tracciabile.

• PLURICANDIDATURE
È previsto che un candidato possa presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali, fino a un massimo di cinque. In caso di elezione in più collegi però scompare la libertà di scelta dell'eletto: se eletto con l'uninominale e con il proporzionale, 'vincerà' il seggio uninominale; se eletto in più di un collegio plurinominale, gli sarà assegnato il seggio corrispondente al collegio in cui la lista ha preso una percentuale minore di voti.

• QUOTE ROSA
Il Rosatellum prevede che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato e che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei capilista nei listini di un singolo partito.

Quindi nei collegi plurinominali con due seggi da assegnare, i candidati del listino dovranno essere un uomo e una donna; con tre seggi, due uomini e una donna o due donne e un uomo; con quattro seggi, fino a tre uomini e una donna (o naturalmente l'inverso). E così via.

ROMA - Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha deciso di lasciare il gruppo del Partito democratico a Palazzo Madama, al quale è iscritto dall'inizio della legislatura, e di passare al Gruppo misto. La decisione arriva nel giorno in cui il Senato ha approvato la nuova legge elettorale sulla quale il governo di Paolo Gentiloni ha posto cinque questioni di fiducia.

Nelle scorse settimane Grasso si era impegnato in prima persona per evitare che il Governo ponesse la questione di fiducia anche in aula a Palazzo Madama, per evitare di blindare la riforma elettorale. Durante la votazione sul Rosatellum in aula era scoppiata la polemica quando il senatore dei Cinquestelle, Vito Crimi, ha chiesto a Grasso di dimettersi per bloccare la riforma: "Dimettiti se hai la schiena dritta, come fece il presidente del Senato nel 1953. Non renderti complice di questo scempio" e ha aggiunto "sarebbe una medaglia da appuntare al petto".

ROMA - Dopo ben otto voti di fiducia, tra Camera e Senato, il Rosatellum bis incassa il via libera definitivo dell'aula di Palazzo Madama e diventa legge dello Stato. I sì sono stati 214, a fronte di 61 no e 2 astensioni.

Il testo passa adesso nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrà firmarlo per la promulgazione. "Quando mi arriva qualche provvedimento, una legge del Parlamento o un decreto del Governo, io, anche se non lo condivido appieno, ho il dovere di firmarlo" ha dichiarato Mattarella rispondendo alle domande degli studenti incontrati al Quirinale. Nelle scorse ore il M5S aveva fatto appello proprio al presidente per bloccare la riforma. "Devo accantonare le mie convinzioni personali perché devo rispettare quello che dice la Costituzione: che la scelta delle leggi spetta al Parlamento e la scelta dei decreti che guidano l'amministrazione dello Stato spetta al Governo", ha concluso.

Frutto del patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega, a cui si aggiungono i voti favorevoli dei verdiniani, che a palazzo Madama risultano essere determinanti per assicurare il numero legale, e di altre forze minori come i fittiani e l'Udc, la riforma elettorale è stata invece duramente contrastata da M5S, Mdp, Sinistra italiana.

E proprio sul sostegno del senatore di Ala Denis Verdini, che ha annunciato il suo ingresso nella maggioranza di Governo dopo la fuoriuscita di Mdp, si è espresso il leader dei demoprogressisti, Pier Luigi Bersani, "Verdini? Ma non si percepisce il disagio di avere in maggioranza una persona che ha la sua biografia giudiziaria? ", ha commentato l'ex segretario del Pd, "immagino gli elettori che dicono: ma come? siete entrati con Bersani e uscite con Verdini? Vuol dire che qualcosa nel Pd è successo, o no?".

LA SCHEDA Rosatellum bis, come funziona 

LA SIMULAZIONE Governabilità lontana

Durante le dichiarazioni di voto, il leader di Ala Denis Verdini ha pronunciato un lungo discorso, in cui ha riepilogato il senso del sostegno del suo partito alla maggioranza nel corso della legislatura: "Qualcuno parla di una nuova maggioranza. Non è vero. Noi c'eravamo, ci siamo e ci resteremo sino alla fine".