sabato 5 dicembre 2009

5 dicembre - il Signor B. e la macchia viola

o5/12/09
ultime notizie
Il 5 dicembre è arrivato: a Roma la macchia viola si e espansa per le strade dalle ore 14, fino a concludersi nella serata nella grande piazza di San Giovanni.
Erano centinaia di migliaia.
I contatori del signor B. potranno tentare di diminuire il numero e la portata dell'evento, ma la macchia è indelebile, molto più indelebile delle stesse accuse di pentiti di mafia.
Una macchia fatta di giovani, partita con spontaneità e a cui si sono in qualche modo aggregati diversi gruppi e partiti di opposizione.
Se questi giovani entrano attivamente in politica cambierà sicuramente qualcosa, si potrebbe aprire una nuova stagione politica finalmente orientata verso la solidarietà e verso la generosità.
Basta con il triste lamento universale leghista e dei fans di B. sulle tasse; occorre far pagare le tasse a tutti ma in proporzione alla reale ricchezza, e, finalmente, avviare un nuovo stato sociale che abbia come primo obbiettivo la lotta contro la disoccupazine e la precarietà del lavoro.
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Segue il post inserito in questo blog il 2 dicembre 09
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B. il colore verde-padano l’aveva portato a suo fianco, il colore rosso l’aveva demonizzato, il nero e il bianco li aveva portati dentro di sé, tranne qualche residuo biancastro dei Casini; con la sconfitta dell’arcobaleno bertinottiano tutti i colori potevano dirsi ormai nelle mani di B. E invece eccone di nuovo uno: il viola.
Che cos’è? Una macchia di vino caduta accidentalmente sulla tavola che si spande e che sta rovinando la preziosa tovaglia di seta?
Pare che il viola invaderà il 5 dicembre ’09 le strade di Roma; e B. incaricherà diversi contatori per valutare l’entità della macchia. I diversi contatori , anche per non inquietare l’irascibile B., diranno che la macchia non è eccessiva, e che poche centinaia di miglia di corpuscoli violacei non potranno determinare la rovina della tovaglia di seta. Tovaglia che per il 48% (secondo i sondaggi) è detenuta direttamente da B. e per un altro 10% dai suoi alleati; diranno anche che il Be. (potente avversario occulto di B.) non sarà in grado di usare la macchia. Allora un qualche smacchiante, prodotto dalla ditta Tremonti (per le misure economiche), dalla ditta Maroni (per l’ordine pubblico), e dalla ditta Pecorella (che studia dispositivi di legge per porre argine alla libertà di stampa su internet - luogo dove si espandono le macchie viola), potrà essere messo in atto e B. potrà riavvolgersi tranquillamente nella tovaglia di seta.
Ma è la natura di quelle migliaia di corpuscoli viola che può impedire l’azione di qualsiasi smacchiante. Si tratta di corpuscoli fondamentalmente giovani e B. è vecchio.Pare che all’origine dello spargimento della macchia viola ci sia un certo San Precario, è evidente che si tratta di un mare di giovani, ci stanno dentro: disoccupati, precari, giovani con posto fisso e in attesa di perderlo, studenti che studiano in attesa di diventare disoccupati o precari; e ci stanno tanti giovani magari non precari che non si capacitano di accettare che nel nostro paese ci possano essere uno Stefano Cucchi che muore in carcere e un Presidente del consiglio che studia come approvare leggi per evitare i suoi processi.
Ma B. rappresenta ancora la maggioranza del popolo italiano; ha i numeri in Parlamento per far votare leggi a colpi di fiducia e vanta sondaggi.
Quando B. alle ultime elezioni si presentò per battere il successore di P. , fece bene i suoi conti. Il problema per B. non erano i tanti giovani disoccupati, precari, gli espulsi dal mondo del lavoro e dal futuro incerto; il problema per B. era la grande massa degli italiani votanti. Cosa promettere, e nel contempo cercare di mantenere le promesse, alla grande massa degli italiani votanti? Cosa voleva quella grande massa?
La grande massa degli italiani votanti fruisce di un reddito e di alcune proprietà, vuole continuare a percepire il reddito e detenere quelle proprietà, e la cosa che trova più grave e pesante è l’imposizione fiscale. Il cavallo di battaglia di B. diventa di conseguenza togliere un’imposta. Quale? L’ICI sulla prima casa; considerato che quasi tutti gli italiani sono proprietari di una prima casa, il beneficio sarà percepito come tangibile ed immediato. Ma nessuno di quei votanti “innocenti” si rendeva conto che si trattava di una misura non equa; il beneficio per chi ha un monolocale è stato un risparmio d’imposta di poche decine di euro, il beneficio per chi ha un appartamento in centro città di diverse stanze è stato di livello ben più elevato. Ma uno strano senso di uguaglianza rispetto al non volere pagare le “tasse” pervade il paese e B. aumentò i suoi crediti in termini di voto. Sul finale della sua campagna elettorale B. arrivò a promettere anche l’eliminazione del bollo auto: “Tutti gli italiani hanno una macchina e tanti di loro potranno votarmi”, pensò con acume B.. “E, poi vi darò stabilità di governo e sicurezza” aggiungeva spesso B. nella sua campagna elettorale. Che bello! Meno tasse, stabilità e sicurezza, potremo continuare a godere del nostro reddito e della nostra proprietà; così un carico di voti arrivò su B. e il successore di P. venne battuto alla grande.
P. si era già messo da parte, neanche un balbettio durante la campagna elettorale, e dire che aveva perfino risparmiato un piccolo tesoretto grazie all’avarizia di quel tal Padoa Schioppa , e non era riuscito neanche a spenderlo per lasciare buona memoria di sé ai posteri.
Dopo la grande vittoria B. corse subito ai ripari per i suoi processi , fece approvare il cosiddetto lodo Alfano, cominciò a dormire sogni tranquilli e durante la veglia si è permesso un qualche relax. I divertimenti reali non sono stati condivisi dalla moglie che prese pubblicamente le distanze dal monarca elettivo. Tutto si può aggiustare con un divorzio e con l’opportuno distinguo tra vizi privati e pubbliche virtù; infatti, il Presidente ha mostrato di sapere lavorare sodo a Napoli e nella disastrata Aquila.
Ma è quel lodo Alfano che va a rotoli, la Corte lo boccia ed è tutto da rifare. L’Alfano viene rimesso allo studio e si comincia a scrivere una riforma sulla necessaria brevità dei processi, con tale brevità i processi del Presidente non arriveranno in porto e anche tanti altri processi; ma l’importante è la salvezza delle istituzioni e nel caso specifico le istituzioni sono la persona di B.. Nel frattempo i processi continuano e il Presidente non si presenta alle udienze, gli impegni istituzionali non lo permettono, e continua dichiarare agli organi di stampa di essere un perseguitato.
Ora una massa di giovani colorati di viola chiede le dimissioni di B.
Si dimetterà B.? Sicuramente no.B. ha comportamenti logici, possono essere condivisibili o non condivisibili sul piano etico ma rispondono a una logica minimale, vuole salvarsi dalle conseguenze che si potrebbero determinare con i processi a suo carico.
Ma se B. ha comportamenti logici cosa ha determinato nel nostro paese l’attuale situazione? I comportamenti non logici di chi ha permesso a B. di diventare Presidente del Consiglio.
Oltre al popolo italiano invaghito dalla promessa di pagare meno “tasse”, ci sono stati tanti altri comportamenti illogici.
B. è un ultramiliardario. Non voglio entrare nel merito di come ha fatto la sua fortuna, non è questo il centro del problema, ma è un ultramiliardario, ed in una fase di crisi politica del paese è riuscito a fondare un suo partito integralmente finanziato all’inizio con i suoi fondi; successivamente il partito godrà dei finanziamenti dello stesso sistema istituzionale. B. è inoltre proprietario di più canali televisivi, proprietario di testate giornalistiche, di case editrici, di case di distribuzione cinematografica. Quando B. entra in politica è evidente che avrà un impatto a suo favore preponderante.
Nonostante ciò B. viene battuto alle elezioni per ben due volte da P.
P. aveva il tempo e il modo di porre in approvazione una legge sul conflitto d’interesse e non lo ha fatto.
Il comportamento illogico è di P.
Ma perché P. ha tenuto questo comportamento illogico? Una legge sul conflitto d’interesse doveva in qualche modo non solo arginare B. ma doveva anche essere una legge per tutti gli imprenditori che potevano affacciarsi alla politica mostrando un conflitto d’interesse. Di conseguenza una legge difficile da fare digerire ad un paese dove gli interessi sono spesso collusi tra loro. Né P. e neanche il geniale d’Alema se la sono sentita di porre ordine all’intricata faccenda, la paura di essere accusati di veterocomunismo e la stessa commistione di interessi con imprenditori che si definiscono di sinistra li ha allontanati dall’idea di una legge sul conflitto di interessi. .
Quando la sfera economica influenza in modo così pregnante quella politica il disastro è prevedibile, così come lo è stato nei regimi comunisti dove la sfera politica ha soffocato quella economica. Le due entità debbono essere tenute distinte e debbono anche permettere che si renda autonoma una sfera culturale capace di esercitare una critica elevata su tutti i problemi.


Il comportamento illogico è continuato successivamente con la legge elettorale: si è lasciata passare una legge dove si è schiacciato ogni ruolo del singolo parlamentare. Il parlamentare non viene eletto sulla base di preferenze indicate dagli elettori ma sulla base della lista predisposta all’interno dei diversi partiti. Il ruolo del leader-massimo di partito diventa determinante per decidere le sorti di chi deve entrare o non entrare nel Parlamento. Con una legge di questo tipo B. è riuscito a scegliere gli uomini più fedeli, ha candidato addirittura i suoi avvocati difensori alla carica di parlamentari, per il grande beneficio ottenuto potrebbero quest’ultimi anche evitare di farsi pagare le parcelle; in ogni caso gli eletti sono per la maggior parte uomini che devono tutto a Lui per la loro carriera politica. Chi doveva opporsi con tutti i mezzi a questa legge elettorale o preparane una diversa quando era al governo? Era P. e non lo ha fatto.
Il genio prodo-veltroniano ha operato per fare inserire nella legge elettorale il limite del 4% e far fuori tutte le minoranze dal Parlamento, ma ha lasciato vivere la disposizione che il capo si sceglie i candidati eleggibili , rafforzando al massimo il potere di B. e togliendo vita ad ogni possibile contraddizione interna al partito di B.
Contemporaneamente, è andato avanti il comportamento illogico di inseguire il bipartitismo in Italia con due schieramenti così composti: il partito di B. e il partito che si oppone a B. . In base a questa struttura bipartitica che prescinde dai contenuti dei programmi e dall’analisi critica dei problemi del paese si è arrivati alle ultime elezioni politiche. Veltroni si presentò come il nuovo anti B. , prevedeva di perdere ma a lui interessava solo la grande svolta della politica all’americana nel paese . Sul carro del partito vincente di B. si affrettò a salire Fini con tutti i suoi colonnelli, sciolse addirittura il suo partito e diventò veltroniano quanto Veltroni. Oggi Fini sconta la fretta di quella scelta, faticosamente cerca di ricostruire una immagine diversa da quella di B. , ma i suoi colonnelli non sono al momento tutti recuperabili, sono diventati contigui alla politica e agli interessi di B.. Fini con la sue idee vagamente progressiste e moderate aumenta la stessa credibilità del partito di B. . Il partito di B. può giocare contro B.? A Fini resta il ruolo di giocare la parte del possibile successore, ma solo in caso di particolare eccezionalità di una crisi istituzionale.
Il comportamento del Presidente Napolitano, non dirò che è illogico sul piano politico considerato il suo ruolo non direttamente politico, ma nei fatti è stato un comportamento che ha rafforzato B. Il Presidente ha scelto la strada di lasciar governare B. , lasciarlo governare con maxiemendamenti omnibus approvati a colpi di fiducia (n. 26 votazioni di fiducia in meno di due anni), ed ha evitato di servirsi della prerogativa prevista dalla stessa Costituzione del rinvio alle Camere delle leggi che non condivideva. Il suo comportamento, il Presidente Napolitano, lo ha spiegato con la motivazione della poca utilità di un rinvio alle Camere, visti i numeri della maggioranza; ma nei fatti questa motivazione ha determinato la logica conseguenza di aumentare la forza di B. dando a tutto il paese il segnale di sostanziale condivisione da parte del Presidente della Repubblica di tutte le scelte del Governo.
La scelta di diritto della Corte Costituzionale di bocciare il lodo Alfano ha messo in crisi tutti i comportamenti di oppositori e alleati di B.. Vivevano quasi tutti tranquilli, una Corte che avesse approvato il lodo Alfano avrebbe avuto come effetti il plauso dei sostenitori di B. e gli oppositori si sarebbero espressi solo con alcuni indignati fondi nei principali organi di stampa; poi tutto sarebbe tornato a procedere con calma. La scelta della Corte ha messo in crisi tutti: il signor B è subito corso ai ripari con il processo breve; l’opposizione per salvare il paese dalla catastrofe giudiziaria propone un salvagente per B, a proporlo è Casini; anche il potente Be. non esclude questa possibilità. Il salvagente proposto da Casini è in pratica lo stesso lodo Alfano, questa volta appoggiato con i voti di tutti come legge di riforma costituzionale. Può considerarsi un comportamento logico per l’opposizione una legge costituzionale varata in fretta per salvare B.?Che possa essere necessario un dispositivo di legge costituzionale per bilanciare i poteri della Magistratura con quelli del Parlamento è motivo di carattere generale e non il solo problema di salvare B. . In ogni caso non può essere la riproposizione del lodo Alfano, lodo che introduceva meccanismi automatici di messa al riparo dai processi per quattro cariche dello Stato e che la stessa Corte costituzionale ha evidenziato in contraddizione con l’articolo 3 della Costituzione, articolo che sancisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi. . La vecchia immunità parlamentare che è stata abolita non prevedeva certo automatismi ma il voto dello stesso Parlamento come assunzione di responsabilità nel negare una autorizzazione a procedere in caso di fumus persecutionis. L’uso che fecero i partiti dell’istituto sull’immunità parlamentare fin dai primi anni della Repubblica fu quello di coprire indiscriminatamente i propri uomini e l’’istituto fu eliminato quando nel nostro paese infuriava il vento di “mani pulite”. Se si vuole ora reintrodurre un meccanismo di immunità per fumus persecutionis , va introdotto sempre alla luce di un esame dello specifico processo e con l’assunzione di responsabilità di un organismo istituzionale. Se si vuole evitare che si riproducano gli stessi meccanismi di copertura dei partiti politici accaduti in Parlamento nel passato si può fare ricorso investendo per competenza la stessa Alta Corte Costituzionale o facendo ricorso a un nuovo istituto di Probiviri appositamente istituito con legge costituzionale. Per non essere nuovamente illogici va esclusa la riproposizione del lodo Alfano.

Il 5 dicembre la macchia viola invaderà le strade di Roma, il signor B. non si dimetterà e dirà che lui rappresenta tutti gli italiani che non sono andati a Roma, tecnicamente rappresenta perfino me che a Roma per diversi motivi non andrò.
Ma la macchia viola di Roma, non è fatta di oversessantenni come il firmatario di questo post, è fatta di giovani e quando un vecchio muore nel cuore dei giovani nei fatti è finito. Il signor B. potrà non dimettersi e continuare nel suo comportamento logico di porsi al riparo dalle leggi, ma il tempo comincia a contare al contrario. Sempre più fosche nubi si addenseranno su di lui e sempre più dovrà fare i conti con i suoi stessi colonnelli .
Il problema, purtroppo in Italia, non è solo Mister B.; il nostro popolo deve trovare la necessaria solidarietà per affrontare problemi gravi come la disoccupazione e la precarizzazione del lavoro, non si può correre dietro chi parla di far pagare meno “tasse” senza entrare nel merito delle “tasse” stesse, senza entrare nel merito dei servizi che lo Stato deve necessariamente assicurare, senza entrare nel merito degli sprechi di denaro per l’amministrazione della cosa pubblica, senza entrare nel merito di un limite alle ricchezze spropositate.
I giovani della macchia viola non dovranno scoraggiarsi per un mancato risultato immediato, è già un risultato scoprire che la politica è giusto che sia fatta di voglia di partecipazione cosciente e generosa alla cosa pubblica.
Auguro che a Roma il giorno 5 dicembre splenda il sole.
francesco zaffuto
(immagine “macchia viola” acquarello © francesco zaffuto)

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