martedì 22 dicembre 2009

Addio Copenaghen


22/12/09
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Forse nel 2050 non ci sarà più Venezia, però in compenso i milanesi potranno andare al mare sulle spiagge di Sesto San Giovanni. Nell’accordo di Copenaghen si elimina ogni riferimento al taglio del 50% entro il 2050 delle emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Il necessario sviluppo di paesi emergenti come Cina e India e la necessaria uscita dalla crisi dei paesi sviluppati hanno bloccato ogni significativo risultato sul clima nell’incontro di Copenaghen.

La Cina, non vuole rinunciare al suo rapido sviluppo economico e vede ogni vincolo obbligatorio sull’inquinamento come una misura contro la propria economia. Ma occorre considerare che in un anno un cittadino USA, per i suoi comportamenti, immette gas serra in atmosfera quanto cinque cinesi o quanto cinquanta africani; e non siamo da meno noi europei.

La conferenza ha rischiato il fallimento totale fino al punto di non produrre neanche un minimo testo di accordo, al risultato si è giunti dopo l’ultima giornata frenetica: Obama è arrivato ad incontrare il premier cinese Wen Jiabao per tre volte. Alla fine è arrivata l’intesa siglata da Stati Uniti, Cina, Sudafrica e India, che non soddisfa gli altri paesi, la UE ha aderito successivamente.

Nel testo finale dell’accordo di Copenaghen, non si indica il 2010 come scadenza entro la quale va concluso un trattato, si elimina ogni riferimento al taglio del 50% al 2050 per tutti i paesi, non viene neppure menzionata la necessità di un accordo giuridicamente vincolante. Non vengono indicati obiettivi globali di riduzione delle emissioni, spetterà ai singoli paesi decidere fino a che punto spingersi. Si indica il 2015 come data per un bilancio di quanto sarà stato fatto, i singoli paesi devono indicare i loro obiettivi per la fine di gennaio.

Forse un risultato si può considerare l'impegno dei paesi sviluppati a stanziare 30 miliardi di dollari (21 miliardi di euro) nei prossimi tre anni e 100 miliardi di dollari (70 miliardi di euro) entro il 2020 per il finanziamento di progetti nei paesi poveri per la promozione dell'energia pulita e per la lotta contro la siccità, la salita del livello dei mari e altri cambiamenti climatici. L'UE si è impegnata a versare 7,2 miliardi di euro sui 21 complessivi dei fondi per il periodo iniziale. C’è da augurarsi che questi fondi non si vengano a disperdere nei rivoli della speculazione e della corruzione.

Per Greenpeace si è passati «dall’accordo storico al fallimento storico». Nei fatti si è preso atto che la strada verso la riduzione di consumi che producono inquinamento fa paura alle economie dei paesi ricchi e mette in crisi le speranze di sviluppo dei paesi emergenti. I paesi poveri erano venuti a Copenaghen per chiedere dei risarcimenti e sono stati accontentati con forme limitate di carità. Resta lontana la strada di un nuovo e diverso sviluppo tecnologico.

Il dato positivo è solo la promessa di incontrarsi di nuovo, solo una qualche consapevolezza del dramma della terra. Una nuova conferenza si terrà a Bonn entro sei mesi per preparare la prossima Conferenza sul clima in Messico alla fine del 2010. Ma queste megagalattiche conferenze hanno evidenziato anche la difficoltà di parlare in tanti e al posto di diventare sedi operative sono diventate una tribuna per i leader. Il problema clima dovrebbe essere affrontato dall’ONU in forma permanente come propria attività quotidiana di lavoro; ma l’ONU gode della stessa salute precaria del pianeta.

francesco zaffuto
nota: la versione originale in inglese ed integrale dell'accordo di Copenaghen è disponibile alla pagina web di l'Ernesto


(immagine – “i segni dell’acqua” rilievo materico con tecnica mista © marco mirzan)
Intervento collegato - Copenaghen e dinosauri

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