domenica 7 febbraio 2010

Lavoro nero e welfare



Dalla lotta al lavoro nero si possono recuperare le economie necessarie per una riforma del welfare
07/02/10
Dopo i fatti di Rosarno, le dichiarazioni sul lavoro nero dei ministri Sacconi e Maroni non sono mancate. Maroni ha minacciato gli immigrati regolari di ritirargli il permesso di soggiorno se danno lavoro nero ad altri immigrati. Certo va trovata una misura di equivalente durezza per gli italiani che sono campioni in questa materia.

Recentemente il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, ha affermato: « le imprese in nero fanno concorrenza sleale alle imprese in regola e distorcono in maniera inaccettabile i meccanismi di mercato».
Certo Confindustria dimentica che spesso le aziende che praticano il lavoro nero sono aziende che hanno ottenuto subappalti dalle aziende “corrette”. La cosiddetta esternalizzazione di alcuni rami di produzione e servizi viene praticata dalle aziende “corrette” per risparmiare su alcuni costi di produzione, facendo fare il lavoro sporco ad altri.

In un interessante servizio di Gian Antonio Stella, pubblicato sul Corriere della sera del 6 febbraio, (reperibile anche su: http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_06/stella_lavoronero_59860720-12f6-11df-aca8-00144f02aabe.shtml )
si mettono in luce alcuni dati forniti dall’Inps: 98.376 falsi braccianti che nel 2009 hanno percepito abusivamente l’indennità di disoccupazione. In 7 anni quelli scoperti sono 569.841. Si tratta solo di quelli scoperti, si può ipotizzare una cifra doppia per quelli non smascherati. Nei fatti è denaro pubblico che arriva a destinatari che non sono braccianti e che spesso assumono in nero dei braccianti extracomunitari per la raccolta nei loro poderi.

Il fenomeno del lavoro in nero però non è solo qualcosa che riguarda in meridione.

“Per non dire dei lavoratori in nero trovati in giro per le fabbriche, i laboratori e soprattutto i cantieri edili: oltre 2 mila in Liguria, oltre 5 mila in Emilia e in Lombardia, oltre 3 mila in Veneto, oltre 6 mila in Piemonte. E stiamo parlando solo di quelli scoperti, probabilmente pochi rispetto al totale.” (fonte sopracitata)


Bene, per mettere in luce il nero sono necessarie le ispezioni. Ma ....

“Ma chi dovrebbe fare, questi controlli? Non c’è dipendente pubblico che frutti quanto gli ispettori dell’Inps: fatti i conti, nel 2009 hanno recuperato tra evasioni accertate e sanzioni alle casse statali (almeno sulla carta: si sa come poi vanno le cose...) un miliardo e 502 milioni di euro. Vale a dire 1 milione e 88 mila euro a testa. Al punto che lo Stato dovrebbe volerne sempre di più, di più, di più. Invece, come denuncia Antonio Mastrapasqua, l’esodo verso la pensione e il blocco delle assunzioni anche per i concorsi già fatti nel lontano 2006 fa sì che gli ispettori sono scesi nel 2009 da 1.588 al 1.380. E quest’anno se ne andranno almeno altri 200. Col risultato che dal 2011, a tentare di arginare il «nero» di un Paese con oltre quattro milioni di imprese, un’economia sommersa valutata tra il 17% ed il 25% del Pil e una gran massa di furbi, ci saranno poco più di un migliaio di «Poirot » previdenziali. Auguri.” (fonte sopracitata)


Allora, 200 ispettori in meno nel 2009 e altri 200 in meno nel 2010. Ritornando a Sacconi e Maroni: allora, come vogliono fare la battaglia contro il lavoro nero? Varando delle leggi che poi nessuno farà applicare? Leggi dure che colpiscono minacciosamente solo qualcuno e tutti gli altri continueranno a fare i loro porci comodi?
Il problema non è la durezza di una legge ma la sua reale efficacia ed applicazione.
Dal potenziamento dei controlli ispettivi può essere recuperata una buona fetta di evasione fiscale e contributiva. Questi fondi debbono essere investiti per il potenziamento di un Welfare giusto ed efficace.
post collegato Welfare - Retribuire la disponibilità al lavoro
(francesco zaffuto)

(immagine – “buio_book - Buio essere nel Buio: quando il giorno entra in occhi ” © arianna veneroni http://www.flickr.com/photos/arive11/ )

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