lunedì 18 maggio 2009

A venti anni da Tienanmen



18/05/09


Sono passati 20 anni.
La notte del 3 giugno 1989
l'esercito iniziò a muoversi
verso Piazza Tienanmen,
verso il massacro di una speranza di libertà.
Vi ripropongo alcune immagini ancora reperibili su youtube, del massacro del 4 giugno; tra queste immagini quelle rimaste memorabili del piccolo uomo che ferma la fila dei carri armati, piccolo uomo rimasto anonimo che è diventato il simbolo della ricerca della libertà del XX secolo che ormai ci sta alle spalle.
http://www.youtube.com/watch?v=9-nXT8lSnPQ&feature=PlayList&p=7817F56AB06C2C52&index=1&playnext=2&playnext_from=PL

http://www.youtube.com/watch?v=O4xtkpO7ZqU&feature=PlayList&p=7817F56AB06C2C52&index=0&playnext=1

http://www.youtube.com/watch?v=XJBnHMpHGRY&feature=PlayList&p=7817F56AB06C2C52&index=2&playnext=3&playnext_from=PL

Il 13 maggio 1989 duemila studenti si insediarono nella grande piazza Tienanmen: chiedevano una legittimazione, criticavano la corruzione del Partito ed il ritorno al conservatorismo da parte di Deng Xiaoping, chiedevano libertà, riforme politiche democratiche, inneggiavano a Gorbaciov leader della svolta in URSS, innalzavano una enorme statua di cartapesta alta 10 metri chiamata Dea della democrazia, erano presenti tra di loro anche comunisti libertari che cantavano l’Internazionale. La protesta continua nei giorni successivi, durante la visita di Gorbacev, il 16 ed il 17 maggio; i manifestanti sono molto di più; si cominciano ad avere notizie di espansione della protesta giovanile anche in altre città della grande Cina. Il Comitato permanente dell'Ufficio politico del PCC, impone la legge marziale. Zhao Ziyang, uno dei membri del Comitato, che si era opposto alla legge marziale, tenta con una mossa disperata il 20 maggio di convincere i manifestanti a desistere dall’occupazione della piazza, esponendosi anche personalmente (nei giorni successivi sarà arrestato). I manifestanti non si arrendono. Nei primi giorni l'esercito incontrò una forte resistenza da parte della popolazione e la situazione rimase in una pesante attesa per 12 giorni. Deng Xiaoping prese la decisione finale: in quanto Presidente della Commissione militare, fece pervenire alle truppe l'ordine di usare la forza.
Quanti sono stati i morti e i feriti? Ancora oggi nessuna verità per quella cronaca. Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, ma poi abbassò il numero di militari uccisi ad "alcune dozzine". La Croce Rossa parlò complessivamente di 2.600 morti e 30.000 feriti. Altre testimonianze parlano 3000 morti, le più alte stime fecero salire il bilancio a 12.000 morti. Nei giorni che seguirono cominciò una caccia feroce ai dissidenti, i numeri degli arresti e degli esiliati non venne mai reso pubblico, la stampa cinese fu messa a tacere.
Da un articolo del Corriere del 17 maggio 09, apprendiamo che Zhao Zhiyang ha pubblicato un libro di memorie; ma ancora oggi permangono silenzi intorno a circa trenta persone che tuttora giacciono in carcere per quei fatti.
http://bibliogarlasco.blogspot.com/2009/05/tienanmen-un-mistero-lungo-20-anni.html

Deng nell’assumersi la responsabilità dell’intervento armato dell’esercito disse che era comunque riuscito a salvare il socialismo; nei fatti ha salvato il capitalismo-comunista una sorta di minotauro moderno.
Del ricordo del massacro di Piazza Tenammen in Cina oggi pare essere rimasto ben poco; forse il ricordo cova inespresso dentro l’anima di tanti giovani cinesi che vivono nel paese del COMUNISMO- CAPIALISTA . Si, in Cina si è conciliato l’inconciliabile, comunismo e capitalismo; ma non all’insegna della libertà, bensì all’insegna della dittatura del partito unico e all’insegna di una repressione impressionante (i dati sulla pena di morte in Cina sono di circa 1700 esecuzioni l’anno).
Eppure se a venti anni di questo anniversario ne aggiungiamo altri venti, arriviamo ad un altro anniversario che ci riporta a quaranta anni fa, alla Cina nel pieno della cosiddetta rivoluzione culturale, alla Cina di Mao Tse-tung . Una Cina che era arrivata con la sua propaganda culturale fino in Europa. Nel movimento del ’68, si poteva essere più o meno filocinesi, ma in ogni caso si guardava alla Cina di Mao con molta attenzione. La cosiddetta rivoluzione culturale giungeva come una novità, una specie di speranza visibile della possibile realizzazione del comunismo. La propaganda cinese era abbastanza diffusa, i giornali patinati con grandi foto, parlavano di esperienze di Comune nelle campagne. Pareva qualcosa di diverso che allontanava dal grigiore sovietico, una specie di comunismo possibile che allontanava gli spettri dell’Ungheria e della Cecoslovacchia. Era così grande questa speranza che faceva passare sopra il criticato culto della personalità e sulle folle stereotipate ed osannanti vestite tutte allo stesso modo. Eppure c’era qualcosa che doveva pur far pensare: il partito comunista cinese criticava l’URSS di revisionismo, e propugnava la successione ideologica: Marx , Engels , Lenin, Stalin, Mao. Il baffo di Stalin era la continuità tra Lenin e Mao, ciò doveva pur far pensare che la strada autoritaria di Stalin era condivisa. Eppure il mito di un comunismo cinese realizzabile trionfava il Italia e in Europa; perfino diversi trosckysti abbracciarono l’ipotesi maoista; dal ’68 al ’71 in Europa, la crescita dei gruppi filocinesi è notevole.
Ma nel 1971 arrivò una notizia particolare dalla Cina: la scomparsa di Lin Piao in circostanze misteriose. La spiegazione ufficiale fu che Lin Piao, stava pianificando un colpo di Stato ai danni di Mao, ed, una volta scoperta la congiura, aveva tentato la fuga e l’aereo con cui fuggiva è misteriosamente caduto. La stringata verità ufficiale della fine di Lin Piao mostrava tutta la fragilità della speranza di costruzione del comunismo in Cina. Gli anni successivi ci fanno arrivare le più disparate notizie, la rivoluzione culturale viene descritta come un movimento di esagitati in grado di bruciare libri ed opere d’arte, in grado di mettere al bando la cultura occidentale compreso Beethoven. Vengono evidenziati, con notizie molto vaghe, gli eccessi della Banda dei quattro, la stella di Mao pare adombrarsi, torna in auge Zhou Enlai e dopo di lui l’astro nascente sarà Deng Xiaoping.
Di quel comunismo pare restare solo il partito come grande moloch burocratico e grande contenitore di ogni idea di destra e di sinistra, e a capo del grande partito il nuovo astro Deng Xiaoping che indica la nuova linea: "Pianificazione e forze di mercato non rappresentano l'essenziale differenza che sussiste tra socialismo e capitalismo. Economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c'è una pianificazione anche nel capitalismo; l'economia di mercato si attua anche nel socialismo. Pianificazione e forze di mercato sono entrambe strumenti di controllo dell'attività economica." (John Gittings, The Changing Face of China, Oxford University Press, Oxford, 2005.). Sinteticamente questa è la nuova dottrina di Deng.
Lasciare arricchire una nuova classe borghese diventa la linea condivisa del grande partito, molti burocrati cominciano ad avviarsi verso un’altra carriera, quella di privati imprenditori. Ma a questa libertà di impresa non seguono le riforme democratiche e neanche riconoscimento delle libertà civili.
Gli studenti di piazza Tienanmen chiedevano, libertà, democrazia ed alcuni di loro cantavano l’Internazionale; hanno avuto un massacro e un capitalismo autoritario.
La speranza della costruzione di una GIUSTIZIA SOCIALE (che può anche essere chiamata socialismo o anche in altri modi) deve partire dal valore della LIBERTA’. E’ questa la lezione che possiamo ricavare dalla Storia del XX secolo.
francesco zaffuto
(immagine “il tramonto dell’ideologia” © francesco zaffuto link Altre allegorie)

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