sabato 23 maggio 2009

Mauro Rostagno è stato ucciso dalla mafia


23/05/09

(foto Mauro Rostagno)

Una notizia pubblicata dall’ansa di oggi rende giustizia all’immagine di Mauro Rostagno
Era approdato in Sicilia per inseguire un sogno: costruire la comunità chiamata “Saman” .
Mauro Rostagno è stato una delle menti più vivaci del ’68; uno dei primi a rendersi conto che bisognava percorrere nuove strade dopo la crisi del movimento. La strada dell’inseguire il mito della rivoluzione aveva portato il movimento verso gli scenari del terrorismo; Rostagno imbrocca risolutamente la strada della non violenza e si rivolge anche ad una riflessione sul pensiero orientale. Ma non lo fa nel chiuso di una stanza, lo fa secondo il suo modo di essere, costruire una comunità presente sul sociale; sceglie la terra della Sicilia per questo suo nuovo sogno. Si scontra subito nel trapanese con gli interessi della mafia; ma Rostagno non indietreggia, diventa direttore di una emittente televisiva privata e denuncia quotidianamente le collusioni tra mafia e politica. Il 26 settembre del 1988 Mauro Rostagno viene ucciso. Tutto fa pensare a un delitto di mafia, ma invece si insinuano dei dubbi. Diversi servizi giornalistici nazionali (anche televisivi) insinuano il dubbio che il delitto potesse essere maturato all’interno della stessa comunità: interessi non precisati, gelosie o altre possibili piste di antagonismo intellettuale. Troppo forte, un uomo come Rostagno, simbolo del movimento del ’68, ucciso dalla mafia.
Oggi, a quasi ventuno anni dalla morte, un perizia balistica mette in luce la matrice mafiosa del delitto.
Ma se oggi parlo a qualcuno di Rostagno, difficilmente trovo qualcuno che sappia chi sia. I dubbi e la lentezza della giustizia avevano offuscato l’immagine forte e instancabile di Mauro Rostagno. Ci resta il dovere di ricordarlo.
francesco zaffuto

il link e l’articolo ansa del 23/05/09

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_963847722.html

PALERMO - L'omicidio di Mauro Rostagno sarebbe stato deciso ed eseguito da capimafia trapanesi. L'inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l'agguato la sera del 26 settembre 1988, uccidendo così il giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman. Il gip del tribunale di Palermo, Maria Pino, ha emesso due ordini di custodia cautelare su richiesta dei pm della Dda, Antonio Ingroia e Gaetano Paci. I provvedimenti riguardano Vincenzo Virga, già capo del mandamento mafioso di Trapani, attualmente detenuto a Parma, indicato come il mandante, e Vito Mazzara, accusato di essere l'esecutore materiale, detenuto a Biella. I due indagati avrebbero proceduto in concorso con il vecchio capomafia trapanese, Francesco Messina Denaro, deceduto durante la latitanza, e padre di Matteo, ricercato da 16 anni. Il provvedimento è stato emesso dal gip in seguito ai risultati delle indagini condotte della Squadra mobile di Trapani, con il supporto di nuovi accertamenti balistici del Gabinetto regionale di polizia scientifica di Palermo. L'analisi sui tre bossoli trovati sul posto dell'agguato ha accertato che erano stati sparati dalla stessa arma utilizzata all'epoca in altri delitti di mafia nel trapanese.L'ordine di uccidere Mauro Rostagno sarebbe dunque partito dai vertici della famiglia mafiosa trapanese, in particolare da Vincenzo Virga, considerato il mandante, mentre Vito Mazzara è indicato come l'autore materiale dell'omicidio. Sul delitto del sociologo-giornalista, che da un'emittente televisiva privata, di cui era direttore, denunciava le collusioni fra mafia e politica, hanno anche parlato i collaboratori di giustizia Vincenzo Sinacori e Francesco Milazzo, entrambi ex capimafia trapanesi. Con questa indagine, che riscontra molte similitudini con il modo di operare dei sicari che avevano messo a segno altri delitti all'epoca, viene scartato una volta per tutte il sospetto di una pista interna alla comunità Saman. Rostagno, coniugando cronaca e denuncia, movendo forti ed esplicite accuse nei confronti di esponenti di Cosa nostra e richiamando in termini di speciale vigore l'attenzione dell'opinione pubblica, aveva toccato diversi uomini d'onore e generato nell'ambito del contesto criminale un risentimento diffuso.

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