lunedì 26 dicembre 2011

Religioni, appartenenza e guerra


Le cronache di ieri in Nigeria con i cristiani trucidati, e quelle in Iraq con gli attentati che hanno riacceso lo scontro tra sunniti e sciiti, ci riportano nel baratro della guerra di religione, ovvero di appartenenza.
L’appartenenza può essere sentita dall’uomo “culturalmente evoluto” come da un barbaro. Ogni guerriero che va a sfidare la morte fa appello a un suo Dio. Omero ci diede una testimonianza tragica ed insieme ironica su come gli dei pagani partecipavano nel guerreggiare tra le fila troiane o achee. Nel pieno dell’era moderna, ove le religioni monoteistiche sono prevalenti, il guerriero prima di sfidare la morte si appella a Dio ed anche il guerriero avversario sta facendo lo stesso appello allo stesso Dio.
Lo “spirito d'appartenenza" durante il conflitto rende di parte le coscienze degli uomini ed esse si commuovono solo per gli uomini considerati fratelli, mentre producono i più efferati delitti contro gli uomini considerati nemici, contro le loro donne e i loro figli.
I motivi di una guerra vengono spiegati dagli studiosi facendo riferimento a ragioni di ordine economico o territoriale, ma senza nulla togliere all’importanza di tali motivazioni esse non bastano da sole a determinare una guerra, spesso uno spiccato “spirito d’appartenenza” sta alla radice di ogni guerra.
Lo “spirito d’appartenenza” si può manifestare in un gruppo familiare come in un gruppo sociale, può essere caratterizzato da una lingua, da una religione o da una tradizione comune, ma è come una espansione dell’egoismo del singolo uomo reso forte dalla vita nel gruppo; riesce a confondere la mente a tal punto che le stesse dottrine universaliste vengono spesso pervase dallo spirito di appartenenza ed un universalismo ridotto a campanilismo diventa capace di negare un altro universalismo.
Solo la strada di una fratellanza universale può salvare l’umanità,
Se il Dio creatore dell’universo non esiste siamo fratelli per condizione di natura; se il Dio creatore dell’universo esiste, non può essere il Dio di una parte, non può parteggiare per una appartenenza e siamo tutti fratelli.
26/12/2011 francesco zaffuto
immagine - Goya - il sonno della ragione genera mostri

5 commenti:

  1. Bellissimo post.
    La strada della fratellanza universale, con o senza Dio, è l'unica da percorrere per vivere una vita non da schiavi.
    Nel mistero dell'esistenza brilla - come il sole - l'unica certezza della condivisione di questo magnifico (nonostante tutto) pianeta durante il viaggio della vita.
    Sperando che si sia ancora in tempo per farlo.
    Ciao

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  2. Lo “spirito d’appartenenza” secondo me non è altro che lo specchietto per le allodole. Chi giostra le file lo fa sicuramente per un tornaconto economico.
    Maurizio Curione

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  3. Pienamente d'accordo
    con te, Francesco ... il (San) ci starebbe proprio bene:-))
    Le Tue conclusioni non fanno una piega, in ogni caso.

    Auguri di Buon Anno

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  4. a Maurizio Curione
    certo chi giostra le fila ne sa sempre una di più e riesce ad usare le spinte all'appartenenza per muovere i pedoni

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  5. Che poi ebraismo cristianesimo e islamismo sono religioni sorelle..
    Per me sono le tradizioni, i confini, gli Stati con la loro volontà di dominare spazi sempre più estesi a determinare da sempre e per sempre le guerre!

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