lunedì 20 agosto 2012

L’incubo della nostra repubblica


La morte di Angelo di Carlo (il 19 agosto 2012, dopo nove giorni di agonia, perché bruciato vivo dinanzi a Montecitorio per mancanza di un lavoro a 54 anni) è l’incubo della nostra repubblica e deve continuare ad esserlo finché non si affronta concretamente la questione lavoro.
Un link per la notizia:
Non trovare lavoro e non avere in tasca i soldi per pagare le bollette e per dare qualcosa a tuo figlio, è qualcosa di disperante e indescrivibile come pena.
Se la nostra classe politica non è capace di rispondere si faccia da parte.
Se la nostra classe politica si limita a parlare di lavoro senza dare indicazioni chiare su come si può trovare veramente un lavoro si faccia da parte.
Il lavoro è un urgenza e nel nostro paese non c’è la minima certezza che cercando e aspettando un turno, anche lungo, si possa trovare. Non esistono liste di collocamento pubbliche, si può aspettare senza che il lavoro arrivi mai, si può cercare collezionando migliaia di no. Non esiste alcuna graduatoria che ti permetta di dimostrare: “sto aspettando da anni”. Tutto sta in mano al collocamento privato, tutto viene delegato alla fortuna o alla disgrazia. Nei lunghi periodi di disoccupazione nessuno aiuto, se sei uno che non ha lavorato per (x) settimane nell’anno non sei nessuno, non meriti nessun aiuto. La stessa riforma della Fornero, che deve partire tra alcuni anni, già traccia nel futuro il ripercuotersi dello stesso incubo.
OCCORRE PRODURRE UN URLO E UNA LOTTA PER LIBERARCI DA QUESTO INCUBO MA OCCORRONO ANCHE MISURE BEN PRECISE IN MERITO A LISTE DI COLLOCAMENTO E DI INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE
Immagine - l’urlo di Munch

4 commenti:

  1. Questa storia è di una tristezza infinita, hai fatto benissimo a farne un post, perchè sono queste, le storie che non debbono passare inosservate...Ed invece ho notato che i media, non so perchè, ma anche i blog, non le hanno dato rilevanza!!

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  2. Sono annichilito a fronte di tanta tragedia umana.

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  3. Un urlo non basta se le orecchie non voglion sentire.

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