martedì 17 novembre 2009

Porco mondo o mondo cane, deludenti i risultati del convegno Fao di Roma


17/11/09

Riguardo al convegno della FAO a Roma possiamo dire: porco mondo o mondo cane? Né l’uno e né l’altro, perché i porci e i cani sono innocenti.
Ma gli uomini sono colpevoli perché dotati di quell’accidente chiamato intelligenza.

Non si capisce perché di fronte al problema della fame nel mondo l’intelligenza scompare: restano le sceneggiate dei leader, le chiacchiere e perfino le barzellette
Come si può accettare che si parli di dimezzamento del problema della fame del mondo a partire dal 2015? Appena arriva mezzogiorno tutti ci prepariamo per andare a mangiare. Possiamo accettare che ci dicano: oggi non si magia, prova a tornare nel 2015 e forse ti diamo mezzo piatto di riso?
Per arrivare almeno al dimezzamento entro il 2015, il segretario generale della Fao nel convegno, ha ribadito la necessità di investire 44 miliardi di dollari l'anno per lo sviluppo agricolo nel Sud del mondo, una piccola somma rispetto ai 365 miliardi di dollari destinati nel 2007 dai Paesi Ocse a sostegno dei rispettivi agricoltori e ai 1.340 miliardi di spesa militare registrata nello stesso anno. Se confrontiamo questa necessità con il piano di stanziamento di 20 miliardi di dollari in tre anni predisposto dal G8 dell'Aquila è veramente poca cosa. Allora al Convegno non si sono trovati neanche i fondi per il dimezzamento entro il 2015.
E’ un problema irrisolvibile? Il Papa nel suo intervento ha detto : "E' necessario maturare una coscienza solidale, che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni". Ed ha concluso l’intervento dicendo: "Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori!".
Tanto per parlare di spreco si possono citare i dati diffusi dalla Coldiretti (nella stessa giornata era in atto a Roma una protesta degli agricoltori italiani): nei paesi sviluppati ben il 30 per cento del cibo acquistato finisce nella spazzatura, solo in Italia restano invenduti nei retrobottega dei punti vendita 240mila tonnellate di alimenti per un valore di oltre un miliardo di euro, che potrebbero sfamare 600.000 cittadini con tre pasti al giorno per un anno. Ad essere gettati nel bidone sono non solo gli avanzi quotidiani della tavola ma anche prodotti scaduti o andati a male come frutta, verdura, pane, pasta, latticini ed affettati.
Bene quello che ha detto il Papa e bene quello che hanno detto gli agricoltori, ma su spreco ed opulenza è opportuno fare chiarezza, come è opportuno fare qualche precisazione sulle responsabilità.
La riduzione individuale dello spreco delle famiglie occidentali non si traduce automaticamente in alimenti che possono arrivare a chi soffre la fame. Se una casalinga individualmente sta attenta al consumo ed evita sprechi quotidiani ci sarà un riflesso positivo nella sua economia domestica ma non si traduce immediatamente in cibo per gli affamati dell’Africa, a meno che versa in un c/c destinato a una qualche società umanitaria tutto il risparmio degli sprechi. Come non possiamo risolvere i problemi della fame nel mondo con gli avanzi e i cibi scaduti.
La riflessione sugli sprechi deve sicuramente portarci a comportamenti più corretti all’interno delle nostre economie per evitare assurdi sperperi; ma la questione non si traduce in una automatica risoluzione del problema della fame nel mondo.
Riguardo poi all’opulenza occorre veramente chiarezza; l’opulenza non può essere considerata quella di un impiegato americano che si trangugia tre panini con l’hamburger e due coca cola; quella non è l’opulenza, è solo l’effetto della miseria di un povero disgraziato che comincerà ad ingrassare e si rovinerà il fegato.
La vera opulenza è quella dei ricchi occidentali ed orientali che frequentano i migliori ristoranti e che curano l’immagine con diete appropriate; si spostano in auto di lusso tra i migliori hotel, approdano con le loro barche e con i loro harem in porti esclusivi, spostano i loro capitali da una banca all’altra per tutti gli angoli del mondo o si fanno una banca per conto loro.
Occorre guardare con chiarezza alla “soverchieria” che domina il mondo e indicare con chiarezza le responsabilità. La concentrazione della ricchezza e la continua imitazione dei ricchi nei loro comportamenti è il tarlo che sta distruggendo l’umanità; la distrugge nel fisico e la distrugge nei sentimenti.
La chiesa ha un esempio da seguire: San Francesco, può mettersi subito all’opera.
Gli uomini di cultura hanno la responsabilità di non sollevare ogni giorno sul piano culturale il problema della fame e della soverchieria e si dedicano solo alle loro fisime esistenziali.
I politici debbono considerare che sono loro i primi responsabili tecnici della fame nel mondo, il loro operare e il loro non operare ha un riflesso diretto e immediato. La questione fame nel mondo va posta come il primo dei problemi da risolvere da ora, e non rinviabile al 2015. Non si tratta di utopia, si tratta di necessità.
I politici debbono individuare energie e metodi e non può bastare un periodico convegno annuale di un qualche organismo internazionale.
C’è il primo aspetto urgente di derrate alimentari da reperire e distribuire insieme all’aiuto sanitario, e tale aspetto va legato ad almeno altri due aspetti:
- istruzione e tecnologia per avviare centinaia di migliaia di piccole imprese agricole
- fare in modo che gli aiuti in denaro non vadano a foraggiare gruppi di affaristi locali.
Può bastare un fondo mondiale alimentato da una sorta di Tobin tax (giusto come la prevedeva lo stesso premio nobel).
Può bastare un cinque per mille in tutti i paesi ricchi, destinato veramente ed esclusivamente al problema della fame.
Può bastare che per un solo anno non si spenda per armamenti e si è risolto il problema della fame nel mondo; non ci sono attenuanti. Mondo boia!
francesco zaffuto

questo argomento è stato trattato in questo blog anche con i post

UN ALTRO G20 in Scozia, le exit strategy e le pia...ghe umane

OBAMA - AFRICA - G8

Tra noi: uno su sei non mangia

Dove non c’è crisi: intermediazione bancaria nel c... commercio armi

Draghi: la crisi si abbatte sui paesi poveri

(immagine – “l’età dell’argento” acquarello © francesco zaffuto link dalle Metamorfosi di Ovidio)

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