mercoledì 6 gennaio 2010

Il pane, lo spreco e le colpe


06/01/10


E’ bastata un’inchiesta del Corriere della Sera sullo spreco del pane a Milano ed è venuto fuori un pullulare di dichiarazioni di intellettuali e cardinali.
L’inchiesta del Corriere è consultabile alla pagina web
http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_03/pane_buttato_9daa83c8-f842-11de-bb47-00144f02aabe.shtml

L’inchiesta metteva in risalto soprattutto quello che accade a Milano: il pane in rimanenza che viene buttato dagli stessi fornai poiché diventa pane raffermo ed invendibile il giorno successivo.
I negozi dei fornai a Milano sono delle specie di boutique del pane, trovare il pane comune è quasi impossibile, il prezzo per le diverse tipologie spesso supera i sei euro al chilo.
Comprare il pane nelle boutique del pane è un lusso, la maggior parte delle famiglie milanesi per sopravvivere cercano di comprare il pane nei supermercati e guardando con attenzione il prezzo al chilo (poiché anche nei supermercati è facile superare i 4 euro al chilo). In pratica a Milano (e credo in molte città d’Italia) ci sono due fette di popolazione: quella che compra il pane come nutrimento e quella che compra il pane per “sfizio” (scegliendo tra dieci o venti gusti e forme). Nonostante il pane sia fatto sempre e solo di farina , il cui costo non va oltre i 40 centesimi di euro, i fornai riescono, con il miracolo della manipolazione artistica a portare il pane perfino ad 8 euro al chilo.
I fornai di Milano il pane preferiscono buttarlo e ben si guardano di abbassare i prezzi; basterebbe che abbassassero i prezzi verso sera e molto di quel pane potrebbe entrare nel consumo delle famiglie milanesi. Nei fatti la scelta di buttare il pane fatta dai fornai milanesi è una scelta consequenziale alla volontà di tenere elevato il prezzo dello stesso pane.


La maggior parte degli interventi di intellettuali e cardinali sono stati incentrati sulla colpa dello spreco delle famiglie in generale e sulla fame nel modo come se il mezzo panino finito nella spazzatura fosse la causa diretta della fame nel mondo.

Il mezzo panino salvato dal sacco nero non si trasforma immediatamente in un aiuto al terzo mondo per sollevarsi dalla fame. Sono necessari altri elementi: chi ha risparmiato sul pane deve in qualche modo fare arrivare le sostanze di quel risparmio ai diseredati (altrimenti il risparmio è solo a beneficio del suo reddito) e gli organismi statali di questi accorti consumatori debbono comportarsi in modo coerente sul piano degli aiuti internazionali.


Gli aiuti internazionali per affrontare il problema della fame nel mondo non possono tradursi nel fare arrivare i rimasugli di una sovrapproduzione di beni di consumo (quasi avariati) in quei paesi. Il terzo mondo non potrà sollevarsi con i nostri rimasugli donati in modo caritatevole. I paesi del terzo mondo hanno necessità di aiuti immediati indipendentemente dal lento cambiamento dei nostri stili di vita ed hanno la necessità di avviare una loro produzione e una loro autonomia sul piano tecnologico. Questi interventi rivestono un carattere di urgenza e pare che di questa urgenza non ci vogliamo far carico, lo dimostrano gli scarsi risultati dell’ultimo convegno della FAO a Roma.

post di questo blog : Porco mondo o mondo cane, deludenti i risultati de...l convegno Fao di Roma


Dobbiamo tener conto altresì che il maggior carico della fame nel mondo lo creiamo in Africa con gli atti di rapina delle multinazionali , basta guardare il caso del Delta del Niger.

La questione di una educazione per evitare gli sprechi è sicuramente utile e rilevante, perché la produzione cerealicola se non viene in qualche modo limitata e cadenzata nel tempo porta a un impoverimento delle terre (un vecchio uso nelle campagne era quello di seminare un anno grano ed un anno fave per fare riprendere energia ai terreni).

Link dell’ intervista a Borlaug http://it.wikisource.org/wiki/La_fame_del_Globo/2

Ma l’educazione contro lo spreco non può essere improntata ad una episodica campagna di colpevolizzazione, deve diventare una sistematica campagna di educazione. Non ci vuole molto tra l’altro per cambiare il nostro stile di vita, basta dedicare un minimo di tempo e di attenzione alle cose che facciamo quotidianamente: non comprare pane in eccesso, quello che resta lo si può congelare e se diventa raffermo può essere utilizzato per gustose ricette. Le antiche casalinghe non buttavano certo il pane raffermo e in cucina si facevano dei veri miracoli del gusto: dalle polpette ai canederli, dalla panzanella alle minestre toscane. Basta scorrere su internet e trovare un’enorme quantitativo di preziose ricette.
francesco zaffuto

ricette sul pane raffermo
http://www.cucinare.meglio.it/pane_raffermo-p1.html

canederli

polpette di carne


http://www.cucinacalabrese.org/ccRicette/ccRicetteSchede/ccricettecarne/rca_polpettecarne.htm

polpette di melenzane
http://www.misya.info/index.php/2007/06/20/polpette-di-melanzane.htm

(immagine “spaventapasseri in campo di grano” acquarello © francesco zaffuto link Spaventapasseri)

1 commento:

  1. Riferendomi alla prima parte dell'articolo bisogna dire che il pane fatto bene è buono e vendibile anche dopo alcuni giorni,anche se prodotto a livello industriale. Oggi i nuovi sistemi di lievitazione rapida e gli additivi se da un lato hanno reso meno dura la vita dei panificatori hanno ridotto la qualità del prodotto. Oggi il pane per essere mangiabile bisogna comprarlo due volte al giorno. Spesso il pane raffermo moderno( pieno di additivi, mal lievitato, non cotto bene affichè pesi di più)non è riutilizzabile per preparare pietanze.Riguardo ai prezzi, conviene comprare panettoni o torte, al basso costo della farina bisogna ricordare che da un Kg di questa si ottiene circa 1Kg e 1/4 di pane.

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