martedì 18 giugno 2013

L’ostracismo ai tempi della rete

Riguardo alla notizia qui uno scarno resoconto della giornata del 17 giugno.
 L'assemblea congiunta dei deputati e senatori del M5S ha votato "a larga maggioranza" di demandare alla Rete il voto sull'espulsione della senatrice Adele Gambaro. I voti espressi sono stati 79  per deferire alla Rete il giudizio sull'espulsione della senatrice Adele Gambaro; 42 hanno detto no, 9 si sono astenuti. Facendo la conta si arriva a 130, è evidente che ci sono stati tanti assenti (pare ben 30 ammalati o impegnati in altri pensieri o molto turbati).
 Elemento del contendere le dichiarazioni rese alla stampa dalla Gambaro che criticavano Grillo.
-
Passiamo ad Atene (circa 500 anni avanti Cristo)
La procedura dell'ostracismo si articolava in due fasi:
  • in una apposita assemblea che si teneva a metà inverno, il popolo decideva a maggioranza se si dovesse votare per un ostracismo, e in caso affermativo si fissava una riunione per qualche settimana dopo;
  • in questa seconda riunione, se i votanti erano più di seimila, il candidato il cui nome risultava scritto sulla maggioranza dei cocci (ostraka) usati come schede elettorali veniva condannato all'esilio.
 Certo nel caso di specie non si tratta di Città Stato, ma di un movimento che propugna nuove procedure di democrazia, per questo merita attenzione la procedura stessa. 
Riguardo all'ostracismo ateniese la procedura è simile, ma al posto dei cocci ci sarà un voto tramite internet. La procedura è simile ma c’è un’altra differenza: in Atene si chiedeva l’ostracismo per persone di cui si temeva una possibile ascesa verso la tirannide, nel caso di questo esempio di ostracismo in rete è proprio lo stesso Capo che chiede la procedura di ostracismo e la prima assemblea non è stata pubblica. Diciamo che c’è stata una evoluzione.
18/06/2013 francesco zaffuto

Per qualche approfondimento sulla parola ostracismo
http://lgxserver.uniba.it/lei/personali/pievatolo/platone/ostrak.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Ostracismo
immagine – uno di quei ciottoli di Atene utilizzati per l’ostracismo