martedì 19 aprile 2016

I dati referendum e la sindrome di Gela


Nell’ultimo referendum del 17 Aprile 2016 ci sono due dati ben lontani e particolari rispetto al panorama Italia, e sono: la regione Basilicata e la città di Gela (in Sicilia). La Basilicata è l’unica regione dove si è raggiunto il quorum, la città di Gela il centro dove si è registrata la partecipazione più bassa al voto 15,19%. Mentre l’elevata partecipazione degli abitanti della Basilicata può essere messa in relazione a una reazione contro il comportamento delle ditte petrolifere che hanno recentemente speculato ed inquinato. La mancata partecipazione degli abitanti di Gela è più difficile da interpretare.
Gela è stata sede di una delle più grandi raffinerie petrolifere d’Italia. Quell’insediamento industriale nella vicina periferia di Gela fu definito “cattedrale nel deserto”, furono spesi un gran quantitativo di soldi pubblici inizialmente per costruirlo;  e ora, dopo tanti anni, si aspetta di spendere un gran quantitativo di soldi pubblici per riconvertirlo o smantellarlo.
 Quel grande insediamento industriale nel bene e nel male diede lavoro agli operai che ci lavoravano, ma non riuscì a far decollare nessun indotto, rimase nel deserto e il deserto restò deserto economico.
 Gli abitanti di Gela accettarono e fecero delle difficoltà virtù, nonostante l’inquinamento investiva aria e territorio, legarono per tanto tempo le loro speranze allo sviluppo di quella cattedrale, negli ultimi anni si sono accorti che dopo tanto predare ora si passava a smantellare i rottami.
 Gli abitanti di Gela sono stati sempre attivi e politicamente impegnati, hanno sostenuto lotte ed accolto le novità politiche che venivano prospettate: hanno dato fiducia a Crocetta che ora è Presidente della regione, hanno dato fiducia al PD per tanto tempo, delusi sono passati a votare in massa per i cinque stelle ed hanno determinato l’elezione di un sindaco pentastellato, ed hanno avuto anche qualche delusione con l’ultimo sindaco a 5 stelle.
 La percentuale bassissima del 15,19% - solo 9112 votanti su 60005 aventi diritto – è stata considerata dall’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta, ora Presidente della regione Sicilia, come un suo merito e come dimostrazione del suo appoggio a Renzi seguito dai gelesi.
«La Sicilia è stata compatta, si è schierata con Renzi - ha aggiunto -. La risposta del popolo siciliano è stata netta. E mentre facevo il bagno riflettevo sul fatto che a inquinare il mare a Gela, in passato, non sono state le trivelle ma la raffineria. E oggi l'estrazione petrolifera non c'è più. Guardavo poi l'orizzonte e di trivelle non ne ho vista nemmeno una»
Lascio da parte ogni commento alla rapida  evoluzione di Crocetta verso il renzismo e sulla sua presunzione di ammantarsi di un consenso dell’84% dei gelesi; penso che il non voto dei degli abitanti di Gela sia dovuto ad una grave sindrome di scoraggiamento.
Se questo scoraggiamento invaderà l’Italia la democrazia sarà a rischio.

Francesco Zaffuto

foto Anic di Gela - la raffineria vista dalla strada provinciale

2 commenti:

  1. Non so come mai non ci si scandalizzi (pubblicamente) per le dichiarazioni di un ex presidente della repubblica, di un presidente del consiglio, dell'ex che citi, del mio attuale presidente di regione che addirittura ha esultato per la bassa affluenza della mia regione. Son cose dell'altro mondo! E questa è ormai la nostra vita di popolo allineato... anche contro il nostro stesso interesse.

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  2. Con queste dichiarazioni Crocetta mi è diventato ancora più odioso di quanto già non lo fosse prima.

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