lunedì 4 aprile 2016

Panama Papers ed il forziere dei nostri santi

Una talpa, illuminata dal desiderio di sacra verità o sacra vendetta, rivela i file segreti di oltre 200 mila società offshore create dallo studio Mossack Fonseca di Panama.
Certo,  lo sapevamo che le Isole Caimans e Panama erano paradisi fiscali e luoghi di riparo per ogni sorta di tesaurizzazione privata;  ma vedere i nomi di quelli che hanno il tesoro fa un certo effetto.
Chi si aspettava che un Putin e un Camerun non si fidassero di affidare i loro tesoretti alla Russia e alla Gran Bretagna. Ad essi si aggiungono alti dirigenti cinesi, il presidente ucraino Poroshenko,  il re dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud e il sovrano del Marocco Mohammed VI.  E la lista dei nomi promette di ingrossarsi a dismisura. Una grande internazionale della fuga dei capitali,  per evitare il fisco nel proprio paese e per costruirsi una buona e sempre possibile residenza lontana dal proprio paese; mentre magari nel proprio paese si gioca a fare la parte degli integerrimi e si perseguitano i piccoli evasori.
 Accanto a questi isospettabili uomini politici non mancano uomini delle mafie e del cartello del traffico di droga. Non mancano rispettabili industriali che si sono stancati di fare gli imprenditori e che preferiscono il parassitismo finanziario. Non mancano poi gli arricchiti fortunati  che,  per loro qualità e per le regole del mercato,  sono stati pagati in modo esorbitante per le loro prestazioni: manager, calciatori, artisti, mediatori di affari ecc..
 Fra poco ci diranno che, tranne qualche caso problematico,  poi in fin dei conti,  era tutto regolare e lentamente tenderanno a stendere un velo fino alla totale dimenticanza, e ricominciare come se nulla fosse.
 Ma questo bubbone che sta facendo marcire il pianeta non è solo un fatto di frode e di evasione, è proprio un bubbone prodotto dalla grande ricchezza non investita e tesaurizzata. Anche il cosiddetto denaro guadagnato onestamente,  ma in modo esorbitante, va a fare parte della massa di capitale finanziario tesaurizzato, investito in speculazioni finanziarie e che non dà alcun  impulso a investimenti produttivi.
  In un mondo che abbonda di ricchezza e di spreco si stende e spande la miseria diffusa dei diseredati;  con il problema ancora insoluto  della fame di bambini denutriti  che fa arricciare il cuore.
 Una volta c’era la lotta di classe, o almeno si parlava di lotta di classe; oggi ci sono le appartenenze di religione, di razza, di etnia. Su queste appartenenze ci hanno soffiato come su un fuoco sulla paglia gli stessi grandi speculatori; non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare l’appoggio dato dagli USA all’integralismo islamico negli anni ottanta. Sono riusciti a creare un’altra realtà, ed ora è diventata così grande che gli è quasi scappata di mano. Si parla di guerre sante con i forzieri del tesoro ben tenuti al riparo; ci sarà sempre un Hotel di lusso per ricchi in qualche isola con il mare incontaminato, mentre il resto del mondo brucia nelle fiamme della guerra e della miseria.
 Ad una internazionale dei miliardari si può solo rispondere  con l’ Internazionale dei diseredati capace di superare i conflitti  religiosi ed etnici, altrimenti è la fine.
 Nessuna nostalgia però del passato, perché se guardiamo nel passato scopriamo grandi errori: il comunismo statalista ha fallito nel suo compito; il socialismo riformista si è fatto fagocitare dallo stesso capitalismo finanziario.
  L’etica dell’uomo nuovo non si può costruire con prediche e neanche con tappe forzate. Va amata la libertà di ogni singolo uomo ma va data dignità ai bisogni essenziali di ogni singolo uomo;  va costruito faticosamente un cammino di uguaglianza preservando beni essenziali come l’aria, l’acqua e la terra.
 Non c’è una sola ricetta miracolosa;  ogni uomo che ha un’idea e una ricetta la sveli e la condivida, non abbia paura di confrontarla, non si faccia prendere dalla superbia esercitata con la parola;  la parola serve per comunicare ed  è l’unico bene umano prezioso con cui cercare la verità.
Francesco Zaffuto