giovedì 9 ottobre 2014

Da Montesquieu a Renzi

« Il potere esecutivo deve essere nelle mani d'un monarca perché questa parte del governo, che ha bisogno quasi sempre d'una azione istantanea, è amministrata meglio da uno che da parecchi; mentre ciò che dipende dal potere legislativo è spesso ordinato meglio da parecchi anziché da uno solo.   ……….
« Il potere esecutivo, come dicemmo, deve prender parte alla legislazione con la sua facoltà d'impedire di spogliarsi delle sue prerogative. Ma se il potere legislativo prende parte all'esecuzione, il potere esecutivo sarà ugualmente perduto. Se il monarca prendesse parte alla legislazione con la facoltà di statuire, non vi sarebbe più libertà. 
Questi sono brani che ho recuperato in fretta dallo “Spirito delle leggi” di Montesquieu.
Cosa potrebbe dire il filosofo, teorico della democrazia moderna,  della seduta di ieri al Senato che si è conclusa in tarda notte con un voto di 165 sì e 111 no, e che ha approvato una Legge delega attraverso il meccanismo della fiducia al Governo???
Sarebbe necessaria una seduta spiritica. Ma non avendo alcuna capacità sullo spiritismo provo ad elencare solo un po’ di fatti.
La Legge delega è un atto con cui il Parlamento si spoglia volontariamente in parte delle sue facoltà legislative.
La Legge delega può fissare dei  paletti all’esecutivo sul suo modo di operare, quindi il Parlamento nell’approvarla non rinuncia in toto al suo potere legislativo.
 Il Governo ha presentato una Legge delega sulla delicata materia del lavoro ed ha  fissato egli stesso i paletti che ha preferito.
In Parlamento sono stati presentati circa 700 emendamenti alla Legge delega.
Il Governo ha posto la fiducia sulla Legge delega, in pratica un: “se non mi date la delega con i paletti che io stesso pongo IO me ne vado”.
 Il Parlamento si esprime non più sulla Legge delega ma sul fatto di avere o non avere il Governo in un particolare momento della vita politica. Si esprime su una possibile crisi istituzionale,  si esprime su una possibile nuova tornata elettorale. Il Parlamento sceglie se morire o continuare a vivere con poteri dimezzati.
Vince ovviamente una maggioranza, piange ovviamente una minoranza.
 La vincente maggioranza, quando in passato era minoranza presentava  qualche volta circa 700 emendamenti.
 Forse la soluzione per la futura Democrazia potrebbe essere di presentare in Parlamento emendamenti limitati e accettare il confronto sui singoli temi, sarebbe necessaria una riunione spiritica di Grasso, Boldrini e capigruppo parlamentari che evochi lo spirito di Montesquieu.
09/10/14 francesco zaffuto

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