lunedì 21 gennaio 2013

Trinità di parole


Mi avete invitato alla vostra tavola ma non c’era pane per me
Mi avete invitato alla vostra tavola e non avete permesso che io portassi un dono
Mi avete invitato alla vostra tavola e non mi avete permesso di parlare
Forse non mi avete invitato alla vostra tavola
ci sono solo capitato per caso e non mi avete riconosciuto
 Il nodo del nostro vivere è la nostra vita stessa, e possiamo vivere insieme se esiste il riconoscimento dell’uomo. Non sto facendo un discorso teologico, voglio solo dire che abbiamo bisogno di tre parole e di tre sostanze per potere stare insieme in questo mondo, nella società e nel paese: PANE – LAVORO – LIBERTA’, tre parole di uguale peso e sostanza e tra loro non scindibili.
Se manca la sostanza di queste tre parole non c’è riconoscimento dell’uomo, non c’è società, ci sarà solo la selvaggia legge della violenza.
Non si può cominciare da altre parole e da altre sostanze, perché le altre parole e sostanze sono solo la derivazione di queste tre parole.
 La prima parola PANE  è materica (contiene l’acqua e il pane stesso, altri elementi essenziali del cibo, un riparo dal freddo e la cura della salute) fa riferimento al riconoscimento dei bisogni fisici essenziali del corpo.
 La seconda parola LAVORO è insieme materica e spirituale, contiene in sé l’aspetto materico della paga che si tradurrà in pane e quello spirituale del riconoscimento dell’Io operante in atti.
 La tersa parola LIBERTA’ è spirituale, contiene il riconoscimento dell’Io desiderante e pensante che deve stare in equilibrio con gli altri; dalla stessa parola libertà possono derivare altre parole che attengono tutte all’equilibrio  nella libertà, penso  che possano essere: Uguaglianza, Giustizia, Fratellanza, Laicità, Pace, Felicità.
 Ogni uomo politico che si presenta per farsi carico della cosa pubblica deve  rispondere in merito alla sostanza delle tre parole, pane, lavoro e libertà
 Cosa sarà fatto per chi non ha mezzi per sopravvivere in questa società?
 Cosa sarà fatto per fare in modo che ognuno possa contribuire con un lavoro?
 Cosa sarà fatto per avere un equilibrio tra libertà individuale e interesse collettivo?
 Se qualcuno ci promette durante una campagna elettorale  che non ci farà pagare il bollo auto diffidiamo di lui e anche di noi stessi perché la nostra mente vacilla. La negazione del pane e del lavoro o anche lo stesso silenzio su queste parole evidenziano che non sarà compresa la parola Libertà.
 L’immagine proposta fuori testo è la trinità dipinta da Andrej Rublev http://www.internetica.it/rublev.htm, ovviamente c’entra ben poco con questa mia breve dissertazione che non ha nulla di teologico, ma cercare di capire qualcosa delle cose che ci circondano in terra è la premessa per capire oltre. (f.z.)
Post collegati in questo blog
Pane ......Lavoro . .....Libertà ..... 
Uguaglianza ….. Giustizia .... Fratellanza ..... Laicità ….. Pace ..... Felicità

sabato 19 gennaio 2013

STOMACHEVOLE, TUTTI SULLE TASSE


 La questione lavoro riguarda in forma pressante l’11% di disoccupati (e le percentuali non precisate di precari e di chi cerca lavoro per la prima volta)  la questione tasse riguarda tutti ed è come un lamento generalizzato che abbraccia poveri, ceti medi e ricchi. Quei tutti sono barbari,  ignoranti e stupidi, ma sono tutti, sono un bacino di voti immenso, molto più grande di quello con problemi di lavoro. Allora tutte le componenti politiche che si presentano alle elezione vogliono rintracciare il bacino elettorale dei tutti e cominciano a fare promesse sulle tasse:
Berlusconi promette eliminazione Imu su prima casa e riduzione del carico fiscale;
Maroni promette addirittura l’eliminazione del bollo auto per tutti i lombardi con l’utilitaria e fuoristrada;
Monti prometti di rivedere l’Imu che aveva introdotto lui stesso considerandola indispensabile;
Bersani promette che non introdurrà nessuna patrimoniale e che andrà a diminuire l’Imu, e che con il solo combattere l’evasione risolverà i problemi del carico fiscale (e forzatamente cerca di convincere Vendola);
… gli altri andateveli a cercare, ma troverete rassicurazioni sulle tasse …
E’ veramente stomachevole.
Non c’è Stato senza una raccolta di fondi, non c’è assistenza sanitaria, previdenza, scuola, strade, servizi.  Le imposte vanno rimodulate per fare pagare di più a chi ha di più e di meno a chi ha di meno e tutti debbono pagare i forma proporzionale e progressiva.
 Va creato un equilibrio tra:
imposte sul reddito, imposte sul valore aggiunto, imposte sul patrimonio, imposte sui consumi e tasse sui servizi.
Nel nostro paese le imposte sul reddito e sul valore aggiunto (IRPEF- IRES  – IRAP) fanno la parte del leone;  e lo stesso lavoro viene depresso per queste imposte. Il metodo di  aliquote IPREF,  con scaglioni di applicazione ampi, grava pesantemente sui ceti medio bassi (attualmente per i redditi tra 28.001 euro e quelli di 55.000 si applica la stessa aliquota del 38%) solo con tabelle di scaglionamento che variano ogni 5.000 euro si può diminuire il danno.
Le imposte sul patrimonio in Italia sono ben ridotte, l’IMU sulle case non è progressiva, la stessa imposta di registro sulle vendite è sempre uguale,  l’imposta sulle rendite finanziarie non è progressiva, quella sugli interessi bancari non è progressiva, (è tutta una applicazione a vantaggio dei ricchi).
Le imposte sui consumi nei fatti deprimono la domanda dei beni facendo aumentare i prezzi e gravano allo stesso modo su poveri e ricchi, lVA va contenuta sui beni necessari ed aumentata su beni di lusso.
 Le questioni fiscali sono complesse da capire  ma a quanto pare i nostri politici in questa campagna elettorale tirano fuori slogan solo per attirare i voti, criticano il populismo facendo i populisti.
 Cari Bersani/Vendola vi auguro di vincere le elezioni anche senza la spalla di Monti, ma con un Grillo davanti e con un Ingroia di dietro e con le piazze di disoccupati e precari che vi ricordano le parole PANE e LAVORO per tutti.
19/01/13 francesco zaffuto

  Un aneddoto racconta che l’imperatore Vespasiano decise di mettere una tassa su questi gabinetti pubblici e fu rimproverato dal figlio Tito, il quale riteneva la cosa stomachevole. L'imperatore rispose con la famosa frase: Pecunia non olet (la grana non puzza).

mercoledì 16 gennaio 2013

Il pronto intervento francese in Africa


Malì, ma dov’è? Eccolo sulla cartina dell’Africa. Niente affatto piccolo Km quadrati 1.240.142, molto  più di Francia ed Italia messe insieme, ci abitano 14.500.000 abitanti, quasi tutti poveri ma parlano in francese. Se andate su wikipedia  http://it.wikipedia.org/wiki/Malinon trovate niente sulla storia di questo paese, tutto pare cominciare nel 1864 con la colonizzazione francese.
 Oggi veniamo a sapere che il presidente francese (che non si chiama Sarkozy bensì Hollande) ha disposto un intervento militare in quel paese con truppe ed aerei da bombardamento, per proteggere il Sud del paese da ribelli fondamentalisti del Nord,  ed ha dichiarato: "Abbiamo un obiettivo. Garantire che quando ce ne andremo, quando terminerà il nostro intervento, il Mali sarà sicuro, avrà autorità legittime, un processo elettorale e non ci saranno più terroristi a minacciarne il territorio"
 In pratica la Francia in Africa è diventata una struttura di pronto intervento di cure democratiche, l’abbiamo vista in azione in Libia e ora in Malì, arriva prima dell’ambulanza; questa volta è arrivata prima ancora di un qualche organismo internazionale, senza un pass dell’ONU e senza un pass della Nato; figuriamoci se intendeva chiedere un pass all’Europa, di cui pare far parte quando si parla di Euro e UE.
 Gli USA sembrano defilati da questo scenario di guerra africano, ma forse la Francia un pass degli americani ce lo ha, nascosto tra le pieghe di qualche valigia diplomatica.
 E’ dal 1960 che il Malì si è liberato dal colonialismo francese;  da quando è “indipendente”   ha cominciato a barcollare tra un colpo di stato ed un altro, e soprattutto non si è liberato da una grande miseria.   In Malì, malaria, febbre gialla, dissenterie, giardiasi, tifo, epatite, vermi intestinali … sono il parziale elenco delle malattie più diffuse; il problema principale pare che sia quello dell’acqua, manca un piano di potabilizzazione e di distribuzione.  Certo era meglio un pronto intervento francese per l’acqua,  magari qualche anno fa, magari insieme all’Europa e con il concorso di altri paesi africani, magari con qualche brocca di buona acqua non nascevano neanche i fondamentalisti.
16/01/13 francesco zaffuto
Immagine – cartina mappamondo  Africa  e Malì da wikipedia

martedì 15 gennaio 2013

Quando si dice: una buona occupazione


La notizia in breve l’ho trovato su l’ANSA e vale la pena di non perderla tra le tante che riguardano il lavoro e l’occupazione. Giunge alla Casa Bianca una petizione firmata da 34.435 persone per incrementare il lavoro nel campo della ricerca spaziale. Il progetto sostenuto era quello della costruzione di una super stazione spaziale tipo guerre stellari con una super arma capace di distruggere  pianeti, asteroidi, e perché no anche qualche pezzo di terra caduta nelle mani di nemici alieni (o magari islamico comunisti). Il progetto è stato bocciato perché giudicato troppo oneroso in questo momento di crisi economica.
Ecco un paio di link sulla notizia:
 Molti dei firmatari  della petizione saranno stati ricercatori che cercavano una buona occupazione, un po’ come quelli che dobbiamo sostenere con l’acquisto degli F35, che costeranno diversi miliardi alla disastrata economia italiana.
 Di questo tipo di occupazione non abbiamo bisogno, rimangano pure disoccupati. Non abbiamo bisogno di chi costruisce armi o di chi ricerca nel campo di nuove armi, se proprio cercate un lavoro come buona occupazione vi possiamo offrire di lavorare in un panificio o in un ospedale, e possiamo darvi un nobel o un altro premio, ma solo per la pace.
15/01/13 francesco zaffuto
Immagine – un guerriero nero del film “Guerre stellari”

domenica 13 gennaio 2013

Vescovi, Cassazione, gay, partiti, e un bambino


Attorno alla recente sentenza della Cassazione si sono affollati la stampa dei Vescovi, dichiarazioni di esponenti di vari partiti, ed altri articoli di stampa a iosa.
Ecco arrivano i Vescovi della Cei con il loro quotidiano Avvenire:
"E' una sentenza ambigua che crea sconcerto".
"Per esperienza comune la nascita di un bambino scaturisce dall'unione tra un uomo e una donna e comporta la cura da parte dei genitori".
"Il punto più sconvolgente della sentenza - scrive il giornale - è che considera il bambino come soggetto manipolabile, attraverso sperimentazioni che sono fuori dalla realtà naturale, biologica e psichica, umana e che non si sa bene quanto dovrebbe durare".
 Intanto la Cassazione non dà orientamenti per nuove leggi,  fa riferimento alle leggi esistenti dandone una interpretazione rispetto ad uno specifico caso. Il bambino aveva già una madre naturale, si trattava di riconoscere l’affetto della madre e le necessarie cure che poteva rivolgere al proprio figlio,  e la Cassazione ha riconosciuto tale diritto tutelato dalle leggi del nostro Stato. Se la madre, separata dal precedente marito,  non si è messa a convivere con un altro uomo ed ha scelto di convivere con una donna non si può considerare dismessa dal ruolo di madre. Il ruolo della madre naturale resta prevalente e la Corte non ha considerato immorale la convivenza tra le due donne e non l’ha considerata pregiudizievole per la cura da dedicare al bambino;  la decisione della Cassazione nel caso di specie, e con l’applicazione delle norme già in vigore, non fa una grinza; ma non si può considerare come un precedente legislativo in materia di adozione.
  Il potere legislativo deve  riflettere su questo caso perché un ragionamento su diversi casi specifici può aiutare a non prendere delle cantonate per eventuali leggi future.   
 Facciamo l’ipotesi che un bambino che vive con due donne (di cui una è la madre naturale) rimanga orfano per morte della madre naturale. Cosa accadrebbe? Con l’attuale legislazione il giudice dovrebbe dichiarare il bambino adottabile da una coppia considerata regolare. Il riconoscimento del matrimonio gay delle due donne potrebbe permettere la continuazione del vincolo affettivo con il bambino che in qualche modo si è determinato.
 In materia di adozione penso che debba essere fatta una distinzione tra adozione ex novo ed adozione per continuità affettiva: l’adozione per continuità affettiva va riconosciuta nell’interesse del bambino e del suo diritto individuale; e può, a mio avviso,  essere fatta anche da un singolo familiare e non necessariamente una coppia;  può essere un parente prossimo come un convivente ma che deve essere in grado sull’onore di poter adempiere a tale compito. Il giudice dovrebbe accertarsi della continuità affettiva e della volontà e capacità di farsi carico dell’adozione.
 Riguardo alle adozioni ex novo la legge può considerare cosa si intende per migliore condizione educativa, può riconoscere l’adozione a coppie gay a seconda dei costumi della società stessa, ma non può fare a meno di considerare la diversità di fatto tra l’uomo e la donna. La maternità della donna pone una condizione di fatto: per natura, la donna è procreatrice e se sceglie di portare a termine una gravidanza si trova ad essere madre di fatto (indipendentemente dall’esercizio di un pene o di una provetta). La società non può non riconoscere la madre di fatto, ne deriva che tra coppie gay formate da due donne e coppie gay formate da due uomini esiste una condizione diversa di fatto.
 Riguardo al padre va fatta una riflessione ulteriore: è padre chi ha cura di un figlio; è padre la madre stessa naturale; è padre il padre stesso a seguito di un matrimonio o di un riconoscimento; può essere padre un’altra donna o un altro uomo che si prende cura del bambino sull’onore; deve essere padre la società stessa che deve prendersi cura del bambino e anche del necessario aiuto da dare a un padre individuale. L’esercizio della paternità, che pare diventato debole nella nostra società,  va ricondotto ad un esercizio di responsabilità sull’onore individuale e ad un esercizio di responsabilità sull’onore collettivo della società stessa.
13/01/13 francesco zaffuto
Immagine – una scena dal film di Chaplin “Il monello”,  all’umile tavola stanno seduti il monello e il padre di strada.

sabato 12 gennaio 2013

I distinti gentiluomini


Questa è la locandina del film Il distinto gentiluomo (1992)
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Distinguished_Gentleman,  Eddie Murphy interpretava la parte di un uomo che si faceva eleggere al Congresso USA approfittando del suo nome uguale a quello di un defunto politico molto votato nelle precedenti elezioni.
Ieri  ha fatto scandalo il deposito di un simbolo elettorale con il nome Monti che non ha a che fare con il Presidente del Consiglio;  si tratta di un tal Samuele Monti, consigliere comunale a Venaria, di una lista civica a Frabosa Soprana, in provincia di Cuneo.  Ma nel caso di specie non si può certo dire che trattasi di un falso, il secondo Monti esiste davvero, il suo simbolo ha un cuoricino e lo slogan è diverso;  l’unica cosa uguale è il suo vero cognome Monti. Sarà difficile sul piano giuridico dimostrare che non ha il diritto il Samuele di usare il suo cognome con cui è nato.
 Ben diversi sono stati  i casi di altri distinti gentiluomini che hanno tentato di boicottare i simboli del Movimento 5 stelle di Grillo e quello di Rivoluzione civile di Ingroia: la grafica dei due falsi è perfettamente uguale tranne la mancanza del nome.  Gli effetti che tentano questi distinti gentiluomini sono diversi: sperare l’esclusione dei simboli dei movimenti di Grillo e di Ingroia  visto che sono arrivati primi nel deposito dei simboli;  costringere il Movimento 5 stelle e Rivoluzione civile a modificare i propri simboli con un danno di immagine; o, permanendo la confusione,  erodere con la presentazione di liste con simboli somiglianti un po’ di voti ai due movimenti. In ogni modo un danno. C’è da chiedersi se  i distinti gentiluomini, che hanno presentato quei simboli, hanno a loro volta alle spalle altri distinti gentiluomini che godono in incognito.
 Quando si dice l’antipolitica, diciamo pure che questo è l’esempio più lampante.
12/03/13 francesco zaffuto

venerdì 11 gennaio 2013

la TV e la faccia di tolla


Faccia di tolla, persona sfrontata e impudente, capace di sostenere le proprie azioni a parole e con ardimento, anche servendosi delle bugie. 
Per tolla si può intendere: latta, banda stagnata.
In milanese c’è un detto che dice: var pussee la tòlla de l'òr (che significa, vale più la latta dell’oro). http://www.scienafregia.it/modididire/?ID=141
 Faccia di tolla è abbastanza simile alla faccia di bronzo, ma faccia di tolla è più forte nel suo significato;  il bronzo in qualche modo esprime durezza e una qualche preziosità, la tolla è malleabile, può diventare lucida ed è meno preziosa del bronzo.
 La TV che per sua natura mette in evidenza:  la mimica del volto con i suoi primi piani, l’immediatezza della risposta, l’ostentata sicurezza, è lo strumento migliore dove si possono esprimere le facce di tolla. La parola, il ragionamento, la verità, la logicità, vengono tutte superate dalle impressioni rapide e la faccia di tolla riesce ad avere il sopravvento. Chi vuole acquisire un buon margine di credito politico attraverso la TV non solo deve avere la faccia di tolla, ma deve essere sostenuto da molte facce di tolla.
11/01/13 francesco zaffuto
Immagine - Data la particolare duttilità della faccia di tolla e dello strumento TV non si propongono immagini fisse; per qualche riferimento alla contemporaneità video vai a questo link

giovedì 10 gennaio 2013

Juncker: salario minimo garantito per combattere la disoccupazione


 Non sono io a dirlo (anche se me lo ripeto fin da quando ho fondato questo blog), non è Grillo a dirlo (che già lo ha detto più volte),  è lo stesso Juncker presidente dell’Eurogruppo in audizione al Parlamento europeo, ecco alcune delle sue frasi:
«stiamo sottovalutando l'enorme tragedia della disoccupazione, che ci sta schiacciando»
«Nell'area euro la disoccupazione supera l'11 per cento, e dobbiamo ricordarci che quando è stato fatto l'euro avevamo promesso agli europei che tra i vantaggi della moneta unica ci sarebbe stato un miglioramento degli squilibri sociali»
«bisogna ritrovare la dimensione sociale dell'unione economica e monetaria, con misure come il salario minimo in tutti i Paesi della zona euro, altrimenti perderemmo credibilità e approvazione della classe operaia, per dirla con Marx»
 In qualche modo  si comprende che uno spettro si aggira per l’Europa e si chiama DISOCCUPAZIONE.   (f.z.)

mercoledì 9 gennaio 2013

I PENTITIMU


 Tra i politici, che si stanno preparando alla tornata elettorale,  è in voga il pentitIMU, che non è un “mea culpa” ma è sempre un “tua culpa”.
 Il primo a partire lancia in resta è stato ovviamente Berlusconi che ripropone l’eliminazione dell’IMU. Ma è straordinario osservare che anche Monti, dopo avere dichiarato l’estrema necessità dell’imposta il 23 dicembre 2012, oggi si associa al pentitIMU, dichiarando che si deve modificare l’imposta.
 A riscaldare il clima dei pentitIMU ci ha pensato la UE che ha criticato i meccanismi dell’imposta, non per l’opportunità dell’imposta stessa ma,  per mancanza di progressività;  per il suo colpire il bene casa in modo piatto e senza distinguere tra le grandi ricchezze immobiliari.
 Per i nostri governanti non c’erano certo bisogno delle raccomandazioni della UE, bastava aprire il nostro libretto della Costituzione e leggere all’art. 53 : Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
 Allora “pentitIMU” a parte per ragioni elettorali, in base alla nostra Costituzione tutti dobbiamo concorrere alla spesa pubblica in ragione della capacità. Una qualche differenza tra avere una casa e non averne affatto esiste. Una certa differenza tra avere una povera casa ed una casa ampia e sfarzosa esiste. Una certa differenza tra avere una casa ed averne due o tre o quattro e così via … esiste.
 Qualche settimana fa facevo risaltare in questo blog la contraddizione del dovere pagare come seconda casa l’unico immobile di proprietà se accidentalmente per motivi di lavoro non viene abitato personalmente.
 Un governo di tecnici esperti e 900 parlamentari tutti ben pagati potevano escogitare un meccanismo più intelligente e più equo che assicurava la proporzionalità e la progressività dell’imposta. Allora, il pentiIMU è fuori luogo, ognuno dei politici si assuma le sue responsabilità e si metta mano a un sistema impositivo più equo della ricchezza immobiliare.
09/01/13 francesco zaffuto
Immagine – gorilla dubbioso – da internet http://www.igiornielenotti.it/?tag=freudiani-pentiti
Aggiornamento. Stamane i geniacci della UE hanno fatto una precisazione: i loro appunti critici erano rivolti all'ICI e non all'IMU,  dato che si trattava di un vecchio studio.

Gli amici UE sembra che con la precisazione vogliano correre in aiuto a Monti. Ma questi geni della UE hanno un bel dire, come se l'IMU avesse presupposti applicativi diversi dall'ICI; l'unica differenza con l'ICI è che con gli stessi presupposti applicativi si è aumentata l'imposta, quindi si è fatto con l'IMU di peggio. 

lunedì 7 gennaio 2013

COSTITUZIONE E LAVORO


Tanto per fare memoria ai leader politici che,  a ridosso delle elezioni,  cercano di individuare le priorità.
L’Italia ha già iniziato il 2013 con l’11% di disoccupazione (dato statistico, quello reale forse è ben più alto).
La priorità è il lavoro e non c'è bisogno di agende e programmi, occorre soltanto applicare gli articoli della Costituzione. Eccoli …

Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. ………
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.
Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
Art. 37.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.
Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L'assistenza privata è libera.
Art. 39.
L'organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
Art. 40.
Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

Art. 41.
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Art. 42.
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.
Art. 43.
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
Art. 44.
Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.
Art. 45.
La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.
La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.
Art. 46.
Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.
Art. 47.
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.
Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

domenica 6 gennaio 2013

Mi viene il vomito è più forte di me …


«abbiamo bisogno di mettere in lista persone che hanno già soldi propri».
In pratica, secondo Berlusconi autore della frase, chi non è ricco è un potenziale ladro; solo chi è ricco non ha bisogno di rubare e può avere l’onore di scendere in politica insieme a lui.   Ricordiamo bene tutti i già ricchi che Berlusconi ha presentato nella passata legislatura e come si sono comportati (come dimenticare quel tale che si meravigliava per la casa che gli avevano comprato vicino al Colosseo).
 Io non ho nessuna intenzione di mettermi in politica e non sono un ricco;  in ogni caso mi sento offeso nella dignità di persona umana di fronte a questa frase. Ho dovuto prendere a prestito una vecchia frase di una canzone di Vasco Rossi per definire la mia sensazione dopo aver letto la frase di Berlusconi: mi viene il vomito è più forte di me…
06/01/12 francesco zaffuto
Immagine – per problemi di buon gusto nessuna immagine è associabile a questo post.
Un link per la notizia

sabato 5 gennaio 2013

Evitare di morire, si può


Evitare di morire, si può: almeno per quello che riguarda gli incidenti stradali.
I recenti dati pubblicati dimostrano che in Puglia qualcosa quest’anno è accaduto:
gli incidenti rilevati nel 2012 sono stati 1.369 rispetto a 1.755 nel 2011.
morti 59 nel 2012 rispetto a 63 nel 2011,
675 feriti nel 2012 rispetto a 920 nel 2011.
Questi dati sono a fronte di una maggiore sorveglianza sulle strade pugliesi:
7.462 multe con Autovelox nel 2012  rispetto alle 4.641 nel 2011 … qui altri dati …
La situazione per le strade italiane è come una guerra perpetua: nel solo 2011,  3.860 morti e 292.011 feriti.
Evitare di morire si può, e non solo,  anche evitare di rimanere sulle sedie a rotelle, ciechi, e con tante altre gravi mutilazioni. Evitare anche costi enormi di spesa sanitaria, evitare dolore fisico, evitare anche il dolore psichico dei congiunti. E’ possibile, basta avere un Governo che si impegna a fare rispettare il codice della strada attraverso le forze di polizia; costa poco e addirittura fa diminuire la spesa per l’assistenza ospedaliera e fa perfino aumentare gli introiti con le multe applicate.
 ALLORA perché non farlo e perché non esiste nei programmi dei vari leader che si presentano a chiedere il voto? Forse non vogliono perdere il voto dei tanti automobilisti che non rispettano i limiti di velocità e la distanza di sicurezza.
05/01/13 francesco zaffuto
Immagine . macchina incidentata

venerdì 4 gennaio 2013

In auto dal 2012 al 2013


In Italia c’è stato un crollo delle immatricolazioni auto nel 2012, il 19,87% in meno rispetto al 2011 
Per la Fiat c’è stata una riduzione secca delle vendite di automobili in Italia del 19,4% rispetto al 2011
 Certo c’è la crisi, gli italiani preferiscono tenersi la vecchia auto; ma c’è anche una saturazione del mercato e su strade di auto ce ne sono già tante.
 Se lo sguardo si allarga al mercato mondiale, la Fiat non si può lamentare: in Brasile nel 2012 Fiat ha superato il suo record storico di produzione con 838.219 immatricolazioni di automobili e veicoli commerciali leggeri, in crescita dell'11,1% rispetto all'anno precedente (754.276 unità) e una quota di mercato salita al 23,1% (dal 22% del 2011).
Il mercato dell’auto che flette in Italia e in Europa produrrà un boom nei cosiddetti paesi emergenti: Cina, India e Brasile. Le stesse macchine inquinanti andranno ad affollare tutto il pianeta.
 La Cina si avvia a superare l’Europa per la produzione di automobili,  il 2013 sarà l’anno del record cinese con 19,6 milioni contro 18,3 milioni di veicoli prodotti in Europa.
L’auto verde elettrica che doveva decollare è più lontana che mai, nessuna produzione di massa è in arrivo, i produttori non presentano progetti e i governi pare che ignorino il problema di sostituire le vecchie auto inquinanti. Un’auto elettrica che costa un po’ di più (almeno nella fase iniziale) e che è molto limitata nella velocità e nella ripresa non affascina i consumatori abituati alle prestazioni super. L’auto elettrica andrebbe ad imporre un ritmo di vita più calmo che viene rifiutato. Continuando così arriveremo in auto a benzina all’ultima fermata del pianeta.
04/01/13 francesco zaffuto
Immagine – la Fiat punto che ho comprato nell’anno 2011 e che  intendo tenermi per diversi anni (la cambierò se mi propongono qualcosa di veramente diverso oppure … a piedi)

giovedì 3 gennaio 2013

Ospedale San Giovanni Bianco a rischio chiusura reparto ostetricia


Ricordo bene che nella conferenza di fine anno Monti parlò della necessità “di dare agli italiani nuova fiducia perché scelgano di tornare a fare bambini”.  Ma osservando le notizie di oggi viene il dubbio che sia Monti che Formigoni forse pensano che i bambini possano nascere sotto i cavoli.
 Tra gli effetti delle  misure finanziarie del Governo Monti  sulla sanità,  collegate alle stesse scelte della Regione Lombardia,  c’è la possibile chiusura di diversi reparti ospedalieri di ostetricia. Le nuove regole prevedono che per restare in funzione debbono avere una quota annuale di 500 parti.  A cadere sotto la mannaia della nuova disposizione può essere perfino il reparto ostetricia di San Giovanni Bianco che serve tutti i piccoli paesini della Valle Brembana e che presenta un quantitativo di parti che non supera i 200 l’anno.
 La chiusura di questo reparto metterebbe a grave rischio le partorienti di quella valle; se già da un paesino come Branzi per arrivare all’Ospedale di San Giovanni Bianco ci vuole quasi mezzora, la scomparsa del reparto di ostetricia presso San Giovanni Bianco comporterà di dovere arrivare a Bergamo e nei fatti potrà significare più di un’ora di spostamento. Un’ora di spostamento può significare partorire per strada, ma se ci sono complicazioni può significare anche la morte per la madre o per il nascituro.
 Spero che il nuovo Governatore della Regione Lombardia e il nuovo Presidente del Consiglio si accorgano dell’assurdità e pongano subito rimedio.
03/01/13 francesco zaffuto
Immagine – Veduta di San Giovanni Bianco – in un mio vecchio acquerello del 1992