lunedì 17 marzo 2014

Abbiamo scoperto che i russi sono russi


I  risultati del referendum in Crimea pare che siano questi:
affluenza al voto  81,73 per cento;
il 96,6% dei votanti ha detto sì  all'annessione delle penisola alla Russia.
Non sono stati segnalati particolari disordini durante il voto e c’è stato un diffuso clima di festa .  I militari però sono stati per le strade nei giorni prima del referendum.
Abbiamo scoperto che i russi della Crimea sono russi e che preferiscono stare con la Russia.
I premier  di Europa, USA e Canada  dicono di non riconoscere la legittimità del Referendum.  Preferiscono riconoscere il precedente stato di fatto.  Ma la Crimea, se guardiamo alla Storia più recente,  fa parte dell’Ucraina per questi stati di fatto:
la Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Crimea venne abolita nel 1945 e trasformata nell' Oblast' di Crimea (provincia) della RSSF Russa. Il 19 febbraio 1954, venne trasferita dal leader sovietico Nikita Chruščëv alla RSS Ucraina come gesto per commemorare il 300º anniversario dei Trattato di Pereyaslav  tra i cosacchi ucraini e la Russia.
Quando Chruščëv decise quell’atto non chiese l’approvazione con un referendum e fu un atto amministrativo  interno alla Repubblica Sovietica; atto successivamente ereditato come assetto dell’Ucraina nel consesso internazionale come stato di fatto e senza tanti problemi di legittimità.  Questo referendum “legittimo” o “illegittimo” è un nuovo stato di fatto che esprime una volontà popolare.
 Questo referendum, però,  si è svolto sotto la vigilanza armata di tanti soldati senza mostrine piovuti come dal cielo. Se proviamo ad ipotizzare che possano piovere soldati austriaci in Alto Adige e che viene fatto un referendum, probabilmente potrebbe vincere l’annessione all’Austria del Sud Tirolo.   Un referendum è una buona cosa, ma il dispiegamento dei fucili non è digeribile per un consesso di pace internazionale.
 Che gli interessi militari della Russia nella penisola della Crimea hanno spinto verso questa soluzione non ci sono dubbi.
I due blocchi, occidentale capitalista e orientale sovietico, con la caduta del muro di Berlino sono scomparsi,  da allora si doveva andare verso una vera pace e non verso una nuova esposizione muscolare.
 Dopo la fine della guerra fredda dovevamo correre verso la pace e il disarmo mondiale e invece si è potenziato lo schieramento Nato antirusso e dalla ex Unione Sovietica è rinata una Russia ritornata a logiche zariste. 
 La guerra fredda era una continua minaccia di guerra tra emisfero capitalista ed emisfero comunista, una guerra che non c’è stata.  Dopo la fine del comunismo sovietico siamo precipitati dalla guerra fredda solo minacciata ad una pace piena di momenti di guerra. La rinascita dei nazionalismi e dei capitalismi nazionali ci ha portato a scenari di guerra ancora più facili da perseguire.  Quello che è accaduto nell’ex Jugoslavia, con migliaia e migliaia di morti e truci delitti, è stato l’esempio della nuova pace post guerra fredda.
 L’Ucraina, anche dopo una scissione della Crimea, resta un paese composito con più popoli, non bisogna soffiare su fuochi di guerra,  occorre con urgenza riprendere la strada di un vero dialogo di pace,  meglio cento referendum che un solo giorno di guerra.
 Oggi è il 17 marzo, compleanno dell’Italia, non ce lo ha ricordato nessuno; noi italiani usiamo ricordarci di ciò solo ogni 50 anni, per il resto continuiamo ad essere napoletani, milanesi, pugliesi, siciliani ecc… ;  che ne nessuno si sogni di ricordare che siamo italiani per spedirci in qualche azione militare in Ucraina.
 Pace in Europa e nel Mondo, proviamo con il lavoro a fabbricare pane e benessere per tutti e custodiamo questo pianeta per quelli che verranno dopo di noi.
17/03/14 francesco zaffuto


Immagine – una scena del film Alexander Nevsky (1938) di  Sergei Eisenstein  http://www.theguardian.com/film/movie/80942/alexander-nevsky  - Films  e novelle di storia spesso ci hanno raffigurato le guerre piene di  eroismi,  sappiamo anche che sono piene di sangue e di dolore.