venerdì 28 marzo 2014

Il dentro e il fuori di Grillo

Certo ognuno a casa propria può fare quello che vuole, ma quali sono i limiti della propria casa?
In Italia ed anche in Europa le regole elettorali prevedono che il parlamentare eletto non abbia alcun vincolo di mandato, è libero di fare proposte legislative e di votare come vuole secondo coscienza, non deve rispondere a partiti e gruppi delle sue scelte, poi se la sua coscienza lo lega a gruppi e partiti è affar suo. Bella o brutta che sia questa norma si lega sul piano logico alla segretezza del voto espresso dagli elettori, segretezza che sta alla base dello stesso sistema elettorale con cui si esprime la volontà popolare.
Che il M5stelle, come qualsiasi altro partito, metta delle regole per il comportamento dei suoi parlamentari è un suo affare privato; ma che da quelle regole possano  venir fuori obblighi civili e patrimoniali applicabili nel paese è un affare pubblico.
 Dire che un parlamentare possa essere sfiduciato dai suoi elettori è impossibile  perché i suoi elettori si sono espressi segretamente; allora la sfiducia viene esercitata, secondo Grillo,  da un quantitativo di aderenti al M5s della zona in cui è stato eletto il parlamentare. Questa sfiducia è comprensibile sul piano politico; ma che da questa sfiducia possa discendere un obbligo di dimissioni e in mancanza di esse una megamulta di 250 mila euro contrasta con le leggi italiane ed europee.
Secondo Grillo a ciò si può porre rimedio con un atto tra privati, firmato alla presenza di un notaio.  Certo trovare un notaio che si presta a cosa assurde è possibile, ma quell’atto se è assurdo e se contrasta con le leggi non può avere effetti giuridici e sarà considerato nullo da qualsiasi giudice. Il notaio per cavarsi dagli impicci dirà che si era limitato solo a verificare l’autenticità delle firme e che non aveva posto attenzione al contenuto dell’atto. Sarebbe il caso che l’ordine dei notai esprimesse un parere su simili atti.
 La multa di 250 mila euro sta lì per fare paura indipendentemente dagli effetti giuridici,  cercare candidati con queste premesse e con queste paure non è un buon modo per trovare uomini liberi e consapevoli.
28/03/14 francesco zaffuto

Immagine – locandina del film “il padrino”

1 commento:

  1. Grillo non capisce il concetto di gerarchia legislativa e pensa che un contratto privato davanti a un notaio possa superare il dettato costituzionale. Ecco chi, insieme al suo degno compare, tiene in pugno le energie di quel movimento, anche grazie ai servi volontari.

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