venerdì 16 gennaio 2015

Il Papa, la satira e gli altri

Ieri 15 gennaio 2015, il Papa, rispondendo a una domanda dei giornalisti sui fatti di Parigi, ha condannato chi uccide in nome di Dio ed ha anche detto che le religioni vanno rispettate e che non si può con la satira giocare sulla fede degli altri.
Nessuna meraviglia se il Papa dice di non essere Charlie, il capo di una religione deve necessariamente richiamare al rispetto della religione .
 Il giudizio sulla satira, sul suo buon gusto, sul suo grado di offendere, non deve però portarci  a sottovalutare i fatti accaduti a Parigi. All’interno di uno Stato chi si sente offeso si rivolge ad un giudice;  chi prende le armi per applicare sue sentenze non riconosce lo Stato, se l’azione è condotta dall’interno dello Stato stesso trattasi di un atto rivoluzionario che vuole sovvertire lo Stato, se l’azione è guidata dall’esterno trattasi di un’azione di guerra. Date le rivendicazioni esterne e gli appoggi esterni è evidente che i fatti accaduti a Parigi sono un atto di guerra. 
 Colpire la redazione di un giornale satirico e stato nei fatti colpire un anello debole, che meglio si prestava a una possibile giustificazione di ordine religioso. La forte risposta unitaria della manifestazione dell’11 gennaio di Parigi è incrinata da continui richiami alla prudenza nella satira e da qualche considerazione di abbandono come quella del “se la sono cercata loro”;  come se i giornalisti di Charlie Hebdo avessero dovuto considerare non le leggi dello Stato francese ma i pericoli di qualcosa di ben più forte dello Stato stesso.
 Che si possa fare un richiamo alla satira di essere rispettosa dell’onore degli altri è comprensibile, ma chi deve giudicare di un tale rispetto? E’ di conseguenza necessario il riconoscimento di un giudice terzo e il riconoscimento delle leggi che tengono unito un paese.  Il peso dell’offesa derivante da una vignetta non può essere stabilito da chi si è ritenuto offeso ma da un giudice terzo;  altrimenti qualsiasi sillaba, segno o parola può  essere considerata offesa e vendicata con un’azione privata.            
 I paesi europei hanno avuto un percorso storico diverso dai paesi islamici, circa 400 anni di storia e di pensiero illuminista ci hanno portato alla definizione di uno Stato laico;   libertà di espressione, rispetto dell’onore e delle religioni  sono contemperati dalle leggi dello Stato laico.  Lo Stato laico può anche affinare e meglio equilibrare le sue leggi per  tutelare le diverse istanze di libertà; va rispettata la libertà religiosa, va rispettata la libertà di opinione, va rispettato il singolo individuo.  Se la satira, però,  in qualche modo non viene riconosciuta come forma di espressione ritorniamo all’anonimato, quando a Roma chi faceva satira poteva essere condannato a pene gravissime,  e solo di notte e di nascosto veniva attaccata qualche filastrocca satirica sotto una statua del centro di Roma chiamata il torso del Pasquino. Ritorniamo alle paure del Belli che scriveva di notte per sé i suoi sonetti e chiese al figlio di bruciarli per le conseguenze che ne potevano derivare. Ma oltre alla satira va considerata complessivamente la libertà di pensiero  perché ogni ragionamento sulla religione che pone in discussione alcuni aspetti della religione stessa può essere considerato offensivo, tanti libri di pensatori atei dovrebbero essere bruciati e il canto della Divina Commedia dove Dante parla di Maometto dovrebbe essere cancellato.

16/01/15 francesco zaffuto
immagine: Il torso del Pasquino  http://en.wikipedia.org/wiki/Pasquino