venerdì 23 gennaio 2015

QE e Draghi e La Grecia


QE sembra una formula magica e viene descritta dai giornali come una misura innovativa, storica, epocale.  Nei fatti è una misura che normalmente poteva essere attuata dalle banche nazionali prima dell’euro,  che è stata impedita dai paesi dell’area euro più forti, e che poteva essere adottata già da qualche anno. Consiste nell’acquisto di titoli del debito pubblico dei diversi stati partecipanti all’euro immettendo nuova moneta nel circuito europeo, creando nuova liquidità che “dovrebbe”  teoricamente tradursi in impulso al credito, alla produzione e al consumo. La misura può creare inflazione (aumento dei prezzi, che è un fenomeno negativo se va oltre una percentuale minima tipo il 2%), ma può tenere a freno la deflazione (diminuzione dei prezzi che incide negativamente sulla produzione e l’occupazione).
I dati tecnici dell’operazione e i suoi limiti li possiamo desumere dalla conferenza tenuta da Draghi:
Complimenti a Draghi che è riuscito a far digerire questa piccola misura a paesi restii come la Germania; gli argomenti più convincenti di Draghi sono stati i dati recenti sulla deflazione:
 Buono il QE  di Draghi ma non c’è svolta epocale, non c’è uno Stato europeo che emette Titoli,  e la Banca europea non è la banca di questo super Stato;  il debito che i singoli stati hanno fatto dovranno pur pagarlo con i relativi interessi e le banche nazionali sono chiamati a coprire l’80% del rischio dell’operazione.
 Il peso degli interessi non è certo uguale tra gli stati, la Grecia si è indebitata con tassi d’interesse che negli anni peggiori superavano  il 10% ed oggi mediamente stanno attorno al 10%. I Greci, grazie alle loro difficoltà, sono caduti nell’usura delle grandi banche internazionali.  Indipendentemente da come possono andare le elezioni in Grecia, questo popolo non può pagare questi interessi usurai. Una cosa è pagare il debito e cosa ben diversa è pagare con interessi da usura Tutti gli interessi sui debiti pubblici degli Stati europei vanno rinegoziati e posizionati a un tasso medio europeo (attualmente non andrebbe oltre il 2%). Deve cessare il vantaggio usuraio che si è prodotto in questi anni.  
I paesi dell’area Euro si debbono rendere conto che bisogna aggiustare ancora qualcosa altrimenti l’euroavventura finirà.
23/01/2015 francesco zaffuto


Immagine – il Partenone visto dalla collinetta del Filopappo – foto M.L.F.

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