venerdì 22 novembre 2013

Lutto nazionale

Sardegna 16 morti e un disperso. Tra i morti anche un’intera famiglia di brasiliani di 4 persone  che abitava in uno scantinato.
Oggi

dopo il doveroso minuto di silenzio è necessario
riflettere e dire
"Dietro questa tragedia ci sono follia, stupidità, ingordigia. E' colpa di partiti e speculatori. E in queste ore la giunta regionale sta approvando regole ancora più permissive per chi costruisce vicino ai fiumi". Renato Soru attacca. L'ex presidente della Regione Sardegna si dimise cinque anni fa in polemica contro i partiti che ostacolarono il suo piano paesaggistico regionale. Una legge all'avanguardia che impediva di costruire vicino a coste e fiumi, e metteva un freno alla speculazione.

“Ogni anno, almeno dal 2009, nel periodo che va da settembre a novembre, assistiamo almeno a un evento grave come è stato Genova e oggi la Sardegna. Non possiamo escludere più nulla: siamo in balìa dell`allerta meteo perché il territorio non è più in grado di reagire, noi non stiamo facendo nulla, in questi anni non abbiamo messo nulla a sistema”. Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale geologi, Gian Vito Graziano, intervenendo a Tgcom24.

Le tragedie provocate dalla natura ci saranno sempre ma la gravità delle tragedie spesso deriva dal comportamento degli uomini. I politici non hanno solo il compito di assecondare democraticamente l’elettorato, hanno anche il compito di educare il popolo e dire di no tutte le volte che i comportamenti possano pregiudicare la sicurezza, altrimenti la democrazia diventa una pericolosa convivenza. (f.z.)

Immagini – tricolore in lutto + foto dell’alluvione in Sardegna da  http://www.fanpage.it/maltempo-sardegna-lutto-nazionale/

31 commenti:

  1. "hanno anche il compito di educare il popolo e dire di no tutte le volte che i comportamenti possano pregiudicare la sicurezza, altrimenti la democrazia diventa una pericolosa convivenza."

    Assolutamente demenziale. Mi piacerebbe sapere che titolo ha un "politico", che sostanzialmente è un venditore che spesso non ha alcuna competenza tranne quella di sapere creare e gestire relazioni, per insegnarmi a vivere.

    L'Italia ha due problemi, il primo è che gli Italiani non hanno mediamente alcun valore morale, il secondo è che dai e dai ormai certe idee di tipo sovietico per cui il Partito deve mettere sotto tutela le masse impreparate al "mondo nuovo e progressivo" sono diventate "constat".

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    1. vale per tutti i politici, di destra o di sinistra o di centro. Debbono accettare di rischiare di non essere eletti quando diranno di no a chi vuole costruire vicino il greto di un fiume.

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    2. Non ci siamo capiti secondo me. Dai tempi di Pericle la gente vota chi gli promette pane e giochi. Addossare la colpa al "politico" che non "educa" la plebaglia è, lo ripeto, un ragionamento demenziale. Da una parte l'idea che un politico abbia il titolo di educare chiunque è paradossale, dall'altra non si può incolpare un eletto per attuare le promesse fatte agli elettori. E' vero che la Costituzione esclude il vincolo di mandato per dare al parlamentare la possibilità di votare secondo coscienza ma questo non implica automaticamente che l'eletto sia moralmente o intellettualmente superiore a chi lo elegge. Torno a dire, questa idea fa sempre riferimento al Partito - Stato - Mamma come entità superiore che si deve fare carico del benessere dei cittadini - sudditi - bambini esercitando una tutela. Che, a parte le implicazioni morali, non funzionerà mai nemmeno dal lato pratico perché i capoccia del Partito non sono diversi dagli altri, non sono ne santi ne superuomini. Anzi, per riuscire a fare carriera di solito sono dei tagliagola.

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    3. Da cui gli Italiani hanno il loro destino nelle proprie mani. Prima la smettiamo di invocare lo Stato e "la politica", meglio sarà. Se capita un guaio nella località X perché il territorio non è stato gestito in maniera appropriata, i residenti devono solo dire "colpa nostra". Il che non vuol dire che non si debba o non si possa sostenere una comunità in difficoltà, significa però che o la comunità in questione è capace di grattarsi le sue rogne oppure facciamo solo una sceneggiata.

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    4. La politica deve pur migliorare. Certo è sempre possibile che possa peggiorare.
      La politica locale è anch'essa politica; se le comunità locali si muovono bene per far fronte alle cose che ci sono fa fare, è un buon inizio per migliorare la politica.

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    5. Si ma se te vai al consiglio di circoscrizione (cioè di un quartiere della tua città) e c'è gente che sgomita per affidare all'amico o al cugino il rifacimento della aiuola, o se il commercialista partecipa a determinate attività "sociali" della locale sezione di un certo partito o del Lions Club o quello che è per agganciare clienti, capisci che tutto il resto che sta sopra-intorno funziona allo stesso modo, solo su scala maggiore.

      In sostanza l'Italia non è quella che è per una disgrazia, rispecchia fedelmente le capacità degli Italiani che ci abitano.

      Quando si edifica in zone a rischio non lo si fa per incoscienza o per un atto irresponsabile di uno speculatore, lo si fa perché ci mangia tutta la collettività o buona parte di essa. E non è un caso che quando poi capita la tragedia chi muore giace e chi vive si frega le mani pensando al business che si può fare con gli "aiuti", la "ricostruzione" eccetera.

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    6. E' così. E allora che si fa? Sono necessari movimenti di cittadini, è necessaria una coscienza. Questi sono atti per una nuova politica. Uccidere qualsiasi speranza non fa un buon servizio al malato.

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    7. Per risolvere un problema devi prima vederlo. Una volta che l'hai visto, devi analizzarlo.

      Se continuiamo a nascondere il problema che l'Italia non funziona per colpa degli Italiani e insistiamo con il piagnisteo del "popolo innocente" mal governato e tiranneggiato suo malgrado da corrotti e corruttori, non caveremo mai un ragno dal buco.

      Premessa: quello che funziona e quello che non funziona dipende dai cittadini.
      Soluzione: responsabilizzare i cittadini, dandogli gli strumenti e il supporto ma SOLO QUELLO, niente scuse, niente piagnistei, ognuno deve grattarsi le sue rogne.

      La Sardegna ai Sardi. Ad ogni Sardo si danno le stesse risorse che si danno qualsiasi cittadino italiano e poi sta a lui gestire il suo intorno. Se non sa come fare, basta copiare chi lo fa meglio.

      Quello che sicuramente non funziona è l'idea sovietica che la Sardegna deve essere messa sotto tutela da una Entità Superiore, che pianifica, dirige, controlla e "educa".

      Per me se i Sardi vogliono vivere in capanne di fango come i Boscimani o in grattacieli di vetro e acciaio va bene uguale. Basta che, al netto della ripartizione imparziale delle risorse disponibili, si assumano la responsabilità delle proprie scelte e azioni.

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  2. Bisogna decidersi, o gli Italiani sono all'altezza di un regime democratico, con tutti i pregi e i difetti, oppure no. Se no, cioè gli Italiani devono prima essere "educati", allora mi piacerebbe sapere con che criterio ci scegliamo i tiranni.

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    1. le ultime elezioni in Basilicata mostrano che il 53% di astensione. Se qualcuno sa cosa vogliono gli italiani lanci pure la prima pietra. Educare significa prima di tutto fare un'ampia e corretta informazione

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    2. L'ultima volta che ho guardato sul dizionario "educare" non era affatto sinonimo di "informare". La differenza consiste nel fatto che la informazione ti fornisce i dati nudi e crudi mentre la educazione mira a darti dei valori che ispirino le tue scelte e le tue azioni.

      E qui veniamo alla vexata quaestio del ruolo delle famiglia e della scuola. Se le famiglie educano dei delinquenti e/o dei cretinetti e la scuola forma degli analfabeti non capisco come possa rimediare la "politica" attraverso l'informazione. E' ancora illogico. D'altro canto, siccome non si può tornare bambini, o gli Italiani hanno ricevuto una educazione dalla famiglia e dalla scuola, oppure è assurdo aspettarsi che possano essere ri-educati dalla "politica".

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    3. Gli "atti informativi" non si trasformano in niente se chi li riceve non ha gli strumenti per manipolare le informazioni. Non basta infilare un disco dentro un tostapane perché questo diventi capace di giocare a scacchi.

      Inoltre, gli "atti informativi" si possono facilmente configurare come "atti manipolativi", non solo dando certe informazioni invece di altre ma aggiungendo il commento, esattamente come fanno grossomodo TUTTI i media italiani. La stessa notizia data da X appare del tutto diversa quando viene data da Y.

      La famiglia si suppone che ti educhi nel tuo interesse. La scuola dovrebbe educarti in maniera "neutra", cioè formarti in modo che tu possa poi pensare con la tua testa. Ma la "politica" non ti vuole bene e non ha alcun interesse che tu pensi con la tua testa (cosa che la renderebbe in gran parte superflua). Spero che tu veda il paradosso.

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    4. Viviamo nei paradossi e se diciamo tutti che non può nascere una buona politica si determina che non possa nascere.

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    5. No, non è un caso tipo uovo-gallina.
      Il paradosso non riguarda la genesi della "buona politica" ma il volere ricondurre la realtà alla metafisica.

      La parola "politica" significa "l'arte di amministrare la nazione" (dal tempo in cui la nazione coincideva con la polis).
      La "buona politica" NON PUO' ESISTERE in quanto azione che persegue IL BENE come assoluto.

      La "buona politica" è quella che raggiunge il migliore compromesso che compone gli interessi contrastanti sottesi alla vita della Nazione.

      E veniamo al punto: fino a poco tempo fa l'Italia aveva una politica "buonissima", dato che gli Italiani vivevano ampiamente sopra i loro mezzi. Tutti godevano e mangiavano, sapevano che prima o poi sarebbe arrivato il conto da pagare ma l'idea veniva accantonata spostando il problema nel futuro e addossandolo alle generazioni successive.

      Adesso la politica è "cattiva" perché non riesce più a garantire agli Italiani il tenore di vita a cui erano abituati.

      Questo è il nocciolo della questione, tutto il resto è fuffa che viene messa intorno perché in qualche maniera ogni Italiano cerca delle scuse.

      Nello specifico tutti si lamentano dell'ambiente devastato, dell'inquinamento, del dissesto idro-geologico ma nello stesso tempo tutti hanno le mani in pasta, vogliono avere la casa con tutti i comfort, vogliono avere il lavoro sicuro, vogliono avere gli ultimi gadget alla moda, eccetera. Tutti hanno un "amico" in Comune, il geometra che sistema la pratica, copiano a scuola, agli esami, ai concorsi. E bla bla.

      Dov'è la differenza tra un Italiano e un Tedesco? La differenza consiste nel fatto che quando il Tedesco mette in atto qualche manfrina si sente in colpa mentre l'Italiano se ne vanta.

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    6. ciò è condivisibile, ma dopo la reprimenda sugli italiani, che spesso fanno tutti gli italiani, occorre fare un passo

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    7. No, il contrario, occorre smettere di fare passi. Sappiamo già in partenza che ogni passo ci avvicina al baratro.
      Nel nostro caso secondo me conviene delegare il più possibile in basso in modo che i passi, con le ricadute buone e cattive, si distribuiscano in tanti piccoli infinitesimi. In questo modo abbiamo qualche speranza che, avendo immediatamente la percezione della bastonata che arriva quando sbagli, gli Italiani riescano a non essere complessivamente cosi cialtroni come ora.

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    8. Concretamente, bisogna interrompere la pratica per cui lo Stato finanzia, sovraintende, decide, dispone e quando inevitabilmente in 4/5 dell'Italia fallisce, ripete meccanicamente il ciclo fallimentare, buttando via altri soldi in piani e progetti e supervisione che non hanno nessuna possibilità di funzionare in partenza.

      Lo Stato deve solo garantire ad ogni Italiano la ripartizione imparziale delle risorse. Ma poi questo "ogni Italiano" se le deve gestire da se e pagare quando sbaglia.

      Se non interrompiamo questo meccanismo per cui è colpa sempre dello Stato o della Politica come entità astratte ma in concreto non è colpa di nessuno, gireremo sempre in tondo.

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    9. "lo Stato deve solo garantire ad ogni Italiano la ripartizione imparziale delle risorse". Per ripartirle dovrà in qualche modo reperirle.

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  3. Caro Francesco, siamo sempre alle solite!!! ci si ricorda sempre troppo tardi, sono decine di anni che tutto ciò che anno per messo a fare, ora arriva il conto...
    Preghiamo oggi in questo lutto nazionale ma non dimentichiamoci che bisogna far presto per rimediare agli errori del passato.
    Tomaso

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    1. Non è facile ma ci spero per le future generazioni. Se non ci sperassi più chiuderei subito questo blog. ciao

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  4. Urge il risanamento del territorio! Sarebbe anche un'occasione per dare una smossa all' economia per l'impiego di nuova forza lavoro e coinvolgimento delle imprese. Il DL Stabilità ha fatto qualcosa ma molto poco..

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    1. se aggiungiamo anche tutto quello che necessita per le bonifiche della Campania, c'è lavoro per giovani e vecchi. Il problema resta con quali fondi pagare chi lavorerà per l'assetto idrogeologico e le bonifiche, visto che tutti gridano all'allarme tasse e all'allarme debito pubblico.

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    2. Si facciamo bonificare la Campania ai Campani, gli stessi che hanno interrato le scorie. Cosi, ammesso che la bonifica la facciano per davvero, possono interrare altre scorie.

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    3. Occorre ricordare che buona parte del materiale inquinante proveniva da aziende del nord. Comunque, che siano campani o no, chi ha interrato scorie deve essere perseguibile penalmente, non escluderei i lavori forzati.

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    4. Io ti invidio per la tua ingenuità. Secondo te si possono portare centinaia di migliaia di autotreni carichi di scorie, comprare terreni, scavare fosse, scaricare le scorie, chiudere le scorie senza che non solo tutti gli abitanti delle località e tutte le amministrazioni locali ne siano a conoscenza e prendano la loro mazzetta ma sopratutto senza che nessun carabiniere, poliziotto, finanziere, eccetera fermi un camion, senza che un magistrato indaghi, eccetera?
      Nessuno sa niente, nessuno vede niente se non scatenare uno scandalo a decenni di distanza, a cose fatte e strafatte.
      Adesso nello stesso contesto avviamo una super-operazione di bonifica, nello stesso posto, con la stessa gente a metterla in pratica e a controllare.

      Una commedia.

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    5. Ah, la storia delle "aziende del nord" è incomprensibile. Se il mio vicino di casa occultasse una tonnellata di carne di renna finlandese avariata e la facesse marcire nel box, io sentirei la puzza e chiamerei I Vigili, la ASL o i Carabinieri, litigherei col vicino ma non vedo perché mi dovrei sentire meglio sapendo che la carne viene dalla Finlandia.

      Al contrario, sarebbe casomai una ulteriore aggravante, una prova della imbecillaggine del mio vicino di casa.

      I Finlandesi vendono carne di renna avariata? Male ma è una rogna che si devono grattare loro. Io mi devo grattare la rogna del vicino di casa imbecille e manigoldo.

      Ovviamente a meno che qualche genio pensi di andare a chiedere soldi ai Finlandesi per smaltire la carne avariata. Magari il cugino del vicino di casa che l'ha occultata nel suo box sotto casa mia.

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    6. I dovuti controlli avrebbero impedito il problema. Il problema c'è e va risolto. Quando si cerca qualche soluzione si va a parare di nuovo sulla politica nazionale e locale che deve fare gli atti necessari. Questo è il paradosso. Altrimenti si resta nel problema.

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    7. Secondo me non cogli il punto.

      La Camorra ha interrato le scorie in Campania invece che in Friuli perché in Campania ha il controllo del territorio. Non solo può operare nella impunità per carenza di controlli ma detiene il potere, cioè si configura come un "governo ombra", un potere antagonista a quello dello Stato.

      Una entità anti-governativa può avere il controllo di un territorio solo se gode della connivenza della popolazione che vi abita. Non è che la cosa è buona e giusta quando si tratta dei Vietcong e invece bisogna negare l'evidenza quando si tratta del nostro Meridione.

      La connivenza non si manifesta ovviamente con l'adesione diretta alla organizzazione criminale, si manifesta in tutti quei comportamenti, rituali, usanze, tradizioni, modi di pensare e di essere, che insieme creano il contesto nel quale la Camorra prospera.

      Per cui, stante il fatto che perdurano le condizioni al contorno che hanno reso possibile l'interramento delle scorie, sappiamo già in partenza quale esito avrà la maxi-operazione di bonifica.

      Se poi per motivi religiosi vogliamo fare il gioco delle tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano, bene.

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    8. Chi può negare la complessa genesi, e come non considerare che l'aspetto preponderante della forza della camorra è quella di offrire un lavoro, anche se delinguenziale. L'idea di dare come cura
      "Nel nostro caso secondo me conviene delegare il più possibile in basso in modo che i passi, con le ricadute buone e cattive, si distribuiscano in tanti piccoli infinitesimi. In questo modo abbiamo qualche speranza che, avendo immediatamente la percezione della bastonata che arriva quando sbagli, gli Italiani riescano a non essere complessivamente cosi cialtroni come ora."
      Mi sembra un rimedio parziale, e che va accompagnato da leggi e da una puntuale applicazione con forze dell'ordine e magistratura che debbono pur funzionare.

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  5. Non c'è nulla da aggiungere. Una realtà degradata per la quale - concordo con gli altri - nulla è stato fatto o davvero ben poco. Troppo poco per salvare il territorio.

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    1. Spero si possa aggiungere una possibilità di uscire da questa degradazione,

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