giovedì 12 agosto 2010

GLI AQUILONI, OBAMA e CASTRO


Il cielo di Gaza vicino al mare si è colorato di aquiloni. 6.200 strisce di colore si sono unite all’azzurro del cielo.
http://mmedia.kataweb.it/video/25669013/record-di-aquiloni-nel-cielo-di-gaza
Gli aquiloni rammentano che in quella striscia di terra chiamata Gaza ci sono duecentomila bambini che sono uguali a tutti i bambini del mondo , ma che abitano in una stana città. Una città che non appartiene a nessuno stato sovrano, ma non è libera, anzi permanentemente assediata. Un milione e 400 mila persone in ostaggio della storia, una storia orrenda. Nel cielo di Gaza nel dicembre 2008 e nel gennaio 2009 non si spandevano gli aquiloni ma le mostruose luci dei bombardieri e delle bombe al fosforo. Il bilancio dei morti e dei feriti fu gravissimo per la popolazione di Gaza e oggi pare appartenere alla storia, ma è solo passato poco più di un anno http://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza
Si disse allora che si trattava di una reazione spropositata di Israele a precedenti lanci di missili di Hamas verso il territorio israeliano. I missili di Hamas avevano provocato ben pochi danni ed erano già una reazione al permanente stato di segregazione; la reazione israeliana, pur essendo spropositata, aveva una valenza di forza particolarmente fuori dal comune. In quei giorni non era facile capire cosa stesse succedendo, anche una forte ritorsione verso Hamas poteva avere una dimensione più limitata. Il bombardamento israeliano sembrava voler lanciare un messaggio che andava oltre Hamas. A chi?
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=90247
In quei giorni facevo tra me e me una considerazione azzardata: gli israeliani stavano bombardando Obama. In novembre Obama aveva ottenuto un trionfo elettorale schiacciante, e si presentava come il presidente disposto a superare l’era Bush e in grado di aprire un rapporto con gli stati arabi.
Il grave bombardamento della striscia di Gaza determinava per Obama uno stato di fatto su cui operare la scelta: condannare in modo altrettanto grave il comportamento di Israele o continuare sulla strada di considerare Israele come il più importante alleato. Obama si mostrò attendista, Bush era ancora formalmente in carica come presidente. Quando in gennaio Obama si insediò ufficialmente al potere, il bombardamento di Gaza si era concluso, ed Obama espresse una condanna ma senza la necessaria gravità. La premessa di una apertura verso il mondo arabo di Obama fu nei fatti ridimensionata dall’azione israeliana. Nel mondo arabo quel bombardamento veniva a determinare l’irrigidimento di tutte le posizioni: spazzava via ogni ipotesi di moderazione di Hamas, determinava nuove difficoltà per le organizzazioni moderate dei palestinesi, radicalizzava le posizioni dell’ Iran, vanificava il ruolo di mediazione dei cosiddetti stati arabi moderati.
A più di un anno dall’insediamento Obama non è riuscito a raccogliere la precedente eredità di mediazione di Clinton sulla questione palestinese, pur avendo la consorte di Clinton come suo ministro degli esteri, parla di rapporti diretti tra palestinesi e israeliani. L’ammontare dei finanziamenti Usa ad Israele non è certamente diminuito, anzi secondo molte agenzie di stampa risulta aumentato, anche per i benefici fiscali concessi a chi fa donazioni verso Israele. La volontà di mantenere Gaza assediata si è ulteriormente manifestata con l’assalto israeliano alla "Freedom Flotilla", e gli USA hanno rifiutato l’inchiesta internazionale trascinando anche l’Italia nello stesso comportamento.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-02/lonu-approva-inchiesta-blitz-171300.shtml?uuid=AYYS3KvB
http://qn.quotidiano.net/esteri/2010/07/06/354007-premier_israeliano.shtml
In pratica nello scenario del Medio Oriente abbiamo: l’allontanarsi di ogni ipotesi di soluzione del conflitto israelopalestinese; l’acuirsi della crisi con l’Iran sull’energia nucleare; la situazione di guerra in Iraq e in Afghanistan; una difficile situazione di sorveglianza internazionale in Libano, un permanente stato di crisi in Pakistan. Se ultime notizie ci parlano di qualche missile che coinvolge la Giordania o altri stati, possiamo renderci conto di quanto questo scenario può ancora deteriorarsi.
http://www.agenziami.it/articolo/6719/missili+su+Eilat+e+Aqaba+Morto+un+tassista+giordano
Ma cosa c’entra Castro? Effettivamente non c’entra, per suoi 84 anni, per il suo stato di salute e per l’aver ceduto gran parte delle responsabilità di governo. Ma Castro è un osservatore attento della politica americana ed è intervenuto manifestando grande preoccupazione su un possibile conflitto nucleare tra Israele e Iran con un coinvolgimento degli USA , conflitto che metterebbe a ferro e fuoco tutto il Medio Oriente.
http://it.peacereporter.net/articolo/23116/Cuba,+Fidel%3A+Obama+non+potr%E0+evitare+un+conflitto+nucleare+con+l
In una recente intervista Castro ha delineato un Obama accerchiato che può cadere nella trappola di chi persegue la strada del tanto peggio.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201008articoli/57511girata.asp
Una guerra in Medio Oriente per risolvere la questione tra Israele e mondo arabo porterà solo distruzione .
Solo gli aquiloni di quei bambini di Gaza possono evitare quel conflitto. Se gli israeliani vogliono restare in pace in quelle terre debbono rendersi conto che possono puntare solo su una possibilità: costruire un’amicizia con i palestinesi. Non solo una pace provvisoria, ma addirittura un’amicizia; e’ un paradosso, ma non ci sono altre possibilità.
12/08/10 francesco zaffuto
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immagine - aquiloni
Un aggiornamento su Castro e Iran
09/09/10
WASHINGTON - Fidel Castro critica Mahmoud Ahmadinejad esortandolo a smetterla di negare l'Olocausto e a diffamare gli ebrei. In una lunga intervista con Jeffrey Goldberg, della rivista americana 'The Atlantic', il 'lider maximo' sottolinea che gli ebrei ''vengono diffamati da oltre duemila anni''. ''Credo che nessuno al mondo - osserva Castro - abbia ricevuto lo stesso trattamento riservato agli ebrei. Sono stati attaccati molto piu' che i musulmani. Sono stati sempre accusati di tutto. Nessuno ha mai addebitato ai musulmani ogni male. Gli ebrei hanno vissuto un'esistenza molto piu' difficile di qualunque altro. Non c'e' niente a confronto dell'Olocausto''. Secondo il padre della rivoluzione cubana, 84 anni appena compiuti, il governo di Teheran servirebbe meglio la causa della pace riconoscendo ''l'unicita''' della storia di Israele e provando a capire meglio perche' Israele teme per la sua sopravvivenza.
Castro ha quindi raccontato come da piccolo ha scoperto il concetto dell'antisemitismo: ''Avevo 5 o 6 anni ed era venerdi' santo. Quel giorno sentivo dire che Gesu era morto e che ad ucciderlo erano stati gli ebrei. Pensate quanta era l'ignoranza popolare''. L'Iran dovrebbe capire, ha proseguito Castro, che il popolo ebraico ''e' stato cacciato dalla sua terra e perseguitato in modo terribile in tutto il mondo per oltre 2000 anni. Sono sopravvissuti grazie alla loro cultura e alla loro religione, due elementi che hanno tenuto loro insieme, uniti come una nazione''. All'intervistatore che gli chiede se ripeterebbe lo stesso concetto anche al leader iraniano, Castro ha risposto laconico: ''Ti sto dicendo queste cose perche' tu le possa scrivere''. Quindi, incalzato dalle domande, torna sul passato. E inaspettatamente fa una sorta di marcia indietro sulla vicenda della crisi con gli Usa nei primi anni '60, quando l'istallazione di alcuni missili russi puntati sugli Usa fece sfiorare al mondo una guerra nucleare. ''Dopo aver visto quello che ho visto e sapendo quello che so ora - conclude Castro - posso dire che non ne valeva la pena...''.