sabato 1 ottobre 2011

I muscoli della UE sulle transazioni finanziarie


L’imposta sulle transazioni finanziarie può riuscire ad ottenere più obbiettivi: controllo dei movimenti finanziari, perché così le transazioni finanziarie sono costrette per documentazione fiscale ad uscire dall’ombra; scoraggiamento delle speculazioni sul brevissimo termine, perché pur essendo una tassazione di lieve entità si cumula rapidamente per chi sposta i capitali in cerca di facili guadagni; assicurare un’entrata per le casse degli Stati dell’UE.
Di questa tassazione se ne parla con frequenza dagli inizi della crisi (2008/2009), ma si è continuato a rinviare. ED ECCO:
Il coraggio
Il 28 settembre il grande annuncio a Bruxelles. La Commissione europea ha presentato una proposta destinata a introdurre un’imposta sulle transazioni finanziarie in tutti i 27 stati membri dell’Unione europea. L’imposta si applicherebbe a tutte le transazioni di strumenti finanziari tra enti finanziari per le quali almeno una controparte della transazione abbia sede all’interno dell’Ue. Lo scambio di azioni e obbligazioni sarebbe tassato con un’aliquota dello 0,1%, mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%. In tal modo sarebbe possibile riscuotere un gettito di 57 miliardi di euro ogni anno. Con questo passo la UE dichiara di voler cominciare ad applicare la tassazione, e si presume che il suo passo possa convincere anche USA e Cina.
Ma si tratta di un coraggio rinviato
La Commissione ha proposto che l’imposta entri in vigore il primo gennaio 2014. Fine del coraggio.
Si rivela solo l’avarizia
Nel dibattito su questo tipo d’imposta, per tanti anni, si sono inserite motivazioni di giustizia mondiale; la tassazione veniva suggerita da tanti esponenti della cultura al fine di destinare gli introiti per combattere la fame nel mondo e per finanziare con aiuti lo sviluppo delle arie depresse del mondo. Ora la si inserisce per la cassa di un’Europa che si proclama in crisi economica. Ma c’è qualche differenza tra lo stare in crisi e il morire addirittura perché manca il pane e una bottiglia di acqua.
Il Governo italiano l’imposta sulle transazioni finanziarie non l’ha di certo promossa e il Ministro Tremonti spesso ha manifestato tutte le possibili perplessità.
Nel 2009 aveva parlato dell’imposta sulle transazioni il primo Ministro Brown e ci fu un gran gelo a quel G20.
Nel 2010 ne cominciò a parlare il presidente francese e si glissò anche allora.
OGGI si limitano “coraggiosamente” a fare una proposta e si prendono altri due anni e mezzo di tempo per metterla a punto, come se dovessero costruire il Ponte sullo stretto o la Piramide di Cheope . Si tratta di un dispositivo fiscale solo da approvare e subito dopo far partire le misure applicative destinate alle borse e alle banche; tutto qua ed è proprio necessario fare tutto con urgenza in questo periodo di crisi caratterizzato da forti ondate speculative. Ci sono i mercati che mostrano la necessità di essere governati e loro …. rinviano al gennaio 2014.
Coraggio, codardia e avarizia, oggi pare che vadano a formare una strana miscela a Bruxelles.
01/10/11 francesco zaffuto
Immagine – Braccio di ferro – sicuramente era meglio la sua scatola di spinaci

5 commenti:

  1. Altro che strana miscela, come mi ero già permesso di anticipare a modo mio qui da te!

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  2. Ad Adriano
    ... sono in... e non credibili

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  3. Stai scherzando? Un'imposta sulle transazioni limiterebbe la circolazione del denaro, non sia mai. Toglieremmo ai ricchi-pezzenti la possibilità di fare i loro giochetti in borsa.

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  4. Nel 2014.. Ce ne sarebbe bisogno adesso..

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  5. E' chiaro perché Tremonti era perplesso!!!

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