lunedì 31 ottobre 2011

La sorte


Per alcuni giorni non sarò vicino a questo blog, me ne vado in ospedale. Niente di grave, intervento di routine, sono io che ho una gran fifa, gli ospedali non mi piacciono, sono luoghi dove si soffre, si muore, ma dove non si può fumare.
Vi lascio il primo atto di una commedia (o se si vuole dramma) che ho da poco finito di scrivere e che porta come titolo “La sorte”; se qualcuno legge questo primo atto forse rintraccerà i tratti di qualche personaggio politico dei nostri tempi, ma ciò è un dato incidentale come la sorte del resto.
Questo primo atto lo trovate a questo link La sorte
Per il secondo atto, al mio ritorno dall’ospedale
31/10/11 francesco zaffuto

domenica 30 ottobre 2011

La bisca in casa


Giocare d’azzardo? Peccato! Riprovevole per la “prima” repubblica democristiana, se proprio volevi potevi tentare la fortuna con la schedina del totocalcio o con il lotto, oppure dovevi recarti in uno dei pochi luoghi dove la perdizione era concessa: San Remo, Venezia, Campione d’Italia.
La “seconda” repubblica, caratterizzata dall’avvento al potere del Re Mida, apre le porte al gioco d’azzardo, arriva con le macchinette nelle tabaccherie sotto casa e alla fine entra direttamente in casa online. Non più riprovevole, ma bensì legale con un suo decreto legge
Oggi l’azzardo online è diventato un grande affare e c’entrano dentro tante grandi società, anche la Mondadori imparentata con Re Mida. La trasmissione Report di oggi si occuperà del caso:
Ma a parte le considerazioni sui biscazzieri, quale è l’impatto sugli uomini e sulle famiglie di questa bisca in casa? Chi naviga nel benessere può trastullarsi con questi giochini provando a potenziare la sua fortuna o limitarsi a trastullarsi con piccole puntatine. Chi naviga nella disperazione e nella crisi può essere tentato di giocare gli ultimi cento euro che aveva per vedere se la sorte può cambiare. La sorte! La Sorte! La SORTE! E la sorte non cambia, perdi gli ultimi cento euro e ti crogiuoli nella tua sfortuna. Non hai trovato un lavoro: la sorte. Non hai trovato una donna: la sorte. Non hai trovato amici: la sorte. Le tue capacità sono scarse: la sorte. La tua sorte individuale ti schiaccia, non vedi che si tratta di una sorte collettiva, puoi soccombere definitivamente schiacciato perché non vedi nessuna possibile solidarietà umana, il tuo vicino naviga anche lui in una sorte individuale che alza barriere sempre più alte.
Non ho niente contro il gioco, se il gioco è divertimento, piacere, può diventare anche un beffeggiare la sorte, e rendersi più forte della sorte stessa. Ma se nel gioco si ripone il destino della propria vita diventa un marchingegno capace di annientarci e capace di farci sopportare una società ingiusta, dove padroneggia il più nefasto dei pensieri: “nessun cambiamento è possibile”.
30/10/11 francesco zaffuto
Post collegato per argomento La dea Fortuna
Immane – sezione di una roulette che segna la vincita dello 0. Tratta da internet http://www.scopamania.com/872/roulette-storia-ed-origini-del-gioco.html

venerdì 28 ottobre 2011

Argentina, dopo tanti anni un po’ di giustizia


La stampa ha dato poco risalto alle conclusioni del processo in Argentina, ma si tratta di un evento storico rilevante. Riporto notizie e link trovati in rete.
L’ex ufficiale navale argentino Alfredo Astiz è stato condannato all’ergastolo per i crimini commessi durante gli anni della dittatura militare, tra il 1976 e il 1983. Astiz, conosciuto anche con il soprannome di “angelo biondo della morte”, è stato giudicato colpevole per le accuse di tortura, omicidio e sequestro di persona. Tra le sue vittime ci furono anche due suore francesi e due delle fondatrici delle cosiddette Madri di Plaza de Mayo.
Sul banco degli imputati del procedimento giudiziario si sono sedute 17 persone accusate di almeno 85 crimini contro l'umanità commessi nella Esma. Dodici degli imputati sono stati condannati all'ergastolo, tra i quali l'ex ufficiale della marina Jorge 'El Tigre' Acosta e l'ex tenente Alfredo Astiz, soprannominato 'l'angelo biondo'. Due simboli delle torture commesse nella Esma.
Tra le vittime dei militari dell'Esma la fondatrice delle 'Madres de Plaza de Mayo' Azucena Villaflor, lo scrittore e giornalista Rodolfo Walsh e le suore francesi Leonie Duquet e Alice Domon. Astiz è stato riconosciuto colpevole di una serie di delitti, tra i quali l'omicidio delle due suore francesi.
Gli anni della dittatura militare in Argentina sono stati degli anni bui per la Storia di tutto il mondo, in quegli la lotta politica è stata fatta tramite massacri preordinati, gli avversari del regime sono strati sistematicamente uccisi. Oggi un po’ di giustizia e speriamo che quella pagina della Storia non venga mai dimenticata. Qualche anno fa avevo scritto un dramma sui figli dei desaparecidos, la versione integrale la potete trovare a questo link
Immagine - una delle tante manifestazioni storiche delle Madri di plaza de mayo – dal link http://politicaesocieta.blogosfere.it/2007/04/mondodonna-ricorda-le-madri-di-plaza-de-mayo.html

martedì 25 ottobre 2011

Tutte le famiglie alla stessa stregua della famiglia dell’imperatore




Strabiliante, col il decreto sviluppo si vuole introdurre un cambiamento del Codice civile in materia di vocazioni testamentarie
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9362
Il genitore potrà con vocazione testamentaria distribuire in maniera disuguale la cosiddetta eredità legittima ai suoi figli. Se attualmente poteva disporre per 1/3 per sua volontà e per i 2/3 si doveva procedere in parti uguali, secondo questo nuovo dispositivo (se sarà approvato dal Parlamento) potrà disporre che il 50% dei 2/3 può essere destinato ai figli in modo disuguale e secondo le sue volontà.
Il decreto del Governo inoltre prevede anche una modifica all'art. 768 bis il («patto di famiglia» norma dedicata alla successione dell'imprenditore che può, con il consenso di tutti i figli e del coniuge, designare il proprio «successore» nell’impresa); il decreto prevede che il patto possa essere stipulato anche senza il consenso di tutti i figli e del coniuge.
Già molti giornali riportano questa norma come l’ennesima legge ad personam per sistemare gli equilibri dell’impero aziendale del cavaliere; ma i riflessi si avranno su tutte le famiglie degli italiani.
Il fantasma del genitore con questa nuova norma potrà dettare legge sul futuro dei figli per ómnia saécula saeculórum.
Non è cosa di poco conto. Si vuole sconvolgere il principio di uguaglianza tra i figli dettato dalle leggi dello Stato, si vogliono considerare le famiglie come dei piccoli imperi dove è essenziale garantire un granducato o la gestione di una azienda.
I risvolti che si possono avere sul piano economico, sociale e psicologico sono enormi, nel bene e nel male: un genitore accorto potrebbe dare di più al figlio meno fortunato, un genitore superbo potrebbe lasciare la parte più cospicua al figlio più obbediente. Ma già oggi lo può fare nel limite di un terzo e non è poco. Il nuovo dispositivo nei fatti dà un potere quasi assoluto sulla proprietà dopo la morte e gli stessi figli sono considerati come una proprietà.
26/10/11 francesco zaffuto

Immagine – corona reale – da it.wikipedia.org/wiki/Corona_(araldica)

Ancora sulle pensioni


Si affaccia ancora una volta l’elevazione dell’età pensionabile come cura del debito e di tutti i mali. Questo blog ha trattato questa materia più volte, oggi ospito un intervento di Alfiero Grandi che mi è pervenuto con la sua newsletter.

Giovani e sepolcri imbiancati
Dalle manovre economico-finanziarie degli ultimi mesi emerge una linea di intervento inesistente o sbagliata verso le nuove generazioni. Il lamento sul triste destino dei giovani non manca, salvo che le soluzioni offerte sono peggio del male che vorrebbero curare.
Lavoro. È ormai noto che 2 milioni e 100.000 giovani non studiano e non lavorano e certamente non sono tutti redditieri. Sono semplicemente giovani condannati ad una condizione di marginalità, di sopravvivenza a carico delle famiglie. E’ noto altresì che il 30 % dei giovani è disoccupato e che le giovani donne nel Mezzogiorno raggiungono il 60 % di disoccupazione.
Malgrado la crescita dell’età media nella società, quindi una minore presenza relativa di giovani nella società, i posti di lavoro per questi ultimi non ci sono. Anzi ai giovani laureati è ormai di moda consigliare di andare all’estero, non per imparare le lingue, acquisire altri punti di vista utili per il loro curriculum, ma semplicemente perché si ritiene che in Italia per loro non ci sia futuro. Naturalmente altri paesi sono ben lieti di utilizzarli perché l’Italia li ha formati, ne ha sopportato gli oneri, e loro beneficiano delle competenze e della voglia di fare.
Così si assiste a manifestazioni di stupore verso i giovani respinti dal sistema universitario e della ricerca in Italia che trovano posto in altri paesi con incarichi di responsabilità invidiabili ed invidiati in Italia da quanti per diverse ragioni non possono muoversi. I luoghi comuni fanno tuttuno con l’incapacità di offrire soluzioni accettabili. Ad esempio nei settori più innovativi della produzione e dei servizi i posti di lavoro sono in genere ricoperti da giovani e sono spesso di qualità. I dati sul fotovoltaico dicono che circa 20.000 occupati hanno una media di 35 anni e sono posti di lavoro più qualificati della media del nostro paese.
Il problema è che il nostro paese è in ritardo proprio sui settori innovativi per la pervicace opposizione a ogni tentativo di programmare. Per di più non tanto nel consumo ma nella produzione ad esso collegata. Restando al fotovoltaico, gli investimenti proseguono ma senza uno straccio di piano, di programma, di indicazioni pluriennali. La “liberista” Germania si è data un obiettivo di produzione di energia da rinnovabili all’80 % nel2050. In Italia quando va bene tutto è limitato agli incentivi che certo vanno bene ma non dicono di quanto e per quanto tempo il settore potrà crescere, quanti occupati. Così è anche per gli altri settori delle energie rinnovabili, del risparmio energetico. Tutti i settori delle rinnovabili già oggi hanno più occupati della Fiat ma non la stessa attenzione politica e senza un programma pubblico per il settore non si andrà lontano, o meglio tutto sarà caotico e senza previsioni attendibili. Dopo tante chiacchiere sul rapporto che occorre stabilire tra formazione e impresa continua ad esserci ritrosia a stabilire con chiarezza gli impegni produttivi e di investimento che potrebbero spingere i giovani a preferire un indirizzo di studi e di formazione anziché un altro.
Anche Confindustria ha prestato ben poca attenzione, al di là delle dichiarazioni rituali, a questa situazione. Confindustria si è schierata a favore del nucleare e ha difeso (sbagliando) a spada tratta gli interessi del settore, mentre non si è occupata con lo stesso impegno delle energie rinnovabili, considerate (a torto) evidentemente un settore di minore importanza.
La verità è che Confindustria difende gli interessi costituiti e tradizionali e avrebbe bisogno di un indirizzo del governo per spingere le imprese verso l’innovazione. Purtroppo questo indirizzo non c’è.
Pensioni. Confindustria si è distinta, anche attraverso Il Sole, per una pressante campagna sull’innalzamento dell’età pensionabile. Il Giovanotto che guida i giovani imprenditori ha sposato questa tesi con prosopopea. Questa pressione di Confindustria continua e questo Governo, di fronte al disastro annunciato, potrebbe essere tentato di aggiungere altri disastri agli interventi già fatti, che porteranno - ad esempio - l’età pensionabile delle donne oltre i 66 anni in pochi anni.
Quindi è bene parlare chiaro per tempo. Anche per evitare che nell’opposizione qualcuno finisca con il subire idee sbagliate.
Sul piano generale alzare oltre un limite ragionevole l’età pensionabile che effetti avrebbe ?
Se i lavoratori attuali andranno in pensione più tardi e non ci saranno nuovi posti di lavoro - come non è previsto che ci siano - per i giovani il risultato finale sarà di aumentare gli anni della loro attesa di un posto di lavoro. Abbiamo già saltato una generazione nel lavoro, così ci appresteremmo a saltarne un’altra. Del resto se i posti di lavoro tendono a diminuire e chi è al lavoro non se ne va chi dovrebbe entrare non potrà che restare ulteriormente in attesa.
Il caso più emblematico è l’Università. La pressione dei professori per restare in cattedra il più tardi possibile (70 anni e oltre) non fa che ritardare l’entrata di giovani, che anche per questo vanno a cercare migliore fortuna all’estero.
I posti di lavoro che saltano sono di lavoratori che hanno 50/55 anni e che rischiano di restare in una trappola, senza lavoro e senza speranza di pensione. Le cronache di queste settimane sono state piene di lettere di lavoratori che denunciavano gli effetti perversi dell’aumento continuo dell’età pensionabile sulla loro condizione, fino a restare senza l’uno e senza l’altra.
Se venisse generalizzato l’obbligo di restare al lavoro i giovani non potrebbero essere assunti.
Quindi i problemi sono 2. Aumentare i posti di lavoro per i giovani e consentire a chi volesse proseguire l’attività lavorativa di restare, eventualmente a part time, e comunque garantire una equilibrata sostituzione tra giovani e anziani.
Quale potrebbe essere il punto di equilibrio ?
Certamente non si può bloccare chi ha 40 anni di lavoro e di contributi versati. Né si può immaginare che per fare tornare i conti si possa alzare l’età dell’inizio del lavoro. Iniziare il lavoro a 32/33 anni vuol dire condannare una generazione a restare fuori dal lavoro, dal costruirsi una famiglia, dal conquistare la propria autonomia.
La transizione verso il sistema di pensionamento a regime si può sempre discutere, per questo è importante mantenere una flessibilità in uscita e anche nel rientro al lavoro ove possibile e desiderato.
Costi eccessivi ? In realtà non sono tali, perché se si guarda all’insieme gli stipendi dei giovani e le pensioni di chi lascia il lavoro sono domanda interna e il suo aumento è oggi il primo degli obiettivi da raggiungere, altrimenti si parla di ripresa ma in realtà ci si condanna alla stagnazione e anche peggio. In realtà le pensioni sono viste da Confindustria e da altri come un gruzzolo da spartire ma questo ha, tra l’altro, il difetto che sottrarrebbe risorse alla ripresa.
Post collegato per argomento Nessuna crescita senza i giovani
(immagine – “età pensionabile” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
Due teste una di fronte all’altro di uomo che invecchia, tracce dello scheletro cominciano ad evidenziarsi.

domenica 23 ottobre 2011

Censimento 6.1. un’ora sola ti vorrei


Molti di noi sono alle prese con le domande sul censimento, tutto sommato prevedono delle risposte semplici; ma quando si arriva alle poche domande sull’occupazione non si capisce più il senso e il motivo delle domande stesse.

La domanda 6.1 chiede: Nella settimana precedente la data del censimento (dal 2 all’8 ottobre) ha svolto almeno un’ora di lavoro? Sì o No

Un’ora?

Pare proprio di sì, perché ti dicono che puoi saltare il resto delle domande e andare a rispondere alle quelle sul trasporto da casa al lavoro.

Ti sorge qualche perplessità su quell’ora di lavoro?

Bene, vai a leggere sulla guida al punto 6.1

http://censimentopopolazione.istat.it/_res/doc/pdf/Guida_Compilazione_Questionario_Completa.pdf

e scopri che può essere anche un’ora di un lavoro saltuario, anche un’ora di lavoro in nero senza contratto, anche se non ancora pagata, anche se sei solo un tirocinante, anche se trattasi di un’ora che hai svolto nella panetteria di tuo padre come coadiuvante pur di non farlo brontolare.

Non so come saranno disposti i dati statistici, ma presumo che per quella sola ora di lavoro, sarai considerato miracolosamente occupato.

Sorgono allora altre domande.

Perché spendere tanti soldi e tanta fatica per avere dei dati così poco rilevanti ai fini della conoscenza del nostro paese? Non si poteva cogliere l’occasione del censimento per fare qualche domanda più circostanziata sul lavoro?

23/10/11 francesco zaffuto

sabato 15 ottobre 2011

15 ottobre 11 – Manifestazioni in tutto il mondo ma a Roma giornata triste


Il corteo dei tanti indignados a Roma è stato messo nella impossibilità di sfilare ordinatamente per l’intenzione bellicosa di pochi. Gravi scontri cominciano da subito nel pomeriggio e stanno ancora continuando, le notizie stanno inondando TV, e agenzie di stampa.
Chi pensa di portare il percorso di lotta di questo movimento nascente verso lo scontro violento nei fatti fa il gioco di chi è pronto a dare il via alle azioni repressive.
Domani tutti i falchi tenteranno di criminalizzare l’intero movimento, ma le ragioni di questo movimento sono ben profonde e affondano in un grande malessere reale. Occorre sviluppare in questo movimento idee e contenuti; solo le idee e i contenuti possono allontanare chi pensa alla strada facile e che le soluzioni si possano trovare nella terra bruciata di uno scontro.
15/10/11 francesco zaffuto

15 ottobre 11 – E scusate se è poco

INDIGNADOS - 952 città in oltre 82 Paesi saranno interessate dalla protesta: cortei a New York, Londra, Francoforte, Madrid, Atene, Tel Aviv, Santiago del Cile e Roma … … ….
Chi deve capire, capirà qualcosa? O dirà come al solito che aveva già capito?
Chi ha responsabilità politiche ha la responsabilità di capire.



link di collegamento organizzativo 15 ottobre 2011



Contributo al dibattito in questo blog
15 ottobre 2011 - Ma una banca può fallire?

venerdì 14 ottobre 2011

Ma una banca può fallire?


ma una banca può fallire?
La domanda è cruciale oggi con l’impero delle banche in caduta e con gli stati che corrono a salvarle.
Ma ci sono due risposte a questa domanda.
Risposta uno - Una banca non può fallire.
La banca esercita la mediazione del credito e fondamentalmente lavora con mezzi non propri. I propri mezzi (o capitale proprio) spesso sono esigui e possono bastare alle strutture immobiliari, mobiliari, attrezzature informatiche; per tutto il resto lavora con i soldi degli altri.
Prende denaro a deposito e lo dà a chi chiede un prestito. Concede a chi deposita un tasso di interesse basso e chiede a chi vuole un prestito un tasso di interesse più alto, da questo differenziale di interesse paga gli oneri del personale e altri oneri legati al suo servizio e ottiene dei profitti. I suoi costi e i possibili profitti sono ben misurabili. Una banca che valuta bene le garanzie che offrono le persone fisiche e le aziende che chiedono un prestito, e che soprattutto nel concedere prestiti non si lega a pochi clienti non può fallire. Per trovarsi in difficoltà una banca debbono trovarsi in difficoltà in primo luogo buona parte dei clienti che avevano ottenuto un prestito. La buona amministrazione per una banca richiede il cosiddetto sventagliamento del rischio di solvibilità su un vasto numero di clienti distribuiti possibilmente in diversi settori e con adeguate garanzie. Una banca inoltre nel concedere il credito ai clienti deve ben valutare che le scadenze dei propri depositi siano in corrispondenza con le scadenze stabilite per i prestiti, qualora si viene a creare una sfasatura la banca viene a trovarsi in difetto di liquidità. Di conseguenza depositi con scadenze a lungo termine possono dare luogo a prestiti a lungo termine e depositi a breve termine o liberi come i c/c possono dare luogo a prestiti a breve termine. Nei fatti le banche, anche per i depositi immediatamente liquidabili come i c/c, provvedono a fare degli studi sul comportamento medio dei propri depositanti e calcolano una giacenza media; se ad esempio i depositanti mediamente lasciano in deposito 1.000.000 di euro per tre mesi la banca si può esporre nel concedere prestiti con scadenze che non vanno oltre tre mesi. Ma una mancanza di liquidità può sempre accadere e una banca non può dimostrare ai depositanti una incapacità di rispettare quanto stabilito dai patti contrattuali di deposito. Per far fronte a una possibile mancanza di liquidità le banche possono porre rimedio destinando a riserve di liquidità parte dei fondi raccolti con i depositi; ma più cospicue sono le riserve e meno introiti ricavano dalla possibilità di concedere prestiti, di conseguenza il comportamento prudenziale limita gli affari e i profitti e gli appannaggi dei dirigenti bancari spesso legati agli stessi profitti. L’esercizio prudente del credito non può portare al fallimento di una banca, la cura doverosa di chi lavora con i soldi degli altri impedisce ogni ipotesi di fallimento.
Risposta due: la banca può fallire
Se la banca nel concedere prestiti si lega a pochi clienti, l’insolvenza di un grande cliente può diventare difficoltà di insolvenza per la banca. Se una banca non chiede sufficienti garanzie i casi di insolvenza dei clienti possono diventare insoluti definitivi ripercuotendosi sulla banca. Se una banca non crea una corrispondenza tra i tempi concessi per i prestiti e i termini per i depositi può trovarsi in condizione di mancanza di liquidità e dare un pessimo segnale ai propri clienti depositanti che potranno a catena richiedere il ritiro dei depositi. La mancanza di prudenza nei fatti può portare al fallimento di una banca con ripercussioni di screditamento di tutto il sistema bancario. La grave crisi iniziata negli USA nel 2008 aveva origine in un comportamento non prudente delle banche, molti istituti di credito avevano imboccato la strada delle operazioni pericolose e a rischio confidando in una economia in crescita e in continua espansione; ma in molti casi l’eccessiva esposizione al rischio derivava da comportamenti colpevoli, per aumentare il livello dei profitti si emettevano titoli fasulli e non assistiti da reali garanzie che venivano venduti ad altre banche.
Alla stessa mancanza di liquidità le banche spesso sopperiscono non solo con le proprie riserve ma chiedendo prestiti in denaro ad altre banche per tempi brevissimi di pochi giorni, questa tipologia di prestito tra banche in questi anni è andata in crisi perché le stesse banche non si fidano tra loro, evidentemente si conoscono bene.
Inoltre le banche spesso utilizzano l’impiego delle riserve per l’acquisto di titoli dello Stato, considerando questo un impiego sicuro di facile e rapido disinvestimento anche se poco redditizio; una difficoltà dello Stato che ha emesso i titoli può di conseguenza riflettersi sullo stesso sistema bancario.
I rimedi antichi e la corsa moderna alle grandi concentrazioni bancarie
I rimedi per affrontare il rischio bancario sono in gran parte decollati dopo la grande crisi del 1929. In Italia l’Istituto centrale “Banca d’Italia” è stato delegato dallo Stato al controllo delle altre banche, limiti sono stati posti sul rischio concentrato su un singolo cliente, sulle riserve, e sullo stesso esercizio del credito imponendo il cosiddetto modello inglese che distingueva tra credito a breve e credito a lungo termine.
Negli anni 90, per favorire la concentrazione bancaria, il modello inglese è stato abbandonando per passare alla cosiddetta Banca Universale capace di operare nelle diverse tipologie del credito; si è prodotto così un concentrato di poche grandi banche private e la dismissione degli istituti di credito pubblici. Il modello “potente” si è rivelato fragile nella sua struttura ma nel contempo così forte e capace di orientare la politica.
Se si vuole evitare il disastro
Le banche che non hanno operato con la necessaria prudenza non vanno aiutate, vanno NAZIONALIZZATE senza oneri per lo Stato. L’esercizio del credito deve essere misto: privato e pubblico. L’esercizio del credito deve essere sottoposto a un controllo che ponga limiti stringenti sul rischio bancario. Le banche di affari (che prestano denaro a poche imprese) debbono essere ben distinte dalle altre banche e i clienti debbono essere ben consapevoli che quando si rivolgono alle banche d’affari lo fanno a loro rischio e pericolo.
Lo Stato deve pagare il suo debito ricorrendo a una imposta patrimoniale capace di far pagare a chi ha accumulato ricchezza in questi anni. Non possono pagare le conseguenze gli strati sociali deboli, non solo perché già vivono in difficoltà ma anche perché questa scelte fermerebbe ancora di più la domanda con un conseguente aumento dei fenomeni recessivi.
14/10/11 francesco zaffuto

giovedì 13 ottobre 2011

15 ottobre 2011 - ASSICURAZIONI AUTO, CARE E PRIVATE


Questo blog mantiene fino al 15 ottobre nel post iniziale il logo della manifestazione
e questo link di collegamento 15 ottobre 2011
Oggi qui si parla dell’esorbitante rincaro delle assicurazioni auto
Dal 1994 ad oggi, il valore dei premi assicurativi RCA e aumentato in misura superiore al 180%
L’incremento medio di quest’anno è del 12% rispetto al 2010
Negli ultimi dieci anni il numero degli incidenti automobilistici è diminuito del 22%
(Secondo il Garante della concorrenza che ha riferito alla commissione industria del senato il 12 ottobre, gli aumenti negli ultimi due anni hanno toccato punte del 25% per le auto e del 35% per le moto. Sempre secondo il Garante le assicurazioni stanno scaricando sui clienti anche il malfunzionamento della “camera di compensazione” prevista per l’indennizzo diretto – notizia corriere della sera del 13/10/11)
C’è qualcosa che non quadra
Esiste la legge n. 990/1969 che obbliga tutti a stipulare un contratto sulla responsabilità civile verso terzi, le assicurazioni hanno un introito stabile assicurato dalla obbligatoreità e di conseguenza fanno cartello e impongono i prezzi che vogliono.
Il carattere obbligatorio dell’assicurazione auto è necessario perché i terzi vanno tutelati dalla mancanza di prudenza e dalla stupidità di chi non stipula una assicurazione e poi non è in grado di pagare i danni provocati, danni che possono essere GRAVISSIMI per la vita e la salute.
Ma visto che trattasi di assicurazione obbligatoria con una legge pubblica lo Stato deve garantire anche un canale assicurativo pubblico almeno per la sola responsabilità civile verso terzi del settore auto. Esiste già un ente assicurativo pubblico che è l’INAIL, questo ente assicurativo può gestire una CASSA assicurativa automobilistica stabilendo un giusto prezzo. Il cittadino potrà scegliere tra offerta pubblica e offerta privata. Lo Stato potrebbe incassare qualche euro e potrebbero diminuire le prepotenze delle grandi società assicuratrici.
13/10/11 francesco zaffuto

mercoledì 12 ottobre 2011

15 ottobre 2011


Può nascere un’Europa dei popoli, sì può costruire un Mondo migliore.
Che tutti i blog diano risalto a questo grande appuntamento. Non tutti quelli che lo vogliamo potremo esserci ma facciamo sentire forte la voce sul web.
Il link del coordinamento
L’intervento in questo blog

lunedì 10 ottobre 2011

Nessuna crescita senza i giovani


Sono i giovani quelli che crescono, gli anziani invecchiano e muoiono. Questa è la legge della natura e nel nostro paese c’è un sistema economico e politico CONTRONATURA.
Lo stesso governatore della Banca d'Italia Draghi sostiene “bontà sua” che «la bassa crescita dell'Italia degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni». Da buon economista Draghi si rende conto che il volano della domanda sta nei denti dei giovani e non nelle dentiere dei vecchi.
Ma quali sono le ricette????????
QUALI SONO LE VOSTRE MISURE PER I GIOVANI CARI IMPRENDITORI, BANCHIERI E POLITICI?????
Possiamo oggi dire che lasciare sui posti di lavoro stabili gli anziani mentre i giovani restano disoccupati o precari sia una misura in direzione dell’occupazione dei giovani???? Questa misura viene sostenuta per limitare la spesa pensionistica, ma la spesa pensionistica è una spesa globale, se lo Stato vuole risparmiare su questa spesa può globalmente ridurla a partire dalle condizioni di pensione più privilegiate; ma è assurdo che si impedisca ai giovani di subentrare nei posti degli anziani tenendoli in condizione di precarietà e disoccupazione. Anzi bisognerebbe spingere gli anziani verso il pensionamento e verso la scelta di una collocazione a part-time per reperire posti di lavoro stabili per i giovani.
Altra misura: i contratti a tempo determinato, a progetto, i co.co.co, e tutto il resto delle invenzioni che sono state indicate come misure necessarie di flessibilità, debbono avere un costo più elevato per le aziende rispetto alle assunzioni a tempo indeterminato, altrimenti tutto il mondo del lavoro diventa precario. Se la flessibilità è un bene per le aziende allora debbono farsi carico di questa flessibilità.
Altra misura: lavoratori, imprese e tutti i cittadini in generale debbono contribuire a un fondo di solidarietà per un salario minimo garantito in caso di disoccupazione. Il salario minimo garantito va concesso sulla base di una dichiarata disponibilità al lavoro in liste di collocamento pubbliche. Gli imprenditori per le assunzioni dovranno per almeno il 70% fare ricorso ai nomi inseriti nelle liste di collocamento pubbliche.
Altra misura: agevolare tutte le iniziative di lavoro autonomo, alleggerendo tutte le pastoie burocratiche ed eliminando le barriere corporative.
Altra misura: potenziare tutti i settori impegnati nella ricerca; in particolar modo sulle fonti energetiche rinnovabili, sulla tutela del territorio, sul riciclaggio dei rifiuti.
Altra misura: introdurre scuole di formazione professionale con corsi brevi (pochi mesi) e di reale indirizzo verso il lavoro, con reale assunzione a fine corso (basta con chi specula con corsi pluriennali sui disoccupati).
Altra misura: introdurre una educazione nelle scuole che rompa la schematica divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.
BANDO alle ciance POLITICI DITE COSA VOLETE FARE E CON CHIAREZZA.
10/10/11 francesco zaffuto
Immagine grafica del 15 ottobre data della prossima mobilitazione europea degli indignati

Questo blog si è occupato dello stesso argomento nei seguenti post collegati

domenica 9 ottobre 2011

Blogger, l’incontro di Milano


Di solito i blogger vivono nascosti dietro dei “nikname”, una specie di maschera di Zorro che nasconde i loro volti, non si capisce bene se hanno qualità umane o sono dei “trasformers”, se hanno due occhi e una bocca come gli altri esseri umani. Ebbene sì, sono esseri umani; un gruppo di blogger si è incontrato l’8 ottobre 2011 alle ore 13,00 al ristorante Tagiura di Milano, vi posso assicurare che avevano tutti una bocca per mangiare, parlare senza l’ausilio del computer, ridere, scherzare e anche divagare. Questo è il secondo incontro, si erano incontrati nel maggio di quest'anno a Bologna, e si sono dati appuntamento per un terzo incontro che avverrà l’anno prossimo a …. a … magari un posto vicino al mare.
L’immagine che ho inserito a corredo di questo post è una china di Carla Colombo, l’artista che ha partecipato all’incontro ha voluto fare un dono ad ognuno dei convenuti; erano tutte opere una diversa dell’altra e di squisita creatività.
Un caro saluto a tutti i convenuti e in particolare ad Ambra e Sandra che si sono date un gran da fare per l’organizzazione dell’incontro, e un saluto anche a chi non ha potuto partecipare per distanze geografiche e contrattempi vari.
09/10/11 francesco zaffuto
Immagine – esoticando – china – 2011 – Carla Colombo
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
Un intreccio di foglie e tronchi che viaggiano come farfalle e che sembrano condurre a un luogo magico, nascosto dentro il loro stesso groviglio luminoso.

venerdì 7 ottobre 2011

8-9 ottobre - Qualcosa sul CHE


Giace disteso come il Cristo del Mantegna ma con accanto chi descrive le sue ferite e si vanta della sua morte.
Ecco la cronaca di quei giorni
“….. Ernesto Che Guevara viene fatto prigioniero l'8 ottobre del 1967 è portato nella scuola di La Higuera in cui rimane fino al 9 mattina; venne informato dell'arresto il Presidente della Bolivia, che alle nove di sera si reca dall'ambasciatore degli Stati Uniti a La Paz e alla sua presenza telefona a Washington: la risposta fu che il Che doveva morire e subito, perché costituiva un grave pericolo per gli interessi degli Stati Uniti e della Bolivia. … Decisero quindi di ucciderlo … Gli spararono all'una e dieci del giorno 9.
Nel pomeriggio il cadavere venne trasportato a Valle Grande nell'ospedale Señor de Malta, dove gli tagliarono le mani per permettere ai periti argentini di fare le prove dattiloscopiche. Gli agenti della Cia volevano tagliargli anche la bella testa per inviarla negli Stati Uniti, ma i medici di Valle Grande si opposero e il cadavere venne dapprima esposto a Valle Grande e poi sepolto in un luogo segreto, in una fossa comune, nei pressi dell'aeroporto di quella città. ….”
Questi brani sono stati tratti da
che contiene una curata biografia sul Che.
Era il lontano 1967, l’anno dopo il volto del Che diventava il simbolo delle lotte dei giovani in tutto il mondo. Il Che non era un uomo di pace, ma è stato amato anche dagli uomini di pace perché la sua lotta era in difesa dei diritti universali dell’uomo. Il tempo ha offuscato tanti miti della storia, quello del Che continua a vivere per la grande generosità con cui visse la sua vita; Guevara non capitalizzò le sue vittorie, aveva la consapevolezza di continuare a lottare finché c’erano oppressi in ogni angolo della terra, ecco alcune sue frasi del discorso ai giovani del 1962: “… vi chiedo di essere essenzialmente umani, ma così umani da avvicinarvi al meglio di ciò che è umano, purificare il meglio dell'uomo attraverso il lavoro, lo studio, l'esercizio della solidarietà continua con il popolo e con tutti i popoli del mondo; sviluppare al massimo la sensibilità fino a sentirvi angosciati quando in qualche angolo di mondo si uccide un uomo ed esultare quando in qualche angolo di mondo si alza una nuova bandiera di libertà.

Test per concorso a presidi, il Ministero sbaglia 975 domande


Certo un errore lo può fare anche chi selezione le capacità degli altri, ma che il 17% delle domande dei Test per il concorso a Preside fossero sbagliate è un po’ troppo: il megatest per i presidi conteneva 975 errori su un complesso di 5.663 domande.
Dopo la vicenda dei neutrini che viaggiavano in un tunnel (dalla Svizzera all’Abruzzo), che ha fatto ridere tutta l’Italia, ora arriva un’altra grana per il Ministro Gelmini: per il tanto magnificato ruolo di Dirigente Scolastico (così si chiamano i nuovi presidi) un megatest preparato da Ministero strapieno di errori.
Ma come possono avvenire questi strani fenomeni?
E’ tutta colpa della Gelmini? Il comunicato sui neutrini aveva detto che non lo aveva fatto lei, certo anche i test non ha fatto lei; ma la pasta è sempre la stessa, ai ruoli più elevati dello Stato sono arrivati da tempo i raccomandati, spesso raccomandati da altri raccomandati, e questo meccanismo spesso viene chiamato merito.
Per tutti gli altri posti ormai si ricorre al cosiddetto megatest; titoli di studio e anni di lavoro valgono ben poco, tutto si risolve con una montagna di domandine; dove se non sbagliate spesso sono insulse. Se pensiamo al vecchio modo con cui si diventava Presidi ci accorgiamo che tutto sommato rispondeva a requisiti più vicini alla scuola: si cominciava con la lunga carriera di vicepreside, si diventava vicepreside se il Collegio dei docenti ti aveva eletto in vere e proprie elezioni nella rosa dei collaboratori del preside, dopo anni di vicepresidenza si poteva accedere all’incarico di presidenza, dopo anni di incarico si andava a un concorso con esami veri e propri, e il tutto per uno stipendio ben misero. Vediamo ora il nuovo percorso: vieni scelto come collaboratore del preside da un altro preside, fai qualche anno di vicepreside, ottieni qualche incarico di presidenza annuale, poi vai a fare il megatest e diventi preside con uno stipendio ben più elevato di un insegnante; in pratica manca quella stima iniziale data dal Collegio dei docenti e manca il concorso con prove scritte e orali.
07/10/11 francesco zaffuto
Immagine – mano con matita che compila un test – tratta da internet

giovedì 6 ottobre 2011

FORSE BLOG SENZA OBBLIGO DI RETTIFICA … ma




Raggiunto un accordo in Parlamento sulla cosiddetta norma "ammazza blog". Avranno obbligo di rettificare entro 48 ore solo le testate on-line che risultano registrate. La proposta è il frutto di alcuni emendamenti presentati da Zaccaria (Pd) e Cassinelli (Pdl).
Resta l’ interrogativo su cosa può accadere a Wikipedia che ancora mantiene in vita la sua protestahttp://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011
Sulla restrizione della pubblicazione delle intercettazioni e sul carcere per i giornalisti la tensione è molto alta e si è dimessa l’.On. Bongiornohttp://www.paneacqua.eu/notizia.php?id=18739
LA SETTIMANA NERA PER LA STAMPA NON è ANCORA FINITA
MANTENIAMO ALTA ATTENZIONE E MOBILITAZIONE SUI NOSTRI BLOG
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aggiungo un interessante intervento di un blogger

mercoledì 5 ottobre 2011

Diventeremo tutti blog di ricette ....


Diventeremo tutti blog di ricette e dovremo stare attenti anche a quelli che ci chiederanno qualche rettifica sul quantitativo di sale e di olio …
In questi giorni in Parlamento sono pronti a farci a forno.
Wikipedia ha lanciato un allarme
Teniamo alta l’attenzione in questi giorni.

martedì 4 ottobre 2011

Mi viene il mal di testa …



Cosa dire? Ecco notizia e commenti.
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Ma l’anima Rock non era quella che … voglio una vita … chi se ne frega …. e noi che … siamo ecc. ecc …????? Non era di certo l’anima delle animelle che si offendono.
Mi viene il mal di testa ….. ho scoperto che Berlusconi è più Rock di Vasco Rossi
04/10/2011 francesco zaffuto
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sabato 1 ottobre 2011

I muscoli della UE sulle transazioni finanziarie


L’imposta sulle transazioni finanziarie può riuscire ad ottenere più obbiettivi: controllo dei movimenti finanziari, perché così le transazioni finanziarie sono costrette per documentazione fiscale ad uscire dall’ombra; scoraggiamento delle speculazioni sul brevissimo termine, perché pur essendo una tassazione di lieve entità si cumula rapidamente per chi sposta i capitali in cerca di facili guadagni; assicurare un’entrata per le casse degli Stati dell’UE.
Di questa tassazione se ne parla con frequenza dagli inizi della crisi (2008/2009), ma si è continuato a rinviare. ED ECCO:
Il coraggio
Il 28 settembre il grande annuncio a Bruxelles. La Commissione europea ha presentato una proposta destinata a introdurre un’imposta sulle transazioni finanziarie in tutti i 27 stati membri dell’Unione europea. L’imposta si applicherebbe a tutte le transazioni di strumenti finanziari tra enti finanziari per le quali almeno una controparte della transazione abbia sede all’interno dell’Ue. Lo scambio di azioni e obbligazioni sarebbe tassato con un’aliquota dello 0,1%, mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%. In tal modo sarebbe possibile riscuotere un gettito di 57 miliardi di euro ogni anno. Con questo passo la UE dichiara di voler cominciare ad applicare la tassazione, e si presume che il suo passo possa convincere anche USA e Cina.
Ma si tratta di un coraggio rinviato
La Commissione ha proposto che l’imposta entri in vigore il primo gennaio 2014. Fine del coraggio.
Si rivela solo l’avarizia
Nel dibattito su questo tipo d’imposta, per tanti anni, si sono inserite motivazioni di giustizia mondiale; la tassazione veniva suggerita da tanti esponenti della cultura al fine di destinare gli introiti per combattere la fame nel mondo e per finanziare con aiuti lo sviluppo delle arie depresse del mondo. Ora la si inserisce per la cassa di un’Europa che si proclama in crisi economica. Ma c’è qualche differenza tra lo stare in crisi e il morire addirittura perché manca il pane e una bottiglia di acqua.
Il Governo italiano l’imposta sulle transazioni finanziarie non l’ha di certo promossa e il Ministro Tremonti spesso ha manifestato tutte le possibili perplessità.
Nel 2009 aveva parlato dell’imposta sulle transazioni il primo Ministro Brown e ci fu un gran gelo a quel G20.
Nel 2010 ne cominciò a parlare il presidente francese e si glissò anche allora.
OGGI si limitano “coraggiosamente” a fare una proposta e si prendono altri due anni e mezzo di tempo per metterla a punto, come se dovessero costruire il Ponte sullo stretto o la Piramide di Cheope . Si tratta di un dispositivo fiscale solo da approvare e subito dopo far partire le misure applicative destinate alle borse e alle banche; tutto qua ed è proprio necessario fare tutto con urgenza in questo periodo di crisi caratterizzato da forti ondate speculative. Ci sono i mercati che mostrano la necessità di essere governati e loro …. rinviano al gennaio 2014.
Coraggio, codardia e avarizia, oggi pare che vadano a formare una strana miscela a Bruxelles.
01/10/11 francesco zaffuto
Immagine – Braccio di ferro – sicuramente era meglio la sua scatola di spinaci