sabato 9 febbraio 2013

Reddito di cittadinanza e disoccupazione



Nel post precedente Ma come creare lavoro?  si evidenziavano tre tipologie di interventi necessari in materia di lavoro:
interventi per fare aumentare il lavoro;
interventi che riordinano il mercato del lavoro e che contrastino il lavoro in nero e precario;
interventi di welfare per tutti i disoccupati.
Considerato che impazza il dibattito politico preelettorale, cerco di affrontare il terzo punto: un welfare per tutti i disoccupati.
L’Italia, nonostante le raccomandazioni della Comunità europea non ha introdotto un reddito minimo garantito di sopravvivenza per i cittadini che si trovano in condizioni di estrema necessità, nonostante i suicidi e i tassi altissimi di disoccupazione.
Qui qualche link:
 Eppure nel nostro paese esiste un articolo della Costituzione che così recita:

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L'assistenza privata è libera.

Pare evidente che siamo fuori dell’Europa e fuori dalla nostra Costituzione.
Se si vuole essere europei ed applicare la nostra Costituzione,  in Italia sono necessari due istituti:
il reddito minimo di cittadinanza (o come lo si vuol chiamare di sopravvivenza) per tutti i cittadini in gravi difficoltà;
e l’indennità di disoccupazione data a tutti coloro che sono disponibili al lavoro, anche a quelli che lo stanno cercando per la prima volta.
Le risposte più generalizzate per giustificare il non fare sembrano  essere:
non ci sono i soldi,
poi se ne approfittano e non cercano lavoro.
 Intanto a livello politico non è stato mai fatto uno studio sui costi che potrebbero essere generati dai due istituti.
 Riguardo al reddito di cittadinanza,  i soldi necessari non sono poi tanti se tale reddito viene dato ai cittadini veramente bisognosi,  rapportato alle reali condizioni di bisogno, e se viene assegnato tramite i Comuni con molta cura.
 Riguardo all’indennità di disoccupazione per tutti i lavoratori disponibili al lavoro addirittura nel nostro paese manca un’anagrafe pubblica del collocamento, anzi l’avevamo ed è stata cancellata da precedenti governi. Con gli strumenti di informatizzazione oggi esistenti può essere realizzata in poco tempo.
Le aziende dovrebbero attingere obbligatoriamente alle liste di collocamento pubbliche, con il criterio di scorrimento a partire da chi sta in stato di disoccupazione da più tempo,  per almeno il 70% del personale da assumere;  e la chiamata diretta la potrebbero fare solo per il rimanente 30% (questa percentuale di chiamata diretta è già abbastanza alta per soddisfare le esigenze delle aziende di un personale di fiducia).
 Tutti i lavoratori in attesa di occupazione e iscritti alle liste di collocamento pubbliche verrebbero a percepire un pagamento per la disponibilità al lavoro una percentuale x della paga base stabilita per legge come minima sul territorio nazionale. Anche ai lavoratori che si iscrivono per la prima volta e non hanno avuto occupazioni precedenti va riconosciuta detta indennità. Il pagamento della disponibilità verrebbe sospeso in caso di rinuncia alla chiamata a lavoro per un periodo di tempo x  fino alla nuova iscrizione e con perdita della precedenza in graduatoria di attesa.
 Questi due istituti sono necessari ed urgenti, si tratta del pane,  per la sopravvivenza dei cittadini in difficoltà e per la sopravvivenza del paese Italia che non si può trasformare in un paese selvaggio e desertificato nella coscienza.
 I soldi ci sono: niente TAV, niente province, niente aerei di guerra, niente superstipendi a parlamentari e manager pubblici, niente superpensioni,  niente evasione, niente mazzette.
 09/02/13 francesco zaffuto

E qui qualcosa sull’Europa non realizzata in Italia  testo della raccomandazione 92/441 CEE pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale.
Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell'impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente. 
Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

poi
(12) … il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato l'introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d'inserimento nella società dei cittadini più poveri; 
anche 

il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio 1989 in merito alla povertà (6), ha anch'esso raccomandato l'introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale
E dunque … l’Europa raccomanda a tutti gli stati membri: 
di riconoscere, nell'ambito d'un dispositivo globale e coerente di lotta all'emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso.
e poi
senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell'intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili

Immagine – Quarto Stato – Giuseppe Pellizza da Volpedo