mercoledì 25 settembre 2013

bandiera spagnola su Telecom

Telecom Italia sta per passare sotto controllo spagnolo.  Mediobanca, Generali e Intesa (banchieri e assicuratori italiani)  hanno firmato la cessione di parte delle proprie quote agli spagnoli di Telefonica, che dal 46% sono così saliti fino al 66% della proprietà di Telecom, e con la possibilità di comprare ancora. Per altri sei mesi si chiamerà Telecom poi si vedrà.
 Poi si vedrà anche per tutti gli esuberi di personale che potrebbero verificarsi (probabili 12 mila).  Quando due grandi gruppi si mettono insieme, scattano le cosiddette economie di scala, e cominciano subito le ristrutturazioni umane del personale. Nel caso di questa nuova società con controllo spagnolo, le sue dimensioni saranno notevoli e non solo europee (Telecom è presente anche in Argentina e Brasile, mercati dove Telefonica è egualmente tra i leader)
Chi avrà un beneficio di questa unione? Sicuramente non chi lavora alla Telecom. In quanto agli utenti della telefonia italiana resteranno  alle prese con i mille contratti dei tanti gestori di telefonia che ci bombardano in TV con le loro offerte. In quanto agli interessi dell’Italia, ormai siamo nel campo delle astrazioni, forse l’Italia e l’imprenditoria italiana sono solo un’astrazione.
Non possiamo però dimenticare che nel 1994 Telecom si chiamava ancora Sip ed apparteneva all’IRI (cioè allo Stato)
Poi divenne Telecom
La vicenda della dismissione si è consumata con diversi atti negli anni che vanno dal 1993 al 1999;  i diversi governi di allora sono stati
 Governo Ciampi (28.04.1993 - 16.04.1994); Coalizione politica: DC, PSI, PSDI, PLI; - Governo Berlusconi (10.05.1994 - 22.12.1994); Coalizione politica: FI, LN, AN, CCD, UDC; Durata: 226g.; - Governo Dini (17.01.1995 - 17.05.1996); Coalizione politica: Indipendenti -Governo Prodi (18.05.1996 - 9.10.1998); Coalizione politica: PDS, PPI, Lista Dini, UD, Verdi; Governo D'Alema (27.10.1998 - 18.12.1999); Coalizione politica: Ulivo, PDCI, UDEUR.
 La sinistra ha avuto una grossa responsabilità in quella privatizzazione,  si vergognava di essere di essere stata comunista e correva a vele spiegate verso il liberismo; una bella fetta del patrimonio dello Stato fu ceduta ai privati per un pugno di dollari (per dirla con un linguaggio western ed evitare parolacce).
 La telefonia italiana poteva restare pubblica (in Francia nonostante il succedersi di governi di destra e di sinistra si è fatta la scelta di lasciare pubblico il settore strategico delle telecomunicazioni http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=5088).
 Come dire: “non piangiamo sul latte versato”; ma è meglio piangere per evitare di versare altro latte di quel che resta del patrimonio pubblico.

23/09/13  francesco Zaffuto
immagine - bandiera spagnola