lunedì 15 marzo 2010

13 marzo, la sinistra, ricominciare dalle parole



Per una grande sinistra è necessario un linguaggio comune, con parole comuni e con un significato comune delle parole. Costruire un sentire comune sulle parole da cui può scaturire un programma. Ma occorre ragionare sulle parole ed evitare gli slogan.

15/03/10

Il 13 marzo, nella manifestazione in difesa della “legge uguale per tutti” la sinistra si è ritrovata unita nella sua estrema varietà. Si può provare a fare l’elenco delle diverse bandiere presenti in Piazza del popolo a Roma e in diverse piazze d’Italia:
PD (partito che voleva essere rappresentativo del centrosinistra ed elemento fondante del bipolarismo, che voleva raccogliere dentro di sé l’eredità del vecchio PCI e l’eredità di una sinistra democristiana, che ha visto fuggire personalità del centro cattolico come Rutelli e Binetti);
IDV (partito fondato attorno alla personalità di Di Pietro, che ha avuto come sua centralità la battaglia per il rispetto della legalità, di origine non chiaramente di sinistra ma che ha pescato voti e consensi nel grande bacino della sinistra, che vuole darsi un vestito di sinistra anche sulle questioni sociali);
Sinistra, ecologia e libertà (partito che viene da una scissione di Rifondazione dopo l’ultima sconfitta elettorale alle elezioni politiche, con una personalità politica di spicco come Vendola su base regionale, che vuole prendere le distanze dalla retorica marxista di Rifondazione);
Rifondazione Comunista (partito che vuole conservare l’origine marxista e che a livello elettorale ha lanciato una riaggregazione di forze con quello che rimane del Partito dei Comunisti (compagine Diliberto e cossuttiani));
Verdi del sole che Ride (movimento che dopo la fine dell’arcobaleno bertinottiano rivendica una sua autonomia dalla sinistra ma che si è molto ridotto nei suoi ranghi);
Movimento 5 stelle (movimento politico – popolare fondato da Grillo che vuole andare oltre la sinistra per i suoi contenuti ma che nei fatti andrà a pescare nell’elettorato di sinistra, molto critico verso la vecchia leadership del PD);
Movimento viola (movimento nato spontaneamente sulla rete in funzione antiberlusconi e per il rispetto della legalità, che affonda le sue radici in un malessere giovanile fatto di precariato e anche di tanta qualità intellettuale);
I Socialisti residuali (quei socialisti che si richiamano al socialismo vecchia maniera e che non si sono lasciati ammaliare da Berlusconi);
I Radicali liberi (che ci sono e non ci sono, sono a sinistra ma si definiscono liberisti, sono entrati nel PD e non si sa se sono usciti, sicuramente utili nel porre delle questioni coraggiosamente, questioni in tema di libertà che spesso sfuggono agli altri).
Con l’elenco dei “grandi” penso di avere finito; ma nella giornata del 13 marzo non mancavano anche altri gruppi estremamente minoritari, sicuramente importanti per chi vi milita, ma di difficile elencazione.
Infine erano presenti anche alcuni “INVISIBILI” che non militano in nessun partito, che alle ultime elezioni si sono astenuti ( me compreso) e che sono andati a vedere se questa volta potranno votare di nuovo a sinistra.
Questo variegato mondo della sinistra per un giorno è stato unito, può avere anche una affermazione elettorale in queste elezioni regionali se ritornano a votare i tanti astenuti della sinistra, ma non ci sono ancora le condizioni per una grande sinistra. Una vittoria solo sull’onda dell’antiberlusconismo serve a poco è si è già dimostrato con l’ultima vittoria elettorale di Prodi.
Ci sono ancora tre anni fino alla nuova scadenza delle elezioni politiche, il tempo potrebbe bastare per buttare le basi di un programma ma occorre avere la consapevolezza delle difficoltà.
Per una grande sinistra è necessario un linguaggio comune, con parole comuni e con un significato comune delle parole. Costruire un sentire comune sulle parole da cui può scaturire un programma. Ma occorre ragionare sulle parole ed evitare gli slogan
Ricominciare dalle parole significa dare un peso alle singole parole. Proviamo a pronunciare alcune parole: Libertà, Lavoro, Giustizia, Ecologia. Su queste quattro parole possiamo aggregare la sinistra e parti di popolo ancora più vaste, ma se entriamo dentro il significato di quelle parole possiamo scoprire significati molto diversi. Allora la tentazione della genericità può diventare forte perché ci porta a vaste aggregazioni nella genericità. Ma quando poi si deve fare un provvedimento di legge con la genericità non si affronta alcun problema.
Prendiamo la parola libertà e poniamola in casi specifici, i casi specifici dove cimenta la parola libertà sono tantissimi, ne prendo a caso alcuni:
-gli avvocati vogliono un dispositivo di legge difficoltoso per i nuovi ingressi nella professione, dicono di volerlo per tutelare la professione, ne traggono sicuramente beneficio gli studi affermati a danno dei nuovi arrivati che vogliono faticosamente esercitare in proprio; (chi scegliamo di tutelare?)
- i giornalisti non vogliono certo rinunciare al loro ordine, anche se la libertà di stampa è un diritto costituzionale di tutti, preferiscono sentirsi tutelati se quella libertà possono esercitarla solo loro con prerogativa di legge; (chi tuteliamo?)
- i taxisti vogliono continuare ad esercitare la loro professione ponendo delle forti limitazioni all’entrata di nuovi operatori; (chi tuteliamo?)
- gli imprenditori vorrebbero avere la libertà di licenziare gli operari indipendentemente dalla giusta causa; (chi tuteliamo?)
Prendiamo la parola lavoro, parola tanto usata da Bersani nel suo breve comizio del 13 marzo; abbiamo un dato di disoccupazione dell’8,6% (dato sottostimato se si considerano: le donne che non si iscrivono alle liste di collocamento, i giovani che non hanno cominciato ancora una prima occupazione, i giovani che in attesa di occupazione studiano e continuano a figurare come studenti); nonostante ciò abbiamo un quantitativo di emigrati che arrivano in Italia in cerca di occupazione e sacche di lavoro non dichiarato o irregolare di non facile misurazione. La parola lavoro pertanto non può diventare uno slogan ma deve concretizzarsi in proposte ben evidenziate.
Il voto a sinistra che tanti anni fa si poteva raccogliere solo su una genericità sentimentale sulle parole oggi non basta, ogni parola necessita di significati.
Berlusconismo e antiberlusconismo tutto sommato sono corsie di una strada comoda per Berlusconi e per chi l’osteggia, speriamo che venga al più presto abbandonata perché non porta alla soluzione dei problemi.
Per questa volta rinuncio alla mia astensione e vado a votare per uno degli aggregati di sinistra di cui sopra, ma spero di ritrovare il significato di qualche parola da qui a tre anni.
francesco zaffuto
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(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

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