sabato 4 settembre 2010

Ma, cos’è la proprietà?


Ma, cos’è la proprietà?

terza puntata di
Il capitalismo per i bambini


Per Proudhon non c’erano dubbi: nel 1840 pubblicò "Qu'est-ce que la propriété?", "Cos'é la proprietà?", in cui sostenne: "la propriété, c'est le vol", "la proprietà è un furto".

Oggi 2010, è possibile fare la stessa considerazione?

Vorrei partire da un esempio di cronaca.

(ANSA) - MILANO, 31/08/10 - .....I lavoratori del polo logistico di Pieve Emanuele (Milano) sono entrati nel centro commerciale Carrefour di Assago per acquistare senza riuscirvi alcuni alimentari di prima necessità al posto della paga che sostengono di non ricevere da mesi. «Lo hanno fatto per dare sostentamento alle loro famiglie che dagli inizi di giugno non ricevono alcun compenso - spiega la Filt Cgil - e arrivati alle casse hanno chiesto che Carrefour anticipi parte delle retribuzioni di questi mesi che i lavoratori non hanno percepito: al momento i lavoratori ricevono la loro busta paga azzerata. L'azienda attraverso le forze dell'ordine e i responsabili di filiale si sono rifiutati di anticipare parte degli stipendi dovuti ai lavoratori». A questo punto i lavoratori hanno riposto i beni accumulati nei carrelli e sono usciti dal centro commerciale.....
(C’è anche da aggiungere che quei lavoratori non lavoravano direttamente per la Carrefur ma per la solita cannibale ditta appaltatrice esterna).

Bene, quei lavoratori si sono fermati dinanzi alle forze dell’ordine che facevano notare che: se avessero portato a casa quanto contenuto nei carrelli avrebbero commesso un furto, gli avrebbero contestato anche la flagranza di reato e con un processo, questa volta breve per direttissima, sarebbero stati spediti al carcere di San Vittore.

Il mancato pagamento del salario a un lavoratore non è considerato un furto, non è soggetto alla stessa gravità di legge. Il lavoratore diventa come un qualsiasi creditore. Il debitore pagherà, forse, magari ci sarà una successiva lunga procedura fallimentare.

Questo è lo stato delle cose, e non crea scandalo ai benpensanti moderni che sembrano diventati tutti neoliberisti.

Allora, ricominciamo: che cosà è la proprietà?

Certo senza la proprietà non esisterebbe il capitalismo, e lo stesso capitalismo nasce perché già esisteva la proprietà.

La proprietà si potrebbe definire come l’arte del segnare le cose; con l’apposizione di tale segno si può dire che una cosa appartiene a un essere anche quando tale essere non si trova fisicamente insieme alla cosa. Come i cani vanno segnando con la propria urina il proprio territorio, gli uomini segnano con mappe catastali le proprietà di terreni, case, altre cose, e mezzi monetari per comprare cose.
Ogni cane (uomo) continuerebbe a segnare tutte le cose fino al quando non sente abbaiare un altro cane.
La vittoria a seguito di uno scontro determinerà la possibilità di continuare a segnare, la sconfitta o la pace determineranno i limiti del segno. La proprietà ha come origine una antica contesa.

Oggi non ci sono più terre libere dove è possibile apporre segni, nasciamo su un pianeta che è già una mappa ininterrotta di segni.

Possiamo allora chiederci: come si acquisisce oggi la proprietà di una cosa?

Penso che possa essere acquisita in tre modi:
per fortuna,
per delitto,
per lavoro.
Per fortuna possiamo intendere quella proprietà acquisita per successione, per donazione, per regalia di un signore o di uno Stato, per vincita al gioco, ed a seguito di un lungo possesso di un bene abbandonato.
Per delitto possiamo intendere quella proprietà acquisita perché sottratta ad altri con un furto, con un imbroglio, con un raggiro, con mezzi monetari derivanti da precedenti delitti, con atti di violenza e di guerra.
Per lavoro possiamo intendere quella proprietà acquisita con i frutti del proprio lavoro sia quello manuale come quello dell’ingegno. La proprietà acquisita con i soli mezzi del proprio lavoro è sempre ben poca cosa; spesso si riduce alla sola casa di abitazione acquisita con un mutuo che ti strozza per buona parte dell’esistenza.

Ma quando si parla di lavoro va considerato che esiste il lavoro proprio e quello degli altri. L’appropriazione del plusvalore creato da altri (di cui si è parlato nella prima puntata) in qualche modo si può ricondurre a una forma di delitto, una specie di “raggiro” reso possibile dalla posizione di dominio del proprietario dei mezzi di produzione rispetto ai lavoratori.

Le leggi di uno Stato hanno come fine quello di tutelare l’ordine, l’ordine spesso è inteso come la tutela dell’immanente stato delle cose; di conseguenza si tende a tutelare tutte le fortune precedenti e il frutto di delitti ormai dimenticati; si tutelano anche i “raggiri” presenti che non vengono definiti come delitti ma addirittura come funzione sociale della proprietà.

Ma può la proprietà capitalistica avere una funzione sociale?
Basta sentire l’odore di petrolio che proviene dagli ultimi incidenti per rispondere; ma per evitare di stancarci è meglio rinviare ad una prossima puntata.

04/09/10 francesco zaffuto

le puntate precedenti

prima puntata Il capitalismo per i bambini
(immagine – “spaventapasseri e sole meccanico” cera e china © francesco zaffuto link Altre allegorie)

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