martedì 14 settembre 2010

Pane


La Sinistra e le parole.
La prima parola: Pane



Per la sinistra occorre cominciare dalla prima parola: PANE


La parola Pane.
Alla parola Pane si lega la storia della stessa sinistra.

Pane: come cibo essenziale per il nutrimento e come mezzi minimi per la sopravvivenza. Nel pane si possono comprendere i vestiti e una casa per ripararsi dal freddo.

Pane come necessità di sopravvivenza per tutti.

Pane come sopravvivenza per tutti significa trovare il giusto welfare all’interno del nostro paese. Il pane deve derivare dal lavoro; ma a chi è sprovvisto di un reddito e non è condizione di lavorare (per difficoltà fisiche o per mancanza di richiesta sul mercato del lavoro) va assicurato il minimo per la sopravvivenza. Lo Stato con la sua fiscalità, gli imprenditori e i lavoratori con la contribuzione obbligatoria, debbono costruire i fondi per questa indispensabile mutualità.

Non è possibile che in Italia, paese con una grande presenza sindacale che si ispira ad aspetti confederali, non si sia arrivati ad una indennità di disoccupazione in grado di assicurare il cosiddetto PANE per i lavoratori disoccupati. Gli uffici studi di CGIL, CISL e UIL dovevano operare giorno e notte fino a trovare una soluzione di welfare per risolvere il problema.

I politici di sinistra delle amministrazioni locali debbono farsi carico di affrontare i più estremi problemi di indigenza. Chi si costruisce una baracca deve essere rispettato ed aiutato a trovare una casa, e non scacciato con bonifiche di polizia come se fosse un insetto.

La necessità di sopravvivenza per tutti è rivolta all’uomo in quanto singolo essere e agli uomini come addizione necessaria di tutte le singole entità. Di conseguenza Pane per tutti significa INTERNAZIONALISMO, significa lotta contro la fame nel mondo, responsabilità nei confronti di tutti gli esseri umani. Essere di sinistra non può significare guardare solo al proprio Comune o Stato, significa farsi carico del destino di sopravvivenza del singolo uomo e di tutti gli uomini. Oggi, una lotta per il Pane per tutti deve portare la sinistra ad interessarsi dell’Africa come problema internazionale da affrontare con carattere di priorità. Solo in questo modo si possono mitigare i processi migratori determinati dalla miseria, dalle guerre e dalle dittature locali. Una politica internazionalista per il pane per tutti porta verso la pace.

Pane come ordine di priorità economica.

Pane come ordine di priorità economica significa interessarsi dell’ambiente: la terra, le acque dei fiumi e dei mari, dove si generano le risorse alimentari del mondo. La terra non va impoverita con fenomeni di supersfruttamento o con estensive destinazioni ad uso non agricolo; il mare va visto come la più grande riserva alimentare autorigenerantesi; le acque dei fiumi come fonte primaria di ricchezza da conservare in tutta la loro limpidezza.

Pane come ordine di priorità economica significa interessarsi della politica alimentare nazionale e internazionale: considerare l’agricoltura come cardine economico di riferimento; sviluppare con ogni possibilità l’imprenditorialità in agricoltura; sviluppare le conoscenze nel campo delle tecnologie agricole; fondare scuole ed indirizzi di studio in campo agrario; non fare deperire i centri e i comuni agricoli e farli diventare centri propulsivi di iniziative. Invertire per quanto possibile il cosiddetto centro di attrazione delle grandi città. Salvaguardare e sviluppare la cultura delle tradizioni contadine.

Pane liberato


Le aziende che lavorano nel campo agricolo, specie le piccolissime aziende agricole a conduzione familiare, hanno bisogno di essere liberate dal costante ricatto della grande distribuzione. Occorre una vigilanza sul capitalismo commerciale che si dedica agli ammassi di beni agricoli con prezzi estremamente bassi all’origine e prezzi estremamente alti verso il consumatore (spesso si insediano in questo processo anche organizzazioni criminose). In particolari situazioni va valutato anche un intervento pubblico nella gestione degli ammassi.

Va favorita la piccola proprietà fondiaria agricola e stimolata verso nuove iniziative produttive: possibilità di commercializzare liberamente i propri prodotti e possibilità di avviare aziende di prima trasformazione del prodotto agricolo; il tutto senza eccessive pastoie burocratiche. Vanno organizzati mercati liberi per i prodotti agricoli su base comunale e provinciale.

Nei comuni agricoli i braccianti debbono essere inseriti in liste di collocamento pubbliche comunali per evitare fenomeni di capolarato. Gli stessi lavoratori sprovvisti di cittadinanza italiana che si vogliono impiegare come braccianti debbono inserirsi in liste pubbliche presso i comuni. Non mancano mezzi informatici per rendere funzionali le liste pubbliche e se si trova un lavoro per qualche impiegato comunale in questa direzione si tratta di un investimento proficuo in agricoltura.

Libera impresa nel settore agricolo, sviluppo dell’associazionismo e della mutualità tra piccoli agricoltori, assegnazione di fondi incolti del demanio pubblico a lavoratori disoccupati che vogliono iniziare un’attività agricola, riforestazione di determinati luoghi del territorio. Intervento pubblico per le regole e per la sorveglianza contro la criminalità. Credito e finanziamento alle piccole aziende agricole, buon uso delle risorse comunitarie.
14/09/10 francesco zaffuto
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(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)