mercoledì 15 giugno 2011

Da TREMONTI a TREALIQUOTE

Nel gennaio 2010 il Governo parlando di riforma fiscale formulava l’ipotesi di due aliquote, in questo blog me ne occupai con il post
L’effetto aliquote al 23 e 33 per cento
Oggi, a ridosso della sua catastrofe referendaria, il Governo ritorna a parlare di una grande riforma fiscale e Tremonti avanza l’ipotesi di riduzione a tre aliquote. La nostra Costituzione prevede la progressività dell’imposta, e il criterio della progressività meglio si applica se esiste un ampio ventaglio di aliquote. Art. 53.Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Accorpare ampie fasce di cittadini su poche aliquote elimina la progressività e determina il far pagare di più a chi ha di meno e di meno a chi ha di più; quella che viene spacciata come semplificazione nei fatti è una ingiustizia fiscale.Lo stesso scaglionamento delle aliquote IRPEF di oggi è abbastanza ingiusto, vediamolo:
fino a 15.000 euro 23%
da 15 a 28.000 euro 27%
da 28 a 55.000 euro 38%
da 55 a 75.000 euro 41%
oltre 75.000 euro 43%
Certo per i lavoratori dipendenti ci sono i meccanismi delle detrazioni, poi ci sono le detrazioni per i familiari a carico e il 23% della prima fascia viene contenuto. Comunque un cittadino che non è in grado di vantare detrazioni ed ha un reddito di soli 4.000 euro (dunque a capacità contributiva molto ridotta) viene colpito immediatamente con una aliquota del 23%, lo Stato si arroga il diritto di prelevare da quel reddito 920 euro. Qualcuno dirà: ma chi sono questi cittadini? Non sono tanti ma ci sono: addirittura oggi esistono giovani che non possono vantare di essere lavoratori dipendenti perché le aziende li considerano lavoratori autonomi; come ci sono persone che hanno il solo introito dell’affitto di una casa e rispettosi della legge hanno registrato il contratto di locazione; su questi cittadini, nei fatti poveri, grava una aliquota del 23%.
Andiamo ora all’ipotesi di riforma di TREMONTI – TREALIQUOTE
Fino a 26.000 euro 23%
Da 26 a 33.500 euro 33%
Da 33,5 a 100.000 euro 39%
(+ 4% contributo di solidarietà per i redditi oltre 100.000 euro)
Cosa verrebbe a cambiare? L’ingiustizia sui pochi disgraziati, di cui avevo parlato prima, rimane invariata; tanto sono pochi e Tremonti non li prende neanche in considerazione. Ma vediamo i possibili cambiamenti: avrebbe un vantaggio la fascia di redditi medio-bassi fino a 26.000 euro che viene oggi colpita in parte anche con il 27%; avrebbe un discreto vantaggio la fascia dei redditi alti da 55 mila euro a 100 mila euro che attualmente viene colpita con il 41 e il 43% e che passerebbe al 39%; viene a subire un grosso danno tutta la fascia media dai 26.000 ai 55.000 euro che oggi staziona in aliquote che vanno dal 27 al 38% e nella ipotesi tremontiana andrebbe a posizionarsi su aliquote dal 33 al 39%. A conti fatti il nuovo fisco di Tremonti per l’IRPEF andrebbe a gravare sui poverissimi e sulla fascia media, favorendo i redditi medio-alti e dando uno specchietto per le allodole a chi ha un reddito medio-basso. Considerando che le proposte sono fatte sulla base sempre di calcoli di convenienza elettorale, forse Tremonti avrà valutato il tracollo della cosiddetta classe media come impatto elettorale.
Le mie osservazioni sulle aliquote attuali e su quelle proposte da Tremonti possono sembrare ispirate al solito scontento su ogni cosa; non è vero, si può organizzare un sistema di scaglionamento e di progressione delle aliquote ben diverso (basta ricordare che ancora nel 1991 fino a 6.800.000 lire per l' Irpef si applicava l' aliquota del 10 per cento).
Ipotizzo, qui di seguito, una progressione per scaglioni ispirata al criterio di progressività; questa ipotesi può subire variazioni per necessità di bilancio ma mantenendo il criterio ispiratore.
Redditi di povertà tra lo zero e 5.000 euro che si possono considerare esclusi o al massimo colpiti con una aliquota simbolica del 5%;
redditi irrisori da 5 a 10.000 euro che non possono essere colpiti con aliquote superiori al 10%;
redditi bassi da 10 a 15.000 euro che non possono essere colpiti da aliquote superiori al 13%;
redditi medio bassi da 15 a 20.000 euro che non possono essere colpiti da aliquote superiori al 16%;
redditi medio bassi da 20 a 25.000 a cui si può applicare l’aliquota del 19 %;
redditi da 25 a 30.000 a cui si può applicare l’aliquota del 22%;
redditi da 30 a 35.000 a cui si può applicare l’aliquota del 25%;
redditi da 35 a 40.000 a cui si può applicare l’aliquota del 28%.
Tutti i successivi incrementi di scaglione di 5.000 euro verrebbero colpiti da una aliquota maggiorata del 3% per ogni incremento successivo e fino al raggiungimento di una aliquota massima del 50%.
Questo non sarebbe il socialismo ma almeno il rispetto del dettato costituzionale di progressività ai fini dell’IRPEF. La complessità del ventaglio non è un problema perché gli uffici imposte predispongono sempre le tabelle precalcolate. I governi hanno abbandonato le ampie tabelle di scaglionamento dicendo che lo facevano per amore di semplicità, in realtà solo per avere le mani libere nelle loro politiche fiscali.
Riguardo all’IVA non dobbiamo mai dimenticare che colpisce tutti, passare dal 20 al 21%, significa colpire anche chi ha redditi deboli nel momento dei consumi come effettivo aumento dei prezzi; ben diverso sarebbe se venisse introdotta una aliquota maggiorata per alcuni beni di lusso.
Riguardo poi al luogo comune della magia che questa riduzione delle imposte farebbe da volano alla ripresa economica; ciò non può accadere con la variazione delle aliquote IRPEF prevista da Tremonti. La questione riguarda i redditi reinvestiti in azienda, l’IRAP, il costo del lavoro, tutta un’altra operazione.
15/06/11 francesco zaffuto
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Ecco il link di un interessante intervento che mette in luce come l'IRPEF ha cessato di rappresentare il reddito complessivo

http://enzorusso2020.blog.tiscali.it/2011/06/17/la-progressivita-soprattutto-per-i-piu-poveri/
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(immagine “Riforme” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast-digiart.blogspot.com/2011/01/ottenebrazione.html )
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
Due mani si dispiegano su un fondo grigio, ogni avambraccio porta dentro gli occhi e parti del volto, ma il naso è posto nel palmo delle mani, di conseguenza nel palmo delle due mani ci sono due nasi. Data la simmetria dell’immagine potrebbe significare che ogni nuova riforma finge un cambiamento. Ma potrebbe significare: occhio alle riforme, soprattutto provate ad odorare bene perché l’occhio può ingannarvi.