mercoledì 8 giugno 2011

VUOLE L’ACQUA ? Sì, Sì …





I 2 referendum sull’acqua ci mettono di fronte a tre aspetti: morale, economico, politico.
L’aspetto moraleL’acqua non è un bene qualsiasi, non è un oggetto prodotto o che si possa produrre; l’acqua è una entità primigenia di cui noi siamo composti e di cui abbiamo bisogno per vivere e non è sostituibile con nessun altro bene, l’acqua è creatrice della fertilità della terra e degli esseri che l’abitano. L’uomo, che usa l’acqua per la sua vita, in quanto essere che può esercitare una consapevolezza, ha un dovere morale nei confronti dell’acqua di custodirla nella sua purezza. L’inquinamento è da considerare come un danno universale e come un reato estremamente infamante per la consapevolezza dell’uomo.
L’aspetto economicoLa scarsezza di un bene determina la sua economicità. Quando un bene è abbondante in natura ed è fruibile senza ostacoli non attira alcuna attività economica, se il bene tende a scarseggiare diventa oggetto appetibile per l’impresa economica. La scarsezza del bene acqua è dovuta principalmente all’inquinamento a causa di un comportamento immorale di alcune imprese. Oggi siamo di fronte a un paradosso: il comportamento immorale di alcune imprese private con l’inquinamento ha determinato l’economicità del bene acqua e ora altre imprese private tendono a sfruttare la sua economicità.
L’aspetto politicoAl politico è affidato il compito di trovare norme che debbono conciliare l’aspetto morale e quello economico. Al politico è altresì affidata la cura dei beni essenziali per la vita collettiva. La cura delle acque è dunque un compito politico di primaria importanza. In particolare l’acqua sta in capo alla responsabilità politica degli amministratori locali per la sua canalizzazione e distribuzione e in capo alle leggi nazionali per i rapporti tra i comuni e per contrastare il reato di inquinamento.
Andiamo al centro dei due referendumLe norme sull’acqua varate dal Governo rovesciano nei fatti il principio della responsabilità politica: secondo queste norme il requisito di TUTTE le società di gestione delle acque deve essere in parte privato e addirittura si prevede un minimo di privatizzazione del 40%. Dello spreco delle acque e della sua scarsezza si dà la colpa alla gestione pubblica dei comuni e dei consorzi dei comuni: perché, secondo i fautori di queste nuove norme, non assicurano un comportamento economico sul piano dei risultati, perché hanno una gestione clientelare, perché accontentano con tariffe basse i cittadini che poi abusano nei consumi, perché non tengono strutturalmente in efficienza la rete di distribuzione. In pratica il Governo con una sua legge dice che gli amministratori locali, in particolare quelli comunali, fanno schifo e che è meglio che intervengano nell’acqua dei gestori privati che tutelando il loro interesse sono capaci di tutelare anche l’acqua. In pratica si afferma che il privato, per la sua natura di cercare l’efficienza con profitto, nella gestione delle acque è meglio del pubblico
All’imprenditore privato viene altresì assicurata una remunerazione del suo capitale, il 7% minimo. Il che significa che le tariffe di utenza debbono tenere conto di questa remunerazione. Come a dire un investimento sicuro.
I promotori del referendum si sono giustamente indignati e speriamo si sia indignata la stragrande maggioranza degli italiani.
I fautori della legge rispondono che non è vero che l’acqua viene privatizzata e che il controllo rimane sempre pubblico. E qui cadono in un contraddizione in termini: se hanno fatto una legge perché gli amministratori locali pubblici facevano schifo (erano clientelari e spreconi) per quale miracolo gli stessi amministratori, nell’esercizio del solo controllo, dovrebbero rivelarsi buoni? E molto più probabile che riescano a favorire, durante il controllo, gli interessi di amici privati.
In quanto poi al 7% per cento di rendimento assicurato agli investitori in acqua siamo proprio all’assurdo per le condizioni in cui versano in Italia tutti gli imprenditori e i risparmiatori, tante aziende non arrivano a quel livello di utili e tanti risparmiatori prendono dei tassi irrisori sui BOT.
Due Sì, per eliminare gli aspetti più perversi di questa normativa, PRIVATIZZAZIONE e PROFITTO e per dire ai politici che è loro compito occuparsi dell’acqua. Se i politici a livello locale o nazionale sono clientelari o incapaci, si facciano da parte.
Ricordiamoci infine che rispetto al cambiamento di una gestione è più facile cambiare una pessima gestione politica, perché bastano le elezioni. E’ molto più difficile cambiare una cattiva gestione privata perché con un appalto si affidano concessioni di gestione che possono durare per periodi che vanno ben oltre le scadenze elettorali.
DUE Sì, senza alcun dubbio, e dopo il referendum sempre massima vigilanza e attenzione dei cittadini sull’ACQUA.
08/06/2011 francesco zaffuto

.

immagine - un semplice bicchiere d'acqua