lunedì 10 gennaio 2011

Algeria, Tunisia, ricominciare dal pane


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Nelle piazze in Algeria e Tunisia in questi giorni non ci sono stati i fondamentalisti, ci sono stati i disoccupati, i poveri, i giovani senza futuro.http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Scontri-in-Tunisia-almeno-20-morti-Algeria-annunciate-misure-contro-carovita_311516661585.html
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ULTIMORA 50 morti (ore 12,00 del 10/01/11)
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Il 17 dicembre ad un giovane laureato disoccupato, che per sopravvivere faceva l’ambulante, la polizia sequestra tutto perché senza licenza e il giovane si è dato fuoco; da quel gesto disperato è partita una protesta che ha coinvolto tutto il paese.
http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/33-internazionale/8318-tunisia-la-rivolta-censurata-i-giovani-laureati-sfidano-il-regime.html

In Algeria e in Tunisia, il 60 per cento della popolazione ha meno di 25 anni, il tasso di disoccupazione giovanile è elevato ( ma non è certo tamponato come in Italia da un benessere arretrato delle famiglie). La valvola di sfogo fino ad oggi è stata l’emigrazione verso l’Europa, e con un’Europa in crisi anche questa valvola pare chiudersi.
Algeria e Tunisia hanno avuto esperienze pseudosocialiste autoritarie, ma di fatto improntate all’imitazione di una economia di tipo europeo e al mantenimento di privilegi di caste politiche e sociali, che hanno permesso l’arricchimento di ristrette fasce sociali. Per tutti gli anni 90 e per il primo decennio del 2000 opposizioni e rivolte in Tunisia e Algeria sono state caratterizzate dal fondamentalismo, ma si celava dietro un malessere sociale ed economico profondo.
Oggi le piazze di Tunisia e Algeria sono come quelle di Parigi, Londra, Roma con giovani in lotta per la loro sopravvivenza in quanto uomini. Quella divisione che per tanti anni è stata all’insegna della religione sembra scomparire, tutti uomini, tutti egualmente figli di Dio.
Di fronte al carovita e alla disoccupazione non ci possono essere divisioni di sorta, forse riusciamo a parlarci tutti con la stessa “lingua”, possiamo dire: “proletari di tutto il mondo unitevi”. Ma perché, per che cosa? Per il pane, per il lavoro, per la libertà.
Occorre ricominciare dal pane, ma con un nuovo modello di sviluppo che non si deve basare sull’imitazione del vecchio modello Europeo, già in crisi e da superare. Occorre ripartire dalle fonti primarie della sopravvivenza: dall’agricoltura, e da quella ricerca e industria connesse (non in forma predatoria) alla produzione agricola. Pane per tutti significa invertire le logiche di questa economia che produce solo per i più ricchi, significa produrre per i mercati poveri, aiutare lo sviluppo dei paesi emergenti a farcela con i propri mezzi, rinunciare a forme di crescita fittizia. Smettere di fare i predoni della terra e smettere di rendere schiavi altri uomini.
10/01/11 francesco zaffuto
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immagine – acquarello – il tempo del basilico © francesco zaffutonota descrittiva dell'immagine per disabili visivici sono tre profili di volti umani in frequenza, in apparenza di razze diverse ma con un aspetto di unità verso l’unica fronte da cui provengono, dalla loro bocca parte un grappolo d’uva, sul finale del grappolo d’uva l’abbozzo di una testa d’aglio e di qualche frutto, con più decisione emerge da un boccale il ramo di un basilico che si pronuncia come a cingere la fronte unica dei tre volti, sulla destra un orologio da polso. Colori di fondo gialli e ocra a destra, contrastati da un verdastro ingiallito a sinistra.