giovedì 25 novembre 2010

IL MISTERO DEL DEBITO



Dopo la Grecia cade l’ Irlanda
(per la serie: il capitalismo per i bambini)
Prima la Grecia, oggi l’Irlanda, si attende lo sfascio del Portogallo, e (chi lo sa?) possono arrivare Spagna e Italia; la caduta per debiti di uno Stato pare un evento misterioso. Anche a me, che per tanti anni mi sono occupato di economia, provoca un certo sconcerto ed ho bisogno di fare un riepilogo; come un bambino ho bisogno di contare con le dita delle mani.

Uno Stato per reperire le entrate per mantenere le sue strutture ricorre alle imposte che fa pagare ai suoi cittadini; in base a quelle entrate deve determinare le sue uscite.
Se lo Stato vuole aumentare le sue strutture o migliorarle prevede più uscite e di conseguenza deve aumentare le imposte da far pagare ai suoi cittadini.
Non c’è alcuna ragione per cui lo Stato debba ricorrere a un debito avendo a disposizione lo strumento principe per sue entrate: le imposte.
Gli unici motivi che possono giustificare un ricorso al debito sono: una provvisoria necessità di cassa (chiedere un prestito solo per il tempo necessario ad incassare delle imposte che sono state già stabilite per legge); chiedere un prestito per la costruzione di specifiche opere capaci di determinare un reale aumento della ricchezza del paese (ad esempio una diga o la bonifica di un territorio).
Tutti gli altri motivi non trovano giustificazioni logiche; quindi tutte le emissioni di debito in Titoli dello Stato con varie scadenze per sostenere le correnti spese dello Stato sono soltanto un “maledetto imbroglio”. STOP.

Andiamo a cercare di capire qualcosa sul “maledetto imbroglio”.
Lo Stato è gestito da governanti e parlamentari che scelgono di ricorrere al prestito come una scommessa sul futuro. Se sono degli stupidi ottimisti fanno questo ragionamento: la crescita economica farà aumentare la produzione e nel futuro l’ammontare delle entrate delle imposte diventerà automaticamente più alto e potremo sanare il debito. Se sono dei cinici opportunisti fanno quest’altro ragionamento: rinviamo il problema del pareggio ai governi successivi e intanto facciamo la bella figura di non aumentare le imposte, “chi vivrà vedrà”.

Quando lo Stato si presenta a chiedere un prestito trova sempre qualcuno disposto a prestargli denaro: i ricchi, i piccoli risparmiatori, le banche private e le aziende con eccessi liquidità. Basta promettere un interesse e i Titoli dello Stato vengono piazzati. Lo Stato rappresenta come sicurezza di investimento la sponda più stabile, anche perché può dividere il suo rischio su milioni di cittadini, ma deve mostrare di poter onorare i suoi debiti. Se ogni volta che arriva il momento di restituire il debito è pronto ad emettere Titoli per chiedere un nuovo prestito ancora più grande che gli permetta di pagare debito ed interessi alla lunga si comincia a sentire puzza di bruciato. I primi a mettersi in allarme sono le grandi banche che fiutano il disastro e poi via via cominciano ad impensierirsi anche i piccoli risparmiatori. Lo Stato non riesce a piazzare i suoi Titoli e cade nelle mani delle banche più propense a speculare e che chiedono interessi sempre più alti fino al suo stritolamento.

Il “maledetto imbroglio” riesce in qualche modo ad essere tamponato dallo Stato con il ricorso alla cosiddetta “Sovranità monetaria”, spesso usando il metodo di fare intervenire la sua Banca centrale che acquista Titoli stampando nuova moneta.
Niente male come trovata. Ma...!
Considerato che la moneta, al pari di qualsiasi bene in circolazione, più ce ne è e meno vale, chi aveva prestato si troverà rimborsato con un valore reale inferiore. Un valore reale del denaro inferiore si traduce in una specie di imposta non esplicita ma generalizzata a tutti quelli che gli hanno prestato denaro.
In un primo tempo si può avere un effetto benefico sulle esportazioni (data la svalutazione gli investitori esteri con le monete più forti potrebbero trovare convenienza ad acquistare beni prodotti nello Stato con la moneta svalutata), ma il rimedio può costare caro: i prezzi dei beni importati cominceranno a salire vertiginosamente, può cominciare a galoppare l’inflazione, non si troverà più facilmente chi è disposto ad acquistare Titoli dello Stato, i tassi per le nuove emissioni di debito tenderanno a salire, tutti i tassi tenderanno ad alzarsi per trascinamento e può avviarsi una nuova stretta creditizia, presto l’iniziale vantaggio per le esportazioni sarà annullato dagli effetti dell’inflazione; infine si può allontanare ogni operazione di rientro per la parte di debito non rimborsata.

Con la strettoia EURO il “maledetto imbroglio” non può essere tamponato poiché la Banca centrale europea è diventata l’unico istituto di emissione del denaro. Le alternative diventano: ridurre il debito o uscire dall’euro. Gli stessi aiuti che sono disposti a sganciare gli altri stati per la stabilità dell’euro impongono allo Stato in difficoltà la riduzione del debito in tempi brevi.
Per ridurre il debito ci sono due sole possibilità: aumentare le imposte o diminuire le uscite (diminuzioni di stipendi agli statali, riduzioni di pensioni, licenziamenti di statali, riduzione drastica di tutti i servizi pubblici come sanità e scuola, riduzione delle spese per la politica, l’esercito, la magistratura, la polizia ecc. ecc.). Lo Stato irlandese, ad esempio, al posto di aumentare le imposte alle Società (che vuole lasciare al 12,5%) preferisce le riduzioni di stipendio e i licenziamenti; vedremo se il popolo irlandese sarà disposto a sopportare la cura.

L’euro non è un tabù, lo si può abbandonare, uscire fuori dalla zona euro e tornare alla Sovranità monetaria; ma non ci si può aspettare un miracolo dalla ricetta di stampare denaro.
Recentemente la Federal Reserve, cioè la Banca Centrale americana, ha deciso l’acquisto di debito di Stato USA per 600 miliardi di dollari, stampando di conseguenza nuovi 600 miliardi di dollari. Nei fatti gli USA pagheranno con un dollaro che varrà molto meno i debiti e gli acquisti che faranno nel mondo.
Irlanda, Grecia, Portogallo, e la stessa Italia, non sono certo come gli USA; gli USA sono ancora i padroni del mondo, la domanda di dollari resta ancora molto alta, possono limitare i danni del deprezzamento della loro moneta. Il dollaro in questi ultimi dieci anni è stato solo insidiato dalla presenza dell’Euro e della fine dell’Euro ne può trarre beneficio solo il domino monetario degli USA nel mondo.

Figuriamoci un’uscita dall’Euro dell’Italia e un ritorno alla Lira. Con una operazione di stampaggio di Lire fatta dalla Banca d’Italia si potrebbe far fronte solo in parte al debito interno; una lira sotto effetto svalutazione verrebbe rifiutata nei rapporti commerciali e gli operatori con l’estero verrebbero nei fatti a trovarsi nella condizione di comprare dollari o euro per effettuare ogni pagamento.

L’Italia a differenza di Grecia e Irlanda al momento ha un solo vantaggio: gran parte del debito pubblico è stato contratto con cittadini italiani e con banche italiane, ma questo vantaggio più deteriorarsi se il debito continua ad aumentare, gli usurai internazionali sono sempre pronti a prestare e a strozzare.

Anche i vincoli di legame internazionale nella UE stanno per diventare strozzanti per i paesi più in difficoltà e la svalutazione monetaria ad un certo punto può essere vista come il male minore e l’uscita dall’euro potrebbe avere un effetto di imitazione a catena per più paesi, per questo ancora continuano gli sforzi di salvataggio. Ma la UE non può limitarsi a imporre vincoli che in definitiva tutelano le grandi banche private prestatrici di denaro, deve avere una considerazione per la vita dei cittadini europei e dare qualche altro indicatore sociale: un tetto di disoccupazione da non superare, un minimo di welfare che gli stati si debbono impegnare a portare compimento, stimolare gli stati membri a tassare speculatori, banche e ricchi. Abbiamo bisogno di una Europa fatta di cittadini europei e non di banchieri.

Euro o non Euro, la difficile ma sacrosanta strada maestra è quella dell’equilibrio tra le entrate e le uscite dello Stato: far pagare le imposte ai più ricchi, evitare gli sprechi, pane e lavoro per tutti.

25/11/10 francesco zaffuto

altri post della serie “il capitalismo per i bambini”

prima puntata Il capitalismo per i bambini

seconda puntata Partecipazione agli utili

terza puntata Ma, cos’è la proprietà?

(immagine – “spaventapasseri e sole meccanico” cera e china)


nota descrittiva dell'immagine per disabili visiviIn primo piano uno spaventapasseri un po’ sbrindellato con una camicia a righe rosse, solleva la mano come a toccarsi la testa, una testa coperta da una cuffia da notte, dietro di lui un sole che tramonta o sorge come una palla meccanica e che delinea una smorfia. La forma grafica è volutamente infantile. Colore in campo giallo, un breve contorno verde attorno allo spaventapasseri, il sole rosso, qualche macchia blu per il cielo.

8 commenti:

  1. Analisi interessante.
    Speriamo che questo momento (voluto) finisca al più presto.

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  2. Ho apportato una correzione al testo, inserita in colore, stamane alle 7,12

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  3. Ho visto la modifica. E' giusto, non ci sono giustificazioni.
    Buona giornata

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  4. Il capitalismo scricchiola e d'altronde non è eterno anche se più volte ha trovato il metodo di rialzarsi. Staremo a vedere.

    Noto con vivo piacere la tua sensibilità verso i disabili visivi. Forse non conosci l'html che prevede proprio per questo due tag che hanno più o meno lo stesso fine, cioè di descrivere l'immagine. Il tag [alt] e il tag [title] che io adopero entrambi. Se esiti un attimo sulle mie foto vedi un fumetto. E' proprio questo. Non riesco a capire perché blogger non lo metta come opzione per uno che inserisce le foto. Del resto la mancanza di questo tag è deprecata nell'html strict come è quello della nostra piattaforma.

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  5. Alberto, ti ringrazio per l'informazione; ci provo; ma io sono un imbranato forte

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  6. Più che giusto sostenere, come fai tu: "far pagare le imposte ai più ricchi, evitare gli sprechi, pane e lavoro per tutti". Il problema é arrivarci a tempi brevi!

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  7. Hai ragione Adriano. La domenica mattina faccio una passeggiata con un mio amico di ottanta anni che mi dice: una società giusta io ormai non la potrò vedere, forse tu che sei un ragazzo. Avendo anche io 63 anni sorrido melanconicamente.

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  8. Analisi perfetta, tutto è comunque studiato a tavolino. La globalizzazione voluta dalle grandi potenze è stato il primo passo verso questo crollo. L'UE è nata per un maggiore controllo economico sugli stati menbri da parte degli anglo americani.Ogni singolo paese è ormai incatenato all'altro, e come ben dici sarà impossibile staccarsi.
    Buona Giornata

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