giovedì 26 gennaio 2012

Terremoto, e che fai …


Alle 9,06 del 25 gennaio ho sentito anch’io il terremoto a Monza, nella Lombardia considerata terra lontana dei terremoti, la vetrinetta del mio studio ha tremato, la pianta che tengo su un vaso con delle rotelle leggermente si è mossa e il mio stomaco è come trasalito. Che fare? Avvisare gli altri che sono in casa, vestirsi e uscire o uscire in pigiama, ripararsi sotto un angolo della casa che ritieni più stabile? Di colpo vivi per un attimo quello che hanno vissuto gli abitanti dell’Aquila, in forma ridotta ma lo vivi. Ti rendi conto che puoi fare ben poco, molto poco. Ti rendi conto che per il terremoto occorre fare prima, molto prima, quando il terremoto non c’è: rendere gli edifici meno soggetti al disastro, educare sui minimi comportamenti da tenere in caso di pericolo, educare su come prestare soccorsi.
Se nel nostro paese ci si rendesse conto che tutto il territorio nazionale è soggetto a danno sismico e si mettessero in moto le necessarie misure di salvaguardia anche l’economia potrebbe averne un beneficio, un intero settore produttivo di vastissime proporzioni si metterebbe in moto; meno disastri nei terremoti e una crescita in economia senza produrre cose inutili.
26/01/12 francesco zaffuto
immagine - carta sismica dell'Italia

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