domenica 8 aprile 2012

L'ALLEANZA DI LI CANI

Un sincero augurio a tutti di Buona Pasqua, forse per me che non sono addentro a sentimenti religiosi è solo un augurio di Resurrezione, uno svegliarsi da una cupa notte.
Regalo a tutti questa antica poesia dell'Abbati Meli che si adatta ancora alla nostra società. Per chi riesce potrà gustarla in siciliano, per chi ha difficoltà può ricorrere alla traduzione, posta di seguito, che ho cercato di fare faticosamente evitando per quanto possibile di perdere la sonorità. (f.z.)
L'ALLEANZA DI LI CANI
Tra Concu e Capu di Bona Spiranza,
E in tutta l'Ethiopia ci sù cani
Salvaggi e feri assai, ma chi allianza
Hannu tra d'iddi da antichi Spartani,
Eserciti furmannu e battagghiuni
D'affruntari li tigri, ursi e liuni.

Lu jornu vannu a caccia squatrunati,
Facennu predi di qualunqui sorti,
Poi tornanu a li tani carricati
Di l'animali in guerra o prisi o morti,
E cu esattu economicu bilanciu
Si li spartinu, e fannu lu so ranciu.

Or’avvinni (pri quantu lu vicchiuni
‘Ntra lu tarlatu miu libru truvau)
Chi di sti cani ci nni fu un squatruni,
In cui la gran catina si smagghiau,
Pri l'abbusu di avirsi postetgatu
Lu publicu vantaggiu a lu privatu.

Pirchì turnannu cu la preda ogn’unu
Sinni ammucciava deci e vinti parti,
E dicchiù si spacciava pri dijunu
Pri dumannari l'autra chi si sparti;
Perciò la preda nun putia bastari
Pri tutta la gran chiurma saturari.

Circaru ripari a stu sconcertu
Tutt’obbligannu a li riveli esatti,
Ma nun pigghiaru, pri esseri scuvertu
Lu cunttabbannu, li misuri adatti;
Pirchì tutti sti liggi e sti misuri
L'avìanu impostu li contravventuri

Si agghiuncìa chi li dazj da pagari
Eranu ripartuti tantu a chiddi
A cui l'abbastu vineva a mancari,
Quantu a cui supricchiavacci pri middi
L'unu pagava a costu di la panza,
L'autru menu di menu chi ci avanza.

Sta cosa chi purtau? chi l'osservanti,
Li debbuli, li vecchi, e li malati, .
Cu li ventri ristavanu vacanti,
E li forzi vinevanu mancati;
Parti murianu di consunzioni,
Parti a la guerra 'un eranu chiù boni.

L'uni pri fami, l'autri pri l'eccessu
Di lu manciari abbuttati e gravusi,
Nun putevanu curriri d'appressu
A l'imprisi chiù forti e chiù azzardusi;
Eranu 'nzumma li pochi ristati
Li chiù infingardi e li debilitati.

La cunseguenza fu chi a un primu attaccu
Foru, in locu di battiri, battuti:
Li lupi e ursi ni ficiru smaccu.
Pozza st'esempiu so fari avviduti
Tutti li societati di dd'armali,
Chi vantati si sù razzionali.

Traduzione
Tra Congo e Capo di Buona Speranza
E in tutta L’Etiopia ci sono cani
Molto fieri e selvaggi, ma che in allenza
Stanno tra loro come antichi Spartani,
Eserciti formano e battaglioni
Per affrontare tigri, orsi e leoni.

Di giorno vanno a caccia squadronati,
Facendo prede di qualunque sorti,
Poi tornano alle tane caricati
Di animali presi in guerra vivi o morti,
E con esatto economico bilancio
Se li dividono e fanno il loro rancio

Ora avvenne (per quanto il vecchione
dentro il tarlato mio libro trovò)
Che di questi cani ce ne fu uno squadrone,
In cui la gran catena si smagliò,
Per l’abuso di avere postergato
Il pubblico vantaggio al privato;

Perché tornando con la preda ognuno
Se ne ammucchiava dieci e venti parti
E di più si spacciava per digiuno
Per domandare l’altra che si sparti;
Perciò la preda non poteva bastare
Per tutta la gran ciurma saziare.

Si cerca riparo a questo sconcerto
Obbligando tutti a rivelazioni esatte,
Ma non pigliarono, per essere scoperto
Il contrabbando, le misure adatte;
Perché tutte queste leggi e questi misure
L’avevano imposto i contravventori.

Si aggiunga che le tasse da pagare
Erano ripartite tanto a quelli
A cui il poco veniva a mancare,
Quanto a quelli con soverchio di mezzi
L’uno pagava stringendo la panza
L’altro meno di meno di ciò che avanza.

Che accadde? Che gli osservanti,
i deboli, i vecchi, e i malati,
restavano con le pance vacanti
e li sforzi diventavano mancati:
parti morivano per consunzioni
parti a la guerra non erano più buoni

Alcuni per fame, gli altri per eccesso
Nel mangiare sazi e gravosi,
Non potevano correre appresso
Alle imprese più foti e più azzardose;
insomma in pochi erano restati
i più infingardi e i debilitati.

La conseguenza fu chi a un primo attacco
Furono, al posto di battere, battuti:
I lupi e orsi ne fecero smacco.
Possa questo esempio fare avveduti
Tutte le società degli animali
Che vantano di essere razionali

14 commenti:

  1. Neppure io sono addentro a sentimenti religiosi, ma ben venga il tuo augurio di Resurrezione che
    contraccambio con affetto.
    Cristiana

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  2. a Cristina,
    vedi se riesci a leggere la poesia di Meli, ho apportato le ultime correzioni alla traduzione. Ciao

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  3. Nel ricambiarti gli auguri di Resurrezione e di risveglio dalla cupa notte, dopo aver gustato il tuo dono mi sono chiesto………..
    Per analogia o per contrasto?
    A cavallo tra 700/800, il buon governo del Vicerè Caracciolo favorì, grazie ad una serie di riforme, la rinascita della vita culturale e civile, specie a Palermo, Giovanni Meli raggiunge notorietà in tutt'Italia con una dimensione tutta sua e con l'uso della lingua siciliana.
    Nel 2012 la Sicilia con il Governatore Lombardo……………………
    dello stesso autore, propongo “Li surci”, poesia che ho imparato a memoria alle elementari
    Un surciteddu di testa sbintata
    avia pigghiatu la via di l`acitu
    e facìa `na vita scialacquata
    cu l`amiciuna di lu so partitu.

    Lu ziu circau tirallu a bona strada,
    ma zappau all`acqua pirchì era attrivitu
    e di cchiù la saimi avia liccata
    di taverni e di zàgati peritu.

    Finarmenti Mucidda fici luca,
    iddu grida: “Ziu!-Ziu!”. Ccu dogghia interna,
    sò ziu pri lu rammaricu si suca,

    poi dici: “Lu to casu mi costerna,
    ma ora mi cerchi? chiaccu chi t`affuca!
    Scutta pi quannu isti a la taverna!”.
    _____________________________________________
    Traduzione

    Un topolino di testa sventata
    aveva preso la via dell’aceto
    e faceva una vita disordinata
    con gli amiconi del suo giro.
    Lo zio cercava di riportarlo sulla retta via
    ma zappava nell’acqua perché quello era reso audace
    e per di più aveva leccato lo strutto,
    esperto di taverne e case di piacere.

    Finalmente la gatta lo beccò,
    lui grida: “Zio!Zio!”. Con interno dolore
    lo zio si rode per il rammarico,

    poi dice: “Il tuo caso mi costerna,
    ma ora mi cerchi, pendaglio di forca!
    Paga per quando andavi alla taverna”.

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    1. Ciao Liborio,
      mi ricorda qualche persona

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  4. Grazie per gli auguri, che ricambio.La sono in grado di leggerla (è la mia lingua) e vengo più tardi a leggerle tutta..deve'essere bella!

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  5. Si adatta, hai ragione:)
    Mentre leggevo, mi è venuto in mente il veltro dantesco, poi ho pensato che anche riporre fiducia in un salvatore non è sufficiente, anzi è controproducente. C'è bisogno di un rinnovamento ( o rinascita ) che tocchi ogni singolo individuo.
    Auguri!

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  6. Attualissime, sia quella dell'abate che quella di Libomast. Non credo che, nonostante le traduzioni, arriveranno a chi di dovere. E se anche fosse, le modificherebbero per adattarle ad altri. Senza sapere che sono dedicate a tutti, cani e topi.
    Ciao, serenità (e salute) anche a te.

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  7. Che splendida attualissima satira. Peccato aver dovuto rinunciare a leggerla in dialetto. Ma mi è piaciuta molto la tua traduzione che mi sembra renda il respiro del siciliano.

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    1. Ad Ambra,
      mi sarebbe piaciuto fare una incisione e farvela sentire in siciliano, la recito discretamente, ma non tecnologicamente sono molto arretrato.
      ciao

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  8. Buona resurrezione, Francesco.
    Per la prima volta, nella mia vita, sono scoraggiata per via di quel che accade e che la gente lascia accadere. Ma mi riprenderò.
    Ci ha lasciato anche Miriam Mafai e questa voce mi manca già. Viva chi ha lasciato e lascerà tracce sane da seguire.

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    1. A Sari,
      ci tocca fare buon uso delle tracce, e speriamo di lasciarne qualcuna.

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  9. Molto attuale; salutoni e buon inizio di settimana.

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  10. Quante egregie sorprese dalla calda Sicilia!

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  11. Carissimo amico... come ho detto nell'ultimo incontro poetico ai molti siciliani presenti...i poeti sembrano pecore sparse peggio di cani bastonati... incapaci di farsi valere: è l'unica "categoria di intelletuali" che pur essendo intelligenti non si fanno rispettare, come dovrebbero. Lo stesso concetto l'ho espresso all'assessore alla Cultura di Milano, Boerio, durante un apposito incontro.
    Quanto sopra si può dire dei siciliani e della loro sicilianità. Fra breve parlerò di Sciascia e di Michele Pantaleone, mio amico sul blog "LA DISCUSSIONE.
    Noi siciliani ci siamo fatti umiliare della spampa del nord, del cinema, e di altri mezzi di comunicazione... ci vedono tutti come lestofanti nel migliore dei casi. Meno male che ora Bossi e i suoi leghisti si sono rivelati peggio di noi. Parliamone sempre della nostra terra e della nostra cultura. Ciao calogero

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