venerdì 20 aprile 2012

Più di duemila anni fa…


Più di duemila anni fa, nel 133 a.c. nell’antica Roma repubblicana, il Tribuno del popolo Tiberio Sempronio Gracco fece varare una legge che limitava la proprietà: una famiglia nobile poteva avere 500 iugeri di terreno, più 250 per ogni figlio, ma non più di 1000; i terreni confiscati furono distribuiti in modo che ogni famiglia della plebe contadina avesse 30 iugeri (7,5 ettari). La strada di trovare un limite alla proprietà è una strada antica come la proprietà stessa.
Una idea di ciò che oggi significa ricchezza in Italia ce l’ha data lo studio della Banca d’Italia che ha messo a confronto il patrimonio di soli 10 ricchi italiani con il patrimonio di tre milioni di poveri italiani; in pratica 10 persone posseggono beni quanto 3 milioni di persone. Per consolarci lo studio della Banca d’Italia conclude che il livello di diseguaglianza è comparabile a quello di altri paesi europei.
La più forte giustificazione per la ricchezza è stata la capacità di un ricco imprenditore di fare impresa e di creare lavoro e ricchezza per gli altri. Questa favola della ricchezza che si trasforma in benessere sociale è stata messa definitivamente in crisi da questa ultima crisi economica che ha rivelato il profondo scollamento del capitale finanziario dall’impresa e di conseguenza dal lavoro.
La ricchezza, e in particolare quella formata dal capitale finanziario, é fluttuante sui mercati e opera con continui investimenti e disinvestimenti nei mercati borsistici; porta incertezza, instabilità e determina danni effettivi all’economia mondiale.
La Storia della fine del novecento ci ha mostrato un capitalismo più dinamico di un socialismo reale impastoiato da una burocrazia statale; l’impero Sovietico si è dissolto e la Cina si è nei fatti trasformata in un paese capitalista controllato da un partito unico. Il capitalismo, dopo la crisi dell’impero sovietico, si è presentato al mondo come unica strada possibile, e la sua veste neoliberista è stata propugnata come la migliore delle sue strategie.
La grande crisi economica, di origine prettamente finanziaria, decollata in America e che ha investito tutta l’Europa, ha rivelato tutte le contraddizioni del capitalismo finanziario. Nell’attuale fase si vuole curare il malato con le feci del malato stesso, un pratica medica orrenda; gli stati attendono il giudizio dei mercati e aspettano che chi detiene il capitale finanziario ricominci ad investire. Capitali finanziari, spesso depositati e occultati tramite società offshore, stanno parcheggiati in paesi considerati paradisi fiscali in attesa di ripresa degli investimenti; gli speculatori finanziari nel frattempo continuano a giocare al ribasso su tutte le borse mondiali; forse cominceranno a riacquistare quando le aziende migliori saranno completamente deprezzate e nel frattempo acquistano terre in Africa e in diverse parti del mondo per pochi spiccioli.
Anche se le idee socialiste sono considerate fuori moda (visto che la moda viene dettata dai media mondiali controllati dallo stesso capitalismo finanziario) torna lo stesso prepotente la necessità di porre UN LIMITE ALLA RICCHEZZA e in particolare a quella finanziaria; se non verrà posto un limite essa finirà con il determinare una grande povertà diffusa in tutto il pianeta.
Non è facile controllare la ricchezza finanziaria perché trattasi di una ricchezza sfuggente.. Forse occorre trovare più strade ma è necessario trovare un LIMITE. Il limite potranno darlo gli stati ma la politica deve però essere autonoma dai condizionamenti dei potentati economici.
20/04/12 francesco zaffuto
Immagine – le sculture romane dei fratelli Gracchi
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