venerdì 15 marzo 2013

Ma che senso ha il Senato?


 La nomina a Senatore del Regno d’Italia era a vita e fatta dal Re.  Erano membri di diritto i principi reali della casa regnante,  poi il Re poteva scegliere quanti senatori voleva  nell’ambito di 21 categorie elencate dallo Statuto (Vescovi, ex Ministri, ex Deputati, Magistrati, Ufficiali, nobili che in ragione del censo pagavano alti contributi allo Stato, personaggi benemeriti ecc. ecc.). Spesso erano membri suggeriti dal Primo ministro per avere consenso alla sua politica. Il Senato non elettivo andava a bilanciare il potere della Camera elettiva, era una specie di camera di freno e di ripensamento delle leggi. Durante il periodo fascista il Governo continuò ad assicurarsi l’appoggio del Senato (nel 1939 operò ben 211 nomine, ovviamente con il placet del Re).
Con il passaggio alla Repubblica si pose il problema se avviare un sistema monocamerale o bicamerale. Si scelse alla fine il bicameralismo, un po’ per tradizione e un po’ per timore di scivolare nella “dittatura assembleare”;   diciamo pure  che si ebbe paura della pienezza della democrazia. Nel contempo non si volle differenziare il tipo di rappresentatività e si arrivò pertanto al bicameralismo perfetto. Due camere, ambedue elettive (eccezion fatta per il Senato dei pochi membri a vita), e con la sola differenza di età di elettori ed eletti. Nei fatti il popolo italiano paga caro e per due volte per avere   lo stesso servizio e con il ritardo della doppia approvazione.  La legge elettorale del 21 dicembre 2005 ha ulteriormente complicato le cose; con un sistema maggioritario premiale dato alle singole regioni ha determinato maggioranze politiche diverse in Senato rispetto a quelle della Camera portando il paese nella cosiddetta ingovernabilità.
 Le ipotesi di riforma istituzionale allo studio prevedono un possibile sviluppo del Senato come camera rappresentativa delle regioni e con competenze diverse in termini legislativi:la Camera dei deputati dovrebbe occuparsi di leggi quadro e quella del Senato dovrebbe occuparsi  di normativa applicativa sul piano economico. Questo nuovo artificio istituzionale porterebbe a continui conflitti di competenza tra Camera dei deputati, Senato e Governo. Forse una palla al piede ancora più pesante dell’attuale Senato.
 Vista la voglia di cambiamento, la cosa migliore sarebbe un coraggioso cambiamento: cancellare il bicameralismo e passare a una sola camera chiamata Parlamento. Una buona legge elettorale potrebbe assicurare la rappresentatività e la governabilità dell’unica Camera: rappresentatività territoriale con collegi uninominali a doppio turno ed  un numero limitato di membri eletti su un collegio unico nazionale per rappresentare movimenti e partiti. E di deputati ne bastan 300.
15/03/13 francesco zaffuto
Notizie storiche sul Senato http://www.senato.it/1022
Su una possibile legge elettorale La legge elettorale è possibile ma …

10 commenti:

  1. Non ne capisco niente!!! con queste due camere mi pare che cercano sempre di impedire quello che una camera a già approvato!!!
    Ripeto non ne capisco di politica, ma credo che la dovrebbero semplificarla il più possibile.
    Tomaso

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  2. approvo in pieno.
    in alternativa è sufficiente (provvisoriamente) modificare il solo articolo 94:
    http://marcobohblog.blogspot.it/2013/02/novantaquattro.html
    siamo l'unico paese in cui il governo deve avere la fiducia di entrambe le camere. almeno eliminiamo questo mostro.

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    1. però marcoboh, ciò che oggi viene rappresentato come una forzatura, fu inserita come garanzia di democrazia. Un Governo che per governare non chiede alcuna fiducia nei fatti determina che il potere esecutivo è completamente autonomo. Il capo del Governo è nominato dal capo dello Stato che potrebbe anche nominare suo cugino, ed è solo la fiducia che ridimensiona i poteri del capo dello Stato. ciao

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    2. no, io dico che la fiducia è assolutamente necessaria. però deve essere espressa da una sola camera, come avviene in francia, in germania, in spagna, nel regno unito, eccetera.
      forse non hai letto tutto il mio post?

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    3. sono andato a leggerlo; è un'ipotesi possibile anche se è sempre necessaria una maggioranza costituzionale per attuarla.

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  3. L'idea è buona e te la appoggerei se non fosse pura utopia in un Paese che ormai è praticamente paralizzato...

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    1. certo si tratta di riforma costituzionale da approvare necessariamente con maggioranze qualificate, ma anche l'ipotesi tanto in voga di senato delle regioni è una riforma costituzionale. Al momento le questioni più importanti riguardano il lavoro. ciao

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  4. Si potrebbe forse pensare, oggi, ad un Senato con altra composizione ed altre competenze, come in Francia. O come in Germania, dove ha un altro nome.

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    1. in tal caso verrebbe utile quello che dice marcoboh a proposito della fiducia come requisito della sola Camera

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