sabato 2 marzo 2013

Quadri per una esposizione


Quando commentai la scelta del mio voto che chiamai
scelsi come immagine a commento un colorato e movimentato quadro di Kandinsky,
 oggi, dopo il voto, volendo scegliere un quadro,  posso solo proporre il Nero di Malevic
Possibile che il mio voto bizzarro abbia contribuito a questa metamorfosi?  Faccio memoria.
Alle regionali in Lombardia ho votato Movimento 5 stelle (vuol dire che non avevo nessun pregiudizio verso questo movimento), ed ho votato con il voto disgiunto Ambrosoli. Ma questo mio essere disgiunto non è stata la scelta dei tanti elettori del Movimento 5 stelle.
Alla Camera ho votato Rivoluzione civile, sapevo che il Movimento 5 stelle non aveva bisogno del mio voto per affermarsi,  e mi premeva che anche un’altra componente politica superasse lo scoglio del 4%.  Ma la maggior parte dei votanti si è schierata con i cavalli vincenti ed Ingroia non pareva esserlo. 
Al Senato, in ossequio della tanto propugnata governabilità,  ho votato per quella che veniva considerata la coalizione vincente, certo scegliendo SEL che più veniva incontro alle mie idee. 
Vediamo in modo lampante che una legge tutta creata per assicurare premi di maggioranza e governabilità, e con meccanismi in grado di schiacciare le componenti minori, nei fatti non ha determinato la governabilità ed ha solo schiacciato altre voci che forse potevano contribuire al dibattito politico.
Oggi si riparla di possibile ritorno al voto come se i cittadini esprimendo liberamente la propria volontà avessero determinato l’ingovernabilità. Nei fatti l’ingovernabilità si è determinata perché siamo andati a votare con una legge elettorale tutta disegnata sui due Poli e sulla espressione territoriale del leghismo (non a caso fu ideata da Calderoli e lui stesso la definì porcellum).
 Andare a rivotare con la stessa legge ha il significato di VOLER ESTORCERE AI CITTADINI UN CAMBIAMENTO DI IDEE.  Altro che sensibilità democratica! Per quanto mi riguarda e in tutta coscienza andrei a votare allo stesso modo.
 Certo un Presidente della Repubblica potrebbe, se non fosse nel semestre bianco, sciogliere la sola camera dove non si è determinata la maggioranza, il Senato. Ricordo che è nelle sue prerogative previste dalla Costituzione con l'art. 88. Griderebbero allo scandalo Berlusconi e Grillo e direbbero che si tratta di un golp del PD. Ma anche in questo caso è molto probabile che verrebbe fuori la stessa distribuzione di seggi.
 Allora per andare a rivotare rispettando i cittadini quantomeno è necessaria una legge elettorale nuova, e per fare una legge elettorale ci vuole un po’ di tempo; non perché sia difficile farla ma perché ognuno vorrà disegnarsela sulla base di una propria convenienza.
 Una legge elettorale deve essere rispettosa della rappresentatività, della governabilità e non deve schiacciare totalmente le minoranze.
 Inoltre, fare una legge elettorale senza decidere prima una riduzione del numero dei Parlamentari è una grande occasione persa.
Ma ridurre il numero dei parlamentari significa anche una legge che può richiedere tempi più lunghi. Il paese nel frattempo ha urgenze economiche di PANE E LAVORO. 
Lo Stato e lo stato di necessità
Allora  un po’ di calma e  buon senso,  occorrono: 
un Parlamento che possa cominciare a lavorare sulla legge elettorale  e su alcune leggi per il reddito minimo e il lavoro; 
un Governo con una fiducia tecnica capace di collaborare con il Parlamento. 
Tutto qua ma ... fino a questo momento prevale il buio ...  .
02/03/13 francesco zaffuto